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Fase 2: le linee guida di Confcommercio per riaprire in sicurezza

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8 maggio 2020

Con l’avvio della Fase 2, Confcommercio ha elaborato alcune linee guida per la riapertura delle imprese del commercio al dettaglio, della ristorazione, del turismo e dei servizi. La Confederazione, nel rispetto delle misure sanitarie richieste alle imprese in merito alla prevenzione sul lavoro del rischio di contagio e sulla base dei Protocolli d’intesa del 26 marzo, siglato con Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, e del 24 aprile, sottoscritto con Cgil, Cisl, Uil e tutte le parti datoriali, ha predisposto un documento per consentire, da subito, la ripartenza in sicurezza dei settori di attività ancora sottoposti a chiusura.

Il documento, che affronta la questione riaperture in termini di filiera, evidenzia la necessità di una regia nazionale per la definizione delle regole di sicurezza che devono essere poche, certe e sostenibili dal punto di vista economico per le imprese. La capacità di autoregolarsi degli imprenditori, che è alla base delle linee guida, è già stata, peraltro, dimostrata con le attività che sono rimaste aperte in questi mesi, come la distribuzione alimentare che ha affrontato in sicurezza questo difficile periodo.

Tra le linee guida contenute nel documento: fornitura di dispositivi di protezione individuale e adozione di misure organizzative, come smart working o turni di lavoro, per ridurre al minimo le presenze e garantire il distanziamento tra lavoratori e rispetto a terzi (es. clienti, fornitori, ecc.); individuazione della procedura da seguire, rispondente alle disposizioni di igiene pubblica, in caso di sintomi da Coronavirus per lavoratori o terzi presenti nel luogo di lavoro; esposizione in azienda di tutte le informazioni, procedure e misure igienico-sanitarie e comportamentali per essere conosciute da lavoratori e terzi che accedono ai luoghi di lavoro. Altro criterio base, la presenza sul luogo di lavoro di adeguati sistemi per il lavaggio e la disinfezione delle mani e la distinzione tra pulizia e igienizzazione degli ambienti, affidata direttamente agli imprenditori, rispetto alla sanificazione prevista soltanto in specifici casi. Viene richiesto poi un intervento normativo che chiarisca una volta per tutte due aspetti specifici: che l’eventuale infezione di un lavoratore, con relativa copertura da parte dell’Inail, non comporti responsabilità per il datore di lavoro che dimostri di avere adottato ed attuato le misure di prevenzione dal contagio e che questa stessa procedura venga adottata anche per terzi che accedono ai luoghi di lavoro.

"Sarà infine necessario – conclude Confcommercio - fornire indicazioni certe e le relative strumentazioni ai medici di base per consentire loro di certificare il rientro al lavoro in totale sicurezza dei lavoratori che siano risultati assenti per malattia".

 

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