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Il turismo organizzato protesta e lancia una campagna social

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19 maggio 2020

"Ieri l'Italia è ripartita, ma un settore corposo per volume d'affari e occupati come il Turismo Organizzato non sarà in condizione di riprendere l'attività se il Governo non metterà mano a misure sostanziali".

Lo scrivono i promotori del Manifesto per il Turismo Italiano #ripartiamodallitalia, tra cui FTO-Confcommercio, che raccoglie il mondo della distribuzione turistica con network e agenzie indipendenti e altri segmenti del settore. Per i promotori, "Il decreto-legge ‘rilanci’ ha profondamente deluso le aspettative del comparto: non sono state recepite le richieste che in questi mesi sono state sottoposte in tutti i modi al Governo dalle Associazioni del turismo. Senza modifiche, il turismo organizzato morirà".

Il grido d'allarme era stato lanciato dal settore da tempo, "ma il Governo e il Mibact non sembrano considerare, contrariamente a quanto dichiarato, il settore del turismo organizzato e degli eventi un asset strategico per il Paese, visti i provvedimenti che confermano la totale assenza di azioni decisive atte a garantire, con apposite misure di sostegno, la sua sopravvivenza. E tutto ciò - prosegue la nota – mentre vengono varate ennesime misure a sostegno di altre aziende che da anni prosciugano le casse dello Stato a spese dei cittadini".

Il turismo organizzato (agenzie di viaggio e tour operator) e degli eventi (congressi e fiere), genera un fatturato di 20 miliardi; 13.000 aziende danno lavoro direttamente a 80.000 addetti creando un indotto di ulteriori 85 miliardi con 650.000 posti di lavoro. Se la formulazione del decreto rilancio sarà confermata, "a partire dal mese di giugno si assisterà inevitabilmente ad una perdita dell'occupazione che potrà arrivare all'80% degli occupati complessivi: oltre mezzo milione di persone". Le misure economiche del decreto attualmente previste per il settore turismo sono considerate dunque "assolutamente insufficienti, inefficaci e non consentono alle imprese di superare un periodo di crisi che si protrarrà fino alla fine del 2020. Le risorse più ingenti sono state allocate su interventi come il tax credit vacanze: idea nobile, ma di fatto ininfluente per le imprese. Se è vero che aiuterà alcune famiglie a basso reddito a pagarsi una vacanza, non genererà una domanda aggiuntiva significativa sul turismo, e quindi è da intendersi più come una misura sociale che di sostegno alle imprese".

In Europa, rilevano i promotori, "i governi si sono prontamente attivati per supportare economicamente le imprese turistiche, anche se per molti Paesi il settore non rappresenta una fetta così importante dell'economia nazionale come per l'Italia. Solo in Francia, ad esempio, il Governo ha stanziato per questa crisi economica 18 miliardi di euro per le imprese del turismo, settore che rappresenta l'8% del Pil nazionale rispetto al 13% dell'Italia".

Per evitare una drammatica crisi del turismo e dell'occupazione, i promotori del Manifesto per il Turismo Italiano richiedono al Governo di modificare il Decreto Rilancio, prima che diventi

Legge. Come atto di protesta è stata lanciata la campagna social con il gruppo Facebook #cosinonriparto, per manifestare il dissenso del settore. Il gruppo invita tutta la filiera del turismo a postare immagini simboliche di imprenditori, lavoratori, agenti di viaggio che, metaforicamente, "fanno le valigie" dalla propria attività. Il turismo organizzato non esclude ulteriori azioni di protesta, ancor più drastiche, entro la fine di maggio, per manifestare in modo forte e deciso il proprio dissenso. Le previsioni più ottimistiche stimano una perdita di 8 miliardi di fatturato, quelle più cupe di quasi 15 miliardi.

 

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