L'Italia è praticamente tutta gialla

L'Italia è praticamente tutta gialla

Le nuove ordinanze del Ministero della Salute stabiliscono la zona gialla per tutte le Regioni, solo la Valle d'Aosta resta arancione.

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14 maggio 2021

Dopo aver abbandonato il rosso la settimana scorsa l'Italia diventa sempre più gialla con una sola eccezione in arancione: la Val d'Aosta. Colore, quest’ultimo, che hanno abbandonato Sicilia e Sardegna per passare al appunto al giallo. Le decisioni, sulla base dei dati della cabina di regia, sono state prese dal ministro della Salute, Roberto Speranza, che si accinge a firmare le relative ordinanze valide da lunedì 17 maggio

Ecco la "mappa" attuale, aggiornata al 14 maggio:

  • Arancione: Valle d'Aosta.
  • Giallo: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Marche, Piemonte, Pa Bolzano, Pa Trento, Toscana, Umbria, Veneto, Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia, Sardegna,

 

Confcommercio Piemonte: “troppe incertezze per le imprese”

Le nuove regole per la zona gialla non sono state accolte positivamente da Confcommercio Piemonte: “non c'è nulla di peggio dell'incertezza per le imprese – ha commentato la presidente Maria Luisa Coppa – che dovranno fare acquisti alimentari senza sapere se, come e quando, potranno servire i clienti”. La mancanza di controlli e di una pianificazione adeguata, per l'Associazione, ha colpito duramente le imprese, che si ritrovano in zona gialla, ma nel caos più totale. A tutto questo si aggiunge la nuova normativa per i ristoranti, che potranno tornare a lavorare solo se provvisti di spazi all'aperto: “la propagandata apertura dei dehors per alcuni esercizi pubblici – ha spiegato Coppa – non tiene conto del particolare clima primaverile del Nord del Paese caratterizzato da instabilità atmosferica come nei prossimi giorni. Se piove a metà cena cosa facciamo?”. L'impressione, secondo l'Associazione, è che i nuovi provvedimenti non tengano conto delle reali problematiche del settore. La cena nel solo dehors – ha concluso Coppa – è impraticabile. Occorre che al più presto sia data la possibilità di poter accedere all'interno dei locali, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza”.

Confcommercio Milano: “con la zona gialla solo una mezza ripartenza”

Il probabile ritorno alla zona gialla, ma in versione “rafforzata” con ancora lo stop per bar e ristoranti che non dispongono di spazi all’aperto, porterà i ricavi complessivi delle attività commerciali e dei pubblici esercizi a 1 miliardo e 91 milioni di euro (il 70,8% del valore normale senza Covid). Si tratta di 269,3 milioni in più rispetto alla zona arancione, con un recupero più importante per il commercio al dettaglio (197,6 milioni di euro) rispetto alla ristorazione (solo 71,4 milioni). Queste le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, secondo il quale l’apertura serale all’aperto per i pubblici esercizi non compensa i mancati ricavi delle attività di ristorazione e bar. A Milano per il 50% delle imprese non cambierà nulla, mentre la zona gialla “tradizionale” avrebbe portato almeno altri 71 milioni in più.

“Quella che tutti chiamano ripartenza – commenta Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza – sarà, dal punto di vista economico, soltanto una mezza ripartenza. Il maggior movimento delle persone, il riavvio di cinema, teatri, sale da concerto costituiranno, ovviamente, importanti elementi d’aiuto, ma non capiamo perché ciò che era consentito a febbraio non lo è più a maggio in una situazione mutata per i migliori dati epidemiologici e il progresso della campagna vaccinale. Con la zona gialla ‘rafforzata’ si crea è crea, nel commercio, una discriminazione fra imprese che va al più presto corretta. Così come è naturale che la parziale ripresa di attività serali debba anche consentire un meccanismo di coprifuoco meno rigido”.

“La ripartenza ridimensionata – conclude Barbieri – emerge anche da altri segnali decisamente preoccupanti come il rischio rinvio del Salone del Mobile. La ricaduta sull’indotto, ma in generale anche sulla fiducia, sarebbe pesantissima”.

Confcommercio Palermo: “Scelte miopi e scellerate”

“Dove ci si contagia? Sicuramente non nei nostri negozi e nelle nostre attività dove garantiamo i protocolli sanitari. I fatti dimostrano che non è con più chiusure che si risolve il problema. Scelte miopi e scellerate”. Questo il commento della presidente di Confcommercio Palermo, Patrizia Di Dio, dopo la proroga della zona rossa nel capoluogo siciliano. Secondo l'Associazione le nuove restrizioni hanno portato al baratro migliaia di imprenditori e decine di migliaia di dipendenti. "Se la zona rossa - ha continuato Di Dio - non funziona, è un fallimento del sistema, perché la norma è pensata male".  La situazione è grave e per questo la presidente Di Dio ha chiesto urgentemente un confronto con il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, e con il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. “Vogliamo conoscere ogni parametro: contagi per numero di abitanti, posti letto liberi in tutta la Sicilia. La Lombardia ha dati peggiori ed è in zona gialla. Oltre al reato di provocata pandemia le istituzioni pensino anche a quello di pandemia economica”, ha concluso Di Dio.

Da Confcommercio Val d’Aosta appello ai cittadini: “rispettate le regole”

"Rivolgiamo un appello a tutta la comunità a riflettere sul fatto che la diffusione della pandemia mina gravemente il sistema economico valdostano e limita pesantemente la libertà personale. Cittadini, ragazzi e un po' tutti devono capire che se vogliamo tornare quanto prima verso la normalità dobbiamo cercare di applicare quelle regole che evitano il diffondersi del virus". È l'appello che Confcommercio Val d’Aosta lancia alla comunità valdostana in una lettera aperta alle istituzioni e alle forze dell'ordine.

"La Valle d'Aosta è l'unica regione che peggiora - si legge - e questo avviene perché probabilmente ci sono falle nel tracciamento del contatto e nell'attività di controllo. Chiudere le attività riduce di solo il 13% le possibilità di contagio. Ci chiediamo: che controlli vengono effettuati nel restante 87% dei luoghi dove vengono veicolati i contagi? Primo fra tutti l'ambito familiare. È evidente che i conti non tornano". "Siamo davvero stanchi, esausti, demotivati, scoraggiati - prosegue la lettera - perché siano noi a pagare per l'imprudenza e l'inciviltà di troppi irresponsabili. Chiediamo un forte giro di vite nei controlli dei trasferimenti, dei comportamenti, del rispetto dei diritti altrui che vengono sopraffatti dall'arroganza di chi, forse, non si preoccupa di coloro che da un anno non hanno stipendio ma devono pagare tasse e affitti. Sono necessari più controlli serrati e continui sul comportamento della popolazione se si vuole uscire al più presto non solo dalla zona rossa ma ambire alla zona gialla. Zona che permetterebbe almeno un barlume di speranza".

L’Associazione, infine, chiede "uno sforzo di responsabilità istituzionale da parte di chi è alla guida della nostra Regione: i numeri dei contagi sono altissimi e, nonostante gli annunci, in tutti questi mesi non sono state attivate le misure che avrebbero potuto garantire il contenimento dei contagi. La Giunta Regionale predisponga un piano di emergenza per sostenere le attività produttive e lo faccia immediatamente".

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