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VENEZIA: Per il Nord Est nessun segnale di ripresa a breve

A Venezia quarta tappa del Roadshow di Confcommercio: nei territori fino a qualche anno fa detti del "miracolo", secondo una ricerca Format, la crisi sembra destinata ad aggravarsi ulteriormente nella seconda parte del 2013. Nei primi mesi dell'anno un imprenditore su due ha visto peggiorare l'andamento economico.

Nordest, 2013: i consumi scendono a -2,9% rispetto a una media nazionale del -2,8%; il tasso di disoccupazione è al 6,7% su una media nazionale del 10,7%; il Pil diminuisce di un altro 2,2%, quando la media nazionale registra un -2,1%. Sono solo alcuni dati della fotografia scattata a Nordest da Confcommercio, che oggi vede riunite le associazioni territoriali di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige per la quarta tappa del Roadshow dal titolo "ImPresa diretta con il territorio", con la presenza del presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli, dei presidenti delle Confcommercio del Veneto Massimo Zanon, del Friuli Venezia Giulia Pio Traini, delle province autonome di Trento Giovanni Bort e di Bolzano Walter Amort.  Ad aprire i lavori, il vicepresidente nazionale e presidente Confcommercio della provincia di Vicenza Sergio RebeccaLe iniziative itineranti organizzate da Confcommercio insieme alla proprie strutture regionali hanno lo scopo di raccogliere istanze, priorità e aspettative delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi che verranno sottoposte al Governo in occasione dell'Assemblea generale della Confederazione del 12 giugno. Si tratta di vere e proprie Assemblee territoriali per testimoniare, dalla viva voce delle associazioni regionali e degli imprenditori, la sofferenza dell'economia reale e le ragioni di un sistema di imprese che da troppo tempo sta vivendo sulla propria pelle e a caro prezzo gli effetti drammatici della crisi. Al centro, la pressione fiscale, con l'annunciato aumento dell'Iva, e il peso di un'eccessiva burocrazia ai quali, nelle tre regioni del Nordest si sommano gli effetti delle liberalizzazioni del commercio, che stanno mettendo in ginocchio, decretandone in molti casi la chiusura, le imprese del settore.   Per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e delle province autonome di Trento e di Bolzano, la crisi non solo non accenna a diminuire di intensità, ma addirittura sembra destinata ad aggravarsi ulteriormente nella seconda parte del 2013. Nel 2012, il saldo della nati-mortalità nelle imprese del commercio in Veneto è stato di -3.138 attività (il commercio al dettaglio registra un -1.599 imprese), cui vanno aggiunti un saldo di -1.139 imprese dei servizi di alloggio e ristorazione e di circa -1.000 imprese di servizi, agenzie di viaggio e attività immobiliari. Sempre nel 2012, il saldo della nati-mortalità delle imprese del Friuli Venezia Giulia ha registrato un -678 imprese del commercio (di cui -396 al dettaglio), -250 imprese dei servizi di alloggio e ristorazione, e un ulteriore -400 imprese di servizi, agenzie di viaggio e attività immobiliari. Nello stesso anno, Il Trentino Alto Adige ha registrato nel settore del commercio un saldo di -519 attività, di cui -288 di commercio al dettaglio, -337 nei servizi di alloggio e ristorazione, e circa -150 imprese di altri servizi, agenzie di viaggio e attività immobiliari.   "Sembra che per l'Europa giri uno strano refrain: la vera concorrenza vi renderà liberi - dichiara il presidente di Confcommercio Veneto, Massimo Zanon -  Ma con le liberalizzazioni una parte del tessuto economico può anche dissolversi, una parte del lavoro venir meno. Le liberalizzazioni sono state compiute male e nel momento sbagliato, ma soprattutto, più che liberalizzazioni sono state o hanno avuto l'effetto, così' come impostate, di vere e proprie dissoluzioni, basta vedere i dati sulla nati-mortalità delle attività del commercio, del turismo e dei servizi nella nostra regione. Ma guardiamo avanti, ai giovani e a quel terziario avanzato, soprattutto legato ai servizi, nel quale molti di loro si riconoscono, che può rappresentare un'opportunità di crescita. Le loro capacità si esprimono soprattutto in questo settore, che ha grandi potenzialità e nel quale si concentra lo spirito innovativo delle nuove generazioni". "Il decreto Monti  ‘Salva Italia'  prevede una vera e propria ondata di liberalizzazioni nel commercio al dettaglio - afferma Walter Amort, presidente dell'Unione commercio, turismo e servizi dell'Alto Adige -  con conseguenze fortemente negative anche per la nostra regione. Invece di promuovere la concorrenza, queste misure finiranno per sostenere il processo di concentrazione e il predominio di pochi grandi gruppi in diversi settori. A questo punto appare praticamente inarrestabile la moria di piccole e medie imprese familiari. Ciò comporta la perdita di innumerevoli posti di lavoro, il crollo del servizio di vicinato con ripercussioni negative per la popolazione, lo sviluppo dei quartieri nelle città e dei paesi e, di conseguenza, per la qualità della vita. Promuovere la liberalizzazione del commercio convinti che avrebbe generato maggiore concorrenza è un atto irrazionale. La liberalizzazione è doverosa in presenza di grandi mono od oligopoli, ma non nel commercio, dove a garantire della giusta concorrenza sono le moltissime piccole aziende a conduzione familiare". "La voce delle imprese, delle piccole e medie imprese – spiega Giovanni Bort presidente di Confcommercio Trentino – è stata per troppo tempo inascoltata e rischia di esserlo ancora oggi. Abbiamo il dovere di fare da cassa di risonanza delle esigenze delle migliaia di aziende che con i loro imprenditori e i loro collaboratori portano avanti il Paese, e si sforzano di confrontarsi quotidianamente con una realtà che mette davanti agli occhi solo cifre negative. Ciò che rimane senza segno meno, ancora, è la burocrazia, il peso dell'imposizione fiscale, uno Stato per certi versi bizantino che ostacola anziché agevolare l'impresa privata. Ci adopereremo affinché su queste emergenze, delle quali ci facciamo portatori, i dibattiti e il dialogo portino a risultati concreti, riforme che permettano all'economia dei territori di fare un'inversione di marcia e crescere con fiducia. Le testimonianze dei nostri imprenditori sono la chiave per capire che il tempo a disposizione è terminato; ora stiamo giocando i tempi supplementari".  "L'appuntamento di Venezia è simbolico per le piccole imprese del terziario – conclude il presidente di Confcommercio Friuli Venezia Giulia Pio Traìni - Nella ‘capitale' del Nordest, con la nostra presenza, trasmetteremo al presidente Sangalli l'urgenza di insistere sul Governo per una riduzione della pressione fiscale, ormai insostenibile, senza dimenticare la criticità di un accesso al credito sempre più complesso causa i criteri restrittivi del mondo bancario. Un incontro fondamentale con un territorio chiave dell'economia italiana, quello di oggi, utile a raccogliere le aspettative delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi in estrema difficoltà in questi anni di crisi. Al nostro sistema nazionale oggi trasmettiamo in particolare il disagio della nostra zona di confine a ridosso della Slovenia".  Per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e delle province autonome di Trento e di Bolzano, la crisi non solo non accenna a diminuire di intensità, ma addirittura sembra destinata ad aggravarsi ulteriormente nella seconda parte del 2013. Territori che fino a dieci anni fa venivano indicati come una delle locomotive del Paese, oggi faticano a contenere la trasformazione della crisi economica in "crisi sociale".

 

27 maggio 2013
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