Confcommercio su banda larga: necessario un tavolo di lavoro sull'innovazione

Lettera aperta al ministro Scajola109/2009

Confcommercio su banda larga: necessario un tavolo di lavoro sull'innovazione

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9 novembre 2009
109/09

 

 

109/09
Roma, 09.11.09

 

 

 

Lettera aperta al ministro Scajola

 

CONFCOMMERCIO SU BANDA LARGA:

NECESSARIO UN TAVOLO DI LAVORO SULL’INNOVAZIONE

 

 

“E’ con grande attenzione e preoccupazione che stiamo seguendo, in questi ultimi giorni, il dibattito sui fondi destinati alla banda larga, il cui sviluppo costituisce uno dei passi indispensabili per portare il nostro Paese a livelli di modernità e di competitività congruenti agli standard degli altri Paesi industrializzati” questo l’incipit della lettera aperta al ministro Scajola da parte di Giorgio Rapari, presidente  della Commissione Innovazione tecnologica e Sviluppo di Impresa di Confcommercio e presidente di Assintel.

 

“Congelare i fondi previsti per la banda larga  - continua la lettera - significa avere una visione miope, a breve periodo. Quei fondi, infatti, non solo renderebbero le nostre imprese più competitive sul mercato, ma contribuirebbero a creare  nuovi posti di lavoro”.

 

Confcommercio chiede quindi  “l’apertura di un Tavolo di Lavoro per l’Innovazione, che veda la partecipazione anche del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione e le maggiori Associazioni di categoria dell’ICT al fine di confrontarsi in tempi brevi sulle misure strategiche da attuare e sugli altri interventi di sostegno all’Innovazione, come ad esempio, la rottamazione dell’Hardware (Personal Computer, Server, Stampanti) e dei Software desueti (di base e applicativi), sia per le imprese di tutti i settori - attraverso meccanismi di credito d’imposta - sia per i cittadini, con sgravi e riduzione dell’IVA così come avviene in altri stati europei”.

 

“Misure semplici, concrete – conclude la lettera -  ma dalla grande efficacia, che considerino il tessuto economico italiano nella sua accezione più ampia e veritiera: non siamo più un’economia industriale ma del Terziario, costituita per la stragrande maggioranza da micro e piccole imprese che producono servizi. Questa è la realtà, e adeguarvisi è ormai l’imperativo necessario per evitare uno scollamento con le reali esigenze del Paese”.

 

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