Natale: oggi la decisione del Governo, il Veneto non aspetta

Natale: oggi la decisione del Governo, il Veneto non aspetta

Stasera il Consiglio dei Ministri che dovrebbe approvare la "stretta": zona rossa nei festivi e prefestivi (dal 24 al 27 dicembre, il 30 e 31 e il 5 e 6 gennaio) o per l'intero periodo fino al 3.

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17 dicembre 2020

Il governo tiene ancora un giorno gli italiani con il fiato sospeso per le misure anti-Covid di Natale. Il Veneto però non aspetta: assediata dai contagi, la Regione vara subito una stretta: da sabato 19 dicembre al 6 gennaio vietato uscire dal Comune di residenza dopo le ore 14. La decisione del presidente Luca Zaia anticipa le restrizioni in arrivo per le festività su tutto il territorio nazionale, che hanno diviso i ministri e le forze di maggioranza.

L'ipotesi più probabile resta sempre quella di una zona rossa nei festivi e prefestivi, dal 24 al 27 dicembre, il 30 e 31 e il 5 e 6 gennaio o per l'intero periodo fino al 3. Si tratta ancora sulle deroghe al divieto di spostamento, in particolare per consentire ai nonni o comunque a congiunti non conviventi - non più di due - di unirsi ai familiari per il cenone. Il quadro dovrebbe essere definito oggi in Consiglio dei ministri, se non slitterà tutto ancora a sabato.

 

I contenuti del Dpcm  attualmente in vigore

  • SPOSTAMENTI TRA REGIONI - Sono vietati dal 21 dicembre al 6 gennaio, salvo i casi di lavoro, necessità e salute e per fare ritorno a residenza, domicilio o abitazione. Ci si potrà spostare da una regione all'altra quindi fino al 20 gennaio, tenendo conto delle attuali fasce di colore, il cui sistema viene mantenuto.
  • SPOSTAMENTI TRA COMUNI - Vietati a Natale, il 26 e a Capodanno, salvo i casi di lavoro, necessità e salute o il rientro a residenza, domicilio o abitazione.
  • SECONDA CASA - Si può raggiungere se si trova nella stessa Regione, tranne che il 25 e 26 dicembre e il primo gennaio, quando saranno vietati anche gli spostamenti al di fuori del proprio comune.
  • SHOPPING - Fino all'Epifania i negozi resteranno aperti tutti i giorni fino alle ore 21 per diluire la presenza di acquirenti in più ore della giornata. I centri commerciali resteranno invece chiusi nei fine settimana.
  • RISTORANTI - Saranno sempre aperti a pranzo, anche a Natale, Santo Stefano, a Capodanno e alla Befana, ma al tavolo non potranno sedere più di quattro persone. Restano la consegna a domicilio e l'asporto fino alle 22. I bar e gli altri locali di somministrazione saranno aperti dalle 5 fino alle 18 in zona gialla.
  • PRANZO E CENA DI NATALE - Si raccomanda di festeggiare solo con familiari conviventi e non è stato indicato un numero massimo di commensali.
  • COPRIFUOCO - Resta in vigore per tutte le festività il divieto di uscire senza giustificato motivo dalle 22 alle 5 del mattino seguente.
  • CAPODANNO - Il primo gennaio invece il coprifuoco durerà fino alle 7 del mattino e non fino alle 5.
  • ALBERGHI - Gli hotel potranno restare aperti, ma i ristoranti all'interno delle strutture saranno chiusi la sera di Capodanno. Sarà possibile trascorrere il veglione solo in camera, ordinando la cena. -
  • SCI - Gli impianti sciistici resteranno chiusi fino al 6 gennaio, si potrà tornare a sciare a partire dal 7.
  • CROCIERE - Sono sospese dal 21 dicembre al 6 gennaio.
  • VIAGGI - Dopo un viaggio all'estero resta la quarantena di 14 giorni al ritorno, dai Paesi per i quali è prevista.
  • MESSE - Le funzioni religiose della notte del 24 dicembre saranno svolte in orario da permettere ai fedeli di tornare a casa prima del coprifuoco. Inoltre verranno celebrate più messe a Natale per diluire la presenza di fedeli ed evitare assembramenti.
  • SPORT - Fino al 15 gennaio si potranno disputare solo incontri e gare di "alto livello". L'attività sportiva e motoria individuale resta permessa, mantenendo la distanza.
  • CINEMA E TEATRI - Resteranno chiusi per tutte le festività. 

 

Dpcm: le reazioni delle associazioni territoriali 

 

Confcommercio Veneto e Confcommercio Padova

"Un Dpcm tarato sulle grandi città. Esattamente il contrario di ciò che esprime il nostro territorio". Questo il commento del presidente di Confcommercio di Padova e di Confcommercio Veneto Patrizio Bertin che aggiunge: "Che la salute sia al primo posto non si discute, però stabilire una serie infinita di divieti senza spendere una parola su come si potrà intervenire in favore di migliaia di imprese che, senza il Natale, saranno costrette a chiudere, non è eticamente corretto". Tra i capitoli del nuovo DPCM illustrato dal premier Conte, non convincono Bertin sia il divieto di spostamento tra comuni che l'estensione dell'apertura dei negozi alle 21.

"Condivido pienamente ciò che ha sottolineato il presidente Zaia quando obietta che non è la stessa cosa muoversi all'interno di un comune come Roma o, per quanto ci riguarda, come Barbona o Battaglia Terme. I nostri ristoranti sui Colli, seppur aperti a mezzogiorno a Natale, Santo Stefano e Capodanno a chi daranno da mangiare? Alla famiglia (però massimo 4 persone) che abita vicino?" Dubbi anche per quanto riguarda l'estensione dell'apertura dei negozi: "Dopo le 18 ma anche prima - continua il presidente - le strade sono deserte. A cosa serve l'estensione dell'orario? A caricarci di nuovi costi?

"Costi, comunque, che i commercianti stanno sostenendo per aggiornare i registratori di cassa in vista dell'avvio della lotteria degli scontrini. Un'operazione che avevamo chiesto, visto il momento, fosse posticipata - ha concluso Bertin - ma evidentemente c'è poco spazio, nella mente del governo, per il nostro mondo che non è fatto solo di imprenditori in gravissime difficoltà, ma anche di dipendenti che guardano ogni giorno di più con terrore alla concreta possibilità di non avere più un posto di lavoro".

Confcommercio Vicenza

 Secondo Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza, "già la paura del futuro abbatte i consumi e mette in crisi le nostre imprese, se poi ci aggiungiamo l'incertezza continua e la difficoltà a capire la logica di certe decisioni, come quella del divieto di spostamento tra comuni nei giorni delle Festività, allora è chiaro che la frustrazione degli imprenditori è tanta ed è comprensibile".  "Noi lo abbiamo sempre ripetuto - continua Rebecca - la salute viene prima di tutto. Ma chi ha fatto di tutto per tutelare la salute dei clienti sono proprio i nostri imprenditori, che pretendono rispetto per l'impegno umano ed economico che stanno facendo nel tenere in piedi le loro attività, nel garantire l'occupazione e un servizio essenziale alle città e ai paesi".

"Proprio la questione dei comuni - ha osservato Rebecca - si ripercuote, in particolare, sul settore della ristorazione, soprattutto sulle attività collocate al di fuori del capuologo e di pochi altri centri più popolosi: per questi locali, e sono davvero numerosissimi, ha poco senso tenere aperto per il pranzo di Natale se la clientela deve essere quella del proprio piccolo comune, considerato che il bacino di utenza è spesso ampliato  almeno ai comuni contermini. Vero è che la consegna a domicilio rimane consentita, ma stiamo parlando di numeri che non possono essere paragonati al 'tutto esaurito' che si registrava di solito nelle sale dei ristoranti".

Confcommercio Bergamo

L'associazione orobica non nasconde la perplessità di fronte al nuovo DPCM . C'è infatti grande preoccupazione per la tenuta delle attività commerciali e degli hotel nelle località montane: “Si vanno a colpire duramente le imprese familiari che vivono di stagioni e turismo, in zone economicamente fragili e svantaggiate- sottolinea Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo-. Il rischio è di distruggere il tessuto commerciale dei piccoli comuni e di mettere definitivamente in ginocchio famiglie e dipendenti. Il contingentamento degli skipass nei giorni di punta avrebbe potuto salvare l'avvio di stagione, con l'ulteriore beffa delle condizioni meteo favorevoli, con l'arrivo delle prime nevicate. Infine l'obbligo di consumare la cena di San Silvestro nella propria camera d'hotel non incentiva di certo le prenotazioni”. 

Alla disposizioni per le attività di montagna, si aggiunge la chiusura dei centri commerciali alle 21 e nei giorni prefestivi e festivi, che crea ulteriori danni ai negozi delle gallerie degli shopping center: “Anziché estendere le aperture per scongiurare code e assembramenti, si vanno a concentrare ulteriormente- continua Fusini- alterando la concorrenza a scapito dei negozi, già provati da continui stop, a favore delle piattaforme elettroniche”. 

Infine, a un passo dall'ingresso nella zona gialla i pubblici esercizi si vedono sbarrare ulteriormente la possibilità di riprendere a lavorare: “Il nuovo DPCM mette in croce il settore- continua il direttore - perchè l'impedimento della somministrazione a pranzo, oltre ad aggravare il danno economico già estremamente pesante, danneggia anche tutti i lavoratori che per necessità si vedranno costretti a consumare il pasto in ufficio, in auto o sul furgone, con il rischio di creare assembramenti sul lavoro, dato il clima gelido di dicembre, invece che starsene seduti in sicurezza ai tavoli”. 

 

Ali: “librerie chiuse nei centri commerciali: quale è la ratio?”

“Le nuove misure previste prevedono alcune restrizioni per le librerie che non appaiono in linea con quanto sostenuto dal governo sin dall'aprile ultimo scorso: il libro bene essenziale”. Lo sostiene Ali-Confcommercio, che sottolinea: “non comprendiamo come mai nei giorni prefestivi e festivi le librerie nei centri commerciali dovranno restare chiuse. È un danno importante dato che quelle imprese sviluppano sino al 30% del loro fatturato settimanale nei giorni di sabato e domenica”. L’Associazione chiede dunque al Parlamento, al Governo e al ministro Franceschini di intervenire per garantire alle librerie tutte di poter lavorare ben consapevoli del momento che il Paese attraversa ma anche che in tutti questi mesi le nostre aziende e i nostri imprenditori hanno garantito il pieno rispetto delle norme”.

 

Fipe: "senza cene a Natale e Capodanno danno da 720 milioni, i ristori siano al 100%"

Senza le cene di Natale e Capodanno, i ristoranti rischiano di perdere 720 milioni di fatturato. È la stima di Fipe-Confcommercio, che chiede ristori al 100% per compensare le perdite subite. "Lo scorso anno 4,9 milioni di italiani hanno trascorso il 25 dicembre in uno degli 85mila locali aperti per l'occasione, spendendo 270 milioni di euro in tutto. A questi - calcola la Federazione - si aggiungono 445 milioni di euro spesi a Capodanno da 5,6 milioni di persone per il cenone, per un totale di quasi 720 milioni di euro". "Dicembre non è un mese come gli altri, da solo vale 7,9 miliardi di euro, praticamente il 20% dei fatturati di un anno. Quindi se si vuole impedire ai ristoranti di lavorare a cena, bisogna compensare le perdite al 100%, basandosi sui fatturati dello scorso dicembre", conclude Fipe puntualizzando che "l'idea di imporre un coprifuoco generalizzato alle 22 per tutte le feste natalizie, con lo stop a bar e ristoranti alle 18 il 25 e 31 dicembre non ha alcun senso né motivazione scientifica".

 

Federalberghi: "piste aperte per ospiti di alberghi e seconde case"

 

"Gli albergatori italiani sposano la proposta degli assessori regionali al turismo e allo sport per le vacanze sulla neve in sicurezza". E' il commento del presidente di Federalberghi Bernabò Bocca in relazione alla proposta delle Regioni alpine di tenere aperti i comprensori sciistici per coloro che durante le festività natalizie pernotteranno nella seconda casa o in una struttura ricettiva.

"Chi trascorre le vacanze in hotel - evidenzia Bocca - è solito prenotare con discreto anticipo. Il che ci consente di aiutare le comunità a organizzare i servizi necessari per accogliere i vacanzieri in condizioni di sicurezza. Inoltre, le strutture ricettive s'impegnano a invitare tutti i propri ospiti a prenotare gli skipass, per prevenire le code agli impianti di risalita, e ne garantiscono la totale tracciabilità, grazie alle procedure di registrazione, obbligatorie per legge".

Bocca sottolinea infine che le strutture ricettive italiane garantiscono un elevato grado di sicurezza, anche grazie al protocollo "Accoglienza sicura", realizzato da Federalberghi a tutela degli ospiti e dei collaboratori.

 

Stop allo sci, Confturismo: “a rischio 2,4 miliardi di consumi”

Chiudere gli impianti nei comprensori sciistici “costa” - tra alloggio, ristorazione, impianti sciistici, shopping, intrattenimento e servizi vari - circa 2,4 miliardi di euro solo nell’arco alpino tra dicembre e marzo. Una cifra a cui si devono aggiungere anche la mancata spesa per l’acquisto di accessori, abbigliamento e attrezzature per lo sci e l’ulteriore perdita di spesa complessiva derivante dalle altre località sciistiche del nostro Paese. È una situazione che preoccupa fortemente imprese e lavoratori del settore, che corrono il rischio di vedere compromessa la stagione invernale e che rende necessario e urgente un “coordinamento neve”, anche a livello europeo. È la posizione di Confturismo-Confcommercio, che sottolinea che “in condizioni di normalità il numero di presenze turistiche complessive atteso nello stesso periodo in quell’area, inteso come numero di notti a destinazione, è di circa 20 milioni. Cifra che contempla anche il numero dei turisti presso le seconde case di proprietà ed esclude gli ‘escursionisti’, cioè coloro che vanno e vengono in giornata senza pernottare”.

“E anche nell’ipotesi di una riapertura degli impianti – conclude Confturismo – sempre tenendo conto delle restrizioni alla mobilità dei turisti sia per l’ingresso dai confini nazionali sia per lo spostamento tra regioni/aree del Paese, verrebbero a mancare oltre 12 milioni di notti a destinazione, pari ad una perdita stimata di spesa di almeno 1,7 miliardi di euro”.

 

Confcommercio Trentino: "non solo sci, a rischio tutto il settore"

La questione dell’apertura degli impianti di risalita non è un fatto circoscritto agli sciatori o alle piste: in gioco c’è l’intero settore del terziario che, tra turismo e commercio rischia un danno di 1 miliardo di euro. Confcommercio Trentino, per bocca del presidente Giovanni Bort, chiede che vengano assunte scelte in modo estremamente responsabile e ponderato, considerando in maniera realistica e accurata l’impatto che far saltare o anche solo rinviare la stagione invernale provocherà sul Trentino. No alle chiusure indiscriminate, dunque, e si faccia un’analisi seria che salvaguardi le imprese.

"Non è solo una questione limitata alle piste. Lo sci per il Trentino - spiega Bort - significa alberghi, bar, ristoranti, negozi, grossisti, servizi. È ormai acclarato che il turismo valga un 20% del nostro Pil. Chiudere gli impianti significa far chiudere per sempre centinaia di imprese, con un effetto a cascata incalcolabile sull’intera economia provinciale".

"Chiediamo - è l’appello del presidente di Confcommercio Trentino - che si valuti rigorosamente ogni possibile opzione, consapevoli dell’efficacia dei protocolli attuali e di altri possibili, sottoscritti ad hoc per far funzionare la 'macchina' del turismo invernale. Di certo non accetteremo una chiusura come via più semplice. Mi fa piacere che la Giunta provinciale dimostri sensibilità verso la questione e sia al fianco degli operatori: abbiamo bisogno che Governo ed Europa riflettano attentamente e lavorino per garantire questa stagione turistica. Una stagione che già in queste condizioni porterà cali a due cifre: annullarla sarebbe il disastro".

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