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Il settore dello strumento musicale rischia di chiudere

Grido d'allarme di Dismamusica-Confcommercio: nel trimestre marzo–maggio il comparto ha perso il 55% del fatturato e il 68% degli operatori vede a rischio la stabilità delle aziende.

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29 settembre 2020

“Se durante il lockdown cantare e fare musica (anche con un moto spontaneo dalle finestre e dai balconi) hanno aiutato a tenere alto lo spirito degli italiani, adesso il settore dello strumento musicale in Italia rischia di scomparire”.

A lanciare il grido di allarme è Antonio Monzino, presidente di Dismamusica, commentando la ricerca che ha coinvolto oltre 120 aziende rappresentative del settore: rivenditori, produttori, importatori, artigiani ed editori.

Mediamente il comparto in Italia, nel trimestre marzo–maggio 2020 (il periodo del lockdown), ha perso il 55% del proprio fatturato e le aziende pensano di chiudere il 2020 con una perdita compresa tra il 25 e il 30%. Circa il 22% degli operatori intervistati prevede un fatturato complessivo dimezzato rispetto allo scorso anno e più del 29% pensa che il 2021 sarà peggiore del 2020, soprattutto senza concrete misure di rilancio. Il 68% vede a rischio la stabilità delle proprie aziende, con quasi il 14% che non esclude di dover cessare l’attività.

I punti critici che affliggono il comparto sono ben chiari agli operatori economici: emergono in particolare la aggressiva presenza di colossi stranieri che operano online spesso in modo spregiudicato, una aliquota Iva inspiegabilmente non ancora allineata ai prodotti culturali, la mancanza della pratica dello strumento musicale tra le materie di insegnamento obbligatorio nelle scuole.

“Siamo preoccupati – continua Monzino – perché questi mali endemici del settore sono stati enormemente aggravati dalla crisi sanitaria che ha imposto la chiusura delle aziende e la sospensione di ogni evento dal vivo tagliando le gambe a gran parte dell’indotto. Nonostante tutto, però, il settore ha dato anche segnali di vitalità affiancando il canale online a quello tradizionale e limitando allo stretto indispensabile le riduzioni di personale. Dobbiamo ricordare che il punto vendita sul territorio è un luogo che produce cultura e servizi alla comunità. Chi ha la responsabilità della guida del Paese deve rendersi conto che “fare musica” rappresenta un insostituibile valore di ordine sociale. Prima che sia troppo tardi è necessario che il Governo preveda finanziamenti a fondo perduto per gli operatori del settore. L’Italia ha regalato al mondo la creazione della notazione musicale, l’invenzione del pianoforte, del violino, del melodramma, abbiamo la responsabilità di essere all’altezza della nostra tradizione conosciuta e apprezzata in tutto il mondo”.

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