Intervento del Presidente Carlo Sangalli

Intervento del Presidente Carlo Sangalli

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7 marzo 2008
Macro Carrier

 

La campagna elettorale si è avviata e i programmi delle forze politiche sono stati ufficializzati.

Contemporaneamente, sono state riviste fortemente al ribasso le stime di crescita dell’economia internazionale per il prossimo anno, e particolarmente per l’Europa e per l’Italia. L’economia italiana, nel 2008, crescerà largamente meno dell’1%, mentre l’inflazione â€" in Europa e in Italia â€" è vista in aumento per la spinta al rialzo dei prezzi dei prodotti petroliferi e di alcune materie prime agricole.

In questo quadro, i “toniâ€� della campagna elettorale sono stati, almeno fin qui, meno belligeranti e più sanamente competitivi. Contraddistinti, cioè, dal riconoscimento del fatto che crescita lenta, competitività difficile e produttività stagnante sono i mali, non oscuri e di lungo periodo, dell’economia italiana. E che ad essi occorre dare risposta, se davvero si intende perseguire quella crescita più robusta e di migliore qualità, che è la condizione fondamentale tanto per il risanamento della finanza pubblica â€" e, in particolare, per la riduzione di un debito che continua a costarci circa 2 punti di PIL in più rispetto ai principali paesi europei â€" quanto per lo sviluppo e per l’equità sociale e intergenerazionale.

Noi, naturalmente, troviamo che sia importante e positivo che, insieme ai processi di riduzione della frammentazione del sistema dei partiti, si sia innescato un confronto di merito sui deficit strutturali del sistema-Paese.

Perché la nostra richiesta fondamentale è che la prossima legislatura sia davvero una legislatura costituente.

Costituente in un duplice senso: per portare a compimento la riforma della legge elettorale e il pacchetto delle riforme istituzionali necessarie per assicurare all’Italia condizioni di effettiva ed efficace governabilità; ma anche, appunto, per procedere alle riforme economiche e sociali funzionali alla crescita più robusta e di migliore qualità.

Le “ricette� necessarie sono, del resto, largamente note e ragionevolmente condivise dai riformisti dell’una e dell’altra parte.

Al primo punto, sta la necessità di affrontare e risolvere ciò che noi definiamo un vero e proprio cortocircuito tra una spesa pubblica troppo elevata e scarsamente produttiva e una troppo elevata pressione fiscale.

E’ bene, allora, che â€" al di là del dibattito sul “tesorettoâ€� - gli schieramenti politici si misurino sulla capacità di incidere sulla spesa pubblica: sulla capacità, cioè, di controllarla, ristrutturarla e riqualificarla, ridurla.

L’integrazione del principio del “pagare tutti per pagare menoâ€� con il principio del “pagare meno per pagare tuttiâ€� â€" integrazione ora accolta anche nel programma del Partito Democratico â€" trova, infatti, il suo fondamento di credibilità e di sostenibilità nell’assunzione, quale vincolo politico ineludibile, del principio e della pratica dello “spendere meno e meglioâ€�.

Dunque, quel che occorre è contestualità: tra recupero di evasione ed elusione, senza la ricerca di facili capri espiatori e nella consapevolezza che si tratta di patologie che tagliano trasversalmente tutta l’economia e la società italiana; riduzione delle aliquote fiscali; riduzione di spesa pubblica.

Noi indichiamo, a questo riguardo, due grandi obiettivi realisticamente perseguibili: ridurre la spesa pubblica corrente primaria di 5 punti di PIL nell’arco della prossima legislatura, agendo su inefficienze e sprechi stimabili appunto in quest’ordine di grandezza; ridurre, sempre nell’arco della prossima legislatura, l’aliquota media IRPEF di 5 punti, visto che la riduzione della pressione fiscale nell’ordine di 1 punto di PIL consente di abbattere di 2 punti il prelievo IRPEF medio.

Se ne gioverebbero tutti i redditi da lavoro, con benefici effetti sulla domanda interna, sui consumi delle famiglie, sul PIL.

A vantaggio della riduzione del debito, dovrebbe inoltre agire un coraggioso processo di dismissione del patrimonio pubblico.

Un forte impulso alla produttività verrebbe, poi, dalla tassazione - secca e non progressiva, con aliquota intorno al 10% - degli straordinari, dei premi e degli incentivi, degli incrementi salariali frutto della contrattazione di secondo livello. 

Sempre in tema di politiche fiscali, segnaliamo la necessità del compiuto rispetto dello Statuto del contribuente e, dunque e in particolare, del rispetto del principio della non retroattività delle normative e delle disposizioni fiscali, e del diritto del contribuente alla tassazione sulla base del suo reddito effettivo ed attuale.

Quanto alla fiscalità d’impresa, maggiore equità e selettività per gli studi di settore; riduzione netta di prelievo IRES e progressivo superamento dell’IRAP, con franchigia per le piccole imprese a 15.000 euro; pagamento dell’IVA al suo incasso e aliquote IVA più competitive per il turismo.

E’ un libro dei sogni? Noi non crediamo che sia così. Ma perché non sia così occorre davvero porsi il problema di una pressione fiscale a livelli da record â€" ben al di sopra del 43% - e rispondervi affrontando il nodo della spesa pubblica. La cui ristrutturazione e riduzione va appunto forzata attraverso una scelta chiara di riduzione strutturale della pressione fiscale nel corso della prossima legislatura.

Meno tasse, dunque. Ma non solo.

Perché maggiore e migliore crescita e più produttività potranno venire, nel futuro prossimo del nostro Paese, da quell’economia dei servizi, che Confcommercio rappresenta e che, già oggi, contribuisce per ben più del 40% alla formazione del valore aggiunto e dell’occupazione.

Per questo, l’ulteriore e fondamentale impegno, che oggi chiediamo agli schieramenti e alle forze politiche, è quello di mettere in campo una politica per i servizi.

Questa politica per i servizi è fatta di poche e semplici cose.

Liberalizzazioni ben fatte che agiscano compiutamente sui servizi energetici, telefonici, bancari e assicurativi, sui servizi pubblici locali e sul sistema delle professioni, generando crescita aggiuntiva nell’ordine di 1,5 punti di PIL.

Semplificazioni: per ridurre del 25%, entro il 2012, quella tassa della burocrazia, che grava sulle imprese italiane per circa 1 punto di PIL.

Flessibilità governata e contrattata nel mercato del lavoro: rivedendo le limitazioni settoriali per il lavoro intermittente; affrontando la riforma degli ammortizzatori sociali; incentivando la trasformazione dei contratti a termine e flessibili in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, ma anche rivedendo la rigidità di questi ultimi.

Sostegno all’innovazione secondo le forme tipiche che essa assume nel sistema dei servizi. Dunque â€" dopo “Industria 2015â€� â€" un grande piano d’azione italiano per l’innovazione nei servizi, anche attraverso il rafforzamento delle politiche per la scuola e l’Università all’insegna del riconoscimento del merito, della responsabilità, del talento di chi insegna, di chi studia, di chi fa ricerca.

Insomma, una legislatura costituente: sottratta alla dittatura del breve termine e in cui forze politiche e forze sociali scelgano un progetto ambizioso per l’Italia.

Perché possiamo e dobbiamo essere i “primi�: i primi - facendo leva, in particolare, sulla risorsa straordinaria del turismo e sulla qualità del nostro pluralismo distributivo - in un capitalismo culturale fondato sull’applicazione dell’innovazione tecnologica ed organizzativa al valore, unico ed irripetibile, dell’identità italiana.

Le “emergenzeâ€�, tante e troppe a partire dal dramma dei rifiuti in Campania, vanno affrontate e risolte, sapendo che non possono esserci sconti e non ci sono scorciatoie: le infrastrutture necessarie â€" per l’energia, per i trasporti e la logistica - vanno realizzate, mobilitando capitali pubblici e privati e facendo davvero fruttare, nel Mezzogiorno, i 100 miliardi di euro previsti per i fondi strutturali tra 2007 e 2013.

Qualità e produttività della spesa, anche in questo caso, devono essere al centro dell’impegno pubblico e privato.

Anzitutto attraverso la condivisione â€" netta e senza ambiguità â€" della tutela della legalità e del contrasto di ogni forma di criminalità, organizzata e non. Ed anche di quei fenomeni, solo apparentemente minori, come l’abusivismo e la contraffazione.

Ecco, tutto questo significa, per noi, l’impegno concreto per una crescita del Paese più robusta e di migliore qualità. Perché, francamente, con una crescita dello “zero virgola� o anche dell’�uno virgola� non si va davvero lontano: non ce la si fa, in particolare, a dare risposta all’attesa di maggiore reddito netto disponibile per i lavoratori e per le famiglie.

La risposta alla crescita debole e lenta era e resta la priorità del Paese. E’ la condizione per reagire alle sue fratture sociali e territoriali: alla tradizionale questione meridionale, così come alla nuova questione settentrionale.

Bisogna, allora, lavorare per la crescita: anche prevedendo la costituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di un punto di coordinamento istituzionale delle politiche per le PMI - che sono tanta parte del tessuto produttivo del Paese â€" e con una concertazione più attenta alla rappresentatività reale dell’economia reale del Paese.

Queste sono, in estrema sintesi, le analisi e le proposte che - sotto il titolo “Crescere di più, crescere meglio â€" Venti tesi per una legislatura costituenteâ€� â€" oggi presentiamo.

Le presentiamo alle forze politiche â€" e, più in generale, al Paese â€" come contributo alla formazione di quelle scelte, di quelle riforme che, oggi più che mai, appaiono necessarie ed urgenti.

Verificheremo â€" lungo il percorso della campagna elettorale â€" convergenze ed impegni.

E in ogni caso â€" dopo e a Camere rinnovate â€" continueremo ad incalzare, affinché a quelle scelte, a quelle riforme si dia seguito.

Costruendo così, per l’Italia, un futuro migliore e più ambizioso.

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