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Def: via libera dalle Camere, ora tocca al maxi decreto

Approvando le risoluzioni sul Def, che ora sarà trasmesso a Bruxelles, il Parlamento chiede al governo di tenere fede all'impegno di sterilizzare le clausole di salvaguardia sull'Iva.

Non toccare l'Iva nel 2018. Approvando le risoluzioni sul Def, che ora sarà trasmesso a Bruxelles, il Parlamento chiede al governo di tenere fede all'impegno di sterilizzare le clausole di salvaguardia, preso più volte pubblicamente e già avviato grazie agli effetti strutturali della 'manovrina'. Superato lo scoglio del voto sul documento di Economia e Finanza (284 i sì alla Camera, 158 al Senato), toccherà ora al 'maxi-decreto' affrontare il test del Parlamento, dove già si profila il rischio di un 'assalto alla dirigenza' anche per la 'finanziaria di primavera'. Nonostante le proteste dei senatori, il testo comincerà l'iter di conversione alla Camera, dove è già stato assegnato alla Commissione Bilancio. Nel vivo, con l'esame degli emendamenti, non si dovrebbe entrare prima della metà di maggio, ma già si stanno delineando alcuni temi su cui si potrebbe concentrare il dibattito parlamentare. A suscitare polemiche, sopratutto da parte degli operatori, sono gli aumenti della tassazione sui giochi, che si divide, a dire il vero, tra concessionari e giocatori. Peraltro, secondo la relazione che accompagna il provvedimento, la ratio dell'intervento è proprio quella di riequilibrare le misure che hanno pesato lo scorso anno sui giocatori (la riduzione dal 74% al 70% delle chance di vincere) con quelle per le società della filiera. Altro capitolo su cui sicuramente ci sarà battaglia, sostenuta tra l'altro dall'ex viceministro dell'Economia Enrico Zanetti, è la decisione di ampliare lo split payment Iva anche ai liberi professionisti, contestata perché a fronte di un gettito minimo (70 milioni a regime) rischia di mettere in ginocchio, "drenando liquidità, un settore che in questi anni di crisi è andato avanti con difficoltà e coraggio" come dice il senatore di Fi Andrea Mandelli. Meglio invece sarebbe stato, secondo Zanetti, puntare sulla web tax, tema che potrebbe comunque rientrare visto che resta uno dei 'cavalli di battaglia' del presidente della commissione Francesco Boccia. Tra le misure nuove, oltre alla misura 'pro-flixbus' spuntata nella versione finale del testo, in sede di conversione potrebbe poi arrivare il correttivo, già annunciato, al Codice degli appalti per rimediare alla riduzione dei poteri dell'Anac prodotta, 'per errore', con il decreto che a sua volta correggeva la legge. Possibile che venga anche ritoccata la norma che consente al Tesoro di sottoscrivere un aumento di capitale fino a 300 milioni di Invitalia. Pensata in origine per dare una garanzia ad Alitalia potrebbe invece trasformarsi nella misura per erogare il prestito ponte, una volta ottenuto il via libera di Bruxelles. 

27 aprile 2017