Scheda Capitale Umano e Pmi

Scheda Capitale Umano e Pmi

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3 aprile 2009
l’educazione e la formazione sono processi acquisitivi di conoscenze e di abilità da usare nel mercato del lavoro, oltre che n

 

 

 

 

 

ROADSHOW PMI

 

 

CAPITALE UMANO E PMI

 

 

 

 


 

 

Premessa

La  correlazione fra  istruzione e sviluppo è stata quantificata dall’OCSE nel 5% del tasso di crescita a breve termine e nel 2,5% a lungo termine per ogni anno di innalzamento del livello di istruzione medio della popolazione.

I ritardi nel percorso di attuazione dell’Agenda di Lisbona e le indagini (PISA, OCSE, etc.) condotte  sul livello di istruzione degli studenti italiani rappresentano, pertanto, un segnale di seria preoccupazione al quale occorre dare risposte concrete ed immediate.

 

Lo scenario di crisi che ci si pone drammaticamente davanti richiede, infatti, un forte impegno per la qualificazione del capitale umano, fattore propulsivo della crescita e dello sviluppo, indispensabile per le imprese, soprattutto le piccole e medie, al pari del capitale finanziario.

 

 

 

Scuola e Università: gli interventi necessari

 

 

Merito e concorrenza

E’ necessario affrontare i nodi del sistema dell’istruzione secondaria e superiore in modo articolato, ponendo in atto interventi a tutto campo: dall’innalzamento dei livelli di apprendimento, al contrasto dell’abbandono scolastico, dai rapporti con il territorio, ai percorsi curricolari  ed alle autonomie scolastiche.

Ma, soprattutto, occorre che, nella scuola come nell’Università, siano concretamente premiati  il merito e la responsabilità  tanto di chi studia, quanto di chi insegna e fa ricerca. Assicurando così, al nostro Paese, il contributo dei suoi migliori talenti.

 

Più concorrenza, dunque,  perché finanziamenti ed incentivi pubblici premino – sulla base di una rigorosa ed indipendente valutazione  – qualità ed eccellenza dei risultati, attraendo così domanda di formazione e finanziamenti privati.

 

La liberalizzazione delle tasse universitarie, accompagnata da un forte impegno pubblico/privato per la costruzione di un sistema articolato e su vasta scala di borse di studio e prestiti per i meritevoli e bisognosi, se improntata a questi criteri, potrebbe dimostrarsi efficace.

 


 

Rapporto scuola-impresa

Occorrono scelte capaci di rendere fluido e osmotico il rapporto con il mondo delle imprese e del lavoro, realtà in continua e rapida evoluzione che richiede professionalità e competenze trasversali, capacità di adattamento, cultura di base e apertura all’innovazione.

Secondo i dati dell’ultimo rapporto Excelsior, infatti, i fabbisogni occupazionali delle imprese del terziario sono relativi a figure tecniche con elevata specializzazione, praticamente irreperibili sul mercato, se non previa adeguata formazione on the job.

Non a caso, da un’indagine realizzata dal principale fondo interprofessionale di settore (FORTE), è emerso che la maggior parte dei progetti di formazione continua realizzati dalle imprese sono finalizzati allo sviluppo delle abilità personali dei lavoratori. Ciò, evidentemente, in risposta ad una inadeguatezza, riscontrata in modo diffuso, delle competenze di base acquisite in ambito scolare.

L’istruzione secondaria a indirizzo tecnico – oggetto di interventi ministeriali non ancora conclusi – deve, pertanto, abbandonare la connotazione di “istruzione di serie B”  o di ripiego, per assumere l’importantissima caratteristica di ponte tra il mondo della scuola e quello del lavoro.    

Occorre, inoltre, pervenire ad un potenziamento del modello dell’alternanza scuola-lavoro nell’istruzione secondaria ed al riconoscimento di crediti per la  formazione svolta presso le imprese ai fini del conseguimento di titoli di studio universitari, come già accade in Gran Bretagna.

Con riferimento ai fondi interprofessionali di settore occorre, infine, rendere più agevole il ricorso da parte delle PMI, il cui tasso di utilizzo - contrariamente a quanto avviene per le imprese di dimensioni medio-grandi - pur cominciando ad aumentare in maniera significativa, è ancora lungi dal ritenersi soddisfacente.

 

Innovazione

 

L’innovazione è ormai universalmente riconosciuta come fattore fondamentale per lo sviluppo e la competitività delle imprese, in grado di rilanciare e sostenere una crescita economica che oggi appare molto incerta.

 

L’ultima rilevazione sulle attività di innovazione delle imprese italiane, svolta nell’ambito dell’indagine europea sull’innovazione (Community Innovation Survey - CIS[1]) nel periodo 2004-2006, evidenzia una sostanziale fase di stallo nell’adozione di innovazioni.

 

Infatti, rispetto al precedente periodo (2002-2004) la percentuale delle imprese con almeno 10 addetti che hanno avviato attività finalizzate allo sviluppo e/o l’introduzione di innovazioni sul mercato o sul proprio processo produttivo resta invariata al 27,1% del totale.

In particolare le imprese innovatrici sono state il 36,3% nell’industria in senso stretto, il 17,3% nelle costruzioni e il 21,3% nei servizi.

 

L’innovazione va, quindi, considerata come elemento orizzontale per tutti i settori economici, soprattutto in un’economia aperta e globalizzata, dove è necessaria la giusta integrazione e comunicazione tra attività di produzione e attività di servizio.

 

La competitività di un’impresa non si misura solo dalla “quantità” di tecnologia utilizzata in un prodotto, ma, soprattutto in un’economia sempre più terziarizzata, anche dall’innovazione non tecnologica nei processi e nell’organizzazione della produzione di beni e servizi: organizzazione del lavoro, marketing, logistica, nuove formule distributive e commerciali, etc.

 

Con la Comunicazione della  Commissione europea del 2006, riguardante la disciplina su Ricerca Sviluppo e Innovazione, si supera il tradizionale orientamento tendente ad associare l’innovazione alle attività di tipo manifatturiero ed ad identificarla principalmente in termini tecnologici e “tangibili”.

Con questa Comunicazione viene per la prima volta espressamente prevista la possibilità di definire regimi di aiuto (agevolazioni finanziarie) destinati a favorire l’innovazione dei processi e dell’organizzazione nei Servizi, intesi tanto come attività  di “servizio” relative ad attività manifatturiere che come “settore dei servizi” non ancillare alla produzione industriale.

 

Si tratta di un risultato di notevole rilevanza al quale hanno contribuito tanto gli studi realizzati in sede OCSE che l’evidenza dell’evoluzione in senso terziario dell’economia ed al quale ha contribuito anche l’azione svolta da Confcommercio in sede nazionale e comunitaria.

 

Dopo gli interventi normativi a livello europeo e nazionale, le amministrazioni centrali e  regionali hanno finalmente programmato per il periodo 2007-2013, numerose misure agevolative per l’innovazione dei servizi.

Nel 2008 si sono così avviati i primi bandi regionali che prevedono sostegni finanziari per investimenti innovativi nell’ambito commerciale, turistico ed, in generale, per tutto il settore terziario, che comprendono sia l’innovazione tecnologica che organizzativa.

 

Sempre su queste linee di azione, il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, con patrocinio della Presidenza della Repubblica Italiana, riconoscendo la centralità dell’innovazione nel terziario e il ruolo svolto da Confcommercio nello studio e nella definizione di policy specifiche per il settore dei Servizi, inserisce a pieno titolo il “Premio Nazionale per l’innovazione nei Servizi”, istituito e gestito direttamente da Confcommercio ed aperto a tutte le imprese italiane del settore, all’interno della Giornata nazionale dell’Innovazione che avrà luogo nel prossimo mese di giugno.

 

In definitiva, l’innovazione nei Servizi è passata negli ultimi anni da pura definizione empirica, a misure ed interventi concreti programmati, finanziati e diffusi dalle istituzioni nazionali ed europee.


[1] Il Regolamento UE n. 1450 del 13/08/2004 prevede che la CIS, condotta sulla base di criteri di rilevazione armonizzati a livello europeo, fornisca con cadenza biennale un set minimo di indicatori sulle attività innovative delle imprese con almeno dieci addetti attive nell'industria, nelle costruzioni e nei servizi.

 

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