Vendite al dettaglio, novembre da dimenticare

Vendite al dettaglio, novembre da dimenticare

L'Istat indica un calo del 6,9% in valore e del 7,4% in volume rispetto a ottobre, prosegue il boom del commercio online. Confcommercio: "bene solo i consumi ‘anti-Covid’”.

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12 gennaio 2021

Nel novembre scorso le vendite al dettaglio hanno registrato rispetto a ottobre  un calo del 6,9% in valore   e del 7,4% in volume. In confronto allo stesso mese dello scorso anno, la diminuzione è invece dell'8,1% in valore e dell'8,4%in volume. Sono le stime dell'Istat, che sottolinea che il calo "è determinato dal comparto dei beni non alimentari, settore fortemente colpito dall'applicazione delle nuove misure di chiusura legate all'emergenza sanitaria; la diminuzione in questo comparto ha investito sia la grande distribuzione (-25,7%)sia, in misura inferiore, le imprese operanti su piccole superfici (-16,9%)".

In crescita, su base mensile, le vendite dei beni alimentari (+1% in valore e in volume) mentre le vendite dei beni non alimentari diminuiscono sia in valore sia in volume (rispettivamente del 13,2% e del 13,5%). Nel trimestre settembre-novembre 2020, le vendite al dettaglio registrano un aumento congiunturale dello 0,5% in valore e dell'1,5% in volume. Crescono le vendite dei beni alimentari (+2% in valore e in volume) mentre quelle dei beni non alimentari calano in valore (-0,6%) e aumentano in volume(+1,1%). A determinare il segno negativo, su base annua, sono le vendite dei beni non alimentari, in deciso calo (-15,1% in valore e in volume), mentre le vendite dei beni alimentari sono in aumento (+2,2% in valore e +0,7% in volume).

Da segnalare infine che le vendite al di fuori dei negozi calano del 14,3% mentre il commercio elettronico è di nuovo in forte aumento (+50,2%).

 

Confcommercio: ""bene solo i consumi ‘anti-Covid’”

“Un dato che conferma, e in alcuni casi peggiora, le indicazioni che erano emerse dall’Indicatore Consumi Confcommercio di dicembre. Le restrizioni messe in atto nel mese hanno, infatti, fortemente penalizzato la domanda di beni non alimentari, azzerando in molti casi le già deboli aspettative degli operatori di un possibile moderato contenimento delle pesanti perdite subite nei mesi primaverili. Solo i segmenti necessari ad affrontare il prolungato distanziamento, e cioè alimentazione domestica e tecnologia per le comunicazioni, sono riusciti a mantenere un andamento positivo”: questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio su i dati Istat sulle vendite al dettaglio.

 

“Il nuovo e profondo acuirsi della crisi – prosegue la nota - rende più concreto il rischio di una depauperazione del sistema imprenditoriale, con molte aziende che, in presenza di un prolungato vuoto di domanda a cui non corrispondono sostegni adeguati, sono già uscite o usciranno dal mercato. Per le piccole imprese di alcuni settori come l’abbigliamento e le calzature, i danni inflitti dalla pandemia si sono trasformati in disastri a causa dello spostamento della domanda verso il commercio elettronico che, a questo punto, rappresenta una strada obbligata per il completamento dell’offerta e delle strategie anche dei negozi di prossimità. A questo scopo una parte delle risorse europee dovrà essere utilmente impiegata per spingere innovazione e digitalizzazione anche delle micro e piccole imprese".

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