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Visco: "L'euro funziona, ma manca un'idea forte d'Europa"

Per l'ex ministro delle Finanze "Bisogna passare da un sistema pieno di pregiudizi ad un sistema di cooperazione. Bisognerebbe coordinare le politiche fiscali e questo si può fare solo se c'è collaborazione".

Bilanci e prospettive sull'euro a vent'anni dalla nascita è stato il tema del primo panel al ventesimo Forum di Confcommercio. L'apertura è stata affidata al presidente Carlo Sangalli che ha ribadito il problema del nostro Paese sulla bassa crescita e sul bisogno di un cambio per garantire fiducia, investimenti e occupazione. I lavori sono proseguiti sotto la guida del vicedirettore del tg5, Giuseppe De Filippi, con gli interventi di John Hulsman esperto di politica  estera, Charles Wyplosz professore di economia internazionale, Costas Lapavitsas professore di economia e l'ex ministro delle finanze italiane Vincenzo Visco che ha ricordato il momento in cui l'Italia decise di adottare l'euro a metà degli anni Novanta in un momento di grande difficoltà finanziaria con la successiva pesante manovra del governo Amato dopo dieci anni di disordine finanziario. "Tutti pensavamo che l'Italia non ce l'avrebbe fatta - ha detto Visco - e si inetrrogavano solo su quando il Paese avrebbe dichiarato bancarotta. La necessità di ridurre lo spread convinse il governo Prodi a varare una manovra rischiosa con l'eurotassa, una misura tantum sostenuta dal consenso generale della popolazione. All'epoca in tutti i Paesi europei si sentiva la necessità di completare un'unione europea più forte". "L'assetto istituzionale dell'euro - ha continuato Visco - era debole ma fino alla crisi del 2008 le cose stavano procedendo. Poi qualcosa si è rotto non solo dal punto di vista economico ma anche politico". "Furono fatti una serie di errori tra cui l'allargamento fatto senza condizioni per cui le nostre imprese furono messe in concorrenza diretta con Paesi che avevano un costo del lavoro molto più basso". Secondo Visco, l'euro è risultato essere una buona moneta. "Il 20% delle riserve mondiali sono in euro e c'è stato un forte contributo alla stabilità economica. Quello che non ha funzionato è la performance economica dei Paesi dell'euro. L'andamento lento della domanda interna nè è stata la causa principale". "Ci sono state politiche di austerità fin eccessive come è capitato alla Grecia. I debiti sono cresciuti per effetto della crisi e della recessione mentre in Europa crollavano gli investimenti pubblici. La balcanizzazione della finanza europea non è stata casuale ma è stata indotta, determinata dal fatto che i debiti pubblici erano tutti uguali". "Francia e Germania - ha osservato l'ex ministro delle Finanze - poi decisero di differenziare i debiti pubblici, ogni debito tornò a casa e gli spread ricominciarono a salire per poi ritrovarci nella situazione attuale". "Bisogna invertire questa tendenza - ha precisato Visco - passando da un sistema pieno di pregiudizi ad un sistema di cooperazione. Bisognerebbe coordinare le poltiche fiscali e questo si può fare solo se c'è collaborazione".  

22 marzo 2019