Manovra all'esame del Senato, accordo politico sul taglio delle tasse

Manovra all'esame del Senato, accordo politico sul taglio delle tasse

Il testo ha iniziato finalmente il suo iter parlamentare. Fisco: le aliquote Irpef scendono a quattro, giù di tre punti quella oggi al 38%. Taglio "verticale" dell'Irap. Trenta giorni in più per pagare le cartelle sospese.

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2 dicembre 2021

La prima manovra del governo Draghi è finalmente approdata al Senato e ha iniziato così il suo iter parlamentare con l'avvio della sessione di bilancio. Il ddl deve essere convertito in legge entro il 31 dicembre, il che vuol dire che la Camera non avrà di fatto tempo per intervenire sul testo approvato il 28 ottobre scorso in Consiglio dei ministri (link alle principali misure). Le scelte principali riguardano pensioni, bonus fiscali, riduzione delle tasse, reddito di cittadinanza. Ci sarà un’unica quota per andare in pensione ("Quota 102") e per un solo anno (2002), la stretta sul Reddito di cittadinanza e lo stop definitivo al cashback, un fondo per anticipare il taglio delle tasse da 8 miliardi di euro (Irpef e Irap) e la proroga del Superbonus al 110% ma con dei paletti (tetto Isee di chi commissiona i lavori e di spesa sulla ristrutturazione). 

Sono molti i punti di frizione all’interno di una maggioranza così vasta e variegata. Il Movimento Cinque Stelle preannuncia battaglia sul reddito di cittadinanza dopo la stretta sui controlli e chiede correttivi anche sul superbonus. La Lega, da parte sua, chiede correzioni sul fisco, sulle quali intende dirottare le risorse del reddito di cittadinanza rilanciando la flat tax, l'imposta sostitutiva al 20% applicata sul reddito imponibile per ricavi e compensi tra 65.000 e 100.000 euro, introdotta con la manovra 2019 e poi abrogata dall’esecutivo Conte 2. I leghisti puntano anche all'abolizione delle micro-imposte. Il governo punta ad anticipare la riforma fiscale complessiva affidata alla legge delega ma la dote di 8 miliardi per tagliare le tasse non consente grandi spazi. Al momento si ipotizzano un intervento sull'Irap e uno sull'Irpef, attraverso la riduzione del cuneo fiscale e una rimodulazione delle detrazioni o attraverso un ritocco delle aliquote. Anche il capitolo pensioni non è chiuso: i nuovo pacchetto previdenza, che sancisce la fine di “quota 100”, prevede l'arrivo di quota 102 per un solo anno, cioè la possibilità di andare in pensione anticipata con 64 anni di età e 38 di contributi, e la proroga dell'Ape sociale allargata e di “opzione donna” con gli stessi requisiti. Anche il superbonus potrebbe essere oggetto di modifiche, visto che in molti chiedono di eliminare il tetto Isee di 25.000 euro per i proprietari delle villette e di rivedere la stretta introdotta con il decreto anti-frodi.

Insieme a un nuovo stanziamento per mitigare il caro bollette, oltre ai 2 miliardi già previsti, il governo potrebbe infine inserire nella legge di bilancio un intervento di decontribuzione, una tantum, nel 2022, per aiutare i redditi più bassi, meno toccati dal taglio dell'Irpef.  

Draghi: "Una manovra espansiva che accompagna la ripresa"

In conferenza stampa il premier Mario Draghi ha sottolineato che la manovra,  "è una legge espansiva, che accompagna la ripresa ed è in piena coerenza con gli altri documenti che guidano l'azione economica di questo governo. Si agisce sia sulla domanda ma anche molto sull'offerta: tagliamo le tasse, stimoliamo gli investimenti". "Al problema del debito pubblico, a quello delle prestazioni sociali inadeguate e alle altre giuste modifiche del nostro sistema sociale che non abbiamo potuto fare negli anni passati - ha detto Draghi - si esce attraverso la crescita: il Paese crescerà bene oltre il 6% e questa è una bussola e la strategia di questo governo". Draghi ha poi voluto precisare che "sulle tasse mettiamo 12 miliardi per ridurre la pressione fiscale e non otto come si dice in giro e destiniamo 40 miliardi in un triennio alla riduzione delle imposte, di cui 24 al cuneo e la parte restante agli incentivi fiscali, alle famiglie e imprese per il patrimonio immobiliare e la digitalizzazione".
Sul capitolo pensioni il presidente del Consiglio ha ribadito che l'obiettivo "è il ritorno in pieno al sistema contributivo, con una transizione a Quota 102 (38 anni di contributi e 64 anni di età)". "Il governo - ha aggiunto - è disponibile al confronto con le parti sociali e con il Parlamento perchè l'obiettivo è il pieno ritorno al contributivo che è la "scatola" dentro cui tante cose si possono aggiustare, come ad esempio recuperare al lavoro chi ne è uscito e si trova in nero". 

 

Fisco: accordo politico nella maggioranza sul taglio di Irpef e Irap

C'è l'accordo politico nella maggioranza sulla destinazione degli otto miliardi che la manovra mette a disposizione per il taglio delle tasse. Lo ha annunciato il viceministro al Mise, Gilberto Pichetto, rendendo noto che “si è deciso come agire sulle aliquote Irpef, mentre sull'Irap c’è una scelta verticale, partendo dalle 850mila persone fisiche, autonomi e ditte individuali, aggiungendo eventualmente le start up”. La riforma dell'Irpef e il taglio dell'Irap (sette miliardi vanno alla prima e uno alla seconda, ndr) sono entrambi "un primo passo strutturale, non solo per il 2022", ha aggiunto Pichetto.

In concreto le aliquote Irpef, scenderanno da cinque a quattro, con la cancellazione di quella al 41% e con il taglio di tre punti di quella al 38%, che passa dunque al 35%. La fascia di reddito fino a 15mila euro resta così al 23%, quella tra 15 e 28mila va dal 27% al 25%, quella tra i 28 e i 50mila scende dal 38% al 35%, mentre oltre i 50mila si passa direttamente al 43%.  

 

Le novità prima dell'iter parlamentare

In attesa della trasmissione del testo al Parlamento, il provvedimento è intanto "lievitato" da 185 a 219 articoli, con misure ex novo come i finanziamenti per la manutenzione di strade e scuole, e riscritture come quella relativa al Reddito di cittadinanza, con l'addio ai navigator e nuovi paletti stringenti per spingere i beneficiari alla ricerca del lavoro. Vediamo le principali novità.

TAGLIO TASSE E AMMORTIZZATORI, CAMBIA IL SUPERBONUS

Dal taglio delle tasse agli investimenti, si conferma l'impianto della manovra espansiva targata Draghi-Franco, che stanzia i primi 8 miliardi per ridurre Irpef e Irap e 4 miliardi in più per sanità e vaccini Covid e 90 milioni per arginare la fuga di medici e infermieri dai Pronto Soccorso. Confermato anche il pacchetto pensioni - con Quota 102 per il 2022 e una proroga di Opzione donna senza modifiche dei requisiti oltre all'ampliamento dell'Ape social. Rivisto e corretto rimane fino al 2023 il Superbonus al 110%, con un tetto Isee a 25mila euro per i proprietari di villette e case singole - già sotto attacco soprattutto da parte di M5S e Lega. Prorogata anche la cessione del credito accompagnata da un decreto ad hoc per i controlli preventivi anti-frodi.

STRETTA SU RDC, SI CERCA IL LAVORO O SI PERDE

Dopo due settimane di trattative prende forma anche la revisione del Reddito di cittadinanza, che comunque incassa un miliardo in più strutturale. Per evitare che il sussidio diventi un disincentivo alla ricerca del lavoro vengono rivisti i criteri dell'offerta congrua, che si riducono a 80 km di distanza da casa per la prima offerta ma diventano "tutta Italia" alla seconda, anche perché la chance di una terza offerta non c'è più. Dopo due posti di lavoro rifiutati, finora erano tre, si decade dal beneficio. Ma già al primo 'no' si perderanno 5 euro al mese, con un decalage che si fermerà alla soglia dei 300 euro di sussidio. L'ulteriore novità rispetto alla prima scrittura delle norme è forse quella più stringente: per verificare che i beneficiari "occupabili" (circa un terzo della platea) cerchino attivamente lavoro si verificheranno le presenze ai centri per l'impiego. Per chi non si presenta almeno una volta al mese - salvo "comprovato giustificato motivo" - scatta la decadenza immediata. E lo stesso vale per chi non può sottoscrivere il Patto per il lavoro ma è vincolato da quello per l'inclusione sociale: ci si deve presentare ai centri anti-povertà per vedere i progressi fatti e verificare il rispetto del "progetto personalizzato" di inclusione, pena lo stop al Reddito. Per aiutare i beneficiari a cercare lavoro non ci saranno più i 2.500 navigator che non vengono prorogati con la manovra - i sindacati protestano e saranno in piazza il 18 novembre - ma i dipendenti dei centri per l'impiego, che intanto le Regioni stanno assumendo cercando di recuperare i ritardi, e anche le agenzie per il lavoro private.

PER I GIOVANI SCUOLA E AFFITTI, FRENO ALLE CLASSI POLLAIO

Si arricchisce nelle nuove bozze il capitolo giovani e donne, con lo stop alle classi pollaio perlomeno nelle aree più svantaggiate, i fondi per la manutenzione straordinaria delle scuole che raddoppiano da circa a più di 4 miliardi, i livelli essenziali delle prestazioni per gli asili nido, la proroga delle agevolazioni per l'acquisto della prima casa e il nuovo sconto per chi va a vivere in affitto (con il tetto massimo che scende però a 2mila euro l'anno).

SPINTA ALLA MOBILITA' GREEN, DALL’ALTA VELOCITÀ ALLA METRO

Nel capitolo investimenti spiccano le risorse per raggiungere gli obiettivi di taglio delle emissioni e di controllo dei cambiamenti climatici (con una serie di fondi ad hoc anche per il rinnovo di parco autobus, piste ciclabili e carburanti meno inquinanti per aerei e navi) ma anche i finanziamenti per l'alta velocità sulla linea adriatica (5 miliardi) e gli oltre 3 miliardi destinati a 5 grandi città (oltre a Roma anche Milano, Torino, Genova e Napoli) per aumentare le linee della metro.

 

Confturismo: “turismo ancora in piena crisi, servono più risorse”

“A quasi due anni dall’inizio della pandemia la crisi del turismo è ancora in pieno corso, e anzi si riacutizza. A ciò si aggiunge l’effetto pesantemente negativo delle ultime notizie sull’andamento degli indici epidemiologici in tutta Europa, che frenano, o meglio inibiscono, le prenotazioni per Natale e Capodanno. In questo quadro, parlare di un turismo che vede la fine della crisi è prematuro, per non dire errato”. Questo il commento del presidente di Confturismo-Confcommercio, Luca Patanè, sul Ddl Bilancio.

“Per questo motivo il disegno di legge di bilancio deve innanzitutto prevedere la riassegnazione al turismo delle risorse, stanziate tra il 2020 e il 2021, che risultano non utilizzate in tutto o in parte alla luce delle evoluzioni registrate. Parlo di ben più di un miliardo di euro avanzato sul tax credit vacanze, ma anche dei 6 milioni del fondo a tutela dei consumatori che detengono voucher emessi a rimborso da strutture ricettive, vettori e agenzie di viaggi. La dotazione di parte corrente del fondo unico per il turismo, che il disegno di legge di bilancio istituisce per iniziative di sostegno e sviluppo, può validamente essere, almeno in questa fase, la destinazione di queste risorse da recuperare, a patto che si apra immediatamente, presso il Ministero, un tavolo di confronto con le nostre rappresentanze di categoria per ridefinirne e ampliarne le modalità di utilizzo”, conclude Patané.

 

Riforma ammortizzatori sociali: le imprese chiedono chiarimenti "urgenti" al governo

Le associazioni che rappresentano la totalità del terziario di mercato, Confcommercio, Alleanza delle Cooperative Italiane, Confesercenti, Federdistribuzione, chiedono un incontro urgentissimo per un confronto con il Presidente Draghi e con il Ministro Orlando "al fine di verificare la disponibilità del Governo a individuare misure che possano mitigare l’impatto dei costi che le imprese rappresentate dovranno sostenere a regime. In particolare, le associazioni esprimono forte preoccupazione per la sostenibilità contributiva da parte delle imprese dei nuovi e più inclusivi ammortizzatori". 

"Sarà, pertanto, necessario - prosegue la nota congiunta- garantire un periodo transitorio congruo per l’entrata a regime dei nuovi strumenti, accompagnato da idonee misure di riduzione strutturale del costo del lavoro, come pure un chiaro meccanismo di bonus-malus relativamente al rapporto tra contributi e prestazioni".

"E’, inoltre, indispensabile - conclude la nota - approfondire i meccanismi introdotti e la congruità delle nuove tutele con le specificità delle imprese di questi settori secondo il principio enunciato di un reale universalismo differenziato".

 

Ali: "Ottimi segnali per le librerie"

Per l'Associazione dei Librai Italiani sono arrivate buone notizie dall'approvazione definitiva della manovra 2022. Il presidente Paolo Ambrosini ha sottolineato gli "ottimi segnali nella legge di bilancio per le librerie: conferma e stabilizzazione di App18, conferma per il 2022 e il 2023 del fondo biblioteche e incremento nei due anni di 10 milioni per il tax credit librerie. Tutte queste misure, unite ai provvedimenti già assunti nei mesi scorsi e a quelli ai quali stiamo lavorando, rappresentano la conferma che per il Ministro Franceschini le librerie sono parte del più ampio progetto culturale per il Paese”. 

Un potenziamento della cultura in generale – prosegue Ambrosini - che dia un grande valore alle biblioteche, agli archivi e alle librerie che sono l’anima pulsante dei borghi e dei piccoli centri italiani, come lo stesso Ministro Franceschini ha sottolineato dopo l’approvazione della legge di bilancio”.

 

Fimaa: “bene la riduzione della pressione fiscale sugli investimenti immobiliari privati”

Fiaip, Fimaa e Anama accolgono con favore la manovra di bilancio ma sottolineano la “eccessiva complessità nella previsione delle proroghe dei bonus edilizi e del superbonus 110%”, evidenziando “la necessità di rendere maggiormente lineare l’estensione di tali incentivi fiscali, strategici per il rilancio di ampi settori dell’economia, proponendo di prorogarli tutti per tre anni in maniera piena con le stesse caratteristiche e le attuali aliquote”.

“Finalmente si riduce la pressione fiscale e si ragiona in maniera prospettica in relazione agli incentivi fiscali immobiliari - dichiarano i presidenti Gian Battista Baccarini, Santino Taverna e Renato Maffey - ma la proroga del superbonus 110% e di tutti i bonus edilizi, compreso il bonus facciate, deve essere piena per tre anni, mantenendo per tutti la previsione della cedibilità del credito e dello sconto in fattura, affinché tali misure siano realmente accessibili ed efficaci contribuendo alla dinamicità del mercato immobiliare. Siamo infatti convinti che il reale fattore vincente di tutta l’impostazione dei bonus legati all’immobiliare sia stata, e continui ad essere, la possibilità per il contribuente di avere un beneficio immediato attraverso la cessione del credito o lo sconto diretto in fattura. Procedura che insisteremo affinché sia mantenuta anche per il futuro”.

“Lavoreremo in questa direzione nel corso dell’iter parlamentare - concludono i tre presidenti - in questo modo si agevolerà concretamente, incentivandolo, il processo di riqualificazione energetica e di consolidamento sismico del patrimonio immobiliare, abbellendolo, valorizzandolo e rendendolo ancora più attrattivo a beneficio della comunità e dell’intera economia nazionale”.

 

Angaisa: “Si rischia una paralisi dei cantieri”

Angaisa, l’Associazione nazionale dei distributori idrotermosanitari aderente a Confcommercio ha accolto favorevolmente la proroga di bonus, superbonus e soprattutto sconto in fattura e cessione del credito. L’unica perplessità riguarda il nuovo provvedimento antifrode introdotto dal governo. Secondo l’Associazione, infatti, con il nuovo decreto si rischia una paralisi progressiva dei cantieri, rendendo meno attrattivi i bonus fiscali del settore edile.

“Comprendiamo perfettamente - ha spiegato il presidente Maurizio Lo Re - gli obiettivi che il legislatore si è posto: legalità, correttezza, trasparenza, valori assolutamente prioritari che non possiamo non condividere, ma per continuare a svolgere il nostro ruolo abbiamo bisogno di poter contare di regole chiare e coerenti”.

Nel nuovo decreto antifrode, infatti, l’obbligo del visto di conformità e la certificazione di congruità delle spese è stato esteso a tutti i bonus, a prescindere dall’effettiva entità dei lavori a cui gli incentivi sono collegati. “Il rischio - ha proseguito Lo Re - è che chi stava valutando possibili investimenti attenda tempi migliori”. Uno scenario che l'edilizia non si può permettere visto che contribuirebbe per l’1,6% alla crescita del Pil stimata nel 2021 al 6,7%

Angaisa ha quindi proposto alle istituzioni di riservare l’obbligo di conformità e asseverazione solo agli interventi di una certa entità e di carattere strutturale.

È necessario intervenire nel più breve tempo possibile adottando qualche correttivo. Facciamo appello al governo affinché non venga interrotto il circolo virtuoso della riqualificazione degli immobili e dell’efficientamento energetico, legato al bonus ristrutturazioni e all’ecobonus”, ha concluso Lo Re.

 

Nessuna misura di sostegno per la rete di vendita della stampa, edicolanti preoccupati

Con una nota unitaria indirizzata al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giuseppe Moles, e ai relatori in Commissione al Senato della Legge di Bilancio, le associazioni di categoria degli edicolanti (Snag-Confcommercio, Sinagi affiliato Slc Cgil, Uiltucs Giornalai, Fenagi Confesercenti e Cisl Giornalai), hanno espresso “grave preoccupazione per l’assenza in legge di bilancio di qualsivoglia misura a sostegno della rete di vendita delle edicole”.  

Le sigle auspicano che “nel percorso di approvazione parlamentare possano essere introdotti opportuni correttivi affinché vengano estese anche alle edicole le forme di sostegno ora riservate alle sole imprese editoriali e vengano prorogati strumenti di sostegno essenziali per la sopravvivenza della rete, quali il bonus edicola e il tax credit edicole, anche per il 2022/2023” e chiedono di prendere in considerazione “gli emendamenti presentati a sostegno della rete di vendita delle edicole, tenuto conto del ruolo e della funzione di servizio di interesse generale che le edicole svolgono nella diffusione paritaria della stampa”.

 

“Se si vuole veramente tutelare il diritto all’informazione – commenta il presidente di Snag-Confcommercio, Andrea Innocenti - deve essere tutelata anche la rete di vendita della stampa. In legge di bilancio non c’è nessuna misura per l’anello più debole della filiera editoriale rappresentato dalle edicole che sono il naturale luogo di incontro tra informazione di qualità e lettori. Se veramente si ha a cuore il diritto ad una informazione pluralista e il contrasto alle fake news bisogna proteggere anche il luogo dove questi diritti trovano realizzazione. Non dimentichiamo poi che quasi il 90% dei ricavi diffusionali delle imprese editoriali deriva dalle vendite in edicola”.

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