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Riforma contratti: la posizione di Confcommercio sulla proposta di Cgil, Cisl e Uil

Il salario minimo per legge porterebbe con sé un elevato rischio di alterazione degli equilibri economici, sottraendo al contratto collettivo nazionale la competenza sulla retribuzione minima. La materia dei contratti va lasciata alla totale autonomia delle parti sociali.

Il documento Cgil, Cisl e Uil per un moderno sistema di relazioni industriali riaccende i riflettori sul modello contrattuale e le sue possibili evoluzioni. Dopo una fase di divisioni e distinzioni va apprezzato il fatto che si tratti di una proposta unitaria, cosi come l'intento, peraltro espressamente dichiarato, di evitare interventi legislativi su una materia che appartiene alle parti sociali. L'intervento del Governo che per legge dovesse sottrarre alle parti la determinazione di aspetti fondamentali della contrattazione, è infatti un atto che va scongiurato perché, lungi dal determinare evoluzioni positive avrebbe quale principale risultato quello di uno svilimento del ruolo e della funzione dei corpi intermedi che, in una democrazia compiuta e moderna è, e deve rimanere, insostituibile. Da sempre Confcommercio sostiene che il salario minimo per legge porterebbe con sé un elevato rischio di alterazione degli equilibri economici, sottraendo al contratto collettivo nazionale la competenza sulla retribuzione minima che si determina come risultato di un accordo complessivo e non come automatismo. La materia dei contratti va quindi lasciata alla totale autonomia delle parti sociali, le sole in grado di trovare quegli equilibri che giustificano un accordo. Tuttavia nella proposta sindacale si torna a ragionare su un ruolo del contratto nazionale che si avvicina più al passato che al presente, con una visione di doppio livello contrattuale  quale sommatoria di costi e di regole, anch'essa già superata nei fatti dagli attuali  contratti. Nel sistema Confcommercio il contratto nazionale non si limita a stabilire adeguamenti retributivi, ma contiene norme di flessibilità e produttività immediatamente agibili per le aziende, adeguabili all'evoluzione del quadro organizzativo, normativo ed economico. E' uno strumento che ha saputo coniugare esigenze organizzative e flessibilità per le imprese di tutte le dimensioni, con  tutele collettive e un significativo welfare integrativo per i dipendenti. Che si tratti di un contratto apprezzato è dimostrato dalle migliaia di imprese che continuano a riconoscersi in questo strumento, dove peraltro la contrattazione aziendale o alternativamente quella territoriale sono esercitabili anche in modifica del contratto nazionale stesso, consentendo in tal modo ad ogni azienda la possibilità di regolare direttamente con il sindacato specifiche esigenze rispetto all'organizzazione del lavoro. Non esiste quindi una sola strada, quella del decentramento tout court, per legare i salari alla flessibilità e alla produttività, la nostra pluriennale esperienza racconta una storia diversa. Del resto l'Italia non solo nel terziario, presenta un tessuto economico e produttivo composto per oltre il 90% da piccole e medie imprese, che non avrebbero giovamento da una spinta al decentramento forzato della contrattazione, anzi occorre seriamente riflettere sull'interesse delle singole imprese a non essere costrette a negoziare ogni norma a livello aziendale o ad applicare, oltre al CCNL, accordi territoriali quando il panorama in cui competere non è più quello che termina ai confini delle loro porte. Restiamo convinti della valenza del contratto nazionale nei nostri settori, ma quale strumento che non prevede solo incrementi di costo. Per queste ragioni non abbiamo ritenuto di riscrivere un modello contrattuale che negli ultimi cinque anni abbiamo invece, insieme al sindacato, adattato a misura dei nostri settori. Un modello dove il contratto nazionale non determina un automatico incremento dei costi, ma può definire e ridefinire anche tutte quelle agibilità organizzative per migliaia di imprese che non possono o non vogliono negoziare singoli accordi, mentre parallelamente già oggi consente loro importanti modifiche a livello decentrato. Seguendo l'assunto che tutto può essere migliorato Confcommercio non si è mai sottratta al confronto, ma nemmeno ha  mai creduto che gli accordi si sottoscrivano a prescindere dai loro contenuti. Il rischio è che ci si focalizzi sull'idea per cui un modello immaginato per alcuni ambiti debba essere analogamente efficace in tutti i comparti economici, superando peraltro quanto già costruito con accordi innovativi e condivisi. Dovremo quindi interrogarci sulla effettiva necessità di mettere mano ad una complessiva revisione del modello contrattuale in presenza di esperienze che si sono negli ultimi anni consolidate in modo diverso, nonché, di conseguenza, su come la spinta in questa direzione possa conciliarsi con la rimessa in discussione di quanto già positivamente raggiunto, senza produrre nuove auspicabili opportunità di sviluppo che attengono generalmente ai contenuti più che ai contenitori.