Ruote d'Italia: "sugli aiuti europei occorre essere attivi ma attenti" - Asset Display Page

Ruote d'Italia: "sugli aiuti europei occorre essere attivi ma attenti"

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28 luglio 2020

Dopo quattro giorni  di duro negoziato i leader europei hanno trovato un accordo dando il via libera  al NEXT GENERATION EU,  uno strumento che segna un passo  importate verso  una maggiore integrazione in Europa. E’ mia convinzione che senza  la leadership  della cancelliera Merkel e il ritrovato  asse  franco – tedesco  l’accordo non ci sarebbe stato. Il Presidente Conte è stato  abile a schierarsi da subito con i Paesi forti trascinando con se anche la Spagna. Per un giudizio definito e completo di quanto  deciso a Bruxelles occorrerà, tuttavia, conoscere nei dettagli  i documenti che verranno pubblicati nei prossimi mesi. Fin d’ora si può dire che l’accodo raggiunto nelle intenzioni  è positivo e che l’Italia non ne esce male dalla  trattativa.Il nostro Paese dovrebbe ricevere  209 MDI a partire dal secondo semestre 2021 ,una cifra superiore a quella proposta dalla Commissione  in un primo momento ( 150 – 170 MDI) . I trasferimenti a fondo perduto  restano attorno a 80 MDI mentre aumentano i prestiti agevolati, ma le verifiche ci saranno.

Sull’altro punto sollevato con forza sempre dai Paesi Frugali, e cioè il processo decisionale relativo alla erogazione delle risorse, si è riusciti ad evitare (FORSE) il pericolo dell’approvazione all’unanimità  che avrebbe consentito   a un singolo Paese di bloccare tutto. L’accordo prevede che i singoli Paesi dovranno presentare  programmi precisi e puntuali  di utilizzo dei fondi. Il Consiglio Europeo  (quindi il livello politico)  li potrà approvare su proposta della Commissione  con una maggioranza qualificata. Parte dei fondi verrebbero erogati subito il resto a rate via via  che gli  obiettivi saranno raggiunti.  Chi decide se lo saranno ? questo è il vero nodo, a mio avviso.

La  Commissione, sentito il parere  del Comitato Economico  Finanziario (CEF), l’organo  tecnico cioè  che assiste l’Ecofin, e il Consiglio dei Ministri delle Finanze. E basta? Laddove non fosse possibile  raggiungere un parere comune nel CEF, un Paese potrebbe richiedere la  convocazione  del Consiglio Europeo che dovrebbe esprimere la propria opinione  ( questo il famoso freno di emergenza di cui hanno parlato i giornali ). In questo caso occorrerà verificare se funzionerà il sistema della minoranza di blocco di un solo Stato o se si richiederà che i Paesi negativi almeno rappresentino il35% della popolazione europea. I soldi  per finanziare  il Recovery  Fund saranno  presi a  prestito sul mercato  mondiale ed è la prima volta che ci sarà una emissione di titoli europei  per finanziare investimenti e spese nei singoli Paesi della Ue. Speriamo sia l’inizio di una vera svolta epocale! Avremo gli Eurobond per tanti anni reclamati? Essere  a fianco di Berlino e Parigi fra i vincitori del duello sul Recovery Fund comporta  però grandi responsabilità per l’Italia.

Siamo il Paese  che avrà più aiuti e più prestiti. Per questo da come li  gestiremmo dipenderà  in buona parte la credibilità dell’intera operazione di sostegno e di salvataggio dell’economia europea . Il premier Conte in Parlamento ha parlato di vittoria dell’Italia intera, ha rivendicato il merito per i risultato conseguito, ha annunciato la costituzione di una Task Force per la gestione dei  fondi. Le forze politiche non sembrano tuttavia  tutte sulla stessa linea. Vi sono i diffidenti ed i fiduciosi. Il premier Conte ha la possibilità di essere protagonista  del rilancio dell’Italia e dell’Europa a condizione di affidarsi meno  alla comunicazione e di affrontare i nodi veri che da anni fanno dell’Italia il Paese in Europa con la minore competitività ( siamo  davanti solo alla Grecia). Dovrebbe accelerare, ad esempio, la notifica del programma di investimenti. Iil testo del PNR approvato dal Consiglio dei Ministri è apparso a tutti un documento generico e privo di chiari obiettivi da conseguire. Inoltre non ha aiutato il recupero di competitività aver speso in questi due ultimi anni MDI di euro  per il reddito di cittadinanza e per quota 100.

Non aiuta, in questa prospettiva , anche  che il governo di un Paese, con  il  debito pubblico più pesante d’Europa,  abbia deciso di bruciare altri tre MDI per l’Alitalia, che abbia  mobilitato 4 MDI di euro  della Cassa Depositi e Prestiti  solo per realizzare “l’operazione Autostrade”  o che continui a versare soldi cospicui nel pozzo senza fondo  dell’Ilva. Non è sfuggito che la Commissione Europa ha aggiornato  al ribasso le sue stime  sul PIL prevedendo per il 2020 una caduta in Italia  dell’11,2%, dato che supera in negativo quello di tutti gli altri Paesi Europei.

Il premier Conte dovrebbe inoltre dire qualcosa di più, considerata la pesante situazione del nostro debito pubblico, sulle riforme che l’U.E. chiede nei settori della giustizia, della pubblica amministrazione. Restano quindi delle incertezze. Non basta la comunicazione; occorre capacità nel tradurre gli annunci in fatti concreti.

Paolo Uggè

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