Motori termici al bando dal 2035

Motori termici al bando dal 2035

Ok del Parlamento europeo a uno dei provvedimenti principali del pacchetto “Fit for 55” della Commissione europea. Ora spazio alla trattativa tra il Parlamento stesso e il Consiglio.

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10 giugno 2022

Stop dal 2035 alla vendita di auto e furgoni che emettono CO2. Lo ha deciso Il Parlamento europeo  approvando uno dei provvedimenti del pacchetto “Fit for 55”, che ha l’obiettivo di ridurre del 55% le emissioni entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica per metà secolo. Inutile il pressing del Partito popolare europeo di strappare almeno un 10% di tolleranza stabilendo dunque al 90% le riduzioni di emissioni delle auto nel 2035. Il prossimo passo prima dell’approvazione finale  sarà la trattativa tra Parlamento e Consiglio (dove sono rappresentati gli Stati membri della Ue)

Oltre a quello sullo standard di emissione di CO2 per auto e furgoni nuovi, il Parlamento di Strasburgo ha approvato altri quattro testi: due sull'aviazione e due su emissioni e assorbimenti CO2 da agricoltura e foreste. Rinviati alla commissione Ambiente la riforma del mercato Ue della CO2, l'Ets (il sistema per lo scambio delle quote di emissione, ndr), e i due testi collegati, il Fondo sociale per il clima e quello dei 'dazi climatici' conosciuto come Cbam.

Gli eurodeputati hanno anche approvato misure per  consentire che il mercato Ue della CO2 copra le emissioni di tutti i voli in partenza da un aeroporto nello Spazio economico europeo e per eliminare le quote gratuite per il settore nel 2025 anziché nel 2027, come proposto dalla Commissione.

 

Federauto: “il governo sostenga un approccio più realistico”

Sostegno, in linea di principio, a obiettivi e ambizioni politiche generali del pacchetto 'Fit for 55', ma "per raggiungere i traguardi climatici è necessario un approccio più realistico", che tenga conto degli interessi di tutte le parti in causa, "basato su di un mix tecnologico che abbracci tutte le soluzioni tecnologicamente compatibili". Così Federauto, che lancia un appello al premier Mario Draghi e al Governo affinché "sostengano una revisione della decisione secondo un approccio più realistico e concreto, che tenga anche conto della posizione delicata della filiera automotive e delle gravi conseguenze che essa arrecherà al mercato interno e a tutta l'economia italiana".

La decarbonizzazione del trasporto su strada, per l'Associazione aderente a Confcommercio, "non dovrebbe essere socialmente ed economicamente dirompente". L'elettrificazione della mobilità "può aiutare a ridurre le importazioni di combustibili fossili a lungo termine, ma allo stesso tempo comporta il rischio di creare nuove dipendenze da materie prime e batterie, mantenendo la creazione di valore al di fuori dell'Europa". Federauto ricorda infine che “oggi le attività di vendita e riparazione di automobili supportano tutte le nuove tecnologie per la riduzione delle emissioni di CO2, tuttavia è essenziale andare avanti offrendo un certo periodo di transizione adeguato, fondamentale per preparare le nostre attività alle sfide imminenti e garantire così manutenzione e riparazione altamente qualificate per le auto di domani".

 

Conftrasporto: “solo elettrico? Un favore alla Cina, una tafazzata per l’Europa”

 

In questi giorni il Parlamento Europeo sta discutendo norme che riguardano da vicino la vita dei cittadini d’Europa e in particolare di chi opera nel mondo dei trasporti. Conftrasporto ribadisce i rischi di una transizione ‘monotematica, che considera una sola alternativa ai motori a combustione: quella elettrica.

“Abbiamo più volte evidenziato come sia dubbia la scelta del ‘tutto elettrico’. I dubbi  - ricorda il presidente di Conftrasporto-Confcommercio, Paolo Uggè riguardano innanzitutto la produzione della fonte di energia e la rete di rifornimento, oggi totalmente inadeguata. Se poi si aggiungono il grado di inquinamento dell’intero ciclo di produzione di energia elettrica e il fatto che a 80 chilometri di velocità i valori di inquinamento sarebbero identici al diesel, il dubbio diventa preoccupazione. La strada tracciata dall’Europa ha i caratteri di una scelta imposta da ideologie che non hanno, in alcun modo, tenuto conto del principio della neutralità delle fonti energetiche. Perché penalizzarne altre? ‘Quella’ strada è legittima e compatibile con i principi giuridici?”.

Ma c’è un altro aspetto che preoccupa. “Il litio, elemento necessario per alimentare le batterie, è prodotto in gran parte in Cina o in Ucraina, il che comporterebbe un’evidente dipendenza da Paesi non particolarmente stabili Non solo: le emissioni annuali di Co2 (37 giga tonnellate), sono prodotte per quasi un terzo sono dalla Cina, seguita dall’India e dagli Usa, mentre quelle dell’Eurozona arrivano all’8%. Se vogliamo castrarci come economia europea facendo un favore alla Cina basta saperlo. Mi chiedo perché l’Italia e il suo Governo accettino questa linea”.

“Spiace leggere dichiarazioni di leader di forze politiche importanti, come quelle rilasciate dall’onorevole Enrico Letta, mentre non possiamo che compiacerci per le posizioni assunte da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, in particolare dal vicepresidente del Ppe Antonio Tajani Il fatto è che le decisioni assurde, a nostro avviso, assunte arrecheranno danni economici notevoli al sistema Italia”, puntualizza Uggè. “Riteniamo che debba essere il Governo con il proprio presidente del Consiglio ad assumere iniziative forti, magari anche arrivando a minacciare posizioni di veto”, conclude il presidente di Conftrasporto.

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