Sangalli: "La cultura è l'acqua che fa girare il mulino della creatività" - Asset Display Page

Sangalli: "La cultura è l'acqua che fa girare il mulino della creatività"

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18 luglio 2019

Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli è intervenuto a Perugia al convegno "Più cultura, più crescita", organizzato da Confcommercio e Impresa Cultura Italia-Confcommercio, in collaborazione con Umbria Jazz. "Vorrei iniziare ricordando una frase di Camilleri, il grande scrittore siciliano scomparso ieri. Il successo di Camilleri è arrivato in tarda età, ma la sua penna ha segnato non solo la letteratura ma la cultura popolare italiana con il Commissario Montalbano. Camilleri nel suo Segnali di fumo ha scritto: "la cultura è sempre ragionata inclusione, mai partigiana esclusione". Un motivo in più per mettersi insieme a parlare di cultura oggi. Perugia è una meraviglia del nostro Paese dove parlare di cultura viene naturale come respirare. Ricordo il consiglio che lo scrittore Henry James dava per trascorrere una settimana a Perugia: "La prima cura sarà di non aver fretta, di camminare dappertutto molto lentamente e senza meta e di osservare tutto quello che gli occhi incontreranno". Insomma, bisogna guardare Perugia, come direbbero tanti degli amici e maestri della tavola rotonda, in stile "jazz", quello dell'improvvisazione consapevole, dove bisogna avere ritmo ma non bisogna avere fretta". Vorrei invece condividere con voi solo una breve riflessione sul senso dell'impegno di Confcommercio-Imprese per l'Italia sul tema impresa culturale, cultura e crescita. Il settore culturale e creativo conta oggi tantissime imprese "proprie" –impegnate cioè nella produzione culturale, ma dà allo stesso tempo una spinta anche a tante altre imprese. Innanzitutto, come ribadito nella ricerca che viene presentata oggi, c'è un effetto domino dell'impatto degli eventi culturali nel territorio.   Ogni euro speso ne genera 2,65 in indotto per l'economia locale. Questo territorio lo sa bene, per esperienza, grazie alle manifestazioni straordinarie che lo contraddistinguono. Ma è una consapevolezza -quella dell'impatto della cultura sull'economia locale- che è radicata anche nelle istituzioni dell'economia come le Camere di commercio che, in tutta Italia, hanno sostenuto negli anni tante istituzioni culturali. Tuttavia, guardate, non si tratta solo di questo. Faccio un passo in più, con una riflessione se volete più astratta, ma che ha delle ricadute concrete sul medio periodo. Il settore culturale e creativo genera, infatti, anche un altro tipo di indotto. Perché ispira il cambiamento in tutte le imprese. Ispira un cambiamento strategico, da almeno due punti di vista. Il primo è quello che ho ritrovato anche nella ricerca: si investe in cultura non come gesto di attenzione verso un settore economicamente debole. L'investimento in cultura diventa sempre meno responsabilità sociale di impresa e diventa sempre più fattore di competitività (per oltre il 70% delle imprese, mi pare di ricordare dalla ricerca). Il secondo punto di vista è che la cultura genera qualità, bellezza e ricchezza di idee di cui le imprese beneficiano al di là del loro settore di attività. La cultura è l'acqua che fa girare il mulino della creatività su cui si fonda una parte fondamentale del Made in Italy. La cultura produce valore, ma rafforza anche il ripensamento di identità e appartenenze  in una stagione rapida e contradditoria. Con questa prospettiva, lo scorso anno, la Confcommercio -che rappresenta da oltre 70 anni le imprese del commercio, poi del turismo, infine dei servizi, quindi della logistica, dei trasporti e il turismo- ha fatto un altro passo in avanti nella sua rappresentanza. Un passo in direzione della cultura, formando il Coordinamento Impresa Cultura Italia. Il coordinamento -di cui Agis è capofila e che è affidato ad una personalità di grande competenza e prestigio, un amico, come Carlo Fontana-, un coordinamento che riunisce tutte le Associazioni del settore della cultura, dello spettacolo, dell'intrattenimento,  della creatività aderenti a Confcommercio. Guardate, per noi, ma non solo per la Confcommercio, questo è stato un piccolo grande passaggio storico. Così facendo, infatti, la più grande organizzazione di rappresentanza degli interessi imprenditoriali italiana ha lanciato un segnale chiaro. La Confcommercio ha riconosciuto la cultura come una componente fondamentale e autonoma, trasversale ma non accessoria, del terziario di mercato e dell'economia del Paese. Ed è un primo passo: siamo convinti che bisogna andare avanti, partendo da Impresa Cultura Italia di Confcommercio, per costruire insieme ad altri protagonisti collettivi delle attività culturali un unico contenitore, un contenitore pubblico-privato all'insegna della sussidiairetà. Qualcosa, insomma, che ancora non c'è. Una grande donna di Perugia, Luisa Spagnoli, diceva che "bisogna immaginare quello che ancora non c'è, questo fa la differenza". Ecco, allora, se devo fare un augurio, vorrei fare questo: spero che immaginare quello che ancora non c'è, è lavorare insieme sui temi della rappresentanza delle imprese della cultura. Non possiamo perdere l'occasione della cultura come motore di sviluppo. Perché la cultura affonda le radici nel passato, certamente: vive della storia, dell'eredità collettiva, quella recente e –fortunatamente per l'Italia- anche quella lontanissima nel tempo. Ma la cultura è anche il domani, il futuro. Perché è fatta di tante imprese giovani ed è lo spazio naturale dei giovani. Ricordo un'altra ricerca di Impresa Cultura Italia presentata a Milano qualche mese fa che diceva che la maggioranza degli spettatori che frequentano gli spazi culturali è compresa tra i 35-40 anni. Ma la cultura è anche –per dirla con un'immagine- la "gioventù" della nostra economia. Perché è la parte in formazione, più vitale e più aperta della nostra economia. La parte che ha davanti il futuro più grande e che aiuta a scrivere il futuro di tutti    A partire proprio dalla considerazione "economica" del sistema culturale, con ricadute dirette ed indirette di attività ed iniziative nel tessuto imprenditoriale. La cultura, per le nostre aziende, aiuta a guardare il futuro ed ad ampliare l'orizzonte. A partire da città, quartieri, territori. Come diceva Monaldo Leopardi, il padre di Giacomo, da una piccola finestra si può vedere il mondo. E questo vale tanto più qui a Perugia dove invece della piccola finestra di Recanati c'è il Finestrone di San Domenico. E dove c'è – soprattutto – quella università degli stranieri, che dal 1925 è ambasciatrice della cultura italiana nel mondo. E credo che proprio da qui, in occasione di un grande evento culturale globale, possiamo e dobbiamo costruire "insieme" una piattaforma di rappresentanza a servizio delle imprese culturali, insieme a quelle del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e delle professioni che si riconoscono in Confcommercio. Un impegno comune per un'idea di un Paese che cresce e che guarda al futuro, valorizzando le antiche e moderne tracce di cultura.     

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