Otto marzo, Di Dio: “Le donne sono il motore della ripresa”

Otto marzo, Di Dio: “Le donne sono il motore della ripresa”

In occasione della Festa della Donna, il Sole24Ore ha dedicato un’intera giornata di confronto al tema dell’occupazione femminile, la più colpita dagli effetti della pandemia.

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8 marzo 2021

Il Sole 24Ore ha deciso di dedicare l’8 marzo al tema dell’occupazione femminile con delle interviste a: Fabiana Dadone, Ministra delle Politiche Giovanili, Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Mara Carfagna, Ministra per il Sud, Elena Bonetti, Ministra delle Pari Opportunità, Patrizia Di Dio, vice presidente nazionale di Confcommercio e presidente di Terziario Donna, Gianna Fracassi, vice segretaria generale della Cgil,  Luisa Rosti, docente alla Facoltà di Economia dell’Università di Pavia.

Di seguito l’intervista a Patrizia Di Dio

  1. I dati presentati alla fine dello scorso anno mostrano che l’imprenditoria femminile ha subito un colpo ancor più duro rispetto al dato complessivo e generale, in termini di problemi di liquidità per esempio ma anche di calo dell’occupazione. Qual è la situazione?


Oggi si contano circa 1,3 milioni di imprese femminili in Italia, pari al 22% del totale, che danno lavoro a quasi 3 milioni di persone, ma dopo anni in cui in ogni trimestre le imprese femminili segnavano crescite superiori alle imprese maschili, nel corso del 2020 questa maggiore velocità si è praticamente annullata le donne stanno pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid_19.

Di fronte a queste sfide, la nuova Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha collocato la parità di genere al centro delle priorità della sua Commissione (2019- 2024) e tale impegno politico (a promuovere un percorso di lungo termine, sia all’interno che all’esterno dell’Unione,) si è tradotto nell’UE, e dunque anche in Italia, nell’inclusione di una prospettiva di genere in tutte le politiche e principali iniziative.

Bene dunque questo nuovo slancio, sebbene arrivi in Italia con deciso ritardo. Il nostro Paese  non ha investito in tempo in una visione di reale valorizzazione del potenziale femminile, condannando di fatto oggi al macero tante imprese come dagli ultimi dati, ma anche annientando la vitalità che chiamavamo “motore della ripresa”. Noi ci crediamo sempre, oggi più che mai, come leva di sviluppo, a maggior ragione adesso che dobbiamo rimettere in piedi il Paese e che donne, giovani e Sud sono considerati le direttive della ripresa e dello sviluppo anche per tutte le misure da intraprendere.

 

  1. Perché è così importante sostenere l’imprenditoria femminile in questo momento?

Le donne rappresentano una risorsa fondamentale per la crescita e lo sviluppo.

Diversi studi dimostrano che in uno scenario mondiale in cui le donne partecipano all’economia in modo identico agli uomini si contribuirebbe fino a 28 trilioni di dollari (pari al 26%) al PIL globale annuo entro il 2025.

È, dunque, proprio l'attuale crisi che impone di concentrarsi con maggiore attenzione sulla questione femminile e sul ritardo italiano nella crescita dell'occupazione delle donne e nella valorizzazione delle loro competenze.

In particolare, l’imprenditoria femminile è uno dei settori strategici da promuovere, sia per lo sviluppo del Paese che per il raggiungimento di un pieno empowerment femminile anche nel contesto sociale e dunque si rende necessario sostenere e incentivare la presenza femminile nelle PMI, settore privilegiato per il lavoro delle donne con misure di sostegno all’imprenditoria femminile, all’accesso al credito, a una formazione continua, e a un sistema completo di welfare.

Le donne rappresentano un potenziale importante per la ripartenza del nostro Paese e a tal fine auspichiamo una politica economica che sappia promuovere l’imprenditoria femminile che, secondo alcuni studi, costituisce un formidabile “motore della ripresa” di cui l’Italia ha bisogno. Stereotipi errati e una inadeguata politica economica che non supporta la conciliazione familiare, né stabilisce regole di percorsi di carriera mirati a incoraggiare una idonea rappresentanza femminile nelle posizioni apicali della società, che rifletta la pari distribuzione tra i generi, contribuiscono a determinare un costo dovuto al mancato utilizzo di metà del potenziale di cui il sistema produttivo può disporre e questo rappresenta non soltanto un interesse particolare delle donne, ma anche e soprattutto un interesse generale della società.

Dove le leggi non riescono ad arrivare, riteniamo che possano invece fare la differenza la cultura e l’informazione. Noi di Confcommercio vogliamo essere un elemento di propulsione di questo cambiamento culturale che crediamo possa fare da guida per comportamenti virtuosi. Questo perché siamo imprenditrici e imprenditori che esprimono non solo capacità d’impresa ma anche una cultura d’impresa attenta non solo alle questioni legate alle categorie, al mercato e all’economia, e che sa avere doppio sguardo e guardare lontano.

 

 

  1. Tra gli strumenti pratici per il sostegno c’è sicuramente il Fondo per l’imprenditoria femminile, varato con la legge di Bilancio che dovrà essere rafforzato con le risorse del Recovery Fund. Cosa chiedete al Governo?

Finalmente si stanno concretizzando le misure a fondo perduto che mancano da molti anni, frutto delle richieste di misure specifiche per l'imprenditoria femminile che Terziario Donna Confcommercio ha avanzato negli anni, a partire dal mancato rifinanziamento della Legge 215 che aveva rappresentato una valida leva per la promozione dell’imprenditoria femminile. Questo nuovo traguardo è un riconoscimento all'impegno dedicato da tutte noi donne imprenditrici e rappresentanti datoriali. Sappiamo bene l’importanza del ruolo che abbiamo noi imprenditori e imprenditrici - e ancor più noi della “micro, piccola e media“ impresa - nel sistema economico del Paese e il ruolo fondamentale di noi Associazioni di rappresentanza, che siamo la cerniera fondamentale tra sistema produttivo e sistema di Governo, e per questo stiamo contribuendo nelle sedi istituzionali preposte a trovare soluzioni per rimettere in moto l’economia del nostro Paese ritenendo fondamentale e strategico concentrarsi sulla “risorsa” femminile e sull’opportunità legata all’incremento dell’occupazione e dell’impiego delle competenze delle donne.

Riteniamo che il Fondo a sostegno dell’Impresa Femminile risponda, seppur in modo limitato, alle urgenze che provengono dall’imprenditoria femminile. Un intervento quale quello prospettato meriterebbe senz’altro risorse più adeguate anche coerentemente alle linee di indirizzo che indicano le donne come una risorsa essenziale su cui puntare. In ogni caso, vista l’attuale limitata capienza del Fondo, si ritiene opportuno destinare le risorse di questo Fondo prioritariamente alle imprese femminili già costituite e operanti. Si reputa difatti che il focus sul primo intervento, puntando a mantenere le imprese esistenti, possa concentrare in modo più efficiente ed efficace le risorse del Fondo, destinandole a imprese che hanno già saputo rappresentare la loro capacità di produrre valore per il Paese. Inoltre, si auspica l’inserimento di adeguati parametri di premialità trasversali a tutti gli ulteriori Fondi destinati al mondo imprenditoriale.

 

  1. Quali sono gli interventi pratici, concreti che servono? 

 

Finanziamenti a fondo perduto ma con allocazione di risorse adeguate che non gli attuali 20 milioni annui.

Prevedere punteggi premiali trasversali a tutte le misure in qualunque campo a favore delle imprese esistenti e delle nuove imprese femminili che saranno sempre più una valvola di auto impiego.

Semplificazione per modalità di accesso al fondo di garanzia PMI, riservata alle imprese a prevalente partecipazione di garanzia dello stato per esempio con il mantenimento di alcuni meccanismi semplificati nel rapporto con le banche, attivati nella fase emergenziale per finanziamenti fino a 30.000 euro.

Al contempo, sempre in continuità con le misure straordinarie adottate a livello pubblico nella fase emergenziale, va certamente riconfermato anche lo strumento della moratoria dei debiti bancari, prevedendone un’adeguata estensione, non solo fino alla fine dell’emergenza, ma anche in concomitanza con una stabile fase di ripresa.

Più in generale e in una prospettiva strategica di ampio respiro quale quella che dobbiamo darci con il Recovery Plan.

Le proposte possono far ripartire in tempi rapidi l’economia se si sapranno creare le condizioni, per un rilancio sociale ed economico del Paese e l’avvio di uno sviluppo equo e sostenibile.

Bene, allora, il progetto per l'imprenditoria femminile, che mira a promuovere l’autonomia economica e l’autoimprenditorialità delle donne attraverso il sostegno di progetti aziendali innovativi per imprese (già costituite e operanti, a conduzione femminile o a prevalente partecipazione femminile, in aggiunta alle misure del “Fondo a sostegno dell’Impresa Femminile”). Bene anche le misure riguardanti l’incentivo alla digitalizzazione, all’innovazione e alla trasformazione green in grado di favorire lo sviluppo dell’imprenditoria femminile in settori strategici.

Positivo, ancora, l’incoraggiamento dell’occupazione e dell’imprenditoria femminile, attraverso misure di decontribuzione e investimenti mirati a potenziare i servizi di cura. Infatti, per la crescita della partecipazione delle donne al mondo del lavoro, restano essenziali le misure concernenti il lavoro di cura, nel quale il “capitale femminile” è principalmente impegnato per sopperire alle carenze del welfare pubblico e di una cultura della condivisione familiare carente tra uomini e donne che si assumono l’impegno della costruzione di una famiglia.

È importante che la parità di genere sia una linea strategica con una visione strutturale e sistemica. Le risorse vanno potenziate per colmare la disparità di genere rilevata nel nostro Paese e che si è ulteriormente aggravata nel 2020 per effetto della pandemia. Al fine di porre le basi per un crescita che sia davvero innovativa, sostenibile e paritaria, si conferma necessaria, allora, l’introduzione dell’approccio gender mainstreaming, affinché sia misurato ex-ante, per ciascun capitolo di investimento, l’impatto di genere delle diverse progettualità.

 

  1. In questi giorni con la chiusura delle scuole si parla per i lavoratori dipendenti del rinnovo dei congedi straordinari. Di cosa hanno bisogno invece le piccole imprese del commercio, per esempio, quelle lavoratrici che non possono far ricorso allo smart working o ai congedi? 

Penso alle donne imprenditrici a scontare il doppio problema: da un lato i “propri” problemi di conciliazione e lo smart working e congedi straordinari per i propri lavoratori e lavoratrici. Penso a maggior ragione che occorre pensare alle tutele per le imprenditrici e per le libere professioniste che sono, tra l’altro, le più colpite dal lockdown. Siamo costrette a fare i conti con un welfare che non tiene adeguatamente in considerazione la particolare tipologia di lavoro svolta. Agevoliamo l’imprenditoria femminile principalmente sostenendo una cultura e un’educazione delle pari opportunità. Nell’attuale fase pandemica è di fondamentale importanza assicurare misure a sostegno della genitorialità anche a favore delle lavoratrici autonome imprenditrici che, a seguito dei provvedimenti di chiusura delle scuole, hanno necessità di disporre di strumenti normativi utili per conciliare le esigenze lavorative e gli impegni familiari. A tal riguardo è necessario prevedere disposizioni volte a favorire la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e di supporto alla genitorialità attraverso il bonus per servizi di baby sitting esteso su scala nazionale, previsto nel Decreto Cura Italia e nel Decreto Rilancio e successivamente non prorogato per tutti, ma solo nelle zone cd. rosse. 

È indubbio che - nonostante i progressivi adeguamenti della legislazione di tutela che ha esteso anche al padre la fruibilità di permessi e congedi - nella nostra cultura e nella società sia ancora radicato un modello familiare che incardina nella donna la responsabilità del lavoro di cura, sia nei confronti dei figli, sia in età più avanzata nei confronti dei genitori, fenomeno questo in crescita in quanto correlato alla crescente speranza di vita. Nella speranza di un auspicato mutamento di questo paradigma culturale, è fondamentale garantire la parità di genere e di accesso al lavoro delle donne anche attraverso un maggior investimento nei servizi pubblici di sostegno alla famiglia e, contestualmente, attraverso l’incentivazione fiscale delle forme, già ampiamente collaudate, di welfare di bilateralità derivante dai nostri contratti collettivi. Difatti i sistemi di bilateralità ed i fondi di assistenza sanitaria, riferiti alla contrattazione collettiva dei settori del Terziario e del Turismo intervengono con importanti misure a sostegno delle famiglie e della genitorialità, anche a supporto delle lavoratrici, anche autonome, che spesso devono più degli uomini gestire il complesso equilibrio tra vita professionale e familiare.

Occorre, dunque, intervenire con politiche pubbliche di sostegno alla famiglia negli ambiti della scuola e dei servizi, in particolare alla luce dell’attuale sistema di welfare italiano che registra una tendenza all’aumento in valore assoluto della spesa pensionistica determinando uno spiazzamento della spesa sociale destinata a giovani e famiglie. Anche in relazione alle buone prassi europee, è noto che l’assenza di efficienti servizi scolastici e ludici per i ragazzi, nonché di servizi alla persona anziana determina scelte professionali drastiche, con effetti sulla carriera, sulle retribuzioni e sulla parità. Per quanto concerne il lavoro subordinato, in base ai dati forniti dal report del Ministero del Lavoro e della Banca d’Italia, nel 2020 la flessione delle attivazioni nette dei rapporti di lavoro è stata più accentuata per l’occupazione femminile. Inoltre l’emergenza sanitaria ha colpito in misura marcata la fascia di età compresa tra i 15 e i 34 anni che ha contribuito per oltre la metà al calo complessivo dei posti di lavoro creati.

Per salvaguardare l’occupazione femminile, ed in particolare delle giovani donne, sono sicuramente auspicabili forme di incentivazione alle imprese volte a favorire e a mantenere l’occupazione femminile, soprattutto in settori quali quelli del Terziario e del Turismo in cui è presente un’alta concentrazione di lavoro femminile. In tale direzione potrebbe essere utile rendere strutturali gli sgravi contributivi totali introdotti nella Legge di Bilancio per il 2021 per giovani under 36 e donne disoccupate, investire in formazione e politiche attive del lavoro per le quali è previsto un potenziamento. Del resto, le politiche di incentivazione dell’occupazione femminile, unitamente a quella dei giovani nelle aree del mezzogiorno, è tematica centrale e trasversale all’interno del PNNR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

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