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"C'è poco turismo nel Patto per l'Italia"

Per il presidente della Fiavet Antonio Tozzi, "il governo ha perso un'altra occasione per dimostrare veramente che il turismo, come ha più volte dichiarato, rientra fra le priorità della sua azione politica".

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12 luglio 2002
Fiavet: “Nel Patto per l’Italia turismo poco considerato”

 

“Il Governo ha perso un’altra occasione per dimostrare veramente che il turismo, come ha più volte dichiarato, rientra fra le priorità della sua azione politica”. E’ quanto ha dichiarato il Presidente della Fiavet (Federazione Italiana delle Agenzie di Viaggi e Turismo) e vicepresidente di Confturismo, Antonio Tozzi, commentando l’accordo raggiunto nei giorni scorsi tra l’Esecutivo e le parti sociali sul nuovo “Patto per l’Italia”. Il documento, infatti, che traccia le linee di programmazione economica del prossimo quadriennio, nulla o quasi dice a proposito di un settore che, pure in crisi, rappresenta sempre una delle primissime fonti dell’economia nazionale. “Occorre leggere attentamente fra le righe – ha detto Tozzi - e interpretare con un buon margine di elasticità, per capire cosa veramente il documento preveda per il settore. Ad esempio con riferimento agli investimenti e occupazione nel mezzogiorno, quando si parla di “sviluppo del sistema turistico orientato ad un’offerta di qualità”, vengono in rilievo soltanto due segmenti: quello culturale ed ambientale”. “E, ancora – ha sottolineato Tozzi - quando il Governo s’impegna a ridefinire il sistema di formazione professionale per “sostenere e rilanciare l’occupazione, con particolare riguardo ai settori delle tecnologie, dell’informazione e della comunicazione”, nessuno specifico accenno fa all’occupazione nel settore del turismo, pur essendo quello che nell’ultimo anno ha sofferto le perdite maggiori”. “Insomma, pur rileggendo attentamente il documento - ha detto ancora Tozzi - non si riesce a capire se il turismo rientra nei piani del Governo o se viene relegato, come è ormai abitudine, fra le attività di ripiego. L’impressione è che se ne vorrebbe parlare, senza sapere, però, come. Basterebbe leggere l’accenno che si fa alla necessaria collaborazione fra le strutture di ricerca e il sistema imprenditoriale per trasformare la capacità produttiva delle imprese”. “Ebbene  - ha concluso Tozzi - anche qui il documento pone il turismo sullo stesso piano di “industria e commercio”, senza minimamente preoccuparsi che si tratta di settori disomogenei. Un aspetto di non poco rilievo quando si tratterà di identificare gli interventi necessari. Il turismo, con i suoi 2 milioni di occupati e un fatturato di 75 miliardi di euro, meriterebbe ben altra attenzione e considerazione”.

 

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