Turismo: anche il 2013 in recessione. Serve il Ministero

Nonostante una crescita nel 2012 del 4% dei flussi verso l'Europa, si prospetta un declino lento ma costante della quota di mercato del vecchio continente.

Il 2013 presenta uno scenario di stagnazione/recessione per il mondo dei viaggi. Lo comunica la stessa Commissione Europea del Turismo nella nota del 21 febbraio scorso: nonostante una crescita nel 2012 del 4% dei flussi verso l'Europa, si prospetta un declino lento ma costante della quota di mercato del vecchio continente.

In questo quadro l'Italia anticipa la crisi e, a fronte di un sostanziale crollo della domanda interna, chiude il 2012 con incrementi dei flussi esteri pari al 1% circa, enormemente al di sotto non solo degli incrementi a due cifre registrati da destinazioni minori come Islanda, Lituania e Romania, ma anche dei più diretti competitor come Spagna e Austria e della stessa Germania, che registra un significativo + 8%.

In un contesto di questo tipo continuare a pensare all'Italia come meta insostituibile nel panorama turistico mondiale è pericoloso e fuorviante.

E' l'intero sistema di produzione di PIL generato dal nostro turismo che va visto con nuovi occhi prima che sia troppo tardi. Se la Germania, paese che non è certo un "museo a cielo aperto" come l'Italia, riesce ad inanellare risultati tanto positivi e si appresta ad inserirsi da protagonista nei programmi europei sui mercati intercontinentali, è grazie ad un'ottica di sistema che da noi stenta a decollare a tutti i livelli, primo fra tutti quello di Governo.

Una rete di trasporti a livello mondiale in grado di intercettare flussi ovunque si trovino, una politica di sostegno agli operatori dell'intermediazione che ha consentito di aprire uffici e sedi in tutto il mondo, incentivi concreti e credito disponibile per la riqualificazione delle strutture ricettive, una politica fiscale progettata anche in chiave turistica, norme semplici e controlli efficaci, un paese sicuro e fruibile. Questi sono i punti chiave della politica che in Germania, come in altri paesi dell'Unione, sta consentendo non solo di ammortizzare i colpi della crisi ma anche di porsi concretamente al centro di quello che sarà la strategia del turismo dell'Europa del dopo Lisbona.

Se davvero l'Italia intende fare del turismo un driver per rilanciare l'economia, è chiaro che serve un Ministero del turismo forte e dotato di risorse, in grado di intervenire concretamente su tutte le politiche che il nuovo Governo vorrà porre in essere per uscire dalla crisi: fiscale, del lavoro, delle relazioni internazionali, dei trasporti, delle infrastrutture, dell'economia e dei rapporti con l'Europa, per citare le principali. Rinviare un'azione in tale senso vuole dire perdere definitivamente la nostra centralità nella rete degli scambi turistici mondiali e in più essere tagliati fuori dai piani di un'Europa che, al contrario, sul turismo ha ormai deciso di puntare seriamente.


Alberto Corti
Settore Turismo Confcommercio

25 febbraio 2013