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Recovery Plan, il governo punta a un ok rapido

Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha indicato in Parlamento i prossimi appuntamenti per arrivare al piano italiano per il Recovery fund, che "non può consistere in una ondata di spesa corrente o di tagli di imposta che non siano sostenibili nel tempo".

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11 settembre 2020

"Pochi grandi progetti", da mettere a punto a tappe serrate da qui a inizio gennaio quando si potranno presentare a Bruxelles. Con l'obiettivo di mostrarsi "all'altezza" di una occasione "irripetibile" per il rilancio dell'Italia, ma anche dell'Europa. E' il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, a tracciare in Parlamento i prossimi appuntamenti per arrivare al piano italiano per il Recovery fund.

"Se perderemo la sfida" del Next generation Eu "avrete il diritto di mandarci a casa", ha detto da parte sua il premier Giuseppe Conte, che intanto sta inviando alle Camere le linee guida del governo sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il messaggio implicito, mentre crescono le tensioni nella maggioranza in vista del voto di domenica e le voci di rimpasto, è che il vero banco di prova per il governo sarà l'utilizzo dei 209 miliardi di fondi europei, non altro.

L'esecutivo punta a farsi trovare pronto a inizio gennaio quando si potranno formalmente inviare i piani, con tutti i dettagli, alla Commissione. E per accelerare il processo di approvazione Ue, che può durare fino a tre mesi, in autunno sarà avviato il dialogo informale con Bruxelles, ha spiegato Gualtieri. Già con la nota di aggiornamento al Def di fine mese, ha chiarito il titolare di via XX Settembre, ci saranno le prime indicazioni sull'utilizzo "dei prestiti", circa 127 miliardi, e "ci sarà una valutazione dell'impatto dei grants sul Pil".

Il governo è intenzionato a destinare agli investimenti l'intera quota di finanziamenti a fondo perduto "per conseguire un rilevante stimolo alla crescita del Pil". Si tratta di circa 81 miliardi che non dovrebbero pesare sulla finanza pubblica. Sarà Eurostat, ha precisato, a dire l'ultima parola ma "è ragionevole ritenere che le sovvenzioni che riceveremo" non peseranno su deficit e debito, nel frattempo schizzato a 2.560,5 miliardi causa pandemia.

Nelle prossime due settimane, intanto, anche il Parlamento produrrà, e voterà, un suo documento di indirizzo sul Recovery, con il quale chiederà precisi impegni al governo, che a sua volta dovrà tenere conto anche delle linee guida europee, che dovrebbero essere pubblicate entro venerdì. Il 15 ottobre, insieme al Draft budgetary plan, cioè la cornice con le indicazioni generali della manovra da mandare a Bruxelles, sarà consegnata anche una prima stesura del Pnnr italiano, sulla falsariga del documento già prodotto dalla Francia, che conterrà anche "i cluster progettuali e l'allocazione delle risorse".

Il programma, ha assicurato Gualtieri, "non può consistere in una ondata di spesa corrente o di tagli di imposta che non siano sostenibili nel tempo" ma "deve invece determinare il rilancio degli investimenti pubblici e privati" e "le riforme che da tempo sono necessarie per modernizzare" il Paese. Gli obiettivi principali rimangono digitalizzazione e transizione green, mentre quella del fisco, con annesso calo delle tasse, resta in pole tra le riforme da strutturare al più presto, che potranno essere supportate - ma non finanziate direttamente - grazie ai fondi europei anticrisi. L'idea è quella di ricorrere alla delega, e relativi decreti attuativi, anche per rimettere mano alla macchina fiscale e a quella della riscossione, ma qualcosa potrebbe essere 'anticipato' in manovra, dall'assegno unico ai versamenti per cassa per autonomi e partite Iva.

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