Audizione Confcommercio su manovra: margini stretti

Giusta la concentrazione delle risorse sul versante del contrasto caro-energia. Rafforzare gli interventi per il credito e le scelte di riduzione del cuneo fiscale e contributivo

Audizione Confcommercio su manovra: margini stretti

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2 dicembre 2022
197/2022

“La conferma di una crescita congiunturale di mezzo punto percentuale, nel terzo trimestre dell’anno, è un risultato importante per l’economia italiana. Esso è rafforzato dall’aumento del numero di occupati ad ottobre, anche se preoccupano le difficoltà del lavoro autonomo. Sono performance che evidenziano il ruolo del terziario di mercato nel promuovere importanti accelerazioni del livello dell’attività produttiva diffuse a molti settori. Ma l’inflazione core, sebbene al di sotto della media europea, è ormai oltre il 6%. Gli impatti negativi sulla spesa delle famiglie - e quelli conseguenti sul PIL - sono certi. A causa di un peggiore profilo dei consumi, le nostre valutazioni per il 2023 sono però meno favorevoli di quelle della NADEF, con un PIL in crescita dello 0,3% a fronte dello 0,6% dei documenti ufficiali”: così Luigi Taranto, Segretario Generale di Confcommercio-Imprese per l’Italia, ha sintetizzato le valutazioni della Confederazione sulle prospettive dello scenario economico in sede di audizione parlamentare sui contenuti del disegno di Legge di Bilancio per il prossimo anno.  

“Come è noto - ha proseguito Taranto - i margini d’intervento della finanza pubblica sono stretti. Riteniamo, allora, corretta la concentrazione delle risorse mobilitabili sul versante del contrasto degli impatti del caro-energia. Sollecitiamo, comunque, ogni utile rafforzamento delle misure messe in campo. E ciò con particolare riferimento ai crediti d’imposta ‘energetici’ ed alla estensione della sterilizzazione degli oneri generali di sistema nel settore elettrico a tutte le utenze con potenza disponibile superiore ai 16,5 kW. Richiamiamo, inoltre, la necessità di prorogare, almeno per tutto il 2023, la data prevista per il superamento della maggior tutela di prezzo per le forniture di energia elettrica delle microimprese con potenza pari o inferiore ai 15 kW. Quanto al contributo di solidarietà temporaneo introdotto per il 2023 dall’articolo 28, evidenziamo che vengono assoggettate a tassazione anche le imprese che esercitano esclusivamente l’attività di distribuzione e commercio di prodotti petroliferi. Ma tali imprese operano all’interno della filiera della distribuzione di carburanti come meri price taker, non trovandosi, quindi, nella possibilità di influenzare il prezzo di mercato. Del resto, lo stesso Regolamento (UE) 2022/1854 ha tracciato un chiaro perimetro per individuare i soggetti interessati dalla misura solidaristica, escludendo chiaramente la catena intermedia di distribuzione e rivendita dei carburanti. L’articolo 28 va, dunque, conseguentemente rivisto.”

“Bene - ha proseguito - lo stanziamento di 200 milioni di euro in favore delle imprese di autotrasporto per mitigare gli effetti del caro gasolio impiegato in veicoli di categoria euro 5 o superiore. Ne andrebbe esplicitamente prevista la possibilità di fruizione da parte delle imprese attraverso lo strumento del credito d’imposta. Le tensioni sui mercati energetici stanno però colpendo duramente tutto il sistema dei trasporti. Interventi di sostegno andrebbero, dunque, disposti anche in favore del trasporto marittimo, del trasporto ferroviario e per il trasporto combinato via mare e via ferro. Da rafforzare anche le dotazioni per il Fondo unico nazionale per il turismo di parte corrente e per il settore della cultura. Gli impatti delle modifiche apportate alla disciplina del superbonus evidenziano, tra l’altro, la necessità di un intervento di proroga del termine del 25 novembre 2022 per l’effettuazione della CILA”.

“Lo scenario dell’attuale crisi energetica - ha osservato ancora il Segretario Generale di Confcommercio - aggrava, comunque, i rischi di crisi d’impresa, nel nostro Paese, per i prossimi anni. In tale contesto, è, allora, necessario prorogare, anche per gli esercizi 2022 e 2023, le norme ‘emergenziali’ temporanee in materia di capitale sociale ed ammortamenti. Il fabbisogno di liquidità correlato agli abnormi rincari del prezzo dell’energia permane poi elevato. La dotazione per il Fondo di garanzia per le PMI andrebbe, allora, incrementata dagli attuali 800 milioni di euro ad un miliardo. Andrebbero inoltre potenziati - attraverso ulteriori interventi di garanzia pubblica - gli strumenti già esistenti in favore della ristrutturazione dei prestiti. Va poi ribadita la necessità di riattivare con urgenza la c.d. moratoria ex-lege dei debiti bancari. Tale intervento andrebbe negoziato anche a livello europeo”.

In materia di politiche per il lavoro, Taranto ha sottolineato “l’esigenza di più incisivi interventi di riduzione del cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro, tenendo particolarmente conto della maggiore onerosità dei nuovi ammortizzatori sociali per le imprese del terziario di mercato, e la  necessità di confermare, per il 2023, le aliquote contributive ridotte, così come disciplinate per il 2022”, sollecitando anche misure di detassazione degli aumenti derivanti dalla contrattazione collettiva nazionale ed interventi strutturali per l’esenzione fiscale del welfare aziendale di derivazione contrattuale. Sempre in tema di welfare, Taranto ha poi rammentato la necessità, per il lavoro autonomo professionale, “di rendere strutturale l’ISCRO - indennità straordinaria di continuità reddituale ed operativa - prevedendo una riduzione dallo 0,51% allo 0,28% della contribuzione anche per il 2023”.

“Sul versante della sanità - ha concluso Taranto - occorre rivedere con urgenza l’attuale meccanismo del cosiddetto payback sulle forniture ospedaliere di dispositivi medici, a partire dall’articolo 18 del decreto Aiuti Bis. La previsione dell’obbligo per le imprese fornitrici di rimborsare alla Regioni fino al 50% delle spese per l’approvvigionamento effettuate in eccesso - per un valore che, per il solo primo quadriennio di attuazione 2015-2018, è superiore a 2 miliardi di euro - rischia di compromettere la tenuta di un settore composto da piccole e medie imprese, e l’intero sistema delle forniture ospedaliere”.  

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