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La possibile intesa M5S-Pd agita Salvini

Il leader della Lega vuole portare l'Italia al voto il 13 ottobre, mentre Luigi Di Maio invita invece il Pd a sostenere un governo 'traghettatore' con un patto di ferro sul taglio dei parlamentari. Intanto Conte pensa a un tecnico come commissario Ue.

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7 agosto 2019

Ormai è tutto alla luce del sole: Matteo Salvini vuole portare l'Italia al voto il 13 ottobre e Luigi Di Maio invece invita il Pd a sostenere un governo 'traghettatore' con un patto di ferro sul taglio dei parlamentari. La rottura è conclamata, ma il divorzio no, quindi in attesa della 'separazione legale' che sarà sancita dalla sfiducia o dalle dimissioni dello stesso premier dopo essere passato per il Parlamento, volano gli stracci., Salvini ribadisce che il voto contro Conte deve esserci prima di Ferragosto e che se sarà qualcun altro ad occuparsi delle elezioni al Viminale "sono pure più contento perché avrò più tempo". Ad agitare ancora le acque della crisi di governo l'ipotesi di 'inciucio' o alleanza a tempo che potrebbe nascere tra M5S e Pd per portare a casa il taglio dei parlamentari. "Che sia la Lega, il Pd, Forza Italia o chiunque altro ad appoggiarla non ci importa. Ci importa che si faccia. E che si faccia prima delle dichiarazioni di Conte alle Camere", scrive Di Maio su Facebook, una sorta di appello, di invito a quel Pd che abbia la forza di congelare la crisi per salvare il Paese. Il disegno è macchinoso e anche difficile da attuare, ma avrebbe un senso. Anticipare il ddl Fraccaro, riferiscono fonti vicine a Di Maio, non escluderebbe le dimissioni di Giuseppe Conte che potrebbe anche salire al Quirinale e dimettersi, senza essere sfiduciato, dando al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la possibilità di contare sul nuovo asse M5S e Pd per un eventuale governo traghettatore o di 'garanzia elettorale' fino al prossimo anno. Una pazza idea che lo stesso Beppe Grillo appoggia con un post incandescente, dove lancia "contro i barbari" leghisti nuove alleanze evitare all'Italia la procedura di infrazione e dall'aumento dell'Iva. I rumors di palazzo spiegano la 'manovra' come l'unico modo per dare tempo a Renzi di preparare il suo partito e avviare poi, sotto il governo tecnico, la scissione da mesi annunciata. Nel Partito democratico ora è tempo di mettere le carte in tavola, perché la posta in gioco è pesante, e capire quali e di che entità sono le spinte che propendono per un 'governo di scopo' e quali i risvolti in termini di consensi. In tutto questo, il premier Conte si è preso una pausa lontano da Roma e lontano da palazzo Chigi. La prossima settimana sarà però nella capitale, ma nessun intervento è previsto prima del voto in aula, che le conferenze dei capigruppo di Camera e Senato decideranno tra lunedì e martedì prossimi. Tutto nel solco della grammatica costituzionale, viene spiegato, l'unica vera partita che Conte intende portare a compimento è quella del commissario Ue. Nessun passo indietro sul portafoglio della concorrenza "l'Italia avrà quel ruolo in Ue", assicurano. A quanto si apprende però non sarà uno dei nomi che Salvini aveva proposto a Conte, cioè Garavaglia o Centinaio, perché "non sono più nomi espressione di un governo in carica". L'ipotesi è quella che si porti a Bruxelles un tecnico, come Enzo Moavero Milanesi o lo stesso Giovanni Tria. La scadenza è alle porte, il 26 agosto, e il presidente del Consiglio il candidato lo presenterà quando sarà ancora in carica. 

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