Pil, prezzi e mercato del lavoro: "economia in sofferenza"

Pil, prezzi e mercato del lavoro: "economia in sofferenza"

A marzo giù tasso di disoccupazione e su quello di occupazione, ma il confronto annuo rivela che molte persone in più cercano lavoro e molte meno ne hanno uno. Nel primo trimestre Pil in calo dello 0,4% congiunturale e dell'1,4% annuo. Prezzi in aumento ad aprile.

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30 aprile 2021

Giornata ricca di dati diffusi dall'Istat e caratterizzati da un comune denominatore: l'influenza della pandemia sui risultati della nostra economia, messa nero su bianco. 

Quelli relativi al mercato del lavoro nello scorso mese di marzo (link ai dati completi in pdf) sono a due facce. Già, perché da una parte si può osservare che continua il leggero aumento dell’occupazione e la lieve discesa dell’occupazione. Ma se si volge lo sguardo alla situazione che c’era nello stesso mese del 2019 si possono agevolmente constatare i danni fatti dall’emergenza sanitaria, iniziata esattamente un anno fa. Nel dettaglio, dunque, nel marzo scorso il tasso di disoccupazione è sceso al 10,1% a marzo, con un calo di 0,1 punti rispetto al mese precedente. Il calo del numero di persone in cerca di lavoro (-19mila unità da febbraio), riguarda però solo gli uomini e gli over 25, mentre tra le donne (11,4%, +2%) e i giovani di 15-24 anni (33%, +1,1%) c’è un aumento dei disoccupati. Rispetto a marzo dello scorso anno, però, le persone in cerca di lavoro sono ben 652mila in più, pari al 35,4%.

Stessa dinamica per l’occupazione, con 34mila occupati in più a marzo rispetto al mese precedente (+0,2%), mentre in confronto al 2020 gli occupati sono 565mila in meno, mentre rispetto al mese precedente l’esplodere della pandemia, febbraio 2020, sono quasi 900 mila in meno. La crescita dell'occupazione coinvolge gli uomini, i dipendenti a termine, gli autonomi e quasi tutte le età.  Il tasso di occupazione sale al 56,6% (+0,1 punti), due punti percentuali in meno rispetto al livello pre-Covid.

L'Azienda Italia continua a procedere a marce basse

I lockdown imposti dalla risalita dei contagi nei primi due mesi dell'anno hanno avuto un pesante impatto sulla crescita del Paese. Secondo le stime preliminari diffuse dall'Istat (link ai dati completi in pdf), infatti, nel primo trimestre del 2021 il Pil corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato sarebbe diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell'1,4% in confronto allo stesso periodo del 2020 (molto meno del -6,6% registrato nei mesi finali del 2020, comunque). Il calo rispetto agli ultimi tre mesi dello scorso anno è il risultato di un aumento del valore aggiunto tanto nel comparto dell'agricoltura, silvicoltura e pesca, quanto in quello dell'industria, mentre i servizi nel loro complesso (i più colpiti dagli interventi di contenimento) hanno registrato una diminuzione. La variazione acquisita per il 2021 è pari a +1,9%.

Ad aprile l’inflazione accelera

Aumento dello 0,4% (era +0,8% a marzo) su base mensile e dell'1,1% su base annua (+0,3% a marzo): è la stima preliminare Istat sull’inflazione ad aprile (link ai dati completi in pdf). L'aumento rispetto al mese precedente tendenziale si deve essenzialmente ai prezzi dei beni energetici (da +0,4% di marzo a +9,4%), mentre scendono i prezzi dei beni alimentari non lavorati (da +1% a -0,3%) e di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,2% a -0,7%). In ulteriore e più forte flessione i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da -0,1% a -0,4%), accelerano al contrario quelli dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto (da +0,7% a +1,1%). I prezzi del cosiddetto "carrello della spesa" scendono dello 0,4%, portandosi al livello di febbraio 2018 (quando diminuirono su base annua dello 0,6%). L'inflazione acquisita per il 202, infine, è pari a +1,2% per l'indice generale e a +0,6% per la componente di fondo.

Il commento di Confcommercio

 

“Il quadro che emerge è ancora molto complesso e delinea una forte sofferenza in un contesto europeo che, seppure variegato, evidenzia elementi di non minore criticità, contribuendo alla debolezza della nostra economia, a cui viene a mancare anche una frazione rilevante di domanda estera”: questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio ai dati Istat.

Per quanto riguarda il Pil, la riduzione dello 0,4% è “un po’migliore delle attese. Appare piuttosto evidente, sul piano internazionale, la relazione tra intensità delle restrizioni all’attività produttiva e risultati in termini di attività economica. Di conseguenza,  per una vera ripresa e per il raggiungimento degli obiettivi di crescita indicati nei documenti programmatici, è decisivo il buon successo del piano vaccinale cui si accompagni una strategia di riapertura chiara e, possibilmente, in accelerazione. Solo in questo caso sarà possibile salvare il terziario di mercato e, in particolare, la filiera turistica, rilanciando la relativa domanda di lavoro”.

Passando all’occupazione, “il fatto che sotto il profilo congiunturale si osservi qualche crescita nell’area del lavoro autonomo e a termine testimonia il permanere di grande incertezza sulle prospettive future delle imprese”.

Infine l’andamento dei prezzi, che “desta limitate preoccupazioni, pur se in ripresa per la componente energetica. Tuttavia, su base tendenziale la variazione dei prezzi è in accelerazione da settembre: non sarebbe una circostanza favorevole se l’inflazione si consolidasse prima della ripresa economica”.

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