Ok al Recovery Plan, quasi 200 miliardi per cambiare l’Italia

Ok al Recovery Plan, quasi 200 miliardi per cambiare l’Italia

Il Governo ha approvato la versione finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza. A disposizione 191,5 miliardi di fondi europei, sei le “missioni” del provvedimento. Draghi alla Camera: “in gioco il destino del Paese, no a visioni miopi”.

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30 aprile 2021

Il Consiglio dei ministri ha approvato la versione finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (link per il testo in pdf) per la spesa dei 191,5 miliardi di fondi messi a disposizione dall’Unione Europea e che sarà  inviato a Bruxelles. Si tratta di un piano che Palazzo Chigi definisce "epocale", che in cinque anni cambierà l'Italia e aumenterà del 3,6% la crescita, con una riduzione sensibile dello storico divario tra Nord e Sud del Paese e un impatto di sedici punti di Pil al 2026 (fino a 24 per il Mezzogiorno). Tutto ciò a patto di riuscire a spenderli, i fondi: le regole del Recovery parlano chiaro, lo stanziamento delle risorse è monitorato ogni sei mesi e legato all'effettivo raggiungimento degli obiettivi. 

Il Recovery plan "si organizza lungo sei missioni". La prima, "Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura", stanzia complessivamente 49,2 miliardi e si propone di:

  • promuovere la trasformazione digitale del Paese;
  • sostenere l'innovazione del sistema produttivo;
  • investire in due settori chiave per l'Italia, turismo e cultura.

La seconda missione, "Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica", stanzia complessivamente 68,6 miliardi e intende:

  • migliorare la sostenibilità e la resilienza del sistema economico;
  • assicurare una transizione ambientale equa e inclusiva.

Previsti investimenti e riforme per l'economia circolare e la gestione dei rifiuti, per raggiungere target ambiziosi come il 65 per cento di riciclo dei rifiuti plastici e il 100 per cento di recupero nel settore tessile. Il Piano stanzia risorse per il rinnovo del trasporto pubblico locale, con l'acquisto di bus a bassa emissione, e per il rinnovo di parte della flotta di treni per il trasporto regionale con mezzi a propulsione alternativa. Previsti corposi incentivi fiscali per incrementare l'efficienza energetica di edifici privati e pubblici. Le misure consentono la ristrutturazione di circa 50.000 edifici l'anno. Il Governo prevede importanti investimenti nelle fonti di energia rinnovabile e semplifica le procedure di autorizzazione nel settore. Si sostiene la filiera dell'idrogeno, e in particolare la ricerca di frontiera, la sua produzione e l'uso locale nell'industria e nel trasporto. Il Piano investe nelle infrastrutture idriche, con l'obiettivo di ridurre le perdite nelle reti per l'acqua potabile del 15% e nella riduzione del dissesto idrogeologico.

La terza missione, “Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile', stanzia complessivamente 31,4 miliardi e punta allo sviluppo razionale di un'infrastruttura di trasporto moderna, sostenibile e estesa a tutte le aree del Paese. Il Piano prevede un importante investimento nei trasporti ferroviari ad alta velocità. Il Governo investe inoltre nella modernizzazione e nel potenziamento delle linee ferroviarie regionali, sul sistema portuale e nella digitalizzazione della catena logistica.

La quarta missione, "Istruzione e Ricerca", stanzia complessivamente 31,9 miliardi di euro per rafforzare il sistema educativo, le competenze digitali e tecnico-scientifiche, la ricerca e il trasferimento tecnologico. Il Piano investe negli asili nido, nelle scuole materne, nei servizi di educazione e cura per l'infanzia. Crea 152mila posti per i bambini fino a 3 anni e 76mila per i bambini tra i 3 e i 6 anni. Il Governo investe nel risanamento strutturale degli edifici scolastici, con l'obiettivo di ristrutturare una superficie complessiva di 2.400.000 metri quadri.

La quinta missione, "Inclusione e Coesione", stanzia complessivamente 22,4 miliardi con l’obiettivo di:

  • facilitare la partecipazione al mercato del lavoro, anche attraverso la formazione;
  • rafforzare le politiche attive del lavoro;
  • favorire l'inclusione sociale.

Il Governo investe nello sviluppo dei centri per l'impiego e nell'imprenditorialità femminile, con la creazione di un nuovo Fondo Impresa Donna. Si rafforzano i servizi sociali e gli interventi per le vulnerabilità, ad esempio con interventi dei Comuni per favorire una vita autonoma alle persone con disabilità. Sono previsti investimenti infrastrutturali per le Zone Economiche Speciali e interventi di rigenerazione urbana per le periferie delle città' metropolitane.

La sesta missione, "Salute", stanzia complessivamente 18,5 miliardi, per:

  • rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio;
  • modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario;
  • garantire equità di accesso alle cure.

Il Piano investe nell'assistenza di prossimità diffusa sul territorio e attiva 1.288 Case di comunità e 381 Ospedali di comunità. Si potenzia l'assistenza domiciliare per raggiungere il 10% della popolazione con più di 65 anni, la telemedicina e l'assistenza remota, con l'attivazione di 602 centrali operative territoriali.

 

Draghi alla Camera: “in gioco il destino del Paese, no a visioni miopi”


Il piano nazionale di Ripresa e Resilienza non è solo un insieme di progetti "tanto necessari quanto ambiziosi, di numeri, obiettivi, scadenze", "c’è anche e soprattutto il destino del Paese" e deve essere chiaro che "nel realizzare i progetti, ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite". È il passaggio fondamentale del discorso alla Camera (il 26 aprile) del premier Mario Draghi, il primo dei due passaggi parlamentari prima dell'ok definitivo al Pnrr e l'invio a Bruxelles. Il giorno dopo Draghi ha parlato al Senato, che ha poi approvato la risoluzione della maggioranza con 224 voti a favore, 16 contrari e 21 astenuti.

Accanto alle risorse (191,5 miliardi dal recovery fund, 30,6 dal fondo complementare del governo) ci sono le riforme, che "non solo consentono di dare efficacia e rapida attuazione agli stessi investimenti, ma anche di superare le debolezze strutturali che hanno per lungo tempo rallentato la crescita e determinato livelli occupazionali insoddisfacenti, soprattutto per i giovani e le donne". Quanto alla “rivoluzione verde”, “è particolarmente importante per l'Italia, che è maggiormente esposta a rischi climatici rispetto ad altri Paesi", ha sottolineato il premier. E poi la sanità, "un settore critico, che ha affrontato sfide di portata storica nell'ultimo anno: la pandemia da Covid-19 ha confermato il valore universale della salute, la sua natura di bene pubblico fondamentale e la rilevanza macro-economica dei servizi sanitari pubblici". Per il superbonus infine, oggetto di tensioni nella maggioranza la scorsa settimana, "non c'è nessun taglio", ha assicurato Draghi: "il Governo si impegna a inserire nel disegno di legge di bilancio per il 2022 una proroga dell'ecobonus per il 2023, tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021, con riguardo agli effetti finanziari, alla natura degli interventi realizzati, al conseguimento degli obiettivi di risparmio energetico e sicurezza degli edifici".

 

Conftrasporto: “voce e sostegno alle imprese nella svolta epocale verso la transizione green”

Nei trasporti la transizione energetica deve passare per il sostegno alle imprese e, soprattutto, prevedere il loro coinvolgimento nelle scelte per il futuro del settore. Ne è convinto il presidente di Conftrasporto-Confcommercio, Paolo Uggè, per il quale il PNRR riconosce la debolezza cronica dell’Italia in tema di accessibilità e connessioni, tanto da mettere in campo significativi investimenti pubblici. Manca, però, secondo la Confederazione, un piano di sviluppo che coinvolga le imprese. Gli interventi previsti, infatti, non riguardano tutte le modalità di trasporto che, grazie alle evoluzioni tecnologiche, sono invece in grado di contribuire alla sostenibilità del settore.

Per Conftrasporto, poi, sono “poco convincenti” le risorse per l’intermodalità: se la digitalizzazione della logistica è prioritaria per lo sviluppo del settore, “non è condivisibile lo stanziamento di 250 milioni di euro per la Piattaforma Logistica Nazionale (PLN), che non ha prodotto risultati tangibili nonostante gli ingenti contributi statali”. “Digitalizzazione, dematerializzazione dei documenti, connessione dei nodi e semplificazione dei controlli doganali devono essere i pilastri su cui basare il rinnovamento, ma non possono avvenire senza un coinvolgimento delle imprese”, spiega Uggè.

Resta che le riforme previste, tanto sul fronte della Pubblica Amministrazione che su quello settoriale “disegnano una svolta epocale, che, se realizzata, può contribuire a ‘riconnettere l’Italia’ traducendo il Piano in concreti miglioramenti per l’efficienza e la sostenibilità del comparto”. Ciò non toglie, per Conftrasporto, che occorrono “interventi nell’immediato per sostenere l’operato di un comparto duramente colpito dalla pandemia e misure capaci di accompagnare la transizione energetica del settore”. Nell’ultima versione del PNRR mancano infatti le previsioni di sviluppo dei combustibili ‘alternativi’ per abbattere le emissioni del trasporto marittimo e terrestre: “è quindi essenziale reinserire, tra i progetti ‘green’, le infrastrutture per la decarbonizzazione del trasporto navale”.

Le imprese marittime, infine, “non potranno sopportare da sole gli ingentissimi costi per il rinnovamento delle flotte nei collegamenti insulari e nelle autostrade del mare, centrali per la continuità territoriale e la sostenibilità ambientale del trasporto merci”. “Per tutti questi motivi, nel processo di attuazione del Piano, sarà indispensabile il coinvolgimento delle rappresentanze d’impresa”, conclude il presidente di Conftrasporto.

 

Fiavet delusa: “2,4 miliardi per una filiera che ne genera 232”

“Con grande rammarico abbiamo visto i fondi assegnati al turismo diminuire. In più saranno da dividere con la cultura e sono risorse che già consideravamo fortemente limitate”: così Ivana Jelinic, presidente di Fiavet-Confcommercio. “In un’Italia dove rappresentiamo il 13% del Pil e occupiamo 4,2 milioni di persone - prosegue Jelinic - meritiamo dunque solo 2,4 miliardi all’interno di un piano da 248. Inoltre va considerato che 100 milioni andranno per l’hub del turismo digitale, 1,80 miliardi in fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche e 500 milioni a Roma, totalmente investiti sul turismo interno in vista di grandi eventi internazionali. Ma io non mi stanco mai di ripetere che moltissime aziende italiane vendono prodotti esteri contribuendo al Pil ed all’economia del nostro Paese”. “Apprezzo lo sforzo – prosegue la presidente Fiavet - ma bisogna andare a fondo per capire in questo schema come saranno aiutate le agenzie di viaggio che alzano la serranda domani mattina e devono pagare l’affitto dei locali, non avendo quasi nulla come prodotto da vendere”. Quanto all’innovazione, la tranche maggiore di investimento del PNRR, “dobbiamo superare dei gap che ci portiamo dietro da tanto tempo e spero che come sistema Paese saremo in grado di farlo anche nella filiera del turismo”, conclude la Jelinic.

 

Unrae: “incomprensibile l’assenza dell’automotive”

“L’impianto generale del Pnrr offre un’occasione unica per recuperare i ritardi del Paese in termini di riforme e rilancio dell’economia e dell’occupazione. Per questo ci siamo stupiti di non trovare adeguata attenzione nei confronti del comparto dell’automotive, che ha un peso preponderante nella mobilità di persone e merci e che rappresenta il comparto produttivo più impegnato nella ricerca e negli investimenti per la transizione ecologica”. È il commento di Michele Crisci, presidente dell’Unrae, per il quale “le misure indicate dal piano sono complessivamente condivisibili, ancorché migliorabili: il potenziamento della rete ferroviaria e dell’alta velocità, la realizzazione di piste ciclabili, le infrastrutture di ricarica elettriche e a idrogeno, sono interventi che vanno nella direzione di decongestionare il traffico stradale e favorire l’abbattimento delle emissioni nocive”.

Per l’Unrae, però, un piano strategico per la transizione ecologica rischia di “ottenere risultati dimezzati se restano fuori misure ad hoc per la filiera automotive”. Grande assente nel Pnrr è, per esempio, il parco vetture circolante, definito dall’Associazione “un malato cronico e grave, tra i più vetusti d’Europa in tutti i suoi comparti, dalle vetture ai veicoli industriali, che è difficile sostituire in tempi brevi con la ‘cura del ferro’, mentre è necessario e urgente incentivarne la sostituzione con nuovi veicoli più ecologici, visto che su gomma viaggia attualmente il 90% delle merci e delle persone”. Inoltre, nel capitolo delle riforme, pur  ricco di propositi per rimuovere oneri burocratici e ostacoli agli investimenti, “sono assenti sia la riforma del codice della strada, intervento necessario per adeguare norme ormai obsolete alle nuove forme di mobilità e alle normative internazionali, sia qualunque riferimento volto a modificare il quadro fiscale del settore, che ci penalizza in confronto ai principali Paesi Ue, ad esempio nell’imposizione eccessiva sulle auto aziendali, nella ridotta detrazione d’imposta per i privati e nella mancanza di sgravi fiscali per le imprese di autotrasporto che investono in veicoli di ultima generazione”.

“Il Governo – conclude Crisci – dovrà a questo punto trovare gli strumenti normativi adatti per le misure sull’automotive che non hanno trovato spazio nel Pnrr. Per questo motivo auspichiamo anche l’istituzione di un Tavolo Automotive volto a individuare le migliori soluzioni per includere in modo strategico il settore nei programmi di modernizzazione del Paese, a favore delle generazioni future, senza dover continuamente ricorrere a provvedimenti di urgenza e di breve respiro”.

 

Federagenti: “l’industria del mare può avere un ruolo trainante”

 

L'industria del mare può e deve avere il ruolo per ''trainare il Paese fuori dalle secche in cui si è arenato''. Così il presidente di Federagenti, Alessandro Santi, sul contenuto del Pnrr per quanto riguarda lo sviluppo delle attività direttamente o indirettamente connesse ai trasporti marittimi e al mare. ''Alla base di tutto - precisa Santi – ci deve essere una consapevolezza di fondo: senza un'attenzione prioritaria sulla risorsa mare, le possibilità di rilancio del sistema Italiasi riducono drasticamente, su tutti i fronti caldi: dalle interconnessioni alla produzione industriale, dal turismo alla difesa dell'ambiente''. ''Gli impegni sulle nuove infrastrutture indispensabili per questo settore - prosegue il presidente di Federagenti - rischiano, e siamo convinti che il presidente del Consiglio ne sia pienamente consapevole, di sfociare in un nulla di fatto se non saranno   accompagnati da un cambio di passo su riforme che prevedano l'abbattimento della burocrazia, la riforma della giustizia lo snellimento e la semplificazione dei rapporti con la pubblica amministrazione”.

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