Il Sud non riesce a cambiare passo

Il Sud non riesce a cambiare passo

Analisi dell'Ufficio Studi Confcommercio: il Mezzogiorno sempre più distante da resto del Paese e dall'Europa. Dal 1995 ad oggi si riduce il suo peso sul Pil nazionale. Tra le cause, deficit strutturali, spopolamento giovanile e turismo sottoutilizzato.

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4 aprile 2021

Quando si fa un’analisi economica e sociale del Mezzogiorno e della sua purtroppo “storica” distanza con il resto del Paese, da tanti anni a questa parte i nodi da sciogliere risultano essere sempre gli stessi ed anzi negli ultimi 25 anni se ne sono aggiunti di nuovi. Diffusione della criminalità, burocrazia, carenze infrastrutturali e disoccupazione sono i temi ricorrenti, le “zavorre” che hanno frenato lo sviluppo del Sud. Nell’analisi che fa l’Ufficio Studi Confcommercio, “Economia e Occupazione al Sud 2015-2019”, emergono però anche degli elementi di novità: primo fra tutti quello della riduzione della popolazione giovanile residente, che nel periodo considerato si è ridotta di oltre un milione e mezzo impattando pesantemente sul livello di occupazione nel Mezzogiorno e sulla qualità del capitale umano. Tra il 1995 e il 2019 l’Italia nel complesso ha perso oltre un milione di giovani (da poco più di 11 milioni a poco più di 10 milioni) e tutta questa perdita è dovuta ai giovani meridionali. Quindi, parlando in termini meramente economici, il peso che tutti questi fattori hanno sul Pil pro capite per abitante è determinante e la quota di Pil  prodotta dal Sud sul totale nazionale è diminuita passando da oltre il 24% del 1995 al 22% del 2019. Secondo i dati della ricerca, se questi fattori incidessero meno, nel giro di alcuni anni il prodotto lordo meridionale crescerebbe di oltre il 20% (+90 miliardi di euro).
 

PIL pro capite per abitante migliaia di euro a prezzi costanti del 2015

  1995 2007 2009
Nord-Ovest 32,6 37,1 35,9
Nord-Est 31,1 35,7 34,4
Centro 29,5 34,7 31,3
Sud 17,8 20,5 18,8
ITALIA 24,6 20,5 18,8
Centro/Nord Ovest 0,55 0,55 0,52

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.
 

Quote percentuali della popolazione residente per macro-ripartizioni

  1995 2007 2019
Nord Ovest 26,2 26,4 26,7
Nord Est 18,3 19,1 19,4
Centro 19,2 19,4 19,8
Sud 36,4 35,2 33,9
Italia 100,0 100,0 100,0
Popolazione Italia (milioni) totale 56,84 58,76 59,82

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.
 

Residenti con meno di 19 anni su popolazione totale della macroripartizione e dell'Italia in percentuale

  1995 2007 2019
Nord Ovest 16,5 16,7 16,6
Nord Est 16,5 17,0 16,8
Centro 17,5 16,8 16,4
Sud 24,5 20,4 17,5
Italia 19,6 18,1 16,9
Popolazione Italia (milioni) fino a 18 anni 11,14 10,62 10,08

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.
 

Occupati totali e occupati dipendenti (unità standard di lavoro, ULA) per macro-ripartizioni geografiche (000 e var. %)

  1995 2019  
  tot. di cui dip. tot. di cui dip. var% 1995-2019 occ. totale var% 1995-2019 occ. dipendenti
Nord Ovest 6.374 4.766 7.539 5.859 18,3 22,9
Nord Est 4.515 3.294 5.643 4.345 25,0 31,9
Centro 4.448 3.273 5.480 4.189 23,2 28,0
Sud 6.567 4.534 6.835 5.085 4,1 12,2
Italia 21.910 15.872 25.503 19.483 16,4 22,8

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.
 

Turismo e “svolta verde” per rilanciare l’economia del Mezzogiorno  

La fotografia dell’Ufficio Studi non è certamente consolante, però all’orizzonte ci sono delle possibilità che il Sud può cogliere per tentare una ripartenza. Il Recovery plan e il Piano Sud 2030 (documento pdf) metteranno a disposizione risorse di una certa entità e sono due i principali canali sui quali puntare: il turismo, da sempre sottoutilizzato anche per una forte carenza di infrastrutture che negli anni non ha permesso di intercettare il grande flusso di turisti stranieri e la transizione ecologica, quel New Green Deal che l’Europa ha messo al centro dei propri progetti e che nel Mezzogiorno, può diventare una carta vincente.
 

Incidenza % della spesa degli stranieri (turismi attivi) sui consumi interni per macro-ripartizioni e nelle regioni del Sud

Nord Ovest 3,6
Nord Est 5,0
Centro 5,6
Sud 2,3
Abruzzo 1,0
Molise 0,3
Campania 3,2
Puglia 1,2
Basilicata 0,6
Calabria 0,7
Sicilia 2,8
Sardegna 4,3
Italia 4,0

Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat e Banca d’Italia.

 

Bella: “Evitare che si allarghi la frattura tra il Mezzogiorno e il resto d’Europa”

Il direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella, ha commentato alcuni dati emersi dall’analisi. “Come abbiamo visto, saranno importanti gli investimenti che verranno fatti nei prossimi anni ma non bisogna fare l’errore di pensare che vi sia una sorta di automatismo tra risorse spese e soluzione dei problemi. Soprattutto considerando che in passato proprio la modalità di spesa ha creato più problemi che altro”. Tra le strade possibili per rilanciare l’economia meridionale c’è anche quella della politica fiscale: il governo Conte stava pensando ad un pacchetto di sgravi fiscali per il Sud con un abbattimento del 30% dei contributi previdenziali a carico delle imprese. Secondo Bella però, “la priorità va data alle infrastrutture, è necessario prima di tutto rimuovere il gap di contesto nel quale si trovano le regioni del Sud rispetto al resto d’Italia”. Ovviamente non basta intervenire sulle infrastrutture per rendere il Mezzogiorno attraente anche per eventuali capitali stranirei. “La troppa burocrazia e l’illegalità diffusa – ha osservato Bella - continuano ad essere degli ostacoli molto grossi sulla strada delle multinazionali che vogliono venire ad investire al Sud”.  Il direttore dell’Ufficio Studi ha poi sottolineato l’importanza del turismo e dei servizi alle persone ed alle imprese come “fattori” di rinascita: “Bellezze naturali, percorsi culturali e clima favorevole devono consentire alle regioni meridionali di partecipare al processo di costruzione di ricchezza attraverso il turismo”.

 

Ugo Da Milano

 

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