Confcommercio su Def: secondo le nostre stime, Pil 2022 piu’ prossimo al 2% che al 3% con inflazione al di sopra delle previsioni del Def. Agire per la crescita

Confcommercio su Def: secondo le nostre stime, Pil 2022 piu’ prossimo al 2% che al 3% con inflazione al di sopra delle previsioni del Def. Agire per la crescita

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11 aprile 2022
73/2022

Le indicazioni del DEF appaiono sostanzialmente condivisibili nella dimensione quantitativa e nella struttura logica che la sostiene, pur con alcune perplessità sulle dimensioni della crescita - per valutazioni forse ‘ottimistiche’ - e sulle conseguenti implicazioni per l’evoluzione dei conti pubblici. Secondo le nostre stime, è probabile che, nell’anno in corso, l’inflazione si attesti al di sopra delle previsioni del DEF (+5,8%). Anche attenendosi alle valutazioni del Governo, appare comunque evidente l’implicazione in termini di riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. Inoltre, anche a prescindere da più gravi rischi di interruzione delle forniture energetiche dalla Russia, l’equilibrio economico-finanziario di moltissime imprese appare compromesso, già agli attuali prezzi energetici, anche nel comparto dei servizi. Sulla base di questi elementi, è verosimile immaginare un quadro macroeconomico tendenziale fortemente ridimensionato nelle performance, con un incremento del PIL, nell’anno in corso, più prossimo al 2% che non al 3%: così Confcommercio durante l’audizione sul DEF alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Per l’anno in corso – prosegue la nota - il peggioramento di circa mezzo punto percentuale del disavanzo in rapporto al PIL tra lo scenario tendenziale e quello programmatico rende disponibili poco meno di 10 miliardi di euro da impegnare in misure anticicliche per contrastare gli impatti del caro-energia ed altre crisi settoriali, generando un moderato effetto espansivo corrispondente al differenziale di crescita di due decimi tra scenario programmatico e scenario tendenziale. Va altresì ricordato che circa 4,5 miliardi dei suddetti 10 sono destinati al ripristino di fondi utilizzati a parziale copertura del decreto-legge n. 17 del 1 marzo 2022. I circa 5 miliardi residui sono evidentemente insufficienti rispetto all’obiettivo di un adeguato contenimento degli impatti economici e sociali di uno scenario in cui una pandemia ancora non conclusa si incrocia con l’apertura di un teatro di guerra in Europa.

Agire per la crescita resta, dunque, la priorità. Va fatto attraverso riforme ed investimenti e con la più opportuna ‘flessibilizzazione’ del PNRR in ragione di scenari geopolitici ed economici che impattano sui suoi cantieri progettuali ed operativi e pongono in evidenza l’esigenza del perseguimento di nuovi obiettivi strategici di sicurezza ed indipendenza a partire dal terreno della politica energetica. Agire per la crescita: anche sostenendo i consumi con scelte mirate di riduzione del prelievo IVA e dando impulso all’occupazione e al rinnovo degli accordi contrattuali sia intervenendo sul versante del cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro, sia attraverso misure di detassazione degli accordi contrattuali. Agire per la crescita: supportando le esigenze finanziarie delle imprese attraverso le garanzie per l’accesso al credito e moratorie e ristrutturazioni di più lungo termine dei prestiti bancari.

Sono necessarie ed urgenti comuni scelte europee: un nuovo fondo europeo di resilienza dedicato a fronteggiare gli impatti delle sanzioni nei confronti della Russia e del caro-energia, nonché un disegno di politica energetica europea che consenta di perseguire obiettivi di sicurezza e di progressiva indipendenza strategica. E ciò anche attraverso una realistica revisione del pacchetto Fit for 55 all’insegna della più che mai necessaria convergenza tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica e sociale.

Intanto, anche nel nostro Paese, andrà fatto di più e meglio per la sicurezza e la diversificazione delle fonti dell’approvvigionamento energetico, nonché per la riforma organica degli oneri generali di sistema e della fiscalità energetica. Nell’immediato, vanno rinnovati, potenziati e resi più inclusivi i crediti d’imposta accessibili anche da parte di soggetti non rientranti nel novero dei tradizionali “energivori” o “gasivori”. Andrebbe altresì previsto un meccanismo automatico di proroga del beneficio in caso di permanente criticità dei prezzi energetici. Analogo meccanismo dovrebbe operare in riferimento alla sterilizzazione delle aliquote relative agli oneri generali di sistema in favore di utenze domestiche e non domestiche. Andrebbero resi più incisivi e strutturali gli interventi in materia di accise.

Va poi rammentato che, in Italia, circa un terzo dei consumi energetici complessivi è riconducibile ai trasporti. Vanno dunque attentamente valutati gli impatti degli scenari energetici sul comparto. In particolare, la portata degli interventi di supporto - misure contro il caro-carburanti e ristori per le imprese colpite dalla crisi - andrebbe resa coerente con la durata delle tensioni sui prezzi dei prodotti energetici.

Su un piano più strutturale – conclude Confcommercio - attuazione del PNRR e del Piano Nazionale Complementare dovrebbero strategicamente mirare al più compiuto impulso alla resilienza ed alla competitività del sistema italiano dei trasporti e della logistica.

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