Confcommercio su Pil: economia ancora in "convalescenza"

Ripartire dal capitale fiduciario delle famiglie61/2009

Confcommercio su Pil: economia ancora in "convalescenza"

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10 giugno 2009
61/09

 

 

61/09

Roma, 10.06.09

 

 

Ripartire dal capitale fiduciario delle famiglie

 

Confcommercio su Pil: economia ancora in “convalescenza”

 

 

Una flessione frutto della grave caduta degli investimenti (-15%), del peggioramento del saldo estero e di un nuovo calo dei consumi delle famiglie (-2,6% in termini reali), anche se quest’ultimo è certamente più contenuto di quello del Pil a dimostrazione di una potenziale vitalità della propensione al consumo, testimoniata negli ultimi mesi dal buon risultato dei provvedimenti d’incentivazione all’acquisto di autovetture intestate a privati: questo il commento dell’Ufficio Studi Confcommercio ai dati sul Pil diffusi oggi dall’Istat

 

L’eccezionale riduzione del prodotto lordo sintetizza una situazione di difficoltà per tutti i settori produttivi, compreso il turismo incoming che, per due trimestri consecutivi (ultimo 2008 e primo del 2009), ha fatto registrare una contrazione tendenziale superiore all’8%. E in particolar modo per quei servizi che vivono di domanda interna e non possono usufruire di rendite di posizione. Il comparto del commercio, alberghi, trasporti e comunicazioni denota, infatti, una riduzione del valore aggiunto in termini tendenziali che sfiora il 6,5% e che rappresenta la battuta d’arresto produttiva più pesante dopo quella dell’industria in senso stretto (-17% circa).

 

Pur ritenendo che la fase peggiore della crisi è alle spalle, in questo contesto – conclude Confcommercio – è urgente una riflessione sui difetti strutturali del nostro sistema sociale e produttivo: dalle liberalizzazioni dei settori protetti al rilancio delle politiche di investimento sul capitale umano, dalla realizzazione delle infrastrutture necessarie alla riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro, finanziata con tagli alla spesa pubblica improduttiva. Questo, per scongiurare il pericolo che, dopo la recessione, si torni a crescere con ritmi di sviluppo assolutamente inadeguati rispetto alle legittime aspirazioni di famiglie e imprese.

 

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