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"Istruzioni" per semplificare il sistema fiscale

Analisi del Responsabile fiscale di Confcommercio, Vincenzo de Luca. "La crescente introduzione di agevolazioni fiscali ha determinato una complessità del sistema fiscale senza eguali nei Paesi ad economia avanzata". "Semplificare è possibile, basterebbe partire dall'attuazione di alcuni principi fondamentali dell'ordinamento tributario".

Da ormai molto tempo si sta discutendo nel nostro Paese sulla necessità di rendere più semplice e più equo il sistema fiscale ma, in questi ultimi anni, gli adempimenti amministrativi a carico dei contribuenti e delle imprese sono diventati sempre più numerosi e sempre più complessi. I motivi alla base di questo fenomeno sono da ricercare nel conflitto tra due diverse esigenze, entrambe degne di tutela. In pratica, la semplificazione fiscale del nostro Paese si pone in "trade-off":

  • con l'equità del prelievo fiscale;
  • con il contrasto all'evasione fiscale.

In merito al primo "trade-off" occorre sottolineare che l'elevata pressione fiscale e le sempre più scarse risorse del Bilancio dello Stato hanno portato a continue modifiche dei tributi ed alla conseguente complessità del sistema. Basti pensare alla numerosità delle imposte che gravano sulle imprese: IRPEF e relative addizionali regionali e comunali, IRES, IRAP, IVA, IMU, TASI, TARI, TOSAP, imposta di pubblicità, ed altre ancora. Ma non solo!

La crescente introduzione di agevolazioni fiscali (l'ultimo Rapporto della Commissione Marè ha censito 466 agevolazioni fiscali, cui corrispondono minori entrate per l'Erario per 54,2 miliardi di euro nel 2018, che salgono a 54,9 miliardi di euro nel 2019), ha determinato una complessità del sistema fiscale senza eguali nei Paesi ad economia avanzata. Basti pensare, a solo titolo di esempio, alla giungla di oneri detraibili o deducibili esistente ai fini della determinazione e del calcolo dell'IRPEF. Tutto questo per dire che - con riguardo al primo "trade-off" (semplificazione/equità del prelievo) - la semplificazione fiscale non può prescindere da una revisione profonda del sistema fiscale italiano finalizzata a trovare un nuovo punto di equilibrio tra numerosità dei tributi, pressione fiscale, equità del prelievo e semplificazione degli adempimenti. In merito al secondo "trade-off" - nel quale la semplificazione fiscale è posta in contrapposizione alla lotta all'evasione - l'Amministrazione finanziaria da sempre sostiene che, più aumenta il numero dei dati e delle informazioni da comunicare alla stessa Amministrazione, più è efficace il contrasto all'evasione fiscale.

In tal senso si pensi, ad esempio, all'obbligo di comunicazione trimestrale dei dati delle fatture emesse e ricevute (adempimento eliminato dal prossimo 1° gennaio con l'avvio della fatturazione elettronica), nonché alla comunicazione trimestrale delle informazioni riguardanti le liquidazioni IVA; ai nuovi vincoli imposti per le compensazioni IVA/imposte sui redditi per importi superiori a 5.000 euro; ai regimi IVA dello "split payment" e del "reverse charge".

Ora, l'evasione fiscale è un male endemico del nostro Paese che occorre, necessariamente, debellare, ma gli strumenti adottati per il suo contrasto non possono e non debbono costituire un onere a carico delle tantissime imprese che operano sul mercato con onestà e trasparenza. E' necessario, pertanto, adottare una efficace strategia che riesca a coniugare il contrasto all'evasione fiscale con la riduzione degli oneri amministrativi a carico dei contribuenti e delle imprese. Ed a tal fine la moderna tecnologia può essere un utile alleato.

E' possibile, quindi, semplificare il sistema fiscale dell'Italia? Per noi è possibile e non si tratta, affatto, di una "missione impossibile"! Basterebbe partire dall'attuazione di alcuni principi fondamentali dell'ordinamento tributario.

In particolare, bisognerebbe:

  1.  riordinare le norme tributarie, eliminando quelle inutili e superflue, e "sistematizzare" le altre disposizioni in testi unici, al fine di consentire ai contribuenti di trovare - in una sola legge ed in modo semplice - le disposizioni che riguardano la determinazione della base imponibile ed il calcolo delle imposte della sfera fiscale personale;
  2.  stabilizzare le disposizioni che impongono adempimenti fiscali senza modificarle di continuo. La stabilità degli adempimenti comporta risparmi gestionali per le imprese ed evita loro di dover ricorrere, costantemente, alla consulenza di professionisti;
  3.  applicare, concretamente, la non retroattività delle disposizioni tributarie e "costituzionalizzare" lo "Statuto dei Diritti del Contribuente". La non retroattività degli effetti delle norme tributarie deve trovare concreta applicazione. Il principio - sancito dallo "Statuto dei Diritti del Contribuente" - è stato più volte violato, quasi sempre per ragioni di gettito. La retroattività - oltre a creare complicazioni o a rendere impossibile la determinazione dell'imposta dovuta - non consente alle imprese di attuare una pianificazione fiscale. Sarebbe, a tal fine, opportuno avviare il processo per conferire rilevanza costituzionale ai principi contenuti nello stesso "Statuto dei Diritti del Contribuente" imponendo, così, al Legislatore - accanto all'obbligo del pareggio di bilancio - anche quello del rispetto dei diritti dei cittadini-contribuenti.

Se il Governo ed il Legislatore saranno in grado di attuare questi principi fondamentali dell'ordinamento tributario il nostro Paese avrà, davvero, un Fisco più equo e più semplice.

 

Vincenzo De Luca

Responsabile fiscale

"Confcommercio-Imprese per l'Italia"

 

06 dicembre 2018