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A rischio l'attività di 8.000 imprese balneari

Il Sib-Fipe denuncia l'inefficienza della P.A., che costa alla categoria 127 milioni di euro e che espone le imprese al rischio-chiusura per la mancanza del titolo di concessione. Chiesto un intervento "forte ed immediato" al presidente del Consiglio.

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25 giugno 2002

A rischio l'attività di 8mila imprese balneari

 

I ritardi nel disbrigo degli adempimenti amministrativi costano alle 10mila imprese turistico-balneari italiane ben 127 milioni di euro, oltre a metterle quotidianamente a rischio-chiusura a causa del mancato rilascio dei titoli di concessione. La denuncia è del Sindacato italiano balneari aderente a Fipe-Confturismo, che stima nell'80% la percentuale di imprese non ancora in possesso delle autorizzazioni per l'esercizio, e che punta il dito contro Regioni e Comuni, ovvero i nuovi referenti chiamati a gestire il demanio marittimo ad uso turistico-ricreativo.

Secondo il Sib, questo è comunque soltanto uno dei tanti nodi irrisolti che mettono in difficoltà la gestione delle imprese balneari e che impediscono lo sviluppo del turismo sulle coste italiane, per di più interessate da un sempre più preoccupante degrado ambientale. "Il primo fra tutti – denuncia il Presidente del Sib Riccardo Scarselli – è la mancata applicazione da parte del Governo della legge quadro sul turismo, che ha finalmente riconosciuto gli stabilimenti balneari tra le imprese turistiche". Sulla gestione quotidiana di questo tipo di imprese grava poi una serie di tributi che la categoria definisce di volta in volta "iniqui" e "insopportabili" (Tarsu, Iva, Ici).

Per "smuovere le acque", le imprese balneari hanno deciso di inviare una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiedendo un intervento forte ed immediato per superare le difficoltà dei tanti Ministeri che dovrebbero gestire la materia. Ma soprattutto per sottoporgli una lunga serie di richieste, tra cui lo snellimento delle procedure attraverso l'immediato rinnovo dei titoli di concessione, l'istituzione di tavoli di concertazione sul territorio ed un incontro con i vertici della Patrimonio Spa e dell'Agenzia de l Demanio per pianificare la valorizzazione e l'eventuale alienazione dei beni pubblici.

"Solo così – conclude Scarselli – gli imprenditori balneari potranno pianificare i propri investimenti per un corretto sviluppo del turismo costiero in Italia, evitando azioni di rivalsa o di protesta che andrebbero a discapito di chi frequenta le nostre spiagge e, soprattutto, dell'immagine dell'Italia".

 

 

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