Sib a Salvini: "Bolkestein, passare dalle parole ai fatti" - Asset Display Page

Sib a Salvini: "Bolkestein, passare dalle parole ai fatti"

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8 agosto 2019

Il Sindacato Italiano Balneari ha scritto una nota  al ministro Matteo Salvini in relazione al suo "beach tour" per manifestare l'apprezzamento per aver scelto le località balneari e, in alcuni casi, gli stabilimenti balneari, per una serie di incontri politici ma, nel contempo, gli ha ricordato che la fuoriuscita della balneazione attrezzata italiana dall'applicazione della direttiva Bolkestein non è un risultato raggiunto ma un obiettivo ancora da conseguire.

Salvini, come altri, ha preso atto che gli stabilimenti balneari italiani sono un luogo non solo dove abbronzarsi, fare il bagno e trascorrere piacevolmente le proprie vacanze, ma anche uno spazio di socializzazione che hanno, da tempo, ereditato la funzione delle nostre piazze cittadine simbolo dell'identità culturale oltre che architettonica del nostro Paese. Nell'augurare al ministro un buon viaggio fra le località balneari e gli stabilimenti balneari, il presidente Capacchione ha, però voluto ricordare che, per gli imprenditori balneari italiani, la questione della direttiva Bolkestein, al di là dei proclami anche roboanti, è ancora del tutto irrisolta. Infatti, la Legge di Stabilità del 2019 (legge 30 dicembre 2018 nr. 145) ha escluso dall'applicazione della Bolkestein gli ambulanti, per i balneari ha individuato un complesso percorso di riforma organico del settore con il contestuale differimento di quindici anni della scadenza delle concessioni in essere. E' stato un risultato, certamente, positivo, frutto dell'impegno diligente e serio profuso dal ministro Centinaio, condiviso da tutti gli schieramenti politici e salutato positivamente da ogni balneare italiano. Purtroppo, però a distanza di sette mesi dal suo varo l'applicazione della nuova scadenza, per la colpevole inerzia dei Comuni, per molti balneari costituisce ancora un miraggio, mentre la completa e definitiva esclusione dalla pubblica evidenza è ancora un obiettivo da conseguire e non un risultato già raggiunto. "Siamo ancora una volta, quindi, costretti ad evidenziare – scrive Capacchione - che è lontano dall'essere risolto il problema della sopravvivenza di queste decine di migliaia di imprese e, con essa, della salvaguardia di un settore economico cruciale per il nostro Paese. Sono trascorsi ben tredici anni dalle prime avvisaglie giurisprudenziali (sentenza del CdS n. 168 del 25 gennaio 2005) e dieci anni (D.L. 30 dicembre 2009 n. 194) dalla formale abrogazione della norma che costituiva la fonte di stabilità, nel tempo, per queste imprese: il diritto di insistenza (poi rinnovo automatico) delle concessioni alla loro formale scadenza.  Abrogazione che ha avviato un lungo periodo di precarietà e che ha causato il quasi totale blocco degli investimenti. Tutto questo mentre altri Paesi europei (come la Spagna), nostri competitori nel mercato internazionale delle vacanze, si sono dotati di leggi che hanno dato stabilità e slancio alle attività balneari. Non possiamo non rimarcare con amarezza e preoccupazione che, in tutti questi anni, i vari Governi che si sono succeduti (ben sei!) non hanno ancora risolto il problema. Alla luce di queste considerazioni, riteniamo indispensabile una precisa scelta politica e un deciso impegno di Salvini a difesa della balneazione attrezzata italiana quale irrinunciabile fattore di qualità e di vantaggio competitivo nel mercato turistico internazionale del prodotto mare".  Nella lettera a Matteo Salvini Capacchione aggiunge: "pur continuando ad avere fiducia nei confronti di coloro che, come Lei, ci assicurano di voler evitare che le nostre aziende finiscano all'asta, per i balneari italiani riteniamo che sia giunto ormai il momento di passare dalle parole ai fatti". Il presidente del Sib ha, quindi, concluso la sua nota chiedendo di incontrare il ministro in questo suo tour per le spiagge italiane, al fine di meglio illustrare l'ansia e le preoccupazioni degli imprenditori balneari italiani per questa stato di profonda incertezza sul futuro delle loro aziende, nonché la loro ferma e granitica contrarietà all'applicazione della Direttiva Bolkestein alla balneazione attrezzata italiana.

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