Indagine Confcommercio: criminalità in aumento nel terziario, 40mila imprese a rischio usura - Asset Display Page

Crisi di liquidità e stagnazione dei consumi favoriscono l’esposizione delle imprese a fenomeni criminali. Turismo e Sud i più colpiti

Indagine Confcommercio: criminalità in aumento nel terziario, 40mila imprese a rischio usura

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9 ottobre 2020

In un contesto generale in cui il clima di fiducia e l’occupazione mostrano qualche timido segnale di miglioramento, la ripresa dei consumi è ancora molto debole e insufficiente a favorire una ripresa in grado di dissolvere l’incertezza che ancora domina le prospettive a breve della nostra economia. In questo scenario, i maggiori problemi per le imprese del terziario sono rappresentati dalla perdita di fatturato, lamentata da quasi il 38% degli imprenditori, e dalla mancanza di liquidità che, insieme alla difficoltà di accesso al credito, rappresenta un forte ostacolo all'attività per il 37% delle imprese; problematiche a cui si devono aggiungere anche le difficoltà derivanti dagli adempimenti burocratici e dalla gestione delle norme sanitarie. Tutto questo rende sempre più fragile il sistema imprenditoriale - che, dal 2019 ad oggi, vede quasi raddoppiato il numero di imprese che non hanno ottenuto il credito richiesto - risultando, pertanto, sempre più esposto al rischio usura. Sono, infatti, circa 40mila le imprese seriamente minacciate da questo fenomeno che risulta in crescita e che è ancora più grave, in particolare, nel Mezzogiorno e nel comparto turistico-ricettivo.

Questi i principali risultati che emergono da un’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio sulla percezione dell’usura tra le imprese del commercio e dei servizi (documento integrale disponibile su www.confcommercio.it).

I principali risultati dell'indagine

Da aprile ad oggi le imprese del commercio al dettaglio, dell’abbigliamento, della ristorazione e quelle del comparto turistico (strutture ricettive e balneari) hanno dovuto affrontare una serie di problematiche che hanno complicato ulteriormente la gestione della loro attività. Tra queste, le principali sono state la riduzione del volume d’affari (37,5%), la mancanza di liquidità e le difficoltà di accesso al credito (36,9%), la gestione delle procedure per adeguarsi alle norme sanitarie (13,5%) e le problematiche connesse agli adempimenti burocratici (12,1%) (fig. 1).

Fig. 1 - Da aprile ad oggi, la Sua attività ha dovuto far fronte alle seguenti situazioni? (somma risposte molto+abbastanza)

Fonte: indagine Confcommercio-SWG, settembre 2020 - Grafico sulle difficoltà vissure dalle imprese
 

Sul tema del credito, nonostante l’intervento del Fondo di garanzia per le Pmi abbia garantito dal 17 marzo al 5 ottobre (con il "Cura Italia" e poi con il decreto "Liquidità") circa 924mila operazioni fino a 30mila euro per un finanziamento complessivo di oltre 18 miliardi di euro, è ancora elevata la quota di imprese (quasi 290.000 nel 2020) che non hanno ottenuto il credito richiesto (fig.2) risultando, pertanto, potenzialmente esposte al rischio usura.

Fig. 2 – Numero di imprese potenzialmente a rischio usura

Fonte: indagine Confcommercio-SWG, Osservatorio credito Confcommercio-Format, Banca d'Italia - Le imprese a rischio di usura

Si può dire, in un certo senso, che la liquidità è il discrimine tra mantenere l'attività delle imprese o chiuderla: si può assorbire una perdita, ma senza liquidità l’attività non può proseguire. Per questo è prioritario prorogare la moratoria dei debiti bancari, rafforzare ulteriormente l’azione del Fondo centrale di garanzia per le Pmi e valorizzare il ruolo dei Confidi promossi dalle associazioni di categoria.

È dunque evidente che la situazione di fragilità in cui si sono venute a trovare le imprese durante e dopo il lockdown - a causa soprattutto del combinato disposto del crollo dei consumi, della mancanza di liquidità anche per effetto della stretta creditizia e dell’aumento dei costi legati al rispetto delle normative igienico-sanitarie – abbia, di fatto, costretto un numero sempre maggiore di imprese a ricorrere a prestiti al di fuori del mercato ufficiale (fig. 3). La quota di imprese fortemente a rischio usura, o soggette a tentativi di acquisizione anomala dell’attività, secondo le esperienze dirette degli imprenditori, è pari al 13-14%, percentuale leggermente maggiore di quella rilevata da un'altra analisi a giugno (10%). Se moltiplichiamo questa percentuale per il potenziale a rischio usura si arriva a 30-40mila imprese in pericolo. Un fenomeno che presenta accentuazioni particolarmente significative nel Mezzogiorno e presso le strutture ricettive dove le percentuali risultano doppie.

Fig. 3 - Negli ultimi 6 mesi lei ha sentito parlare o è venuto a conoscenza di situazioni come quelle che le descriviamo di seguito?

Fonte: indagine Confcommercio-SWG, settembre 2020; indagine Confcommercio-Format, maggio 2020 - La percezione degli imprenditori sul fenomeno dell'usura

In questa situazione, il 30% degli imprenditori, pur riconoscendo di avere un sostegno dall'azione delle Forze dell’ordine (oltre che dalle associazioni imprenditoriali), dichiara tuttavia di sentirsi solo di fronte al pericolo di infiltrazioni della criminalità.

 

TradeTalk - Indagine Confcommercio "Criminalità e usura"

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