Guardie giurate, incontro sul decreto "requisiti e formazione"

Al via il confronto nell'ambito della commissione consultiva centrale con la partecipazione del sottosegretario all'interno, Gabriele Molteni. Le Associazioni di rappresentanza datoriale, attraverso il presidente di Federsicurezza, Luigi Gabriele, hanno evidenziato le criticità del testo presentato.

E' un "cauto ottimismo" la sensazione che si percepisce dopo l'incontro al Ministero dell'Interno sullo schema di decreto sui requisiti minimi professionali e di formazione delle guardie particolari giurate. Incontro che, tra l'altro, ha coinciso con l'insediamento della Commissione consultiva centrale per le attività della vigilanza privata, e al quale, nel rispetto dell'impegno assunto a suo tempo, ha preso parte anche il sottosegretario all'Interno, Nicola Molteni. Le Associazioni di rappresentanza datoriale, con un unico intervento affidato, in qualità di portavoce, al presidente di FederSicurezza Luigi Gabriele, riassuntivo delle convinzioni maturate a seguito dell'esame della bozza di provvedimento, hanno evidenziato le criticità del testo presentato, riassunte in cinque punti fondamentali: ruolo delle Regioni e dei Fondi interprofessionali; questione "anagrafica", ovvero limiti di età per l'accesso all'impiego; disciplina delle attività "speciali" di sicurezza; armonizzazione con le politiche di inserimento al lavoro e con le oggettive implicazioni con il sistema contrattuale di comparto; necessità di affidare il prosieguo dei lavori ad una sottocommissione, come già in precedenza ipotizzato. Nel suo intervento di Gabriele ha sottolineato come la categoria abbia sì bisogno della attività di tutela, indirizzo e controllo dell'Amministrazione, ma come, d'altra parte, non possa assolutamente fare a meno dell'attenzione della politica e del Governo. E' infatti indispensabile rendere la normativa, i regolamenti e gli obblighi, conformi il più possibile alle  mutate situazioni di un comparto di tanto evidente importanza sociale e strategica, ma, d'altra parte, non può non essere tenuto in debito conto il fatto che chi "integra" o sostituisce lo Stato nella prestazione di sicurezza è pur sempre un imprenditore privato che, se non è messo in condizione di osservare correttamente il binomio "costi-ricavi", difficilmente può far impresa e garantire standard di efficienza e qualità consoni al delicato compito al quale è chiamato ad attendere. Mentre quindi, nel merito tecnico sarà importante che la riscrittura venga affidata ad una sottocommissione più "agile", non va d'altra parte trascurato il ruolo della politica, che dovrà intervenire sia per educare un mercato votato all'improvvisazione borderline - in carenza di un fatturato che invece la stessa politica può contribuire a rendere correttamente compensativo, attraverso l'ampliamento della sfera di attività degli operatori e dei limiti di prestazione dei sevizi dalle cose alle persone, pur se con la giusta differenziazione e subordinazione rispetto alle forze dell'ordine -, sia consentendo alle nostre aziende di non dover subire il monopolio, ad esempio britannico, su servizi di grande appetibilità qualitativa e di sicura resa economica. Il necessario miglioramento degli standard di qualità, insomma, non può costituire un mero aggravio di costo per l'impresa, di difficile ribaltamento sull' utenza. Nuove qualità e professionalità sono ben accette, ma nuovi oneri "secchi" sono purtroppo insostenibili. 

18 marzo 2019