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LE NOTIZIE DALLE ASSOCIAZIONI PROVINCIALI

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10 aprile 2020

Confcommercio Roma: arriva un "pronto soccorso" per le imprese

Confcommercio Roma ha creato una task force di 40 professionisti, e ha dato il via a un servizio gratuito anche per i non associati, per districarsi nelle tante pratiche da fare in questo momento di emergenza. È una consulenza sia telefonica che in video conferenza a negozianti e piccoli imprenditori. E finora vi sono state oltre 2000 tra call e video call: è in attività anche la domenica, ed è sia un punto di ascolto professionale, sia si possono offrire consulenze tecniche per tutti coloro che non sanno come orientarsi. Dal commercialista al tributarista, dal giuslavorista al civilista semplice sono disposti a dare il loro aiuto per gli adempimenti di ogni categoria: da come si fa ad ottenere la cassa integrazione in deroga per i dipendenti, a come devono districarsi tra le varie ordinanze, o come attivare le procedure per cercare di ottenere fondi e finanziamenti. Questo gruppo di lavoro risponde al numero 06. 68437620 o alla mail info@confcommercio roma. it. "Dopo un primo briefing alle 8 di mattina, raccogliamo le diverse domande che ci vengono via mail dalle imprese - spiega il direttore della Confcommercio, Pietro Farina - poi i nostri 40 esperti si mettono in contato con le istituzioni per avere i chiarimenti necessari e quindi richiamano i titolari delle imprese. Da questa settimana partirà anche un servizio di assistenza psicologica gratuita, anche perché molti temono di non farcela a riaprire". E intanto dalla banca Intesa Sanpaolo sono arrivati due miliardi di euro per sostenere le imprese associate a Confcommercio: un plafond notevole (per tutta Italia) finalizzato a sostenere le imprese per garantire la gestione dei pagamenti urgenti e le esigenze immediate di liquidità. Un’iniziativa che è « parte integrante delle misure che Intesa Sanpaolo ha messo a disposizione delle imprese e delle famiglie del Paese a supporto della gestione del circolante, della liquidità e della sospensione delle rate dei finanziamenti in essere», come è scritto in un comunicato. "Una misura straordinaria di sostegno al fine di contribuire a garantire concretamente la continuità produttiva, a fronte del rallentamento della domanda interna ed estera che la situazione di crisi attuale ha determinato, e per sostenere le imprese con la finalità di garantire la gestione dei pagamenti urgenti e le esigenze immediate di liquidità".

Confcommercio Campania: "Pensare a fase 2 già dal 14 aprile"

"La fase 2? C'è un mondo da disegnare e riteniamo che questo andava già fatto. Il piano della discussione dell'emergenza economica viene un minuto dopo quello dell'emergenza sanitaria, ma quel minuto è già arrivato". Così Pasquale Russo, direttore generale di Confcommercio Campania. "Siamo consapevoli - spiega - che gli sforzi sono stati giustamente concentrati tutti sul contenimento del virus, ma non possiamo dimenticare che c'è un'altra gravissima emergenza che rischia di non essere meno grave di quella sanitaria, che è quella sociale. I dati continuano a peggiorare, le previsioni sono sempre più pessimistiche, si rischia concretamente una depressione economica e le depressioni economiche innescano, soprattutto nei territori economicamente più fragili, dei fenomeni sociali molto rischiosi". Russo ricorda che "potremo dire di essere tornati tutti liberi solo quando sarà disponibile il vaccino, e dalle notizie apprendiamo che nella migliore delle ipotesi sarà disponibile tra circa un anno. Nessun paese può permettersi un lockdown fino al 2021, quindi dobbiamo programmare il periodo di accompagnamento e come gestire la fase intermedia, che dovrà poi terminare con la fine dell'emergenza e dell'epidemia". Secondo il dg di Confcommercio Campania "qualcosa in questo senso potrebbe esserci già nel prossimo Dpcm del 14 aprile", quando cioè scadranno le misure previste dal Dpcm in vigore. "Dev'essere un percorso per step - spiega - anche perché cominciare in maniera graduale e limitata ci aiuterebbe anche a capire se le riaperture sono fatte nella maniera giusta e senza compromettere il lavoro fatto finora sul fronte sanitario". Già dal 14 aprile, immagina Russo, "si potrebbe cominciare a ragionare sulle attività che hanno un impatto meno rilevante ai fini degli assembramenti, del contatto tra le persone". Per quanto riguarda la Campania, Russo ricorda che "qui abbiamo un unicum: il divieto delle consegne a domicilio di cibi cotti. Mi aspetto che venga sbloccata subita la possibilità di fare le consegne, per recuperare almeno un minimo sul fronte delle attività di ristorazione". L'auspicio per la fase 2, per quanto riguarda la attività di ristorazione, "è che si possa consentire la riapertura delle attività ma in una dinamica evidentemente diversa, mettendo in atto le procedure di suddivisione e organizzazione degli spazi che consentano un effettivo distanziamento sociale". Per quanto riguarda le attività di commercio invece "riteniamo che, con le giuste prescrizioni e procedure di sicurezza, potrebbero già gradualmente riprendere a lavorare con la fase 2".

Confcommercio Veneto: "Servono idee chiare e tempi certi per la ripresa"

"Serve subito una cabina di regia per non lasciare nulla al caso e sfruttare al meglio il tempo che ci separa dalla ripresa, ovvero dalla cosiddetta "fase 2" del Covid-19." E' la richiesta, pressante, che il presidente di Confcommercio Veneto e Confcommercio Padova, Patrizio Bertin, rivolge alla Regione, pur se l'obiettivo primario è evidentemente il governo. "Dobbiamo trovarci preparati - sottolinea il presidente - per evitare che nel momento della ripresa non ci siano le idee più che chiare. Leggo di pressioni da parte del mondo industriale, ma vorrei che non passasse in secondo piano la sofferenza delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi". "Il quadro, al riguardo, è decisamente allarmante.  Almeno il 30 per cento delle nostre imprese - continua Bertin - se la chiusura dovesse protrarsi oltre giugno, non riusciranno a rimanere sul mercato nonostante l'impegno dell'Ascom, che sta fornendo ogni assistenza possibile. Questo significa che migliaia di famiglie, quelle degli stessi imprenditori e quelle dei loro dipendenti, andranno verso un vero e proprio dramma che rischia di sfociare in scelte drastiche di cui, purtroppo, nel nostro territorio, è ancora vivissimo il ricordo". "Se dunque serve senso di responsabilità, serve anche un piano che possa stabilire, con precisione, come e quando si potrà ripartire. Perché ripartire è obbligatorio. La gradualità credo sia un dato acquisito - precisa - ma serve anche poter sapere quali sono le condizioni per poter riaprire. Abbiamo la necessità di programmare un ritorno ad una seppur parziale "normalità" pur con tutte le salvaguardie del caso, ma deve essere chiaro che anche commercio, turismo e servizi devono poter ripartire. Io credo che le nostre imprese siano nella condizione di attuare tutte quelle forme di contrasto alla diffusione del contagio che la scienza ci indica, senza per questo procrastinare "sine die" una ripresa che, se ben studiata, ci permetterà di rispettare le norme sanitarie senza distruggere un patrimonio imprenditoriale che rischia di andare irrimediabilmente perduto". "Dunque, programmare e, soprattutto, far partecipare alla cabina di regia, tutte le parti in causa, associazioni di categorie comprese. Il comparto del terziario - conclude Bertin - è al limite di un default che né i 600 euro, né la cassa integrazione, né tantomeno i crediti dalle banche, avranno la possibilità di evitare. Anche perché, di soldi veri, finora, nessuno ha visto il becco di un quattrino. E intanto il tempo passa e la disperazione, come testimoniano le due donne annegate in laguna, aumenta!".

Confcommercio Rimini: "Ci sentiamo presi in giro"

Alla luce dell'emergenza legata alla diffusione del coronavirus "se alla lettura del decreto Cura Italia ci siamo sentiti traditi, guardando il decreto Liquidità possiamo dire di ritenerci presi in giro. Non sono queste le misure di sostegno giuste per le micro e piccole imprese, per i commercianti, per chi gestisce i pubblici esercizi, per gli artigiani e gli altri i piccoli imprenditori". E' quanto sostiene il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino, secondo cui "non è chiedendo alle imprese di indebitarsi che si risolve questa grave crisi economica in cui già ci troviamo". A giudizio del numero uno della Confocommercio riminese, "se gli esperti non sono riusciti a spiegarlo al governo, cercherò di farlo io da Rimini: alle micro e piccole imprese, quelle che sostengono l'economia del Paese, servono indennizzi per i mancati introiti e sostegni a fondo perduto, non certo aggiunte di altri debiti a quelli che per la maggior parte hanno già in piedi dopo la tremenda crisi iniziata nel 2008 e mai di fatto terminata". E questo, argomenta ancora Indino, perché "le imprese sono già abbastanza esposte: lo Stato non può e non deve chiedere loro altri sacrifici, pena vederle chiudere una dopo l'altra. Saranno spazzati via soprattutto i piccoli, esattamente quelli che danno vivacità alle nostre città e al nostro turismo, alla nostra vita sociale. E' mai possibile - conclude - che tutti ormai si sciacquino la bocca parlando dell'importanza del turismo e poi quando si entra nello specifico, i provvedimenti prendano altre vie? Industria, agricoltura, export… e per le imprese che concorrono all'offerta turistica restano solo le briciole".

Confcommercio Sicilia: "Serve un graduale ritorno alla normalità" 

"Entro sabato dovrebbe essere varato il nuovo Dpcm in cui si dovrebbe prevedere la ripresa di alcune delle attività produttive classificate a basso rischio di contagio. In quest'ottica è quindi probabile che riaprano le aziende delle filiere essenziali, come quella alimentare e quella farmaceutica, e anche l'agricoltura e la manifattura. A queste misure, però, bisognerebbe anche pensare di aggiungere altri segnali di riapertura per il ritorno graduale alla normalità, come ad esempio dare la possibilità di iniziare a sistemare la spiaggia o di fare i lavori di restyling negli stabilimenti balneari, o ulteriori proroghe per i versamenti di alcuni tributi". A dirlo è il presidente di Confcommercio Sicilia, Francesco Picarella, per il quale saranno "le attività stagionali quelle più colpite da questa emergenza e, di conseguenza, a soffrire maggiormente saranno i lavoratori stagionali del turismo". "Al turismo sono legate migliaia di aziende che occupano un ruolo fondamentale all'interno del tessuto economico siciliano - avverte -, ma molte rischiano di non riaprire o di venire travolte dall'ondata Coronavirus, tenendo in considerazione anche un possibile incremento dei costi di gestione legati alle nuove normative in tema di sicurezza". Turismo e non solo. Perché a pagare i costi dell'emergenza Covid-19 saranno anche "le attività legate alla pesca e all'artigianato locale che vivono un clima di totale incertezza". Ecco perché l'invito da parte di Confcommercio Sicilia è "quello di investire sul locale, proponendo di acquistare prodotti della nostra terra e di viaggiare nel nostro territorio". Né possono essere dimenticati, avverte il numero uno di Confcommercio Sicilia "bar e ristoranti che stanno soffrendo la chiusura obbligata. E' chiaro che l'emergenza sanitaria è la priorità, ma in vista della fase 2 non si può tralasciare un comparto tanto fondamentale nella filiera alimentare. Si potrebbe, dunque, pensare ad una riapertura anche per i pubblici esercizi, ovviamente garantendo tutte le misure di sicurezza per il contenimento del contagio, o di consentire almeno l'asporto. Non si può permettere la moria di così tante imprese - conclude Picarella -. Riprendendo le parole del nostro presidente nazionale, 'abbiamo bisogno di un'iniezione di liquidità, di un sostegno economico vero e di prospettive concrete'".

Confcommercio Toscana: "Inammissibile favorire le imprese della Gdo" 

"È inammissibile la decisione della Regione Toscana di autorizzare la vendita di materiale di cancelleria, giocattoli, fiori e piante all'interno dei supermercati. E cartolerie e cartolibrerie, fioristi e giocattolai? Sono forse imprese figlie di un dio minore?" Ad alzare il grido di protesta è Confcommercio Toscana a nome delle piccole imprese del settore. "Il Dpcm dell'11 marzo ha imposto la chiusura di queste come di altre tipologie di negozi. Non è passato molto prima che le famiglie iniziassero a lamentarsi, in particolare della difficoltà a procurarsi penne e quaderni per i compiti scolastici dei figli'', ricorda il direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni. ''Tante cartolerie si sono attrezzate con la consegna a domicilio, più per offrire un servizio ai clienti che per tentare un nuovo business remunerativo. Lo stesso hanno fatto negozi di fiori e di giocattoli. Ora però la Regione Toscana di fatto ha deciso di buttarli fuori dal mercato favorendo solo alcune imprese - prosegue Marinoni - Per noi è: o tutte o nessuna! Se si riconoscono la cancelleria, i giochi e i fiori come prodotti di prima necessità, allora anche cartolerie, giocattolai e fioristi devono tornare ad aprire. Altrimenti non si capisce perché lo stesso prodotto posso acquistarlo da qualcuno sì e da qualcun altro no. La concorrenza sul mercato dovrebbe sempre giocarsi sul piano della lealtà, ma è soprattutto in momenti come questi - di difficoltà enorme - che certe sperequazioni diventano insopportabili". Confcommercio Toscana ne fa anche una questione di salute e sicurezza, oltre che di concorrenza sleale: ''vogliamo aumentare le file di persone fuori e dentro i supermercati? Non sarebbe forse più comodo e salutare per tutti distribuire i clienti fra più tipologie di negozi? Troviamo davvero strano e incoerente che l'assessore alle attività produttive Stefano Ciuoffo prima inviti i cittadini a privilegiare i negozi di vicinato, e poi li obblighi ad andare nei supermercati se vogliono approvvigionarsi di cancelleria, giochi o fiori". 

Confcommercio Sud Sardegna: "La nostra regione ideale per fase due"

"Numeri e dati, più di ogni altra cosa, ci aiutano a capire quanto la Sardegna possa essere certamente considerata la regione perfetta per l'avvio sperimentale della cosiddetta seconda fase della emergenza Covid. Già da subito dopo Pasqua". Lo afferma il presidente di Confcommercio Sud Sardegna, Alberto Bertolotti, commentando  l'ipotesi di Fase2. "Trovo prematuro fare ipotesi sui protocolli - aggiunge Bertolotti - A poco serve una riapertura alla settimana, ma soprattutto, come sempre, le regole devono essere uguali per tutti. Perché un ristorante dovrebbe rispettare la distanza tra un tavolo e un altro di uno o due metri e uno stabilimento balneare dovrebbe distanziare i lettini l'uno dall'altro di sei metri?". 

Confcommercio Calabria: un patto sociale insieme alle altre associazioni datoriali 

In Calabria le associazioni datoriali hanno sottoscritto un vero e proprio patto sociale per fronteggiare la crisi e dare voce unitaria ai corpi intermedi. "Quello che l’Italia e la Calabria stanno vivendo - si legge nella nota sottoscritta - è uno dei periodi più difficili dal dopoguerra sul piano sociale, sanitario ed economico. Questo, ma non solo, ci spinge a ribadire comportamenti che consentano di evitare i contrasti e che siano invece generatori di coesione. Non solo, vogliamo ribadire alla Politica e alle Istituzioni che è con noi che debbono interloquire, secondo il dettato della Costituzione repubblicana, quando sono chiamati a compiere scelte ed adottare decisioni che impattano sul mondo produttivo e del lavoro. È con questo spirito che le associazioni datoriali della Calabria hanno stipulato un patto sociale che permetta di dare una voce unica, pur nelle sane distinzioni dialettiche. Un atto di responsabilità, che mira a mettere da parte gli interessi dei singoli e a portare sui tavoli istituzionali e della politica gli interessi generali, con posizioni chiare, forti e condivise da tutti. Le parti, inoltre, con la firma del patto si impegnano a garantire tra di loro la massima collaborazione, anche deontologica, il rispetto reciproco e l’unità di intenti pur nella sana dialettica collaborativa. La nostra regione ha bisogno, più che mai in questo momento, di responsabilità evitando rivendicazioni o inutili discussioni, ma producendo solo atti concreti che facciano ripartire il territorio. E proprio il richiamo alla deontologia e ai messaggi rivoluzionari nella loro semplicità, che consentano un cambio di passo per affrontare nodi presenti da tempo e che necessitano di essere sciolti per liberare le imprese, garantire l'occupazione e creare sviluppo. Non c’è più tempo da perdere, ed è da una scuola di pensiero che bisogna partire se vogliamo evitare che, superata la fase di emergenza, si apra una crisi economica e sociale, che inevitabilmente avrà delle ripercussioni catastrofiche sulle nostre imprese e sui nostri lavoratori".

 

Ascom Torino: “crollo generale degli acquisti, è una Pasqua di passione per il commercio”

Pasqua di passione per il commercio torinese a causa dell'emergenza sanitaria che ha pesantemente condizionato i consumi e gli acquisti delle famiglie costrette dal lockdown a modificare le abitudini rinunciando ai tradizionali riti delle festività pasquali. In caduta libera per chiusura forzata molti importanti comparti del settore non alimentare, come l'abbigliamento che, oltre ai problemi relativi alle mancate vendite della stagione primaverile, si trova a dover fare i conti con i pagamenti delle nuove collezioni autunno-inverno. Stesso segno negativo per le cartolerie, le librerie e i fiorai che si attivano sui social e sul web per soddisfare le richieste della clientela in questo annuncio di primavera, le cui vendite rimangono però al di sotto del 10%. Una nota positiva giunge dal comparto della pasticceria: sebbene il settore registri un crollo verticale del 90% delle vendite uova di cioccolato, colombe e altri dolci pasquali artigianali con un piccolo recupero del 10% sul delivery, pasticceri e gelatieri torinesi e piemontesi hanno aderito a un'iniziativa di solidarietà a favore dei più bisognosi e degli ospedali.

Caduta verticale anche per il settore della ristorazione dove la percentuale negativa sale addirittura al 95% e si registrano le maggiori difficoltà per poter organizzare con una certa sistematicità le consegne a domicilio dei cibi riducendo la percentuale delle consegne a domicilio al 5%. Difficile anche la situazione delle gastronomie torinesi che segna un calo del 40-45% delle vendite pasquali con modalità che non agevolano né il servizio diretto né quello di asporto: "è chiaro che in occasione della Pasqua 2020 - commenta Maria Luisa Coppa presidente Ascom Confcommercio Torino e provincia - il mondo del commercio torinese non è riuscito minimamente a raggiungere il volume delle vendite che si registravano negli anni passati. Voglio richiamare l'attenzione sul dramma che stanno vivendo i tantissimi negozi ed imprese, dalla moda al turismo, chiusi da quasi due mesi e che non riapriranno nel breve periodo, con grandi problemi di liquidità e di cancellazioni di ordini". "Il mio augurio va, dunque - prosegue - a tutti i pasticcieri impegnati in una grande azione di solidarietà e a tutti gli imprenditori che dalle nostre istituzioni si attendono un'importante azione di sostegno e di credito e che nonostante l'emergenza sanitaria stanno tentando di rinnovare il proprio lavoro, tramite il web e le consegne a domicilio, impegnandosi a portare i loro prodotti e i loro servizi nelle case delle famiglie torinesi", conclude.

 

Confcommercio Palermo, “nuovi poveri tra gli imprenditori, pronti ad aiutare”

Confcommercio Palermo sarà al fianco di quei piccoli imprenditori, commercianti o artigiani che in seguito alla drammatica crisi economica legata all'emergenza coronavirus sono caduti in un tale stato di necessità da poter essere considerati 'nuovi poveri' e che pertanto, almeno momentaneamente, non riescono a provvedere ai bisogni primari per sé e per le proprie famiglie. "La crisi è drammatica per tutti - spiega Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo - ma qualcuno farà più fatica degli altri a rialzarsi: qualcuno che più che mai possiamo considerare 'uno di noi'. Abbiamo già notizia di imprenditori che versano in condizioni di grave disagio, sia economico che soprattutto psicologico". "La nostra Associazione, che conta circa 10mila iscritti - prosegue Di Dio - vuole fare sistema, immedesimandosi nei drammi personali di ciascuno, riaffermando lo spirito di solidarietà che è alla base di Confcommercio. Nessuno deve provare vergogna per la situazione in cui è precipitato e tutti possono e devono fare qualcosa per dare una mano, nella speranza che le cose possano migliorare prima possibile". Confcommercio Palermo, che nei giorni scorsi ha avviato una campagna di raccolta fondi in collaborazione con la Caritas Diocesana, ha deciso di istituire una mail a cui i "nuovi poveri" - in via assolutamente riservata - potranno richiedere aiuto. La mail per la richiesta di sostegno, nella quale andrà scritto il proprio nominativo, indirizzo, numero ed età dei componenti il nucleo familiare ed eventuale presenza di disabili, è: sostegnosolidale@confcommercio .pa.it. Le segnalazioni verranno poi girate alla Caritas che provvederà ad assicurare i beni di prima necessità agli indirizzi che verranno comunicati. Si può dare un contributo direttamente alla Caritas tramite bonifico bancario all'Iban IT 78 A 03359 01600 100000 125153 (intestazione: Arcidiocesi di Palermo Caritas Diocesana) indicando come causale "Donazione per emergenza Covid 19 / iniziativa Confcommercio Palermo".

Confcommercio Potenza: "Le Camere di Commercio rilascino gli attestati alle aziende per cause di forza maggiore" 

"Alla Camera di Commercio della Basilicata, come a tutte le altre camere di commercio del Paese , sia concessa la possibilità di rilasciare le attestazioni necessarie, essendo in possesso delle visure storiche che certificano le situazioni delle aziende": è la proposta che Fausto De Mare, presidente di Confcommercio Potenza e componente della giunta esecutiva della Cciaa Basilicata, formula in una nota ai presidenti nazionale Unioncamere Carlo Sangalli e regionale Michele Somma. "Un esempio da seguire -spiega- è la disposizione del ministero dello Sviluppo economico secondo cui le Camere di commercio rilasciano, a chi ne fa domanda, le Attestazioni camerali di sussistenza cause di forza maggiore per emergenza Covid-19". "Le misure messe in campo -aggiunge De Mare- consentono la solvibilità del sistema economico e commerciale salvaguardando il patrimonio produttivo dell'Italia da speculazioni finanziare internazionali pronte ad acquisire i gioielli di famiglia minando la ripresa dello sviluppo economico dando un colpo mortale al futuro del Paese".

Confcommercio Pisa ai sindaci: "Cancellare le tasse" 

La pandemia non è solo sanitaria, ma rischia di avere effetti economici e sociali letali. Occorre salvaguardare dall'estinzione le 26 mila imprese del commercio e dei servizi della provincia di Pisa e per fare questo è necessario cancellare definitivamente tasse e imposte comunali per l'intero 2020". E' l'appello che la Confcommercio di Pisa ha rivolto ai 37 sindaci della provincia pisana. "Le 26mila imprese del commercio, turismo, servizi e professioni - scrive in una lettera ai Comuni l'associazione di categoria - stanno vivendo sulla propria pelle, su quella dei loro dipendenti e delle loro famiglie, la paralisi totale delle attività e l'azzeramento dei fatturati. Soldi che purtroppo non saranno mai più recuperati, in quella che si configura come la crisi più drammatica, per le conseguenze sanitarie ed economiche, dalla Seconda guerra mondiale ad oggi. Riconosciamo la bontà del lavoro che le amministrazioni comunali stanno svolgendo con straordinario impegno a fronte delle tante emergenze sanitarie, sociali, economiche, tuttavia la gravità della situazione impone scelte immediate, radicali ed estreme, proprio a partire dai territori". Del resto, secondo il direttore di Confcommercio, Federico Pieragnoli, "sospensioni e rinvii dei tributi servono solo a prolungare l'agonia prima della fine certa: perché senza incassi per mesi, dove troveranno i soldi per tasse, mutui, adempimenti, bollette di oggi che si sommeranno inevitabilmente a quelle che verranno in seguito?".

Confcommercio Chieti: "Bene alimentari e supermercati chiusi a Pasqua e Pasquetta"

Confcommercio Chieti plaude al provvedimento varato dalla Regione
Abruzzo che impone la chiusura degli esercizi commerciali di generi
alimentari per il 12 e 13 aprile, rispettivamente Pasqua e Pasquetta, ed
anche per le domeniche successive. “Si tratta di una decisione condivisa-
spiega Marisa Tiberio, presidente provinciale Confcommercio Chieti- che
tutela gli interessi di tutti in un momento storico così difficile per il nostro
Paese.” Questo perché con i negozi di alimentari ed i supermercati chiusi
le forze dell’ordine hanno la possibilità di controllare meglio e con più
rapidità chi non rispetta le regole disincentivando i furbetti che ricorrono
alla spesa pur di uscire nel giorno della tradizionale passeggiata fuoriporta.
Inoltre si tutelano i diritti di quei lavoratori che, in prima linea e con
enormi difficoltà, hanno fornito un servizio necessario ed essenziale in
questi giorni di emergenza. “E’ il momento della responsabilità, non
vanifichiamo gli sforzi fatti finora. La partita con il virus è ancora aperta e
non è stata ancora vinta. I tanti sacrifici di aziende e cittadini- afferma
Tiberio- non possono essere resi vani per i comportamenti irresponsabili.
Facciamo in modo di ripartire il prima possibile e in condizioni di
sicurezza perché più chiudiamo e prima riapriamo.”

Confcommercio Napoli: "Piano regione Campania insufficiente per le imprese" 

"Il Piano socio-economico della Regione Campania non è lo strumento adeguato per dare respiro alle imprese, travolte dall'emergenza coronavirus. Esso ha un indubbio valore sul piano dell'assistenza alle fasce più deboli della popolazione, ma, per evitare la scomparsa di gran parte delle imprese campane e dei posti di lavoro, occorrono misure assai più incisive". Questa è la posizione assunta dal Consiglio direttivo della Confcommercio Napoli, che si è riunito in videoconferenza, con la partecipazione del direttore generale Campania Pasquale Russo, del vicepresidente vicario di Napoli Luigi Muto e dei presidenti provinciali di Caserta e Salerno Lucio Sindaco e Giuseppe Gagliano, per fare il punto sui provvedimenti della Regione e del Governo e sulle iniziative per far ripartire le imprese. "Le stesse, limitate, misure previste dal Piano - si legge in una nota - sono chiaramente insufficienti a raggiungere tutte le imprese che ne hanno bisogno: il bonus di 2mila euro alle microimprese potrà soddisfarne solo 40mila, mentre in Campania sono attive oltre 300mila microimprese. Mancano del tutto interventi a sostegno delle piccole imprese che impiegano da 10 a 50 dipendenti. Inoltre, nel prevedere un contributo, misero, di 300 euro al mese ai lavoratori stagionali del settore ricettivo, ci si è completamente dimenticati degli stagionali del commercio, della ristorazione e degli stabilimenti balneari, decine di migliaia di lavoratori privi di qualsiasi copertura". Secondo Confcommercio Campania "le priorità sono ben altre: garantire liquidità reale in tempi brevi alle imprese, con garanzia pubblica al 100%; estendere almeno sino a fine anno la cassa integrazione in deroga, perché la crisi non finirà con la fase più acuta dell'epidemia; alleggerire l'Irap sulle imprese; prevedere contributi diretti commisurati al calo di fatturato; sospendere tasse, canoni ed addizionali regionali". Il giudizio della Confcommercio "resta perciò sospeso, in attesa di un provvedimento specificamente mirato al sostegno alle imprese". 

Confcommercio Modena: "un impresa su due è pronta a chiudere"

Un imprenditore su due pronto a chiudere se l'emergenza dovesse durare a lungo, attività sospesa in quasi l'80% dei casi, svolgimento del servizio a domicilio in meno del 20% dei casi, calo del fatturato di oltre l'80% registrato dalla gran parte delle attività, liquidità finanziaria, pagamento dei fornitori e delle tasse le principali emergenze indicate, utilizzo degli ammortizzatori in circa la metà dei casi, ricorso all'assegno dei 600 euro in oltre i due terzi dei casi. E' questo, in sintesi, ciò che emerge da un sondaggio effettuato dall'ufficio studi di Confcommercio Modena su un campione di quasi 300 imprese associate, rappresentativo di tutti i settori del terziario – commercio, turismo, ristorazione, intermediazione immobiliare, servizi alle imprese – oltre che del mondo delle botteghe artigiane. “L'indagine condotta ci consegna un quadro preoccupante – commenta Tommaso Leone, presidente provinciale Confcommercio – certamente condizionato dall'impossibilità di prevedere quando sarà possibile incamminarci su un percorso di ripresa progressiva delle attività”. “La fotografia – puntualizza Leone – fornisce però in modo chiaro a quali conseguenza potremmo andare incontro non solo se l'emergenza perdurasse, ma anche qualora non dovessero essere adottate misure straordinarie, a livello nazionale per il ristoro almeno parziale dei fatturati persi, ma anche a livello locale (azzeramento/forte taglio della Tari su tutte) per sostenere la sopravvivenza di un pezzo fondamentale dell'economia locale”.

Confcommercio Venezia: "Imprese del turismo e della ristorazione in ginocchio"

"Bar, caffetterie, ristoranti e pizzerie, ma anche discoteche, banqueting, stabilimenti balneari: la chiusura delle attività, imposta per contenere l'epidemia Covid-19, ha annullato ogni incasso e le imprese si trovano a dover gestire molteplici problemi: dal pagamento di stipendi, contributi e fornitori alle locazioni degli immobili." Massimo Zanon, albergatore e ristoratore, presidente di Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia, commenta così la fotografia, che il Centro Studi di Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) Confcommercio ha scattato su un campione di piccole imprese della ristorazione, del turismo e del tempo libero. Secondo tale indagine, tra le misure già attivate, le imprese stanno utilizzando soprattutto la cassa integrazione in deroga (30,6%), la sospensione dei mutui (25%), la cassa integrazione ordinaria o il fondo di integrazione salariale (20,3%).  Per ora, solo il 17,1% dei lavoratori autonomi sta chiedendo i 600 euro per il mese di marzo; il 18,7%  degli imprenditori intervistati ritiene, invece, necessaria la sospensione del pagamento di tributi. Il 9,3% delle imprese sta accedendo anche alle procedure per la sospensione dei contributi previdenziali e delle ritenute fiscali. Il settore dei pubblici esercizi appare tra i più fragili: il 60,3% degli imprenditori  del settore esercita in locali in affitto, ma il 55,8% denuncia l'impossibilità di continuare a pagarlo ed il 23,1%  ha già chiesto la sospensione del canone e la sua rinegoziazione, a fronte di un 21,2%, che conta di poter ancora far fronte all'onere. Il monitoraggio della F.I.P.E. evidenzia che è comunque chiuso l'85,5% delle imprese di somministrazione alimenti, nonostante possano svolgere l'attività seppur limitatamente alla sola consegna a domicilio (principalmente ristoranti, pizzerie, pasticcerie). Il restante 14,5% sta cercando di reinventarsi l'attività, mediante la consegna di cibo a domicilio e di questi il 6,3% si sta attivando per la Pasqua. La maggioranza (80%) svolge il servizio di consegna in proprio, riutilizzando propri dipendenti . Il settore teme il prolungarsi della serrata per il contenimento del contagio: almeno il 42,7% degli imprenditori ritiene che si aprirà verosimilmente non prima di due mesi; oltre il 25% pensa che i tempi potranno allungarsi a tre mesi e più. La ripresa, inoltre, non sarà certo a regime: il 30,7% dichiara che dovrà licenziare parte del personale, il 42,1% è incerto sul da farsi, solo il 27,2% sembra intenzionato a ricostituire l'organico aziendale, che aveva prima del Covid-19. "Le misure attivate dal Governo sono un primo, piccolo salvagente - prosegue Zanon - Con le settimane, però, si delinea la gravità della situazione e la necessità che al più presto si adottino misure davvero eccezionali e adeguate, a cominciare dalla liquidità, che deve essere immediatamente disponibile. Serve un credito garantito dallo Stato, che consenta prestiti a lungo termine, da restituire tra i 15 e i 25 anni, a seconda dell'utilizzo, anche per recuperare il gap tecnologico che l'emergenza ha evidenziato in molte micro e piccole imprese. E' indispensabile anche che lo Stato si faccia carico di garantire un reddito ai lavoratori, che dovessero perdere il lavoro". A preoccupare è l'immediato futuro, cioè le settimane, che tradizionalmente caratterizzano l'apertura della stagione primavera-estate, che appare già compromessa, a cominciare da Pasqua, 1° maggio e settimana di Pentecoste. 

Confcommercio Taranto: le iniziative per il sostegno al territorio

Confcommercio Taranto in sinergia con il Confidi Confcommercio Puglia, sta portando avanti ogni attività necessaria a sostegno del territorio provinciale in questa particolare situazione di carenza di liquidità per le imprese. Il Confidi più che mai in questi giorni  "trait d’union" tra imprese e banche,  si sta attivando  per dare   risposte veloci al bisogno delle piccole e medie imprese  locali di individuare percorsi che diano  respiro, in questo particolare periodo di blocco delle attività e  di carenza di liquidità. Confcommercio Taranto chiede l’intervento del Prefetto per  invitare i sindaci del territorio provinciale  a  differire  le scadenze delle tasse locali.

Confcommercio Vicenza: "Già avviate 2500 procedure per gli ammortizzatori sociali"

Più di 2.500 domande, per oltre 10mila lavoratori; e i numeri crescono di giorno in giorno (solo oggi 100 domande ogni ora).  Sono le pratiche relative agli ammortizzatori sociali (Cassa Integrazione in Deroga e Fondo di Integrazione Salariale) avviate in questi giorni di emergenza Covid19 dall’Ufficio relazioni sindacali di Confcommercio Vicenza: la fotografia di una situazione drammatica fatta di aziende del commercio, del turismo e dei servizi le cui attività sono state sospese o fortemente ridotte.“In un momento di emergenza occupazionale abbiamo lavorato prima di tutto per ottenere, anche per le imprese del settore con un numero limitato di dipendenti, l’accesso agli ammortizzatori sociali, così da non perdere un patrimonio essenziale di competenze, oltre che ovviamente da assicurare un sostentamento ai loro collaboratori, visto che i mancati introiti rendono complesso il pagamento degli stipendi – spiega Ernesto Boschiero, direttore di Confcommercio Vicenza –. Abbiamo esercitato un pressing fortissimo sulle istituzioni per garantire anche qui gli ammortizzatori sociali, prima previsti solo dai 6 dipendenti in su, e per semplificare le procedure. La concessione della Cassa Integrazione in Deroga anche alle micro imprese – aggiunge Boschiero - e la previsione di attivarla solo attraverso un’informativa è stata la giusta risposta alle nostre richieste”. Ma poi si trattava anche di rendere possibile, in tempi celeri, l’accesso agli ammortizzatori sociali, attraverso un capillare lavoro di informazione alle aziende e di supporto nelle procedure: “Per farlo abbiamo messo in campo una task force di esperti che sta lavorando senza sosta affiancando le imprese in tutti i passi necessari - spiega il direttore di Confcommercio Vicenza -. Non possiamo però nascondere la preoccupazione che abbiamo sull’entità dei fondi disponibili: il Governo dovrà mettere mano ad altre risorse perché altrimenti il Veneto non ce la può fare a soddisfare tutte le richieste”. In gioco c’è il sostegno a migliaia di lavoratori e alle loro famiglie, che hanno diritto a strumenti di tutela, comunque limitati nel tempo: fino a 13 settimane per le microimprese dai 5 dipendenti in giù e per tutte le aziende non coperte da ammortizzatori sociali; 9 settimane di Assegno Ordinario del FIS per le aziende dai 5 ai 50 dipendenti. Accedono alla Cassa Integrazione in Deroga anche le aziende del commercio strutturate con più di 50 dipendenti per il particolare evento Covid19. Ma non c’è solo la questione delle tutele ai dipendenti delle imprese. Ci sono anche attività gestite a livello individuale o familiare in grave sofferenza. Per tutti questi imprenditori l’unica misura di sostegno al reddito messa in campo in questo momento è l’Indennità per i lavoratori autonomi di 600 euro, prevista per il mese di marzo (anche se già si parla di una proroga ad aprile, incrementandola a 800 euro) e riservata, ovviamente, a chi non è titolare di pensione. “E’ una misura largamente insufficiente, come abbiamo sottolineato fin dall’inizio e dovrà essere accompagnata da ben altri provvedimenti”, afferma il direttore Ernesto Boschiero. Ma intanto da domani 1 aprile scatta la corsa alla domanda, che va presentata alla propria cassa di previdenza (per i professionisti iscritti a casse di natura privatistica dunque va fatta al proprio ente). Per quanto riguarda il Bonus erogato dall’Inps, la platea degli interessati è: i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali Inps e quelli  con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa. E poi i lavoratori iscritti alle gestioni obbligatorie Inps (AGO)  tra i quali anche i commercianti, i soci di società di persone o di capitali. Inclusi, nel bonus dell’Inps, anche gli agenti e rappresentanti di commercio, che pur essendo obbligati ad essere iscritti a questo isituto, lo sono anche alla loro cassa privata, l’Enasarco. “Per loro, grazie al pressing di Fnaarc-Confcommercio, è stato stabilito che ad erogare l’indennità sarà l’Inps, evitando dunque di incorrere in una serie di limitazioni previste per chi dovrà invece rivolgersi alle casse private. Si tratta certamente di un fatto positivo per queste fondamentali figure dell’intermediazione, molto penalizzate in questo momento” spiega Ernesto Boschiero. Anche in questo caso, vale a dire per la richiesta dell’indennità, Confcommercio Vicenza garantisce supporto agli imprenditori attraverso il proprio patronato Enasco, operativo nella sede provinciale e in quelle territoriali dell’Associazione.

Confcommercio Pescara: "Migliaia di imprese rischiano di non riaprire"

Il presidente della Confcommercio Pescara, Franco Danelli ha sottolineato che “Sono urgenti misure straordinarie da parte della politica a supporto delle piccole e medie imprese che rischiano di non riaprire al termine dell’emergenza Coronavirus. Solo nella nostra provincia sono già più di mille. Da settimane le saracinesche sono abbassate e gli incassi azzerati ma i costi, dagli affitti alle utenze, continuano ad accumularsi. Ogni serranda che resterà abbassata sarà una ferita per il nostro territorio. Per scongiurare questo gli interventi finora varati non sono sufficienti e occorre quindi che si intraprendano senza indugio ulteriori misure più incisive tra le quali aumentare da 600 a 1.000 euro per tre mesi il bonus attualmente previsto per le partite iva; cancellare e non semplicemente sospendere imposte e contributi dei mesi di marzo, aprile e maggio con abolizione del limite di fatturato; cancellare per il primo semestre tutti i tributi locali (TARI, COSAP, IMU, IMPOSTA PUBBLICITA’). In questo i Comuni devono chiedere di essere aiutati dal Governo; sospendere per il primo semestre e poi rateizzare il pagamento delle bollette delle utenze aumentare dal 60% al 100% il credito di imposta sulle locazioni commerciali per almeno tre mesi con tassazione zero per i proprietari che riducono il canone di più del 50%; facilitare l’accesso al credito a tasso zero con la garanzia dei Confidi mediante contributi in conto interessi statali e regionali. "Occorre intervenire con rapidità e decisione - ha concluso Danelli -se non vogliamo che tante serrande non si rialzino più una volta superata l’emergenza. Ci aspettiamo che nel Decreto di Aprile possano esserci le cose da noi richieste e che i Comuni e la Regione intervengano con forza presso il Governo per poter ridurre le imposte locali. Non c’è più tempo da perdere. Ne va del futuro di migliaia di imprese”.

Confcommercio Treviso: numeri di pratiche Covid 19 in costante crescita

Oltre 800 pratiche per la CIGD (e alla data di oggi se ne contano altre 500 da scaricare) per circa 2400 lavoratori, e 340 accordi stipulati per il Fis (Fondo integrazione salariale) che riguardano 4500 lavoratori. Nell’insieme stiamo parlando di oltre 7000 lavoratori attualmente sospesi tra turismo e commercio al dettaglio non alimentare: sono questi i numeri del report del primo mese di coronavirus per commercio, turismo, servizi. In pieno lockdown, il terziario sta facendo ricorso in massa agli ammortizzatori. Tra i settori il maggior numero di pratiche è riferibile ai pubblici esercizi, al turismo, alla ristorazione, alla moda. Il Fis prevede 9 settimane di contributo per imprese con numero di dipendenti tra 5 e 50, mentre la CIGD (cassa integrazione in deroga) prevede, anche per microimprese sotto ai 5 dipendenti, i 30 giorni ordinari più 9 settimane per un totale di 13 settimane di contribuzione. Grazie agli accordi tra Confcommercio e Parti sociali, per la provincia di Treviso, l’Ente bilaterale (EBiCom) facilita la procedura di accesso, ed è diventato il riferimento di consultazione per tutte le pratiche per aziende che applicano i contratti del terziario e del turismo. In questo momento EBiCom è anche osservatorio privilegiato della crisi per il settore terziario. “E’ una marcia in più della nostra provincia” – spiega il presidente di Confcommercio Federico Capraro- che, con i propri uffici, si rende disponibile per tutto terziario, non solo per gli associati, ed anche in questo momento di emergenza dimostra l’importanza di poter snellire la burocrazia, ma non toglie nulla alla drammaticità dei numeri e della crisi che si è già aperta. Sei stipendi su dieci, in provincia, - afferma Capraro - sono pagati da imprese del terziario. Di queste, lavorano solo quelle dei beni essenziali (alimentare e pochi altri generi), tutti gli altri settori, aperti al pubblico, sono chiusi, ancora purtroppo privi della possibilità di programmare, alle prese con una gestione dei costi fissi e del lavoro dipendente “congelato”. “E se CIGD e FIS sono soluzioni- tampone che offrono una sopravvivenza temporanea” - afferma Capraro, resta il problema – gravissimo - di cui nessuno o ancora pochi si rendono conto- dell’anticipo del denaro ai lavoratori a casa per decreto. Se non si trova una soluzione immediata, vedo a rischio dal prossimo mese la spesa delle famiglie ed i consumi essenziali, c’è in ballo la tenuta sociale del territorio, oltre che economica. Senza contare come ha già affermato dall’Assessore Donazzan -  i fondi regionali e il riparto fatto dal Ministero per la Regione Veneto sono assolutamente inadeguati. Serve molto di più. Il fattore tempo è strategico: vista la storia della crisi 2008-2014, pur con tutti gli sforzi messi in campo, i tempi di erogazione dell’ammortizzatore sul conto corrente del lavoratore, potrebbero sfiorare qualche mese: una follia per famiglie alle prese con le spese correnti. Il terziario privato ha subito uno shock, le imprese non recupereranno i fatturati perduti ed i lavoratori hanno una perdita di reddito enorme. Sono a rischio chiusura migliaia di imprese: occorre un’assunzione di responsabilità immediata da parte delle banche e da parte dello Stato. Serve un cambio di passo ed un nuovo approccio economico: lo stesso che, in campo sanitario, ha consentito di allestire le camere di terapia intensiva in pochi giorni e di riallestire gli ospedali in disuso in una settimana. Anche le imprese sono in guerra”.

Confcommercio Lazio Sud: "Sospendere o annullare tutti i tributi comunali"

Confcommercio Lazio Sud ha scritto una lettera aperta ai sindaci dei comuni di Latina e Frosinone. "Tutti noi stiamo vivendo quello che nessuno avrebbe mai potuto neanche immaginare. La più grave crisi sanitaria, sociale ed economica che il nostro paese sta affrontando dal dopoguerra. Innanzitutto, grazie per quello che state facendo e per quello che continuerete a fare per mettere in sicurezza le vostre Comunità. Il sistema delle imprese è al vostro fianco e lo sarà finché questo nemico subdolo ed insidioso sarà sconfitto. Fino ad allora dobbiamo resistere e dobbiamo essere messi in grado di farlo. Stiamo vivendo una emergenza che richiede scelte emergenziali, semplici con provvedimenti veloci ed eccezionali. Il rischio per le nostre imprese e per l'intero sistema è di entrare in un ciclo irreversibile di povertà. Tutte le previsioni danno per certo una importante contrazione del PIL, con uno scenario sull’impatto della crisi di proporzioni inimmaginabili. Occorre, un cambiamento di mentalità da parte di tutti ad incominciare da noi, necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempi di guerra; non agire tempestivamente può risultare irreversibile. Sono necessarie da parte delle Amministrazioni locali politiche emergenziali per l'economia, da prevedere, in fase di elaborazione e/o rimodulazione dei bilanci comunali, per sostenersi a vicenda nel perseguimento di ciò che è evidentemente una causa comune. Per tali motivi, vi chiediamo se non lo aveste già fatto, di mettere in campo le seguenti misure di sostegno: SOSPENSIONE/ANNULLAMENTO IMMEDIATO DI TUTTI I TRIBUTI LOCALI (Tosap, Tari, Tasse di Affissione, Tasse di Soggiorno, Canoni Relativi al Commercio su aree Pubbliche, Quota Comunale Imu, ecc); SOSPENSIONE/ANNULLAMENTO immediato dell'obbligo di pagamento degli adempimenti fiscali non dipendenti da termini fissati dal legislatore nazionale; fino alla conclusione dell'emergenza che come previsto nel DCPM è fissata nel 31 luglio, salvo proroghe

Confcommercio Milano: "grande impegno della rete commerciale per il servizio di consegna a domicilio"

Da Confcommercio Milano un contributo importante alla mappa del Comune di Milano per conoscere le realtà commerciali alle quali potersi rivolgere – in questo periodo di emergenza per il Covid-19 – per la consegna a domicilio. E sul portale www.confommerciomilano.it sono disponibili gli elenchi di attività, suddivisi per territorio (oltre a Milano città, l’area metropolitana, Monza Brianza e Lodi) che hanno segnalato lo svolgimento del servizio di consegna a domicilio con tutti i dati necessari: i riferimenti delle aziende, i contatti telefonici e, dove indicate, altre informazioni utili come email ed eventuali note aggiuntive sulle modalità del servizio. Elenchi (su Milano città, ad esempio, sono ad oggi segnalate più di 80 attività) che vengono costantemente aggiornati ed integrati. A Milano la segnalazione degli esercizi commerciali che svolgono l'attività di consegna a domicilio è realizzata con le Associazioni aderenti, la Filiera agroalimentare della Confcommercio milanese, con Epam per i pubblici esercizi e con il supporto della Rete associativa vie di Confcommercio Milano. L'iniziativa promossa da Confcommercio Milano “è pensata in particolare – spiega il consigliere Gabriel Meghnagi, presidente della Rete associativa vie - per andare incontro alle oggettive difficoltà delle fasce più fragili della popolazione. In un momento di grande emergenza come quello attuale, è importante informare i cittadini dei quartieri in cui esercitiamo le nostre attività sui servizi svolti proprio per offrire nuove opportunità. Consegne a domicilio nel pieno rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie per quanto riguarda confezionamento e trasporto”. “La possibilità delle consegne a domicilio per il nostro settore – afferma Lino Stoppani, presidente di Epam, l’Associazione dei pubblici esercizi (Confcommercio Milano) - ha un doppio valore: uno economico, certamente, perché consente a diverse attività di continuare a lavorare, e ad altre persino di innovarsi. Ma non solo: il delivery è oggi inteso anche come un contributo, un servizio alla comunità. Per continuare ad essere non solo pubblici esercizi, ma anche esercizi con un valore pubblico”. "La consegna a domicilio è sempre stata un valore aggiunto del servizio che il commercio di prossimità svolge – sottolinea Sergio Pietro Monfrini, presidente di Assofood, l’Associazione del dettaglio alimentare di Confcommercio Milano – in questo momento drammatico acquisisce anche un valore sociale e morale. Per questo il nostro impegno si intensifica per essere al servizio della comunità”. Anche il Club Imprese Storiche di Confcommercio Milano ha avviato un’iniziativa di sensibilizzazione presso le imprese storiche aderenti per raccogliere i dati necessari dalle attività commerciali che possono svolgere l’attività di consegna a domicilio.

Confcommercio Taranto: "tagliare le tasse locali"

La riduzione delle tasse locali che gravano sulle attività commerciali e turistiche è stata chiesta, causa fermata generale per il coronavirus, da Confommercio Taranto. Il presidente Leonardo Giangrande ha inviato una lettera al prefetto di Taranto, Demetrio Martino, e ai sindaci della provincia. Giangrande parla "di grave emergenza economica del territorio determinata dalla crisi Covid 19". Confcommercio Taranto chiede quindi "la sospensione immediata e il differimento di tutti i tributi locali per le attività commerciali".  "Al di là dei provvedimenti del governo in materia di aiuti alle imprese, occorre", sostiene Giangrande nella lettera, "un aiuto concreto anche a livello locale. La nostra richiesta non è soltanto un semplice congelamento o rinvio, ma anche una vera e propria istanza per il ricalcolo dei tributi commisurato al periodo di emergenza e di mancata attività". "Chiediamo - evidenzia Confcommercio Taranto - l'adozione di provvedimenti straordinari a favore delle imprese che sono l'insostituibile motore economico del territorio". In particolare, l'organizzazione di categoria propone ai sindaci la riduzione aliquota Imu 2020 che preveda il mantenimento della sola aliquota base nazionale (pari all' 8,6 per mille) e l'azzeramento della quota parte di pertinenza comunale. Si chiede poi la riduzione almeno del 30% della tassa sui rifiuti delle attività produttive del terziario e del turismo, nonché la riduzione della tariffa dell'imposta sulla pubblicità relativa alle insegne delle imprese ed esenzione dall'imposta di pubblicità relativa alle affissioni che pubblicizzano attività economiche del terziario. Altra richiesta di Confcommercio Taranto riguarda lo "stop all'imposta di soggiorno, oppure l'impegno di utilizzare gli incassi in azioni mirate alla promozione turistica straordinaria da affidare a Consorzi di promozione turistica". Completano le richieste la riduzione dei canoni di concessioni e quella di almeno il 50% dell'ammontare annuale del canone relativo all'occupazione del suolo pubblico.

Confcommercio Reggio Emilia: accordo con i sindacati per sostegno al reddito di imprese e lavoratori

Davide Massarini, nell’ambito della bilateralità e nella sua qualità di Presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia Reggio Emilia, ha siglato con le Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori rappresentate dai segretari provinciali Filcams-CGIL Luca Chierici, Fisascat-Cisl Enrico Gobbi e UilTucs Lorenzo Tollari un Accordo di Sostegno al Reddito in favore delle imprese e dei lavoratori appartenenti al settore Terziario, Distribuzione e Servizi. L'accordo è già stato recepito dall’Ente Bilaterale Terziario, Distribuzione e Servizi di Reggio Emilia. Il Presidente dell’Ente Bilaterale, Patrizia Pizzetti, precisa che entro il fine settimana saranno disponibili on line sul sito dell’ente www.ebtreggioemilia.it l'accordo siglato dalle parti sociali e la modulistica necessaria all’inoltro delle domande che, al momento, saranno accettate solo mediante l’invio di mail all’indirizzo di posta elettronica info@entebilaterale.re.it. In particolare il sostegno interverrà esclusivamente, secondo i parametri indicati nel regolamento recepito e nei limiti dei fondi disponibili, in favore delle imprese del settore terziario, distribuzione e servizi in regola da almeno tre anni coi versamenti all’Ente Bilaterale. Le causali riguardano sia il rimborso della somma anticipata dal datore di lavoro per la parte di integrazione dello stipendio non prevista dagli aiuti messi in campo dal Governo ma prevista nelle nuove causali di sostegno al reddito individuate a livello provinciale, sia il rimborso delle spese sostenute dalle imprese per la sanificazione, l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale e gli investimenti sostenuti per permettere lo svolgimento della prestazione lavorativa da remoto.


Confcommercio Sud Sardegna: “situazione economica drammatica”

"Il sistema produttivo è uno dei più gravi malati di Covid-19 e ad esso bisogna prestare cure capaci, valide e immediate, la situazione economica è drammatica, molte imprese rischiano di non riaprire". Così il presidente di Confcommercio Sud Sardegna, Alberto Bertolotti, commenta la crisi senza precedenti causata dall'emergenza coronavirus. "Certo nessuna manovra potrebbe ripristinare le condizioni in cui eravamo prima del coronavirus ma questa, come detto da molti, è una guerra. Arretreremo, lo sappiamo tutti. E non di poco. Ma siamo gente, noi imprenditori, che, se vuole, sa ricostruire. Non ci mancano né idee, né coraggio, né grinta, né competenze. L'importante adesso è augurarci di arrivare al più presto alla fine del dramma. Poi, come sempre, sapremo riprenderci. E' una situazione emergenziale a cui tutti stiamo lavorando giorno e notte ed il tiro va sicuramente aggiustato giorno dopo giorno". Secondo Bertolotti sono ancora insoddisfacenti le misure statali a sostegno del tessuto produttivo del "Cura Italia" e ritiene che sia necessario un grande progetto italiano. "Siamo consapevoli che si tratti solo di una primissima risposta, rimane costantemente elevata l'aspettativa che il governo adotti ulteriori provvedimenti, che li renda immediatamente usufruibili attraverso opportune ed efficaci norme di attuazione, sburocratizzando le pratiche, e che l'Eurogruppo decida di adottare una comune risposta europea che rafforzi gli interventi statali. Serve un progetto per la ricostruzione fatto di semplificazione, innovazione, alleggerimento del peso fiscale e buoni investimenti pubblici. Ma anche interventi mirati al sostegno della domanda". Il comparto turistico, secondo il presidente di Confcommercio Sud Sardegna, sarà quello che avrà le ricadute peggiori. "Molti i temi che sono rimasti ancora in sospeso e sui quali continueremo a lavorare nel fermo intento di voler trasmettere ai decisori la convinzione oggettiva che, come autorevolmente sostenuto in questi giorni dal Cerved, l'impatto del Covid-19 sui settori produttivi, veda il comparto turistico come il settore che avrà le performance peggiori rispetto a tutti gli altri". L'associazione di categoria promuove le iniziative messe in campo dalla Giunta regionale. "Merita sottolineare come la giunta Solinas allo stato attuale sia responsabilmente supportata da tutte le forze politiche anche di opposizione, in materia di incremento degli strumenti di credito, garanzie e sostegno a favore delle aziende sarde e dei lavoratori.

Ammortizzatori, in Abruzzo intesa Confcommercio-sindacati

Confcommercio Abruzzo, Fisascat e Uiltucs "al fine di rendere un servizio alle imprese, alle lavoratrici ed ai lavoratori", hanno "responsabilmente sottoscritto un accordo regionale per facilitare l'adesione delle imprese agli ammortizzatori sociali istituiti per affrontare l'emergenza da Covid 19 DL. 17 marzo 2020". A renderlo noto è il presidente di Confcommercio Abruzzo, Roberto Donatelli. "Lo strumento prevede - si legge in una nota di Confcommercio Abruzzo - procedure di snellimento per le condivisioni delle organizzazioni sindacali, quanto mai essenziale in questo delicato momento. Le parti sociali sottoscrittrici ritengono essenziale e strategico l'Utilizzo degli Enti Bilaterali in tal senso e auspicano che gli Ordini Professionali apprezzino lo sforzo, dando opportuna comunicazione ai propri associati". "Questo accordo - sottolinea il presidente Donatelli - pone l'Abruzzo tra le prime regioni italiane nel segnare un passo in avanti rispetto a queste materia un segnale, questo, di maturità è responsabilità espresso dai sottoscrittori circa la necessità di evolvere ed adeguate le relazioni Sociali al bisogno del momento critico che tutti stiamo vivendo convinti del fatto che tutti assieme supereremo".

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