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50&Più: la Terza età ai tempi del lockdown

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20 maggio 2020

Il presidente di 50&Più, Alberto Dolci, ha fatto il punto sulla situazione dell'associazione alle prese con uno dei periodi più duri per il nostro Paese.   "Ora che siamo passati alla fase due dell’emergenza Covid - ha osservato Dolci - possiamo ripercorrere gli eventi drammatici che ci siamo appena lasciati alle spalle. Innanzitutto vorrei ricordare che noi siamo sempre stati presenti: i nostri servizi sono proseguiti nelle forme previste dalle varie normative proprio perché è nei momenti di maggior difficoltà che bisogna essere più efficienti. Tramite i social, le piattaforme di messaggistica e videoconferenza, lo scambio di email, non abbiamo smesso di essere vicini ai nostri associati per ogni loro necessità".

"Ci siamo trovati di fronte a un’emergenza sanitaria senza precedenti, con gravi risvolti, oltre che sanitari ed economici, anche sociali. Le misure di sicurezza e prevenzione hanno trasformato le nostre abitudini e questo cambiamento ha avuto un impatto pesante sulla vita di tutti quegli anziani che vivono soli, in situazioni di grande fragilità, e che in molti casi non hanno nessuno: è facile immaginare quanto la solitudine abbia influito negativamente sulla loro condizione psicofisica. A questo proposito voglio ricordare che la nostra Associazione si è chiesta come poter dare il proprio contributo nella maniera più concreta e ha stanziato una donazione alla Caritas diocesana, che possiede le adeguate competenze nella conoscenza delle condizioni e dei bisogni delle persone più fragili. I nostri consiglieri sono stati inoltre particolarmente attivi con supporto telefonico nei confronti di singole persone: si sono informati sulle condizioni di salute, si sono messi a disposizione per qualsiasi necessità, anche per una semplice parola di conforto".

"Per quanto riguarda le ripercussioni dell’emergenza sulla vita degli anziani vorrei segnalare il sondaggio effettuato dal Centro Studi Nazionale (di cui fa parte anche un nostro consigliere). I risultati dell’indagine, dal titolo “I senior e il futuro durante l’emergenza Coronavirus”, possono essere visti nel dettaglio e scaricati in pdf accedendo alla pagina del Centro Studi 50&Più (sotto la voce “Materiali/report di ricerca”). Posso anticipare che, secondo gli intervistati, il cambiamento non ha avuto solo risvolti negativi. Hanno dichiarato che l’autoisolamento ha apportato note positive nella quotidianità: le relazioni familiari ne hanno tratto giovamento, il tempo libero ha consentito di riordinare ciò che nel corso degli anni era stato trascurato. Chi ancora lavora ha apprezzato i momenti di riflessione, il rallentamento dei ritmi quotidiani, il maggior tempo da dedicare a casa e famiglia. Il rovescio della medaglia è stato la mancanza di aggregazione, la sensazione di non essere liberi, il senso di isolamento e solitudine. Tutti sono stati comunque accomunati da una percezione: la consapevolezza di avere un ruolo di responsabilità rispetto al benessere della comunità".

"Resta il fatto che la generazione degli anziani è stata quella maggiormente penalizzata dalla pandemia: il peso delle notizie allarmanti, i dati sulla mortalità, il senso di incertezza non possono che avere avuto ripercussioni sul piano psicologico e occorre, nella Fase due, una indispensabile adozione di misure che consentano ai senior di tornare a una condizione di normalità, pur nei limiti imposti da ragioni di sicurezza. Investire quindi in servizi dedicati, rispondere ai loro bisogni primari, creare un supporto psicologico, promuovere benessere e stili di vita sociale attiva. In tal senso la nostra associazione già si sta preparando a riprendere le proprie attività aggregative".

"E che dire della condizione delle RSA, che di fronte alla pandemia si è rivelata drammatica. Sono stato molto preoccupato per l’incolumità dei nostri anziani all’interno delle residenze sanitarie assistite. I numeri fanno spavento: prendere in esame questi dati, analizzarli e interpretarli è fondamentale per capire cosa è andato storto all’interno di queste strutture. Voglio però concludere con una parola di fiducia e di speranza. È stato anche un momento di riflessione: interroghiamoci su cosa possiamo fare meglio e cosa possiamo cambiare. Se ci sapremo dare delle risposte e agire di conseguenza, avremo trasformato questo momento doloroso in una occasione di rinascita".

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