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"Scenari di crescita in presenza di una semplificazione amministrativa"

Intervento del Presidente Sangalli alla Conferenza stampa di Rete Imprese Italia "Semplifichiamo per crescere"

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3 novembre 2015

Cari Amici, Colleghi e Autorità,

con gli amici Giacomo Basso presidente di Casartigiani, Daniele Vaccarino presidente di Cna, Giorgio Merletti presidente di Confartigianato, e Massimo Vivoli presidente di Confesercenti, do il benvenuto a tutti i presenti per questa iniziativa di Rete Imprese Italia sul tema della burocrazia e della semplificazione.

E ringrazio particolarmente il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, per aver accolto il nostro invito a chiudere i lavori di questo incontro.

Dopo tanti, troppi anni, di previsioni negative e di continue revisioni al ribasso, oggi finalmente si cominciano a registrare segnali di ripresa dell'economia.

Mi riferisco al miglioramento dei consumi, alla fiducia delle famiglie e delle imprese ai massimi livelli, al buon andamento dell'occupazione. E, da ultimo, ad un primo, timido risveglio del Mezzogiorno.

Insomma, nel 2016 il PIL potrebbe anche avvicinarsi ad una crescita del 2%, ma solo a due precise condizioni.

La prima, che il Governo riduca con maggiore intensità le tasse su imprese e famiglie.

La seconda, che la Legge di Stabilità esprima in pieno i suoi effetti espansivi.

Ma la prudenza è d'obbligo. E' d'obbligo perché la ripresa è ancora lontana dall'essere robusta e diffusa, perché molte famiglie e imprese e molti territori non l'hanno toccata con mano.

In questo scenario, confermiamo comunque il nostro giudizio positivo su alcune misure contenute nella Legge di Stabilità.

In ambito fiscale, l'aver scongiurato l'aumento dell'Iva, l'innalzamento della franchigia Irap, la revisione del regime forfettario dei "contribuenti minimi", la possibilità di recuperare immediatamente l'Iva sui crediti insoluti, la proroga delle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie e dell'ecobonus.

Nella manovra ci sono, tuttavia, alcune criticità: la mancata deducibilità totale dell'Imu sugli immobili strumentali, compresi negozi ed alberghi; la spada di Damocle rappresentata dalle clausole di salvaguardia per il 2017.

E poi, certo, ci aspettavamo, in questa Legge di Stabilità, più coraggio e più determinazione nel tagliare la spesa pubblica improduttiva per eliminare sprechi e inefficienze. E liberare così le risorse necessarie per la riduzione generalizzata delle aliquote Irpef.

Il paese non ha ancora completato il processo di riforme indispensabili per rendere il nostro sistema socio-economico più competitivo e più inclusivo.

Ma non siamo, certo, all'anno zero.

Infatti, il Governo ha portato a conclusione la riforma del mercato del lavoro con l'approvazione degli ultimi quattro decreti del Jobs Act nel quale abbiamo apprezzato – per rimanere sul tema di oggi - la previsione di istituire l'agenzia ispettiva unica.

Uno strumento che speriamo si realizzi presto e in modo efficace per superare il rischio di molteplici e sovrapposte ispezioni nella stessa impresa da parte di diversi soggetti.

Allo stesso modo, va nella giusta direzione anche l'attuazione della delega fiscale, sebbene ci aspettavamo alcune modifiche preziose per le nostre imprese.

E mi riferisco all'introduzione dell'IRI - l'imposta sul reddito imprenditoriale - e alla determinazione "per cassa" del reddito imponibile.

Misure queste che, ribadiamo, sono importanti per le nostre imprese e che speriamo, dunque, vengano attuate durante l'iter parlamentare della Legge di Stabilità.

E tra le riforme, quella della pubblica amministrazione potrebbe avere un effetto propulsivo nuovo e rilevante rendendo il rapporto pubblico-privato più trasparente, più facile e più efficiente.

Fino ad oggi non è stato così. Lo dice l'esperienza quotidiana di milioni di cittadini e imprese, specialmente quelle dei nostri settori.

C'è davvero bisogno – gli imprenditori ne hanno un disperato bisogno - di abolire la cattiva burocrazia, quella che genera complicazioni, tempi biblici, costi impropri che appesantiscono lo svolgimento della loro attività e nella quale, molto spesso, si annidano corruzione, illegalità, criminalità.

E c'è bisogno, invece, di buona burocrazia: quella che facilita la vita delle imprese e dei cittadini, tenendo in piedi solo gli adempimenti e le procedure necessarie; quella che consente a un imprenditore di poter lavorare con poche regole, semplici, chiare e certe. Senza dover impazzire per procedure e adempimenti complicati e costosi.

Se il Governo vuole davvero valorizzare il ruolo delle imprese come motore di innovazione e crescita, come peraltro ha iniziato a fare, allora dovrà anche favorirle attraverso una nuova e più moderna burocrazia.

Nel rapporto realizzato insieme al Cer che abbiamo presentato oggi emergono alcuni dati che ci hanno colpito e che voglio evidenziare.

Secondo valutazioni dello stesso Governo, le imprese sopportano ogni anno 30 miliardi di euro di costi burocratici.

Un vero e proprio fardello che - secondo i risultati delle nostre analisi - potrebbe essere ridotto di almeno un quarto semplificando alcune procedure.

Un altro dato è che, nel confronto internazionale, il numero di ore necessarie per assolvere gli adempimenti fiscali per le nostre imprese è di gran lunga superiore a quello degli altri paesi.

Infatti, per questi obblighi, in Italia ogni anno le imprese devono impiegare 269 ore, corrispondenti a 34 giornate di un lavoratore a tempo pieno, il 52% in più della media dei Paesi Ocse pari a 22 giornate.

Credo che questi esempi siano sufficienti per comprendere quanto è ancora lunga la strada della semplificazione e della sburocratizzazione.

Quello che serve oggi – ispirandosi all'azione iniziata dal Ministro Bassanini - è un percorso di snellimento dell'apparato burocratico e amministrativo.

Noi non cadiamo, infatti, nell'illusione che possano esistere uno Stato e una democrazia senza amministrazione e senza burocrazia.

Ma senza una buona amministrazione e senza una buona burocrazia lo Stato è complicato e la stessa democrazia funziona male.

Gli aggiustamenti sono in cantiere.

Penso, ad esempio, alle Camere di Commercio.

Lo stesso Presidente Renzi, commentando il successo dell'Expo 2015, ha ricordato la funzione delle Camere. Caro Ministro, siamo convinti che alla fine di questo cammino di riforma avremo istituzioni migliori, porta d'accesso per le imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Ma è un percorso complessivo, quello della riforma della Pubblica Amministrazione, che deve proseguire con tutta la determinazione di cui saremo capaci perché l'obiettivo, anche se complesso e ambizioso, diventa irrinunciabile per i benefici che ne deriverebbero a tutto il sistema produttivo. Questo è l'impegno straordinario che chiediamo al Governo per cancellare dalla mente di tanti imprenditori l'incubo della cattiva burocrazia. Sulla riforma Madia, dunque, bisogna soprattutto fare bene perché un errore su questa materia potrebbe compromettere il risultato per molti anni ancora.

E fare bene per noi significa che questa riforma specifica, certamente molto delicata, non può essere affrontata con interventi calati dall'alto, ma con un processo certo, graduale e partecipato che preveda, cioè, il pieno coinvolgimento delle imprese.

Insomma, se è vero che il Paese sta ripartendo, il Governo deve cogliere e rafforzare questi segnali. Anche scommettendo sull'accelerazione del processo di riforme economiche e amministrative, perché solo così la ripresa si potrà trasformare in vera crescita.

Grazie.

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