A febbraio inflazione "confermata" senza tensioni

A febbraio inflazione "confermata" senza tensioni

Stime definitive Istat: l'indice nazionale dei prezzi al consumo  aumentato dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annuale. Confcommercio: “resta l’incertezza, ma l’economia italiana si conferma vitale”.

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15 marzo 2024

I dati definitivi dell'Istat (link ai dati completi pdf), confermando le stime preliminari, indicano che a febbraio 2024 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,1% su base mensile e di 0,8% su base annua come nel mese precedente. Lo riporta l'Istat. In particolare, si attenua la flessione su base tendenziale dei prezzi dei Beni energetici, che a febbraio si attesta al -17,3% (dal -20,5% di gennaio). Si riduce a +3,4% il tasso di crescita in ragione d’anno dei prezzi del carrello della spesa (da +5,1% di gennaio), mentre l’inflazione di fondo si attesta al +2,3% (da +2,7% del mese precedente). 

Indici dei prezzi al consumo Nic Gennaio 2019 – febbraio 2024, variazioni percentuali congiunturali e tendenziali (base 2015=100)

 

Confcommercio: “resta l’incertezza, ma l’economia italiana si conferma vitale”

I dati diffusi il primo marzo (mercato del lavoro, inflazione e Pil 2023, ndr) “confermano la presenza di un quadro congiunturale caratterizzato dall’incertezza, in cui si sovrappongono elementi positivi e negativi, come già emerso dall’andamento della fiducia di famiglie e imprese. La contenuta riduzione degli occupati registrata a gennaio su dicembre, seppure non sia un segnale positivo, va valutata con molta cautela. Il ridimensionamento si inserisce in una fase di prolungata crescita dei livelli occupazionali (da gennaio del 2022 l’incremento è stato di 883mila unità) che ha già mostrato degli occasionali stop, prontamente rientrati. Motivo che porta a sospendere il giudizio sulla possibilità che sia iniziata una fase meno favorevole. Non vanno, comunque, trascurati i segnali di difficoltà che emergono sul versante dell’occupazione autonoma (-24mila unità sul mese) e la preoccupante uscita dal mercato di una parte della popolazione più giovane (+81mila inattivi tra i 15 e i 34 anni rispetto a dicembre). Elemento quest’ultimo che, al netto della componente demografica, potrebbe indicare criticità nell’incontro tra domanda ed offerta di lavoro”: questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio ai dati Istat.

“Per contro segnali positivi continuano ad emergere sul versante dei prezzi: la situazione, al netto del riacutizzarsi di alcune tensioni sui prezzi degli energetici, si conferma sotto controllo, come sottolinea anche il progressivo rientro dell’inflazione di fondo, fenomeno diffuso nell’eurozona.  La stabilizzazione dei prezzi, con un rientro delle dinamiche anche per i prodotti, come gli alimentari, che le famiglie acquistano con maggior frequenza, e che contribuiscono in misura significativa alla percezione dell’inflazione, potrebbe spingere i consumi delle famiglie sostenendo la crescita del 2024. Crescita – conclude l’Ufficio Studi - che potrebbe, come accaduto per il 2023, riservare sorprese in positivo. Il dato dello scorso anno, superiore alle prime indicazioni, conferma la vitalità dell’economia italiana che ha saputo reagire in modo molto positivo alla crisi indotta dal Covid-19 con un Pil che nel 2023 è risultato superiore del 3,5% a quello del 2019”.

 

Altre notizie e approfondimenti sono a tua disposizione nel nostro focus dedicato ai dati Istat con in più le note dell'Ufficio Studi di Confcommercio. Trovi la pagina a questo link: Focus Istat di Confcommercio.

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