Turismo in Toscana, "bene il nuovo testo unico, ma ora servono un regolamento stringente e più controlli"

Turismo in Toscana, "bene il nuovo testo unico, ma ora servono un regolamento stringente e più controlli"

Confcommercio, Confesercenti e Confindustria regionali commentano l'approvazione definitiva del testo che da ora in poi sostituirà la "vecchia" legge 42 del 2000. Meno doni sotto l'albero dei toscani.

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14 dicembre 2016

"Il nuovo testo unico sul turismo della Regione Toscana, in fase di approvazione, risulta più adeguato alle esigenze delle imprese, anche se le norme su questioni come l'affitto turistico non convincono. L'importante, ora, è che si proceda al più presto alla stesura di un regolamento stringente e, soprattutto, che si spinga l'acceleratore sui controlli, altrimenti resterà tutto uguale ad ora e le imprese e i professionisti del settore continueranno a lavorare in un ambiente ostile, dove abusivismo, elusione, pressappochismo e fai-da-te sono sul mercato con le stesse armi". A parlare sono le associazioni di categoria toscane Confcommercio, Confesercenti e Confindustria a poche ore dall'approvazione definitiva del testo che da ora in poi sostituirà la "vecchia" legge 42 del 2000. "Non si può parlare veramente di una legge ‘nuova', poiché ancora molte parti ricalcano il vecchio testo legislativo e, forse, la Regione non si è particolarmente spinta nel normare una realtà così complessa e variegata come quella del turismo, continuamente in movimento. Il rischio di un invecchiamento precoce delle norme in questo settore è dietro l'angolo, per questo l'ideale sarebbe avere leggi che consentano di governare le variazioni del settore che già si annunciano nel futuro prossimo", dicono le tre organizzazioni. "Apprezziamo comunque l'impegno della Regione Toscana, che ha cercato di adeguare l'organizzazione pubblica del settore alle esigenze odierne e di conformarsi alle nuove esigenze del mercato in merito, ad esempio, agli alberghi o ai campeggi. Ha anche cercato di mettere ordine in un comparto extralberghiero sempre più multiforme, definendo meglio i criteri della professionalità anche se con esiti a nostro parere non sempre eccellenti. Si veda il caso dei b&b, per i quali resta confusione tra professionali e non. Più scoperta è rimasta la questione degli affitti turistici, ma lì esiste il limite invalicabile del Codice civile. La Regione ha quindi optato per una mediazione: fatto salvo il diritto dei privati di affittare casa, ha fissato dei paletti oltre cui questa attività non è più da intendersi come mera integrazione del reddito ma si configura come imprenditoriale a tutti gli effetti. Il limite massimo di ottanta contratti ci pare semmai troppo alto, corrisponde infatti ad un tasso di occupazione del 100% su 8 mesi, impensabile addirittura per gli alberghi in tante località toscane". L'importante, ora, secondo le associazioni di categoria è rendere effettivi i cambiamenti apportati dal nuovo testo unico con un regolamento davvero efficace e stringente. "La norma lascia grande spazio al regolamento di attuazione, per cui chiediamo alla Regione di arrivare alla stesura del documento dopo un attento percorso di verifica, consultazione e concertazione con le associazioni di categoria. La partita della classificazione alberghiera, per esempio, si gioca proprio nel regolamento e ha il potere di cambiare il destino di una struttura sul mercato". Ma è soprattutto sui controlli che Confcommercio, Confesercenti e Confindustria richiamano l'attenzione della Regione: "inutile scrivere perfino la migliore legge del mondo se poi resta sulla carta. Abusivismo ed elusione sono purtroppo fenomeni in crescita nel turismo e gli imprenditori che rappresentiamo hanno diritto di sentirsi tutelati, al pari dei consumatori". "Con l'esito del referendum - concludono le associazioni di categoria - le competenze in materia di turismo sono rimaste in capo alle Regioni, che possono fare molto per imprimere slancio a uno dei settori che nel nostro Paese sembrano andare avanti nonostante la crisi. È una chiamata alla responsabilità che siamo certi la Regione Toscana non voglia disattendere".

 

Meno doni sotto l'albero dei toscani

Il Natale 2016 forse porterà meno doni sotto l'Albero dei toscani. Lo prevede Confcommercio Toscana, che ha stilato un'indagine dei consumi natalizi nella regione. Si amplia infatti, rispetto allo scorso anno, la percentuale di operatori che stimano una contrazione delle vendite, con perdite fino al 10% soprattutto nel settore non alimentare: erano il 40% nel Natale 2015, ora sono circa il 60%. Il 36% pensa che sarà un Natale di tenuta, gli ottimisti che prevedono un aumento degli incassi sono solo il 4%. Ma la stima delle vendite in Toscana resta comunque migliore della media nazionale: ogni famiglia toscana destinerà infatti ai regali un budget medio di 320 euro, superiore di venti euro alla media nazionale. "A rallentare lo shopping natalizio sono soprattutto cautela e tendenza al risparmio, più che l'effettiva carenza di soldi, che pure si fa sentire in alcune province come Livorno o Massa, dove continua l'emergenza lavoro. C'è quindi ancora margine per non archiviare quello 2016 come un Natale sottotono: contiamo molto sulle sorprese positive last minute", commenta il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, secondo il quale "nei giorni della Vigilia infatti la frenesia degli acquisti contagia anche chi aveva deciso di non fare regali. Per adesso, però, le vendite di dicembre sono piuttosto fiacche, soprattutto dal lunedì al giovedì. L'8 dicembre, al solito, ha fatto un po' da spartiacque, ma ancora la situazione non è brillante ovunque. Siamo in linea con la tendenza di tutto il 2016: la pressione fiscale sempre altissima, unita all'incertezza dello scenario politico nazionale ed internazionale di certo non invoglia allo shopping. Anche i soldi salvati dall'abolizione della Tasi molti preferiscono tenerli da parte".

 

 

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