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Ruote d'Italia: "Trasporti, volano dell’economia di una nazione"

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13 gennaio 2021

Un concetto dovrebbe risultare chiaro a tutto il governo in carica. Non possono essere addebitate solo al ministro dei trasporti le deficienze o le scelte che si registrano per i trasporti e la logistica che sono gli elementi decisivi per l’economia di un Paese. E’ dunque l’intero governo, presidente del Consiglio e dell’Economia in primis, che dovrebbe dare particolare attenzione alla realtà dei trasporti e infrastrutture e non scaricare sul responsabile del dicastero le eventuali carenze delle iniziative relative agli interventi di un settore fondamentale.

La fase pandemica ha dimostrato quanto il tema dei trasporti sia fondamentale. Se ne è accorto il Paese nel periodo del lockdown. Ma ancora prima se ne era era accorto negli anni 80 il ministro dei trasporti Claudio Signorile che cambiò il modo di affrontare le tematiche di un settore trasversale per l’economia, prevedendo per legge un Piano Generale del trasporti e della logistica. Proseguì con alti e bassi fino al 2004 quando il governo Berlusconi costituì la Consulta del trasporto e della logistica, che ha redatto l’ultimo Piano dei trasporti e della logistica approvato dal Cipe. Questa, anche se non comportava costi per lo Stato, venne irresponsabilmente soppressa dal governo Monti. Da allora non si è più voluto comprendere come il sistema dei trasporti fosse trasversale e impattasse con il sistema produttivo, con quello turistico e con le attività di commercio. Senza le infrastrutture ed una politica della logistica adeguata e di sistema raggiungere i luoghi turistici è problematico; velocizzare la consegna delle merci è impossibile; le attività portuali e delle crociere vanno in sofferenza; gli stessi spostamenti delle merci via mare si riducono. Insomma tutta l’economia ne viene toccata e soffre.

Una risposta la troviamo dai dati ufficiali diffusi sul trasporto delle merci via mare. La riduzione degli ultimi 6 mesi per la pandemia a livello comunitario è stata del 17%. In Italia la riduzione ha raggiunto il 40,5%; il Portogallo il 22,6%, la Slovenia il 20,1% mentre la Norvegia è cresciuta del 2.7%. il calo percentuale del settore mare passeggeri ammonta al 53%. Ora se il Governo e le forze politiche non cambiano l’approccio all’intero sistema trasporti, la responsabilità non può essere del solo ministero competente, ma solo una carenza di sistema.

Una ulteriore riprova la troviamo nell’incremento delle tonnellate sui transiti globali nelle rotte transpacifiche e quelle Asia- Europa. Tra il 2011 ed il 2019 il volume delle merci lungo il canale di Suez è stato del 48,8%, passando da 692 a 1030 milioni di tonnellate. Il sistema portuale nazionale è diminuito invece dello 0,8%, passando da 481 a 477 milioni di tonnellate. Il che significa che il traffico aggiuntivo in entrata da Suez si è diretto verso altri scali collocati lungo le coste orientali del bacino Mediterraneo. L’esempio dei porti iberici che hanno fatto registrare una crescita del 37% è un fatto che lo dimostra ampiamente.

Questo dimostra oltretutto che la perdita di competitività del nostro Paese non è solo una conseguenza diretta della crisi pandemica, bensì di sistema. Nel 2019 il Covid non era ancora presente.

Il Recovery Fund è quindi una opportunità da sfruttare ma si dovrà essere in sintonia con le linee decise in sede comunitaria. Senza un sostegno agli investimenti degli operatori del trasporto e della logistica nella transizione al verde e digitale in particolare: per il sistema del mare prevedendo un sostegno per navi a ridotte emissioni nei settori dei traghetti e delle crociere, per il rinnovo del parco dei veicoli industriali e commerciali, per la diffusione dei combustibili alternativi ed impiego dell’idrogeno, per le infrastrutture, porti al fine di favorire l’accessibilità, non andremo da nessuna parte. Ecco perché Conftrasporto chiede da sempre una visione complessiva sugli interventi in un contesto dove i cambiamenti climatici sembra sempre più condizionare le scelte dei governi.

Anche l’esigenza di uscire rapidamente da una logica strumentale e demagogica delle limitazioni introdotte per la crisi pandemica appare in tutta la sua evidenza. La distribuzione del vaccino deve procedere in modo sistemico e per questo la logistica ed i trasporti sono essenziali. Le limitazioni incomprendibili comprimono i consumi, riducono le attività turistiche, conseguentemente impattano sull’intero sistema produttivo determinando l’equazione: meno consumi; meno merce prodotta da trasportare e conseguentemente meno attività di trasporto. Il Paese così non regge più.

Il vaccino può accelerare la via d’uscita per la ripresa della vita sociale economica e turistica del Paese ecco perché occorre che cresca rapidamente la messa a disposizione. Per questo è necessario un piano logistico adeguato oltre che una politica di acquisizione del numero dei vaccini. Senza raggiungere in tempi brevi questi obiettivi esploderà una crisi non solo economica ma anche sociale assai difficile da contenere e da superare. Gli interventi economici promessi non raggiungono, o li hanno interessati limitatamente, imprese e lavoratori. Le chiusure di esercizi e attività, anche quelle utili alla salute dell’uomo rischia di innescare la crisi sanitaria: più tumori, più problematiche legate alla sanità mentale, malattie favorite dalla mancanza di moto. Lo sostengono luminari della medicina. Oggi   sembra si muoia solo per Corona virus. Questo non trova riferimenti in altri Paesi europei.

In questi giorni si registrano incrementi della positività al virus e la responsabilità viene addossata alle festività natalizie e si ha la faccia tosta di sostenere che se non vi fossero state le limitazioni del periodo natalizio i numeri sarebbero stati più elevati. Può darsi! Ma il presidente del Consiglio ed il ministro della Salute sostenevano che le chiusure erano state decise proprio per non incrementare i contagi. In quei giorni le città e le strade erano deserte ma oggi i numeri sembrano in crescita. Quale sia la scelta giusta non siamo certo noi a doverla scoprire. A noi tocca constatare che la decisione delle chiusure funzionali alla riduzione dei contagi non è poi stata così utile come assicurato. Quali attendibilità attribuire allora alle dichiarazioni come: Nel Gennaio 2020 “la situazione è sotto controllo” in Italia non accadrà mai quello che è accaduto in Cina. Più recentemente “ancora qualche piccolo sacrificio per avere un Natale tranquillo”. Questi i pronunciamenti del presidente Conte. Tutti chiusi in casa, ristoranti chiusi etc. ma oggi si ipotizzano nuove limitazioni, con buona pace degli operatori, dei lavoratori e di tutti coloro che hanno investito per seguire le indicazioni del Governo. Ecco perché il vaccino è la nostra maggiore speranza, come ribadito recentemente in una pagina sul quotidiano “Libero”. Fare presto è necessario perciò serve una logistica adeguata.

Paolo Uggè

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