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Estate in frenata anche per il settore nautico

La crisi dei consumi e l'insufficienza degli spazi portuali hanno portato ad un rallentamento anche per questo settore turistico. Bocca: "stiamo patendo una perdita di competitività complessiva. Per uscirne occorrono interventi fiscali e politici".

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11 ottobre 2004
Estate in frenata anche per il settore nautico

Estate in frenata anche per il settore nautico

 

Per il turismo nautico l’estate 2004, così come per il turismo in generale, ha segnato un

rallentamento rispetto all’anno scorso, determinato sia dalla crisi dei consumi delle famiglie italiane, sia dagli spazi portuali ormai insufficienti: lo ha detto a Genova Bernabò Bocca, presidente di Confturismo e di Federalberghi, nell’ambito di un convegno di Sviluppo Italia che si è tenuto nel contesto del Salone Nautico.

Per ridare slancio e competitività a questo segmento, secondo Bocca, occorre creare “approdi sempre più dotati di strutture di servizi all’avanguardia e ad impatto ambientale

contenuto, con l’impegno a premiare non la quantità fine a se stessa ma il professionismo imprenditoriale, con la progettazione di azioni e soluzioni che facciano dialogare il più possibile il turismo nautico e quello costiero, a tradizionale vocazione balneare”.

“Il sistema turistico nazionale, però - ha aggiunto - sta patendo una perdita di competitività complessiva, per uscire dalla quale occorrono interventi fiscali e politici”. Sul fronte delle misure di carattere politico, secondo Bocca il settore “ha bisogno di una cabina di regia centrale e un eventuale referendum indetto per la ricostituzione di un

Ministero per le Politiche del Turismo riteniamo otterrebbe risultati plebiscitari”. Sul fronte fiscale, invece, Bocca ritiene che per il momento non si possa giudicare la

Finanziaria, ma bisogna attendere di “conoscere il collegato sulla competitività e di prendere visione di quelli che saranno gli interventi a favore del settore”.

Insomma, ha concluso il presidente di Confturismo, “il turismo per ripartire e consolidare il suo peso economico, pari al 12% del Pil con 2 milioni di occupati e quasi 30 miliardi di

euro di spese turistiche degli stranieri, ha bisogno di un adeguamento dell’Iva ai livelli dei Paesi nostri concorrenti (Francia al 5,5% e Spagna al 7% solo nell’alberghiero rispetto al 10% dell' Italia), di un ripensamento degli insopportabili aggravi dei canoni demaniali e delle tasse sui biglietti aerei, di un maggior investimento su comparti ad alto potenziale come il turismo congressuale per il quale va resa detraibile l’Iva e

della defiscalizzazione dell’innovazione tecnologica in ogni sua forma”.

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