“Sense of Italy”, oltre il “Made in Italy”

“Sense of Italy”, oltre il “Made in Italy”

Confcommercio Veneto ha organizzato a Padova la presentazione del libro del direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella. Bertin: “il nostro mondo non è per nulla minoritario”

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9 dicembre 2025

C’era una volta il “Made in Italy”, che era la stella polare dell’economia italiana. C’è ancora, naturalmente, ma il suo primato non è più così granitico. A “minacciarlo” (si fa per dire, perché stiamo parlando di due cose che lavorano in stretta sinergia) è quello che viene definito “Sense of Italy”, ovvero tutto quello che in aggiunta al prodotto si esprime attraverso la veicolazione culturale: Italia, in altre parole, non significa solo ottimi prodotti ma significa anche storia, territorio, tradizione, cultura, lavoro, lifestyle. E pertanto chi viene in Italia, innanzitutto usufruisce di ciò che propone il terziario di mercato (alberghi, negozi, servizi vari) e poi non torna a casa solo col ricordo dell’esperienza vissuta, ma si porta appresso anche il desiderio di rivivere, a casa propria, le atmosfere, i sapori e la qualità dell’offerta italiana.

A mettere in luce quest’altra “faccia della luna” e, soprattutto, a spiegare cosa rappresenti il “Sense of Italy” per esportazioni, servizi e turismo, ci ha pensato Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, che ha curato un libro (Sense of Italy – Oltre il Made in Italy per la sostenibilità dei territori) dove vengono raccolti molti interventi di economisti e statistici e che lo stesso Bella ha presentato a Padova, nel corso di un’iniziativa di Confcommercio Veneto svoltasi in nel Caffè Pedrocchi.

Bella ha riassunto in pochi ma significativi numeri la valenza del Sense of Italy: “l’Italia – ha detto – fa nel complesso 700 miliardi di esportazioni come sistema Paese, per un saldo di 25 miliardi. Però con soli 240 miliardi di quello che va al consumatore finale della ‘grande città del mondo0 abbiamo un contributo al Pil di 140 miliardi. Dobbiamo insistere su questo anche perché non è colpa nostra se gli stranieri amano l’Italia, vengono in Italia, consumano in Italia”.

Si tratta dunque di attuare una valorizzazione strategica dei servizi, in particolare del turismo, in grado di generare una maggiore resilienza economica nel valore complessivo del brand Italia.Il Sense of Italy, infatti, configura un modello più stabile, in grado di affrontare i periodi di crisi internazionale con minori flessioni, assicurando così maggiore sostenibilità finanziaria nel lungo periodo.

In tutto questo il Veneto può senz’altro dire la sua e i numeri messi in fila da Alessandro Minello, docente a Ca’ Foscari, e commentati da Bruno Bernardi, presidente Fondazione Bevilacqua La Masa, hanno evidenziato coma la regione si ritagli un ruolo di tutto rilievo nel panorama nazionale. Sono infatti 56,5 i miliardi fatturati in Veneto dalle quasi 58mila imprese ascrivibili al “SofI” (Sense of Italy) che rappresentano il 15,9% del totale dell’economia veneta.

“Si tratta di prendere atto – ha detto il presidente di Confcommercio Veneto, Patrizio Bertin che il nostro mondo non è per nulla minoritario e anzi si candida a rappresentare quella parte dell’economia che può crescere offrendo nuove occasioni di lavoro”.

Apprezzamento per il lavoro di Bella e, soprattutto, per cosa rappresenta il Sense of Italy è venuto dagli interventi di Antonio Santocono, presidente di Infocamere, di Unioncamere Veneto e della Camera di Commercio di Padova, e di Antonio Bressa, assessore alle Attività produttive del Comune di Padova in rappresentanza dell’Anci.

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