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Alitalia, Fs e Mef anche oltre il 50%

Dopo che Ferrovie dello Stato ha accettato di portare avanti il dossier con Delta ed EasyJet, il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha incontrato al Mise i sindacati: la partecipazione di Mef e Fs potrebbe arrivare a toccare anche quota 55%.

Lo Stato al comando di Alitalia, con una partecipazione nella newco che potrebbe superare il 50%. Air France non è più della partita, ma l'impostazione che il governo vuole dare alla nuova compagnia di bandiera ricalca quello che succede in Francia, tenendo la barra dritta sulla nazionalizzazione di fatto. Dopo che Ferrovie dello Stato ha accettato di portare avanti il dossier con Delta ed EasyJet, il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha incontrato al Mise i sindacati e la 'polpa' non è mancata. Nessuna nuova sugli esuberi, ma il vicepremier ha cercato di fare chiarezza sul nuovo progetto. Le nuove percentuali? La quota del Ministero dell'Economia potrebbe salire anche sopra il 15%, convertendo magari in equity una parte dei 900 milioni del prestito ponte. Ma attenzione: la partecipazione di Mef e Fs in Alitalia potrebbe superare il 50% del capitale, arrivando così a toccare anche quota 55. Questa rappresenterebbe una "garanzia per l'operazione e per la tutela ed i diritti dei lavoratori" e comunque ciò non esclude altre partecipazioni di società pubbliche e private. Non è un caso che davanti alle 15 sigle sindacali convocate, Di Maio abbia ribadito come Cdp sia disponibile per finanziare l'acquisto o leasing velivoli. Con una postilla: se il nuovo soggetto troverà condizioni di finanziamento migliori allora non servirà. Il ministro ha comunque chiarito di non aver mai parlato di ingresso Cdp nel capitale. Fs ha tempo fin al 31 marzo per presentare il nuovo piano industriale, visto le trattative "avanzate" con Delta e easyJet (pronte ad accollarsi il 40% della newco). Di Maio non parla mai vis-à-vis con i cronisti, ma il messaggio che trapela è deciso: Non ci sarà un'Alitalia più piccola e l'operazione di mercato riguarda anche partner privati. Nessun ridimensionamento quindi, con lo Stato che entra come promesso proprio per garantire posti di lavoro e rilancio. Fs ora dovrà lavorare a testa bassa per un mese e mezzo, ma il segnale che si stava muovendo qualcosa di grosso per l'ex compagnia di bandiera si era avuto anche martedì, quando l'ad Gianfranco Battisti aveva fatto capolino al Mise. Il San Valentino al Mise dura poco più di un'ora e mezza e i sindacati scelgono la strada della cautela. "Aspettiamo di avere con chiarezza un piano industriale. Perché non ci siano esuberi serve un piano industriale per gli investimenti, perché il tempo non c'è più -avvisa Maurizio Landini - I tempi si sono allungati, questo è il momento delle decisioni". E se la Cgil non esclude la mobilitazione, la Uil di Carmelo Barbagallo attende: "noi aspettiamo di vedere il piano industriale, da quello si vedrà se hanno rispettato le promesse, che non ci sono esuberi e che c'è il rilancio evitando il dumping". Manca solo l'accordo vincolante con la cordata che parla solo inglese e la newco da due miliardi potrà dispiegare le ali. Dopo mesi di standby, aspettare ancora potrebbe avere un costo troppo grande per i contribuenti italiani. 

14 febbraio 2019