Dispositivi medici, la Consulta dice sì al payback

Dispositivi medici, la Consulta dice sì al payback

Secondo la Corte Costituzionale il meccanismo "presenta diverse criticità, ma non risulta irragionevole in riferimento all’articolo 41 della Costituzione”. Fifo Confcommercio: “pronti allo stop delle forniture”.

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23 luglio 2024

La Corte Costituazionale ha confermato il 22 luglio scorso la legittimità costituzionale di fondo del payback, il meccanismo che impone alle aziende che riforniscono di dispositivi medicali le Regioni e i loro sistemi sanitari di concorrere allo sforamento dei tetti di spesa. La questione di legittimità costituzionale del payback era stata sollevata da una sentenza del Tar del Lazio dello scorso 24 novembre e da allora la palla era passata direttamente alla Consulta, alla quale spetta l’ultima parola. Ebbene, secondo la Corte, il meccanismo del payback sui dispositivi medici “presenta diverse criticità, ma non risulta irragionevole in riferimento all’articolo 41 della Costituzione”, quanto al periodo 2015-2018.

“La sentenza della Consulta ci lascia sbigottiti. Gli errori della classe politica non dovrebbero mai ricadere su imprese e lavoratori: il payback genererà una crisi senza precedenti da un punto di vista economico, occupazionale e sanitario. Secondo lo studio Nomisma commissionato da Fifo Sanità – commenta Sveva Belviso, presidente di Fifo Sanità, aderente  a Confcommercio - rischiano il fallimento oltre 1.400 aziende e il licenziamento 190mila addetti ai lavori. Verrà meno una gran parte della fornitura agli ospedali di dispositivi medici anche salvavita come stent, valvole cardiache e quant’altro. Ci chiediamo come il personale sanitario riuscirà a garantire le regolari cure ai cittadini negli ospedali”.

“È urgente un confronto con il Governo Meloni per risolvere una situazione che sta precipitando. Da anni, ancor prima dell’uscita dei decreti attuativi del Governo Draghi, abbiamo chiesto con forza l’istituzione di tavoli tecnici per definire una strategia di superamento del payback, ma, nonostante i nostri sforzi sia a livello nazionale che regionale, nessuna parte politica ha preso seriamente in considerazione l’emergenza del nostro settore. Oggi - conclude la presidente Belviso - si chiedono 1,2 miliardi alle imprese su bilanci già chiusi in forma retroattiva per gli sforamenti delle Regioni maturati fino al 2018 e altri miliardi per gli anni successivi. Ci sono aziende che hanno un payback di oltre il 100% del proprio fatturato: l’unica soluzione per queste sarà portare i libri in tribunale e lasciare a casa migliaia di lavoratori con gravi danni per le forniture di dispositivi medici agli ospedali. Non ci fermeremo, perché non abbiamo alternative. Per questo, qualora le istituzioni continuassero ad ignorarci, valuteremo nell’immediato con i vertici della Federazione, le imprese e i nostri legali un’interruzione delle forniture di dispositivi medici a livello nazionale”.

Fifo Sanità contro Giani: “si vergogni, centinaia di aziende a rischio chiusura”

“Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, si dovrebbe vergognare per quanto detto in riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale sul payback applicato ai dispositivi medici (“il payback è qualcosa di dovuto, non dallo Stato o dal Governo, ma ce lo devono gli imprenditori che avevano sottoscritto un accordo secondo il quale oltre una certa soglia ci saremmo ripartiti la spesa al 50%. È una norma giusta", ndr). Ci saremmo aspettati da un presidente di Regione maggiore rispetto e soprattutto una seria preoccupazione per le centinaia di imprese e lavoratori a rischio a causa del payback”: così la presidente di Fifo Sanità, Sveva Belviso, all’indomani del pronunciamento della Consulta.

“Nonostante la Regione Toscana sia tra quelle che ha sforato di più a livello nazionale, il presidente Giani si permette di utilizzare il termine ‘escutere’ riferito alle imprese, come se queste fossero debitrici morose e non un asset strategico da un punto di vista economico e sanitario. Si dovrebbe mortificare per le affermazioni fatte. Lo invitiamo, oltre che a scusarsi con le imprese del territorio, a gestire più sapientemente i conti della Toscana, senza maturare ulteriori sforamenti di bilancio affinché altri non debbano pagare per le sue inefficienze”, ha concluso la presidente Belviso.

Payback, il Tar del Lazio solleva questione di legittimità costituzionale

Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha sollevato una questione di legittimità costituzionale in merito al payback. Secondo il Tar, infatti, “le scelte legislative potrebbero risultare irragionevoli sotto molteplici profili”. Soddisfatta Fifo Sanità Confcommercio, in attesa di una pronuncia in merito anche della Corte Costituzionale.

“Finalmente - dice il vicepresidente Giacomo Guasone - la giustizia sta facendo il suo corso. Chiaramente dovremo capire cosa dirà la Corte Costituzionale in merito, ma se il Tar esprime già dei dubbi di legittimità vuol dire che qualcosa da approfondire e analizzare sul piano normativo c’è. Gli sforzi che stiamo facendo come fornitori di dispositivi medici sono disumani da più di un anno a questa parte. La Magistratura sta colmando le inefficienze che la politica ha generato nel corso degli anni precedenti. Auspichiamo che il Governo assuma ogni decisione volta al superamento definitivo del payback o, in ultima ratio, un’ulteriore proroga per consentire alle imprese una nuova boccata d’ossigeno”.

Ok alla proroga del payback, ma solo fino al 30 novembre

Le aziende sanitarie possono tirare un leggero sospiro di sollievo. È infatti stato approvato un emendamento di Fratelli d'Italia che concede una mini proroga fino al 30 novembre 2023 della sospensione del meccanismo del payback sanitario. Lo slittamento precedente era scaduto il 30 ottobre scorso e non erano ancora stati presi provvedimenti da parte del governo.

L'emendamento è arrivato dopo il caloroso appello di FIFO, la Federazione italiana fornitori sanità, direttamente alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per risolvere questo "pasticcio" amministrativo per il quale si rischiava il blocco delle forniture per gli ospedali

Riem: "Situazione allarmante a rischio miglia di posti di lavoro"

In una lettera inviata a deputati e senatori, il presidente Fifo Massimo Riem ha chiesto formalmente che venga superato il payback all’interno del Dl Energia. “I dati che emergono dallo studio - commenta Riem - evidenziano una situazione allarmante in particolar modo per le micro, piccole e medie imprese. Tutte queste sono le più danneggiate da questa norma che le mette in condizione, già in questa fase, di fatto, di portare i libri in tribunale e licenziare migliaia di lavoratori del comparto. Sono numeri drammatici, senza considerare che tutto il settore non è a conoscenza di quali saranno gli importi di payback per gli anni successivi al 2018. Una crisi economica e finanziaria che metterà in ginocchio anche chi non fallirà nell’immediato, con l’impossibilità di pianificazione e investimenti vitali per un settore strategico come quello sanitario. "Non abbiamo avuto neanche risposte dal Governo su cosa intendano fare per il futuro. Nonostante lo Stato abbia trovato 1 miliardo di coperture, condizionato alla rinuncia ai ricorsi al TAR, le aziende chiuderanno comunque".

"Abbiamo fatto appello - conclude Riem - innumerevoli volte alla classe politica, sottoponendo proposte e rendendoci disponibili in ogni caso al confronto, senza avere alcuna risposta. Ci spaventa che le aziende più sane, e con una storia decennale, siano quelle maggiormente penalizzate da questa normativa. E siamo profondamente delusi per il fatto che proprio questo Governo non abbia contezza della gravità della situazione per un patrimonio nazionale di imprese qualificate e competenti che, loro malgrado, saranno costrette ad abbandonare il mercato”.

"L'impatto del payback sulle imprese della filiera", l'indagine di Nomisma

Sono oltre 1.400 le aziende e 190mila i posti di lavoro che potrebbero essere a rischio per colpa della richiesta di payback sui dispositivi medici. È quanto rileva lo studio di Nomisma, commissionato da Pmi Sanità e Fifo Sanità Confcommercio, dal titolo "L'impatto del payback sulle imprese della filiera". L'indagine ha interessato un campione di 4mila società attive in tutta Italia, tra le quali molte ancora non hanno superato le difficoltà dovute alla recente congiuntura negativa.

Al 2021 un'azienda su otto risulta cessata, in liquidazione o in stato di insolvenza, mentre una su tre risulta in stato di sofferenza, a seguito degli effetti della pandemia. A questa situazione così fragile va poi aggiunta la richiesta del payback, che colpirebbe circa 1.400 imprese, soprattutto le Pmi più fragili e meno capitalizzate che sarebbero chiamate a versare un importo pari a oltre un terzo dei margini lordi e oltre il 60% degli utili prodotti nell'ultimo esercizio.

Secondo i dati Nomisma, infine, oltre ai rischi occupazionali e di erosione del gettito anche la rete di fornitura si assottiglierebbe riducendo le scelte a disposizione degli appaltatori, con possibili ripercussioni negative anche sui prezzi di acquisto.

Payback: imprenditori in piazza a Roma

Centinaia di imprenditori aderenti a Fifo Sanità Confcommercio e Pmi Sanità, in rappresentanza degli oltre 100mila addetti ai lavori del comparto, hanno manifestato in Piazza della Repubblica a Roma il 17 aprile scorso insieme ai loro dipendenti per manifestare contro il payback sui dispositivi medici. Secondo le due organizzazioni, la normativa mette a repentaglio il comparto delle forniture dei dispositivi medici e l'assistenza sanitaria pubblica. “Il Governo – recita una nota comune - ha chiesto alle aziende la rinuncia al Tar, ma questo toglierebbe l'ultimo pilastro di protezione alle aziende. "Le imprese restano chiuse per un giorno - ha dichiarato Massimo Riem, presidente di Fifo Sanità Confcommercio - per protestare contro quella che la Federazione ha definito una norma vessatoria. Oggi tutte queste persone sono qui perché il Governo continua a non ascoltare il nostro grido d'allarme".

"È un problema che riguarda tutta Italia, è per questo che sono arrivate persone da ogni Regione. Una catastrofe per le imprese che si troveranno costrette a chiudere, causando l'interruzione delle forniture di dispositivi medici. Mancheranno stent, valvole cardiache e dispositivi salvavita. Una cosa indegna per un Paese civile", ha aggiunto Riem.

Per Gennaro Broya de Lucia, presidente Pmi Sanità, "lavoro e salute sono i pilastri della nostra nazione. Le ultime due vere ricchezze. Cosa c'è di più importante per il Governo che distoglie risorse da questi due asset italiani? Abbiamo condiviso i dati preliminari dell'autorevole centro studi Nomisma, commissionato congiuntamente con Fifo, che evidenzia gli effetti distruttivi di questa svista normativa. Adesso è il momento di agire. Basta con le scuse, basta giocare con le nostre vite e le nostre libertà".

Payback, dal decreto bollette arriva oltre un miliardo

Il 28 marzo scorso il Consiglio dei Ministri ha stanziato circa 1,1 miliardi di euro in favore di Regioni e Province autonome per limitare l'impatto del payback dei dispositivi medici sulle aziende del settore (per le altre misure del decreto bollette leggi l'articolo dedicato).

Le aziende fornitrici di dispositivi medici dovranno adempiere all'obbligo di ripiano del superamento del tetto di spesa posto a loro carico per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, effettuando i versamenti in favore delle singole regioni e province, entro il 30 aprile prossimo invece che entro il 31 gennaio come originariamente previsto. Lo ha disposto un decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 gennaio scorso.

Una notizia accolta con preoccupazione da Fifo Confcommercio: "Lo sconto sul totale delle richieste - ha detto il presidente Massimo Riem in una nota congiunta con Gennaro Broya de Lucia, presidente di Pmi Sanità - non solo lascia inalterato il rischio fallimento di un settore composto nel 95% da pmi, ma è anche condizionato alla rinuncia ai ricorsi al Tar. Una soluzione particolarmente penalizzante per le micro, piccole e medie imprese e che, di fatto, compromette la tenuta e la competitività del comparto dei dispositivi medici. Questo si sta traducendo in una crisi senza precedenti dell’intero Sistema Sanitario Nazionale, le cui cure al cittadino sono in serio pericolo".

"È assurdo che si pensi - ha proseguito Riem - di superare questa norma attraverso un mero sconto, oltretutto condizionato ad una presunta richiesta di rinuncia dei ricorsi al Tar. Per la stragrande maggioranza delle pmi questo sconto non comporterebbe alcun tipo di differenza sul piano economico e si troverebbe comunque costretta a fallire, mandando in tilt le forniture di dispositivi medici agli ospedali".

Il 25 gennaio scorso, una delegazione di Fifo Confcommercio-Aforp è stata ricevuta, a Palazzo Madama, dal presidente della Commissione Affari Sociali e Sanità, Francesco Zaffini, e dal Capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione, Ignazio Zullo. "L’incontro - ha commentato il presidente Fifo Sanita, Massimo Riemè avvenuto in una logica di proficua collaborazione. La sensazione è che ci sia una forte attenzione al tema da parte del Governo e delle forze politiche, con un interesse e una voglia a trovare la soluzione migliore. Resta un tema non facile da risolvibile, ma constatiamo una grande  apertura a lavorare insieme con l’obiettivo di tutelare tutte le PMI del nostro settore dei fornitori di dispositivi medici".

"L'ascolto di questo Governo - ha aggiunto la presidente Aforp, Grazia Guida - ci rende fiduciosi in una possibile soluzione del problema payback, per questa grande criticità che investe il nostro comparto e soprattutto per le PMI, che senza un adeguato provvedimento, vedrebbero svaniti anni di sacrifici e di investimenti e crollerebbe l'economia portante del nostro Paese. Noi continueremo a difendere i nostri diritti fino a raggiungere il risultato, che speriamo possa arrivare, coscienti che faremo fino in fondo la nostra parte".

Strumenti che potrebbero mancare negli ospedali in caso di stop forniture
Sterilizzatori
Prodotti per circolazione extracorporea
Protesi cardiache 
Valvole cardiache
Stent coronarici e cardiaci
Dispositivi protezione per radiologia e radioterapia
Protesi ortopediche
Stent vascolari
Dispositivi per traumatologia (ossa)
Ventilatori polmonari per rianimazioni, terapie intensive, reparti Covid 
Strumentario e ferri chirurgici
Disinfettanti e antisettici
Accessori per radioterapia
Camici monouso
Garze, bende e cerotti
Dispositivi per dialisi
Dispositivi salvavita
Dispositivi per pronto soccorso

 

NB. Tempi per stop alle forniture - Il lasso di tempo tra la chiusura delle imprese e la fornitura dei dispositivi può variare da pochi giorni a qualche settimana

 

La stima dell’impatto del payback 2015-2020 sulle imprese

dispositivi medici

Sulla base dei dati resi pubblici dalla Corte dei Conti (che, per quanto riguarda i tetti di spesa 2015-2020, ha ripreso quelli dei due Accordi Stato-Regioni sopracitati), FIFO ha stimato lo sforamento della spesa e il payback a carico delle imprese fornitrici del SSN.

La spesa è cresciuta nell’arco di tempo considerato del 18,3%, passando da 5,8 miliardi di euro nel 2015 a 6,8 nel 2020. Nell’ultimo anno, in particolare, la spesa è cresciuta del 7,3%, pari in valore assoluto a oltre 460 milioni di euro.

Dati i tetti lo sforamento complessivo è cresciuto nell’arco dei sei anni considerati sia in valore assoluto che in percentuale della spesa ammessa. Complessivamente il payback che le aziende sono tenute a pagare ammonterebbe alla cifra “monster” di 3,6 miliardi di euro, che confrontata alla spesa annua pubblica in dispositivi medici ne rappresenta ben oltre il 50%.

Sforamento nella spesa a livello nazionale e relativo al payback complessivo

Valori in milioni di euro e in %

  2015 2016 2017 2018 2019 2020
Tetto di spesa 4.800 4.856 4.925 4.962 5.011 5.261
Spesa effettiva 5.782 5.838 5.986 6.226 6.430 6.842
Sforamento (mln.euro) 1.041 1.052 1.105 1.287 1.419 1.642
Sforamento (in %) 21,7 21,7 22.4 25,9 28,3 31
Payback 416 474 553 643 710 821

Fonte: Elaborazioni FIFO Sanità su dati Corte dei Conti (2020, 2021) e Accordi Stato-Regioni 2019

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