Sergio Billè al Convegno SMAU

Sergio Billè al Convegno SMAU

Milano, 21 ottobre 2004

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21 ottobre 2004
Intervento di Sergio Billè

Sono molti anni, fin troppi direi, che, nei convegni come altrove, discutiamo sull’importanza che hanno ormai assunto, per lo sviluppo dell’economia, le moderne tecnologie.

E che “fare sistema” per la nostra grande area di piccole e medie imprese significa, in primo luogo, inserirle in un processo di informatizzazione che consenta, da un lato, di razionalizzare le filiere dei costi e quelle degli acquisti e, dall’altro, di creare più solide basi per lo sviluppo delle loro attività.

In teoria, ma purtroppo solo in teoria, siamo di fronte all’uovo di Colombo: se, come pare, i prodotti e i servizi – penso a molti prodotti di fattura artigianale, da un lato, e ai servizi del turismo, dall’altro - non temono ancora confronti, almeno sotto il profilo della qualità, nel mondo, perché non canalizzare, per gruppi di acquisto, la loro offerta, ad esempio, anche via Internet?

Pare di sognare e, difatti, stiamo sognando perché la realtà in cui queste imprese sono costrette oggi ad operare è purtroppo tutta diversa.

Colpa delle imprese troppo miopi per vedere quali prospettive potrebbe riservare loro il futuro o colpa, invece, di un sistema istituzionale e politico che a tutto pensa meno che a sollecitare e a pianificare questo tipo di sviluppo?

Questo sta diventando, con gli anni, un discorso veramente di lana caprina.

Vero che molti piccoli imprenditori, alla testa di aziende cronicamente sotto capitalizzate, o non vedono al di là del proprio naso o non amano fare investimenti che non possano avere, a breve, un concreto riscontro negli utili, ma è anche vero che le Istituzioni non fanno nulla di nulla per allargare le loro prospettive e i loro orizzonti. Insomma per aiutarle a crescere.

Salvo poi accusare pubblicamente di “nanismo” economico questo settore di imprese come se restare nane fosse una loro libera e consapevole scelta.

Un ragionamento, quello delle Istituzioni e dei gestori della politica, che appare assai poco convincente e che corre sul filo dell’ipocrisia.

La verità è un’altra e va analizzata per quella che veramente è.

 Per anni - ma ormai abbiamo superato il decennio - le Istituzioni hanno finto di non accorgersi che stava sostanzialmente cambiando il nostro modello di sviluppo.

Come se, contrariamente a quel che stava avvenendo nel resto del mondo e soprattutto nell’economie occidentali,  l’impianto “fordista” avesse, in Italia, invece, ancora grandi possibilità di sviluppo.

Per anni, a mani basse, le Istituzioni hanno pervicacemente continuato a far confluire  sulla sola grande impresa manifatturiera incentivi e pubblico denaro che avrebbero dovuto, invece, essere programmati ed investiti diversamente.

Non si è fatto e oggi, mentre è stata impiantata una marea di capannoni inutilizzati, abbiamo uno sviluppo tecnologico ancora da terzo mondo.

E poco importava il fatto che fossero, invece, ormai le piccole e medie imprese soprattutto del settore del terziario a produrre la maggiore quota di Pil e il maggior numero di nuovi posti di lavoro.

Meglio continuare a guardare alle “stelle fisse” o almeno all’immagine che esse ancora continuavano a proiettare sugli schermi della politica.

E questa nuova legge finanziaria, da questo punto di vista, non ci dice purtroppo nulla di nuovo.

Essa infatti non prevede nulla che consenta di ridurre i costi di una logistica - parlo di infrastrutture, trasporti di merci e di persone, interporti, ecc - che oggi sono, in Italia, mediamente più alti del 40% rispetto agli altri paesi dell’euro.

Non contiene strumenti che servano a ridurre un costo dell’energia che è mediamente superiore del 25% a quello degli altri paesi europei.

Ma che importa? Tanto abbiamo i capannoni!

E, invece, importa e importa tanto perché senza il supporto di una moderna logistica e senza un piano energetico che consenta di ridurre i costi di tutti i servizi di base il sistema delle piccole e medie imprese non potrà avere un futuro.

E anche le tecnologie fanno parte di questa logistica ancora in gran parte da costruire.

Provi oggi una piccola impresa ad andare in un istituto di credito e a chiedere un prestito che gli consenta di fare gli investimenti necessari per l’ammoder-namento tecnologico dei suoi impianti. La banca opporrà un cortese ma fermo diniego a meno che l’interlocutore, a garanzia del prestito, non offra il solito mattone.

E siccome tutti i mattoni disponibili sono stati già utilizzati  da questo tipo di impresa per garantirsi un altro genere di investimenti, quelli legati ai fattori di pura sopravvivenza, le tecnologie restano nell’armadio, anzi in cielo.

E lo Stato? L’unico strumento che utilizza non è di tipo tecnologico ma, invece, di carattere fiscale.

E si tratta di strumenti a dir poco antidiluviani come è il caso dell’Irap, una tassa che colpisce questo tipo di impresa proprio su una spesa viva e abnorme come quella prodotta dal costo del lavoro.

E ancora: si pensa ora a ridurre l’Irap ma solo per la parte delle spese destinate alla cosiddetta ricerca. Ma  non c’è più niente o quasi niente  da ricercare in questo Paese:  servirebbe, invece, dedurre da questa tassa almeno le spese che le piccole e medie imprese hanno intenzione di fare per ammodernare tecnologicamente i loro impianti.

Ma questo, da parte del Governo, sarebbe come “sparigliare” cioè cambiare l’ottica della sua politica, dirà qualcuno.

Appunto. E’ proprio questo “spariglio” che è ormai necessario per lo sviluppo di questo Paese.

E “sparigliare” significa adottare provvedimenti che finalmente possano promuovere lo sviluppo del sistema delle piccole e medie imprese che oggi desiderano soltanto di poter crescere.

E “sparigliare” significa ancora distribuire in modo diverso le risorse disponibili in modo che non siano sempre e solo i soliti  cartelli e monopoli, insomma i poteri con la P maiuscola di questo Paese, ad operare in condizioni di netto privilegio.

E’ insomma sparigliando ma sparigliando veramente che le Istituzioni della politica possono oggi produrre qualcosa di buono per lo sviluppo di questo Paese.

E’ così potranno finalmente prendere piede le moderne tecnologie e le reti informatiche  e realizzare quella trasformazione, in chiave finalmente liberista, del nostro sistema economico che è ancora purtroppo nel nostro libro dei sogni.

 

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