Il terziario di mercato: una lunga espansione che batte la crisi

1. Quale ciclo economico nel 2018?

La stima del PIL mensile Confcommercio indica a maggio una crescita tendenziale dell'attività economica attorno all'1%, confermando che al moderato rallentamento del primo quarto del 2018 potrebbe seguire un'ulteriore frenata nel secondo trimestre (fig. 1). 

Fig. 1 – Il prodotto interno lordo in termini reali
variazioni congiunturali e tendenziali

Elaborazioni e stime Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.

Peggiorano i climi di fiducia di famiglie e imprese a causa dell'incertezza sulle prospettive del mercato interno e degli ordinativi. La produzione del settore manifatturiero e le esportazioni stanno registrando alcuni segnali di flessione. L'inflazione si mantiene al di sotto della media dell'eurozona. Nonostante la ripresa dell'occupazione negli ultimi mesi, gli invenstimenti nel primo quarto del 2018 sono in calo.

È necessario rimarcare che alla luce di queste evidenze le previsioni contenute nel DEF appaiono ottimistiche sia per l'anno in corso (+1,5%) sia per il prossimo, per il quale le stime dell'esecutivo (Gentiloni) indicano una variazione del PIL all'1,4%, in presenza di maggiori imposte per 12,4 miliardi di euro a causa dell'attivazione delle clausole di salvaguardia sull'IVA. Secondo le nostre valutazioni (provvisorie) l'aumento delle aliquote avrebbe un impatto negativo cifrabile in 4 decimi di punto di PIL nel 2019. Pertanto, escludendo che la previsione governativa al netto delle clausole possa essere attorno all'1,8% di crescita nel 2019, si deve ritenere sottostimato l'impulso recessivo delle clausole stesse.

Anche tenendo conto del probabile rallentamento dell'economia nella seconda parte dell'anno, dovuto a shock negativi provenienti dallo scenario internazionale, la nostra previsione di crescita per il 2018 resta confermata all'1,2% e in ulteriore rallentamento all'1,1% l'anno prossimo.

L'eventuale sovrastima della crescita contenuta nel DEF peggiorerebbe (ex post) il quadro dei principali indicatori di finanza pubblica.

Ponendo a sistema queste considerazioni con la necessità di una manovra correttiva per l'anno in corso (realisticamente) di due-tre decimi di punto di PIL e con l'imperativo di disinnescare le clausole per il 2019 – obiettivi minimi di gestione ordinaria – la situazione economica dell'Italia non può essere considerata favorevole, anche a prescindere dagli effetti di un potenziale incremento dei rendimenti sui titoli sovrani.

È della massima importanza includere, tra le riforme più necessarie e urgenti, quella della legge elettorale che renda probabile, dopo la prossima tornata, la formazione di maggioranze parlamentari stabili, che possano esprimere rapidamente un esecutivo in grado di agire a sostegno della fragile ripresa italiana.

2. Il terziario di mercato: cresce fuori e dentro la crisi

Le ragioni della debolezza della ripresa, che stenta a trasformarsi in crescita, sono da rinvenire nella perdurante presenza di difetti strutturali che riducono il rendimento del capitale e del lavoro impiegati nell'attività produttiva.

Un altro modo di leggere questo fenomeno è offerto dall'analisi delle performance dei macro-settori dell'economia (tab. 1).

Sebbene i tradizionali confini delle classificazioni basate sull'omogeneità dell'output tendano oggi a divenire sempre più labili e ben presto dovranno essere sostituiti da tassonomie basate su bisogni/aspirazioni che i cluster di attività produttive soddisfano, l'analisi settoriale mantiene ancora una notevole capacità di contribuire all'interpretazione dei mutamenti dell'economia.

Il terziario di mercato – cioè l'Area Confcommercio che non comprende la Pubblica Amministrazione, le attività immobiliari prive di input di lavoro, le banche e la finanza – continua a crescere in termini di quote di valore aggiunto e occupazione, ma resta contraddistinto da un prodotto per occupato equivalente (Ula) al di sotto della media.

Ovviamente, la configurazione ideale di un Paese che cresce manifesterebbe, al contrario, un'associazione positiva tra peso dei settori crescenti e livello (elevato) e/o dinamica (positiva) del valore aggiunto per occupato nei medesimi settori.

Riquadro 1: Aspetti tecnici

L'analisi dei settori produttivi proposta in questa Nota presenta due importanti innovazioni rispetto al passato, che consentono di delineare in forma più precisa e corretta, sotto il profilo metodologico, il perimetro dell'Area Confcommercio, soprattutto ai fini di una valutazione non distorta del prodotto per occupato.

Il primo elemento di novità consiste nell'aver eliminato il bias generato dall'inclusione nelle attività immobiliari di una serie di poste legate alle transazioni imputate (affitti effettivi e figurativi e altre transazioni, unitamente al ruolo del prelievo fiscale sugli immobili e del suo cambio di regime regolatorio, dall'ICI all'IMU, e al suo impatto sulle misure del valore aggiunto che, in base ai criteri contabili del SEC utilizzati all'interno dei paesi UE, si diversificano a seconda dell'inclusione/esclusione di contributi alla produzione e/o ai prodotti ed imposte indirette su produzione e prodotti). Tenendo conto di questi fattori, si è potuta effettuare una distinzione tra valore aggiunto delle attività immobiliari prodotto con input di lavoro e valore aggiunto delle medesime prodotto senza input di lavoro, in quanto formato da valori imputati e dunque non riconducibile ad attività d'impresa in senso stretto. In tal modo, l'Area Confcommercio risulta circoscritta proprio a tutte quelle attività che sono esercitate all'interno di strutture produttive basate su organizzazione aziendale e addetti, eliminando l'inconveniente di una errata sopravvalutazione del valore aggiunto per effetto delle attività immobiliari imputate, considerando che la loro incidenza si è accresciuta da poco meno del 9% del 1995 a quasi il 13% del 2017. Queste ultime, denominate "Altre attività immobiliari senza input di lavoro", figurano esplicitamente nella tabelle 3, 4 e 5 della Nota, all'interno dell'aggregato "Altre attività di servizi market e non market" e fanno parte dell'aggregato "Altre attività di servizi (compresa la P.A.)" nelle tabelle 1 e 2.

Il secondo elemento di novità è rappresentato da una stima più accurata della parte market dei servizi di istruzione e sanità e assistenza sociale, che sono in larga misura funzioni di spesa delle amministrazioni pubbliche sotto forma di prestazioni in natura erogate direttamente ai cittadini. Nell'Area Confcommercio è stata inclusa solo la quota di produzione di questi servizi imputabile ad organizzazioni imprenditoriali e alle relative quote di occupati, attraverso un confronto dei dati di fonte Istat sia della Contabilità Nazionale, sia del Conto dei Settori Istituzionali e del Conto Consolidato delle Amministrazioni Pubbliche, nonché del Conto Annuale del Pubblico Impiego, elaborato dalla Ragioneria Generale dello Stato.

Per i dettagli relativi alle stime e alla definizione dell'Area Confcommercio, relativamente alle branche market incluse in tale aggregazione e allo loro ridenominazione rispetto all'ATECO 2007 dei conti economici nazionali, si rimanda all'Appendice Metodologica a fine testo.

Il confronto tra i dati dell'industria e quelli del terziario di mercato indica con chiarezza una riduzione delle quote di valore aggiunto e occupazione nell'industria a fronte di una crescita del valore aggiunto per occupato. Invece, per il terziario i primi due parametri sono crescenti mentre è decrescente il valore aggiunto per Ula (tab. 1).

Ciò dà conto del ruolo dei servizi di mercato come settore capace di generare nuove opportunità di lavoro, in particolare di auto-impiego in un contesto di destrutturazione del lavoro dipendente, fenomeno decisivo per la tenuta non solo economica, ma anche sociale, specialmente nelle aree più deboli del Paese.

Tab. 1 – Prodotto, occupazione e produttività

 

1995

2007

2015

2017

2008-2017

 

valore aggiunto (composizione %)

var. ass.

Agricoltura

3,3

2,1

2,2

2,1

0,0

Industria

29,1

26,5

23,6

23,8

-2,6

Area Confcommercio (terziario di mercato)

37,1

37,7

38,5

39,7

2,0

Altre attività di servizi (compresa la P.A.)

30,6

33,7

35,7

34,3

0,6

Totale economia (miliardi di euro)

889,8

1.445,8

1.485,2

1.537,9

92,1

 

unità di lavoro (composizione %)

var. ass.

Agricoltura

7,5

5,2

5,2

5,2

0,0

Industria

27,1

25,8

21,9

21,7

-4,1

Area Confcommercio (terziario di mercato)

37,4

42,7

45,7

46,9

4,1

Altre attività di servizi (compresa la P.A.)

28,0

26,3

27,2

26,3

0,0

Totale economia (migliaia di unità)

22.674,1

25.125,4

23.449,6

23.962,2

-1.163,2

 

valore aggiunto per ula (in euro 2017)

var. %

Agricoltura

18.791

25.608

28.033

26.673

4,2

Industria

62.789

68.044

69.456

70.688

3,9

Area Confcommercio (terziario di mercato)

55.580

57.480

54.260

54.375

-5,9

Altre attività di servizi (compresa la P.A.)

74.496

79.823

83.510

83.642

5,4

Totale economia

59.790

64.290

64.174

64.179

-0,2

Elaborazioni e stime Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.

Infatti, il terziario di mercato vale ormai quasi il 40% del totale economia e poco meno del 47% dell'occupazione. Il processo di terziarizzazione del sistema produttivo italiano prescinde dalle oscillazioni del ciclo economico: crisi o meno, l'occupazione è sempre più concentrata nei servizi, e in quelli di mercato in particolare (tab. 2).

Già prima della grande doppia crisi, quasi tutta la crescita è stata generata dall'Area Confcommercio (2,25 milioni di unità su 2,45 milioni tra il 2007 e il 1995). Durante la crisi (dall'inizio del 2008 a metà del 2014, con il 2015 di moderata ripresa), il terziario di mercato si è mantenuto stabile, mentre la caduta occupazionale complessiva è dovuta quasi per intero all'industria e, per la parte rimanente, al processo di razionalizzazione delle attività finanziarie e al blocco del turn over nella P. A. Nell'ultimo biennio di ripresa (2016-2017), la crescita dell'occupazione è stata di nuovo in larga misura generata dal terziario di mercato (tab. 2).

Tab. 2 – Unità di lavoro totali per principali settori di attività
livelli e variazioni assolute in migliaia

 

1995

2007

2015

2017

 

Agricoltura

1.702

1.311

1.230

1.239

 

Industria

6.143

6.477

5.126

5.189

Area Confcommercio (terziario di mercato)

8.479

10.734

10.705

11.227

Altre attività di servizi (compresa la P.A.)

6.350

6.604

6.389

6.308

Totale economia

22.674

25.125

23.450

23.962

 

 

variazioni assolute

1996-2007

2008-2015

2016-2017

2008-2017

1996-2017

Agricoltura

 

-392

-81

9

-72

-463

Industria

334

-1.351

62

-1.288

-955

Area Confcommercio (terziario di mercato)

2.255

-29

522

493

2.749

Altre attività di servizi (compresa la P.A.)

254

-215

-81

-296

-42

Totale economia

2.451

-1.676

513

-1.163

1.288

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.

Negli ultimi dieci anni o addirittura rispetto al 1995, tutta la crescita dell'occupazione è dovuta ai servizi di mercato che manifestano su orizzonti temporali particolarmente ampi anche la capacità di assorbire disoccupazione emergente da altri settori produttivi.

Appare evidente che la sfida per l'Italia è accompagnare la terziarizzazione – fenomeno planetario dal quale non si tornerà indietro – con uno sviluppo del prodotto medio per occupato proprio nei servizi di mercato.

Probabilmente, anche in termini di politiche pubbliche a sostegno della produzione e degli investimenti, sarebbe auspicabile una maggiore attenzione ai settori più innovativi dei servizi, nella consapevolezza che i trend appena descritti sono destinati ad accentuarsi – e non ad attenuarsi – nel prossimo futuro.

Il tema della crescente occupazione nei servizi di mercato e della contestuale difficile dinamica del valore aggiunto per lavoratore, apre questioni rilevanti sul piano sociale, ancor prima che economico – un binomio, questo, "economia e società", dalla cui valorizzazione dipende il futuro del Paese. Dentro il terziario di mercato si sta compiendo un'evoluzione sovente disorganica e confusa, in cui alle tradizionali figure imprenditoriali e professionali, si aggiungono schiere di lavoratori dei quali la stessa definizione appare complicata. Lavoratori atipici, gig worker, semplicemente worker (cioè, nella terminologia anglosassone, tra indipendenti e subordinati), nuovi professionisti: tutti profili che devono trovare in un mercato ragionevolmente regolato opportunità di reddito, livelli essenziali di tutela e welfare, e tuttavia senza penalizzare con troppi vincoli lo sviluppo della tecnologia, gli investimenti in capitale produttivo e la profittabilità dell'iniziativa imprenditoriale.

L'avvento della tecnologia come elemento di organizzazione dei fattori di produzione e di ridefinizione dei confini e delle caratteristiche delle imprese tradizionalmente concepite, pone alle istituzioni, quindi, la sfida di un difficile equilibro tra tutela dei diritti delle persone e piena agibilità dei processi di sviluppo e di innovazione in tutti i campi della produzione, in particolare in quello dei servizi.

Se queste sono le riflessioni sintetiche che l'analisi di lungo periodo suggerisce riguardo alle dinamiche dei principali rami produttivi sotto il profilo della produzione e dell'occupazione, nella tabella 3 è presentato il prodotto medio per occupato – misurato dal rapporto tra valore aggiunto in volume, valori concatenati 2017, e unità di lavoro standard – secondo una disaggregazione delle branche ATECO assai più articolata.

In termini di livello del volume di prodotto per occupato emerge netta la differenza tra attività industriali nel complesso e attività dei settori terziari, che sostanzialmente riflette il diverso impiego di input di lavoro. Le prime presentano un valore aggiunto per Ula superiore del 10% alla media per l'intera economia, laddove i servizi, in particolare quelli market, per larga parte all'interno dell'Area Confcommercio, evidenziano un valore di quel rapporto inferiore di circa il 15% alla media: rispetto all'industria, tale divario sale al 23%. Come accennato, tali differenziali sono spiegati dalla quota del fattore lavoro (tab. 1), che per l'industria è inferiore al 22% sul totale rispetto ad una incidenza del valore aggiunto che sfiora il 24%. Per contro nei servizi, in particolare quelli dell'Area Confcommercio, la quota di valore aggiunto, che sfiora il 40%, è sensibilmente inferiore all'incidenza dell'occupazione, poco al di sotto del 47%.

Si confermano così alcune delle caratteristiche tipiche delle attività terziarie. Soprattutto nelle sue componenti più tradizionali – dalla distribuzione commerciale, alle attività alberghiere, della ristorazione e dell'intrattenimento – prevalgono maggiormente gli aspetti qualitativi legati al mix di customer satisfaction e minimizzazione dei tempi di attesa. L'esecuzione del lavoro è il fine stesso dell'attività e non il mezzo per produrre un dato bene. La natura intrinseca del servizio, proprio perché erogato a contatto praticamente diretto con il fruitore finale, esige un input di lavoro quantitativamente maggiore, che cresce nel tempo – in un'ottica di lungo periodo – ad un ritmo non inferiore a quello del prodotto.

Sotto questo profilo, non si può non ricordare la famosa metafora di Baumol e Bowen relativa alla produttività dei servizi, che presenta un limite rispetto all'introduzione di procedure labour saving, come l'impiego della robotica nelle attività manifatturiere, dirette a migliorare l'efficienza, in quanto "…è necessario lo stesso numero di musicisti a suonare un quartetto d'archi di Beethoven oggi come era necessario nel XIX secolo".

Tab. 3 – Valore aggiunto per Ula in valori concatenati 2017

 

2017

2014-2017

 

euro 2017

var. ass.

var. %

 Agricoltura

26.673

-1.597

-5,6

 Industria

70.688

2.333

3,4

 Servizi totali (a)

64.903

-290

-0,4

 (1) Area Confcommercio

54.375

315

0,6

  (1.1) Commercio

52.616

4.953

10,4

  - Auto e moto

44.971

5.431

13,7

  - Ingrosso

73.241

5.209

7,7

  - Dettaglio

41.678

4.938

13,4

  (1.2) Trasporti e logistica

79.213

-3.552

-4,3

  - Trasporto terrestre 

70.364

-4.715

-6,3

  - Trasporto marittimo

147.629

-65.672

-30,8

  - Trasporto aereo

57.676

17.274

42,8

  - Logistica

88.510

134

0,2

  - Servizi postali 

46.772

-587

-1,2

  - Noleggio

158.314

-20.591

-11,5

  (1.3) Turismo, tempo libero e comunicazioni

55.423

-648

-1,2

  - Ristorazione e alloggio

40.541

-634

-1,5

  - Tour operator e agenzie di viaggio

39.685

5.768

17,0

  - Intrattenimento 

49.172

1.413

3,0

  - Editoria

95.331

-8.526

-8,2

  - Telecomunicazioni

218.447

22.282

11,4

  - Servizi informatici

76.993

3.009

4,1

  (1.4) Altri servizi

48.105

-1.145

-2,3

  - Attività immobiliari con input di lavoro

103.135

4.356

4,4

  - Studi professionali

61.162

-866

-1,4

  - Società di ricerca 

65.542

-7.686

-10,5

  - Marketing

44.451

-2.211

-4,7

  - Agenzie per il lavoro

37.956

2.378

6,7

  - Altri servizi alle imprese

41.409

229

0,6

  - Istruzione e servizi sanitari (market)

31.290

-3.943

-11,2

 (2) Altre attività di servizi market e non market

83.642

63

0,1

  - Attività finanziarie e assicurative

128.790

-2.071

-1,6

  - Amministrazioni pubbliche e altri servizi market

44.747

-1.107

-2,4

  - Altre attività immobiliari senza input di lavoro (b)

-

-

-

Totale economia 

64.179

177

0,3

(a) Comprende anche il valore aggiunto generato dalle attività immobiliari senza input di lavoro (vedi (b)). 
(b) Affitti effettivi per uso residenziale e non residenziale, affitti figurativi e altre transazioni immobiliari imputate.
Elaborazioni e stime Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.

In altri termini, nella funzione di produzione dei servizi, il rapporto tra capitale e lavoro è di norma determinato con un margine di variazione estremamente ridotto, quando non addirittura nullo: l'apporto del fattore lavoro risulta spesso incomprimibile.

Per converso, settori di attività a più elevata dotazione di capitale e innovazione tecnologica, come quelli dell'editoria, delle telecomunicazioni e dei servizi informatici, presentano un prodotto medio per occupato superiore, rispettivamente, del 49%, del 240% e del 20% alla media dell'intera economia, in quanto, da un lato, presentano un'incidenza dei consumi intermedi sulla produzione lorda inferiore di dieci punti a quella media dell'intera economia, dall'altro, essendo caratterizzati da un maggiore contenuto di autoservizio da parte dei fruitori finali, necessitano di un input di lavoro inferiore per la generazione del valore, come si può verificare dalle quote di valore aggiunto e occupazione confrontando i valori delle tabelle 4 e 5 relativi a tali branche.

Anche per le attività economiche degli altri servizi di Area Confcommercio – con la sola eccezione delle attività immobiliari in senso stretto, cioè con input di lavoro, (tab. 3), il cui livello di prodotto per occupato è nettamente superiore alla media dell'intera economia, in considerazione di una incidenza dei consumi intermedi sul valore della produzione lorda di circa il 57%, contro il 67% dell'intera economia – valgono le medesime considerazioni svolte per le attività tradizionali dei servizi.

In altre parole, studi professionali, società di ricerca, attività di marketing fino alle componenti market di istruzione e sanità, sono tutti settori in cui la quota di occupati sul totale è superiore alla corrispondente incidenza del valore aggiunto sul totale, determinando così un prodotto medio per occupato inferiore alla media dell'intera economia, in qualche caso anche di oltre il 50%, come per istruzione e servizi sanitari market (tab. 3).

Quanto agli aspetti dinamici del prodotto medio per occupato, in questa analisi ci si è limitati al periodo 2014-17, vale a dire quello in cui si è manifestata l'inversione del ciclo e si è riavviato il processo di crescita della nostra economia.

Una prima indicazione di sintesi sui cui riflettere è l'insignificante tasso di incremento cumulato della produttività del lavoro, che per l'intera economia è risultato pari allo 0,3%. Il confronto con i principali partner europei è impietoso: nella media dell'area euro la crescita è stata del 3,0%, con il +3,3% della Germania e il +3,1% della Francia. È evidente, che pur in presenza di un processo di espulsione della forza lavoro (tra il 2008 e il 2017 la flessione netta di occupazione in Italia è stata pari ad oltre 1 milione e 160mila unità) che porta a migliorare, in termini meramente statistici, il rapporto tra prodotto e occupazione, la capacità di generare valore aggiunto nelle fasi espansive del ciclo economico risulta strutturalmente inferiore a quella dei nostri competitors, sia europei, sia extraeuropei, a causa di un insieme di fattori (carenze infrastrutturali, eccesso di burocrazia e inefficienza della P.A., illegalità, qualità del capitale umano, insufficiente progresso tecnico) che influiscono in misura determinante sulla produttività totale dei fattori, rendendo così decisamente modesta la performance della nostra economia anche nei periodi di crescita.

In termini dei principali rami di attività economica, si ripropone la dicotomia tra industria e servizi relativa alla dinamica della produttività (anche in considerazione delle maggiori difficoltà di misurazione di un output immateriale come quello dei servizi). Nel periodo 2014-17, la variazione cumulata è risultata pari a +3,4% per l'industria nel complesso e a -0,4% per i servizi, considerando però che nello stesso periodo l'industria ha espulso quasi 60mila unità di lavoro (non c'è stata ripresa dell'occupazione) a fronte di una crescita di oltre 725mila unità nei servizi, che si confermano il vero polmone occupazionale in grado di rispondere con grande reattività al riavvio di un ciclo espansivo (tab. 5). Peraltro, nel caso dell'industria, il guadagno di produttività risulta inferiore a meno della metà di quello della Francia (+7,7% circa) e pari ad appena un terzo di quello dell'eurozona (+9,6%) e della Germania (+10,4%), evidenziando così i ritardi sotto il profilo dell'efficienza che ancora affliggono i nostri comparti manifatturieri. Per contro, il distacco dei nostri servizi rispetto alle performance europee appare assai più limitato, in quanto nell'eurozona e in Germania la variazione cumulata del prodotto per occupato è di appena mezzo punto percentuale, con la sola Francia ad evidenziare un ritmo più sostenuto, pari al +1,5%.

Se dunque i servizi nel complesso (incluse cioè anche le Amministrazioni Pubbliche, sebbene per questo settore abbia scarso significato una misura di produttività del lavoro, in quanto il valore aggiunto è costituito per oltre il 75% dai redditi da lavoro dei dipendenti pubblici e per il rimanente 25% circa in prevalenza dai soli ammortamenti agli investimenti e in quota residua da imposte sulla produzione) hanno evidenziato un decremento modesto della produttività, i comparti dell'Area Confcommercio sono risultati in controtendenza, con una crescita cumulata in positivo, dello 0,6% (tab. 3).

In particolare, tutto il segmento del commercio segnala un sensibile guadagno di produttività (+10,4%), con punte superiori al 13% per commercio di auto e moto e commercio al dettaglio. Questo notevole miglioramento dell'efficienza risulta ancor più apprezzabile se si considera che il settore del commercio nel complesso, nella fase di ripresa dell'economia, ha comunque incrementato i livelli occupazionali di quasi 36mila unità, tutte imputabili agli oltre 50mila addetti in più nel segmento del dettaglio, a fronte di flessioni di circa 7mila unità nei segmenti auto e moto e ingrosso (tab. 5). Si è dunque registrato un incremento del valore aggiunto che, pur in presenza di variazioni nulle dei prezzi e della citata crescita occupazionale, ha riflesso una grande flessibilità organizzativa e funzionale sotto il profilo della riduzione dei consumi intermedi e quindi dei costi direttamente connessi alla funzione di produzione.

Per le altre componenti dell'Area Confcommercio, invece, la dinamica del prodotto medio per occupato risulta mediamente flettente (tab. 3), con il risultato peggiore nei trasporti e nella logistica (-4,3%) e riduzioni più contenute in turismo, tempo libero e comunicazioni (-1,2%) e negli altri servizi (-2,3%). Si tratta di aree che contengono al loro interno segmenti produttivi con caratteristiche molto diverse tra loro, sia sotto il profilo puramente dimensionale, sia per specifiche problematiche. Tipico il caso del trasporto aereo, dove la vicenda Alitalia, con la sequenza di prestiti-ponte a carico del bilancio pubblico per mantenere in vita la compagnia di bandiera e le ristrutturazioni occupazionali, certamente ha influito sulla valutazione della performance del prodotto per occupato.

In generale, tuttavia, poiché l'Area Confcommercio ha contribuito alla crescita occupazionale nei servizi per quasi 744mila unità (tab. 5), è evidente che le performance negative del prodotto per occupato in molte specifiche categorie ATECO al suo interno (tab. 3), sono anche determinate dalla salvaguardia dei livelli occupazionali e/o dal riassorbimento di lavoratori espulsi da altre branche produttive, in presenza però di una crescita insufficiente del valore aggiunto o comunque inferiore alla relativa dinamica occupazionale, portando così il prodotto per occupato a registrare un risultato negativo sotto il profilo della sua misurazione statistica nel periodo considerato.

3. Composizione ed evoluzione dei settori del terziario di mercato

La tabella 4 conferma che la lunga crisi che ha interessato l'economia italiana non ha interrotto il processo di terziarizzazione del sistema produttivo. I servizi nel loro complesso hanno, infatti, conosciuto anche nell'ultimo decennio un aumento del ruolo svolto all'interno del sistema economico. In termini di valore aggiunto la quota prodotta dai servizi, market e non market, è aumentata di quasi tre punti percentuali passando dal 71,4% del 2007 al 74% del 2017. Incremento che si è realizzato quasi esclusivamente a scapito dell'industria nel suo complesso (incluse le costruzioni).

All'interno del terziario il miglioramento ha interessato, in misura abbastanza significativa, i servizi di mercato riconducibili all'Area Confcommercio, la cui incidenza è salita nel 2017 al 39,7% (era 37,7% nel 2007).

La tendenza di fondo, trattandosi di settori molto eterogenei che hanno vissuto negli anni profonde trasformazioni, è sintesi di andamenti articolati. Va anche sottolineato come la struttura rappresentata nella tabella 4 si basa su dati espressi a prezzi correnti, che dunque incorporano gli effetti dei mutamenti sia nei prezzi, sia nelle quantità, elemento che in alcuni casi (telecomunicazioni) ha determinato, pur in presenza di una crescita quantitativa elevata, una riduzione dell'incidenza del valore del prodotto.

Ancora più significativo è l'apporto fornito dai servizi nell'offrire opportunità di lavoro: la quota di occupati nel terziario ha, infatti, superato nel 2017 il 73%, (tab. 5). Anche in questo caso l'aumento dell'incidenza, oltre quattro punti percentuali dal 2007, si è realizzato a scapito dell'industria.

Più in particolare si sottolinea la positiva crescita del ruolo svolto dai settori considerati nell'Area Confcommercio dove risultano impiegate quasi il 47% delle Ula.

Al di là della distribuzione dell'occupazione tra i diversi settori produttivi è importante sottolineare il ruolo svolto dal terziario, soprattutto quello di mercato, nel recupero dei livelli occupazionali. Dal 2014 i settori che lo compongono, sia pure con alcune differenziazioni, hanno rappresentato, in modo quasi esclusivo, lo sbocco occupazionale per quanti si ponevano sul mercato.

Tab. 4 – Valore aggiunto ai prezzi base a prezzi correnti

 

1995

2007

2017

 

composizione %

 Agricoltura

3,3

2,1

2,1

 Industria

29,1

26,5

23,8

 Servizi (1)+(2) (a)

67,6

71,4

74,0

 (1) Area Confcommercio

37,1

37,7

39,7

  (1.1) Commercio

14,0

11,5

11,6

  - Auto e moto

1,4

1,2

1,1

  - Ingrosso

5,9

5,3

5,4

  - Dettaglio

6,7

5,0

5,1

  (1.2) Trasporti e logistica

5,8

5,8

6,2

  - Trasporto terrestre 

2,8

2,9

3,2

  - Trasporto marittimo

0,3

0,2

0,3

  - Trasporto aereo

0,4

0,1

0,1

  - Logistica

1,5

1,6

2,0

  - Servizi postali 

0,3

0,3

0,2

  - Noleggio

0,5

0,5

0,5

  (1.3) Turismo, tempo libero e comunicazioni

7,5

9,1

8,7

  - Ristorazione e alloggio

3,1

3,5

3,9

  - Tour operator e agenzie di viaggio

0,2

0,2

0,1

  - Intrattenimento 

0,9

1,0

1,1

  - Editoria

0,8

0,8

0,6

  - Telecomunicazioni

1,5

1,9

1,1

  - Servizi informatici

1,1

1,6

1,9

  (1.4) Altri servizi

9,8

11,4

13,0

  - Attività immobiliari con input di lavoro

0,9

1,3

1,5

  - Studi professionali

4,3

4,5

4,8

  - Società di ricerca 

0,5

0,6

0,6

  - Marketing

1,4

1,4

1,1

  - Agenzie per il lavoro

0,0

0,5

0,7

  - Altri servizi alle imprese

1,4

1,6

2,0

  - Istruzione e servizi sanitari (market)

1,3

1,7

2,5

 (2) Altre attività di servizi market e non market

30,6

33,7

34,3

  - Attività finanziarie e assicurative

4,7

5,6

5,1

  - Amministrazioni pubbliche e altri servizi market

17,0

17,3

16,6

  - Altre attività immobiliari senza input di lavoro (b)

8,8

10,8

12,6

Totale economia

100,0

100,0

100,0

Totale economia (miliardi di euro)

889,8

1.445,8

1.537,9

(a) Comprende anche il valore aggiunto generato dalle attività immobiliari senza input di lavoro (vedi (b)).
(b) Affitti effettivi per uso residenziale e non residenziale, affitti figurativi e altre transazioni immobiliari imputate.
Elaborazioni e stime Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.

Tab. 5 – Unità di lavoro totali
livelli e variazioni assolute in migliaia

 

1995

2007

2017

2014-2017

 

composizione %

var. ass.

var. %

 Agricoltura

7,5

5,2

5,2

45,5

3,8

 Industria

27,1

25,8

21,7

-59,5

-1,1

 Servizi (1)+(2) (a)

65,4

69,0

73,2

726,3

4,3

 (1) Area Confcommercio

37,4

42,7

46,9

743,5

7,1

  (1.1) Commercio

14,9

14,4

14,1

35,8

1,1

  - Auto e moto

1,6

1,7

1,5

-6,8

-1,8

  - Ingrosso

4,4

5,1

4,7

-7,8

-0,7

  - Dettaglio

8,8

7,6

7,9

50,4

2,7

  (1.2) Trasporti e logistica

4,6

4,8

5,0

60,0

5,2

  - Trasporto terrestre 

2,7

2,7

2,9

28,2

4,2

  - Trasporto marittimo

0,1

0,1

0,1

3,1

11,2

  - Trasporto aereo

0,1

0,1

0,1

-2,3

-13,9

  - Logistica

0,9

1,4

1,5

31,7

10,0

  - Servizi postali 

0,6

0,4

0,3

-5,2

-6,5

  - Noleggio

0,1

0,1

0,2

4,4

10,9

  (1.3) Turismo, tempo libero e comunicazioni

7,7

9,0

10,1

198,8

9,0

  - Ristorazione e alloggio

4,6

5,2

6,2

168,6

12,9

  - Tour operator e agenzie di viaggio

0,1

0,2

0,2

3,0

6,7

  - Intrattenimento 

1,1

1,3

1,4

24,9

7,9

  - Editoria

0,4

0,5

0,4

-2,6

-2,7

  - Telecomunicazioni

0,5

0,4

0,3

-6,7

-7,7

  - Servizi informatici

0,9

1,4

1,6

11,6

3,2

  (1.4) Altri servizi

10,3

14,5

17,3

381,4

10,1

  - Attività immobiliari con input di lavoro

0,7

0,8

0,9

14,0

6,9

  - Studi professionali

2,9

4,3

5,0

82,5

7,4

  - Società di ricerca 

0,3

0,5

0,5

9,3

7,6

  - Marketing

1,2

1,5

1,6

24,8

6,7

  - Agenzie per il lavoro

0,1

0,8

1,3

115,6

62,6

  - Altri servizi alle imprese

2,0

2,7

3,2

47,2

6,7

  - Istruzione e servizi sanitari (market)

3,1

3,8

5,1

155,6

14,6

 (2) Altre attività di servizi market e non market

28,0

26,3

26,3

-17,2

-0,3

  - Attività finanziarie e assicurative

2,7

2,6

2,5

-1,1

-0,2

  - Amministrazioni pubbliche e altri servizi market

25,3

23,7

23,8

-16,1

-0,3

  - Altre attività immobiliari senza input di lavoro (b)

-

-

-

-

-

Totale economia

100,0

100,0

100,0

 

 

Totale economia 

22.674,1

25.125,4

23.962,2

712,3

3,1

(a) Comprende anche il valore aggiunto generato dalle attività immobiliari senza input di lavoro (vedi (b)).
(b) Affitti effettivi per uso residenziale e non residenziale, affitti figurativi e altre transazioni immobiliari imputate.
Elaborazioni e stime Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.

In particolare, nell'ultimo triennio di ripresa i servizi market hanno conosciuto un incremento degli occupati di circa 744mila unità (+7,1%), andamento a cui hanno contribuito, sia pure in misura articolata, quasi tutti i settori (tab. 5). Particolarmente intensa è risultata la crescita nel settore dell'alloggio e della ristorazione, nelle agenzie per il lavoro, nell'istruzione e nei servizi sanitari market. Non va trascurato anche il ruolo positivo del dettaglio, che dopo un periodo di difficoltà sembra essere tornato a offrire opportunità di occupazione.

In estrema sintesi, guardando solo all'ultimo decennio, a livello di macro-settori emerge la sostanziale tenuta del commercio nelle sue diverse articolazioni, l'aumento dell'incidenza del valore aggiunto prodotto dai trasporti, dalla logistica, dagli altri servizi e da ristorazione e alloggio, contro un calo del contributo delle comunicazioni.

In molti casi pur trattandosi di movimenti contenuti, lo spostamento di quote nella produzione di ricchezza all'interno del sistema economico appare significativo. In particolare va segnalata la crescita dell'incidenza del valore aggiunto prodotto da tutti quei servizi a supporto delle attività delle imprese (informatica, agenzie del lavoro, ecc.), evoluzione legata alla necessità di molte aziende di esternalizzare alcuni servizi non solo per la ridotta dimensione dell'impresa, ma anche per una gestione meno rigida dell'azienda. In decisa crescita è risultato anche il contributo fornito dall'istruzione e dai servizi sanitari che operano in condizioni di mercato. Non meno importante è l'aumento dell'incidenza del valore aggiunto prodotto dai servizi di alloggio e ristorazione che da soli arrivano a rappresentare, al 2017, poco meno del 4%.

Guardando alle dinamiche registrate nell'ultimo decennio si rileva come, nonostante permanga a livello d'intera economia un deficit di oltre 1 milione e 160mila occupati (standard) rispetto al 2007 (tab. 2), il terziario, nel suo complesso, presenta un saldo positivo per quasi 197mila unità, +493mila unità se si guarda all'Area Confcommercio (tab. 2), in larga parte dovuto allo sviluppo delle professioni tecniche e dell'area della consulenza e dei servizi alle imprese.

4. I top performer dell'Area Confcommercio

La dinamica del terziario di mercato non si può esaurire nella pur importante dicotomia tra espansione dell'occupazione e riduzione del prodotto medio per addetto. Vale la pena di evidenziare alcuni particolari elementi di vitalità dei settori che compongono l'aggregato. 

Considerando le tabelle 4 e 5, sulle quote di valore aggiunto a prezzi correnti e occupazione, si possono selezionare quei settori che hanno mostrato, per entrambe le variabili, crescite continue negli intervalli di tempo considerati, cioè tra il 1995 e il 2007 e poi tra il 2007 e il 2017. 

I settori che soddisfano queste condizioni sono 11 (tab. 6).

Tab. 6 – I segmenti più dinamici dell'Area Confcommercio
livelli e variazioni assolute in migliaia per le Ula e in miliardi per il valore aggiunto

 

Val. Agg.
a prezzi correnti

Ula

 

composizione %

composizione %

2014-2017

 

1995

2017

1995

2007

var. ass. 

var. %

Servizi

67,6

74,0

65,4

69,0

726,3

4,3

- Area Confcommercio

37,1

39,7

37,4

42,7

743,5

7,1

  - Trasporto terrestre 

2,8

3,2

2,7

2,7

28,2

4,2

  - Logistica

1,5

2,0

0,9

1,4

31,7

10,0

  - Ristorazione e alloggio

3,1

3,9

4,6

5,2

168,6

12,9

  - Intrattenimento 

0,9

1,1

1,1

1,3

24,9

7,9

  - Servizi informatici

1,1

1,9

0,9

1,4

11,6

3,2

  - Attività immobiliari con input di lavoro

0,9

1,5

0,7

0,8

14,0

6,9

  - Studi professionali

4,3

4,8

2,9

4,3

82,5

7,4

  - Società di ricerca 

0,5

0,6

0,3

0,5

9,3

7,6

  - Agenzie per il lavoro

0,0

0,7

0,1

0,8

115,6

62,6

  - Altri servizi alle imprese

1,4

2,0

2,0

2,7

47,2

6,7

  - Istruzione e servizi sanitari (market)

1,3

2,5

3,1

3,8

155,6

14,6

11 top performer

17,7

24,1

19,3

25,0

689,2

10,8

Totale economia

889,8

1.537,9

22.674,1

25.125,4

712,3

3,1

Elaborazioni e stime Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.

Appartengono tutti all'Area Confcommercio (sui 27 settori complessivamente considerati, cioè i 22 dell'Area Confcommercio, agricoltura nel complesso, industria nel complesso e tre settori dei sevizi non appartenenti all'Area Confcommercio). 

Questi 11 cosiddetti "top performer" in 21 anni crescono in quota da meno del 18% del valore aggiunto a oltre il 24% e come occupati standard passano dal 19,3% al 29,4%, evidenziandosi così, sinteticamente, una profonda mutazione della struttura produttiva del sistema economico italiano. Negli anni della recente ripresa, questi settori sono responsabili di quasi il 100% della crescita occupazionale, per la precisione del 96,8%, cioè poco più di 689mila unità rispetto alle 712mila del totale economia. Quindi, meno del 30% dei settori produttivi ha generato quasi il totale dell'incremento dell'occupazione. Quest'ultima è cresciuta, nel triennio 2015-2017, del 3,1% nel totale Italia, ma di quasi il quadruplo nei "top performer" (+11,7%).

Queste evidenze mettono in luce una vitalità del terziario di mercato sovente trascurata nelle analisi economiche e nella vulgata mediatica. Riflessioni supplementari su questa materia si renderanno necessarie, anche per la rilevanza sociale dei suddetti fenomeni.

5. La dinamica delle imprese

Il processo di terziarizzazione della nostra economia trova, infine, un ulteriore riscontro nel mutamento che la struttura produttiva dell'Italia ha registrato dal 1995 ad oggi. L'indicatore utilizzato è la consistenza delle imprese attive per settore di attività economica, sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

Tab. 6 – Imprese attive

 

1995

2007

2017

2014-2017

 

composizione %

var. ass.

var. %

 Agricoltura

1,6

17,8

14,5

-31.740

-4,1

 Industria

32,1

27,3

24,4

-68.529

-5,2

 Servizi totali

65,1

54,3

61,0

65.953

2,1

 (1) Area Confcommercio

58,9

49,0

54,3

51.755

1,9

  (a) Commercio

37,7

27,4

27,2

-18.529

-1,3

  - Auto e moto

4,9

3,3

3,0

6.229

4,2

  - Ingrosso

10,8

8,5

8,7

-7.608

-1,7

  - Dettaglio

22,0

15,6

15,5

-17.150

-2,1

  (b) Trasporti e logistica

5,5

4,0

3,3

-5.775

-3,3

  - Trasporto terrestre 

4,6

2,8

2,3

-8.133

-6,5

  - Trasporto marittimo

0,0

0,0

0,0

163

8,1

  - Trasporto aereo

0,0

0,0

0,0

-10

-4,8

  - Logistica

0,5

0,6

0,5

1.473

6,1

  - Servizi postali 

0,0

0,2

0,1

141

3,7

  - Noleggio

0,3

0,4

0,4

591

3,3

  (c) Turismo, tempo libero e comunicazioni

6,6

6,2

11,4

37.767

6,9

  - Ristorazione e alloggio

5,7

5,1

7,5

25.035

6,9

  - Tempo libero e comunicazioni

0,9

1,1

3,9

12.732

6,8

  (d) Altri servizi

9,1

11,4

12,4

38.292

6,4

  - Attività immobiliari con input di lavoro

3,1

4,6

4,8

-4.098

-1,6

  - Studi professionali, ricerca, marketing, ag. lavoro

5,3

5,9

6,3

34.288

11,7

  - Istruzione e servizi sanitari (market)

0,6

0,8

1,3

8.102

14,3

 (2) Altre attività di servizi

6,2

5,3

6,8

14.198

4,3

  - Attività finanziarie e assicurative

1,8

2,0

2,3

5.881

5,3

 Imprese non classificate

1,3

0,6

0,0

-1.659

-42,4

Totale economia 

100,0

100,0

100,0

 

 

Totale economia (numero imprese)

3.578.931

5.174.921

5.150.149

-35.975

-0,7

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Movimprese.

Tra il 1995 e il 2007 il sistema imprenditoriale accentua il passaggio verso una struttura post-industriale a vantaggio del settore terziario, dove crescono in particolare le attività legate a servizi innovativi per le imprese e le famiglie, caratterizzati dal continuo sviluppo delle tecnologie informative e informatiche; tale processo continuerà a consolidarsi anche negli anni successivi al 2007, periodo caratterizzato da una lunga crisi economica (tab. 6).

Le imprese dell'Area Confcommercio, oggi rappresentano circa il 55% delle imprese attive, quando nel 2007 il loro peso era pari al 49%, a fronte di quote rappresentative più ridotte sia dell'industria (24,4%) sia dell'agricoltura (14,5%), che rispetto al passato hanno evidenziato un ridimensionamento significativo.

Per il settore agricolo va tenuto presente che il dato relativo al 1995 fa riferimento solo ad alcune tipologie di attività agricole (imprese vivaistiche e floricole). Dopo l'attuazione della riforma delle Camere di Commercio (legge n. 580/1993) e l'istituzione del Registro delle Imprese, negli anni successivi la base di riferimento si amplia in quanto sono tenuti a iscriversi al Registro delle Imprese tutti gli imprenditori agricoli.

Tra gli aggregati che costituiscono l'Area Confcommercio, soprattutto turismo, tempo libero e comunicazioni e gli altri servizi risultano caratterizzati da una dinamica imprenditoriale più vivace, che non è stata frenata dalla crisi economica, portando le quote rappresentative tra il 1995 e il 2017 rispettivamente da 6,6% all'11,4% e dal 9,1% al 12,4%.

Durante gli anni della recente (moderata) ripresa dell'economia italiana, l'Area Confcommercio è l'unica a registrare un incremento complessivo dello stock delle imprese, pur con andamenti differenziati tra i settori che ne fanno parte, a fronte di un ridimensionamento del numero delle imprese dell'industria e dell'agricoltura. In questo periodo lo stock delle imprese dell'Area Confcommercio si incrementa di circa 52mila unità (+1,9%) ed a trainare questa crescita è soprattutto l'aggregato del turismo, tempo libero e comunicazioni (+6,9%) e quello degli altri servizi (+6,4%), a cui va aggiunto l'incremento significativo delle imprese del settore della logistica (+6,1%).

Appendice Metodologica – La definizione dell'Area Confcommercio e la ricostruzione dei dati per il 2016 e il 2017

L'analisi delle attività produttive e dell'occupazione per branca, presentata in questa Nota, ha comportato, sul piano metodologico, un duplice ordine di stime, inerenti cioè sia alla definizione del perimetro dell'Area Confcommercio, sia alla ricostruzione dei dati mancanti, per prodotto e occupati nel 2016 e nel 2017, relativamente ad alcune specifiche categorie ATECO considerate all'interno dell'Area Confcommercio e della Altre attività di servizi market e non market (tab. AM1).

Sotto il profilo della definizione dell'Area Confcommercio, sono state introdotte due innovazioni rispetto alle analisi degli anni precedenti. La prima, relativa alla definizione delle "attività immobiliari con input di lavoro"; la seconda, relativa alla definizione della quota market di prodotto e occupazione per le attività connesse all'istruzione e alla sanità e assistenza sociale.

Per definire le attività immobiliari con input di lavoro, si è partiti dall'indagine ISTAT sui "Risultati economici delle imprese", che presenta un dettaglio informativo estremamente ampio sotto il profilo degli indicatori relativi a produzione, occupazione e struttura dei costi delle imprese per branca NACE 4-digit (da cui deriva l'ATECO). Considerando i cambiamenti di classificazione intervenuti negli anni, si è partiti dalla divisione L68 ATECO 2007 (che identifica appunto le attività immobiliari che sono associate anche ad un dato livello di input di lavoro) per il periodo 2008-2015, corrispondente alla divisione K70 ATECO 2002 per il periodo 2002-2007, mentre per il periodo precedente al 2002 indietro fino al 1995 sono state utilizzate le informazioni più aggregate della sola sezione K (che ricomprendeva al suo interno anche noleggio, informatica, ricerca e servizi alle imprese), desumibili anno per anno dalle tavole dell'Annuario Statistico, stimando il valore di K70 come frazione di K mantenendo costante l'incidenza media di K70 su K per il periodo 2002-2007. 

Tab. AM1 – I dati ufficiali dell'Istat
anno 2015

 

Valore aggiunto ai prezzi base in milioni di euro

Unità di lavoro standard totali

Dati mancanti stimati

 

valori concatenati anno 2010

prezzi correnti

in migliaia

Val. Agg.

Ula

 Agricoltura

29.222

33.364

1.229,6

 

 

 Industria

325.903

349.968

5.126,3

 

 

 Servizi totali (a)

1.055.720

1.101.894

17.093,7

 

 

 (1) Area Confcommercio

587.838

572.169

10.704,9

 

 

  (a) Commercio

170.180

170.885

3.320,5

 

 

  - Auto e moto

15.450

15.778

363,4

2016-17

2016-17

  - Ingrosso

77.402

79.261

1.126,0

2016-17

2016-17

  - Dettaglio

77.264

75.846

1.831,1

2016-17

2016-17

  (b) Trasporti e logistica

75.968

86.430

1.156,6

 

 

  - Trasporto terrestre 

37.177

44.461

670,3

2016-17

2016-17

  - Trasporto marittimo

2.093

3.478

28,1

2016-17

2016-17

  - Trasporto aereo

809

669

14,4

2016-17

2016-17

  - Logistica

24.263

27.448

326,2

2016-17

2016-17

  - Servizi postali 

3.663

3.561

76,2

2016-17

2016-17

  - Noleggio

7.144

6.815

41,4

2016-17

2016-17

  (c) Turismo, tempo libero e comunicazioni

129.985

126.695

2.291,1

 

 

  - Ristorazione e alloggio

51.573

53.795

1.390,1

 

 

  - Tour operator e agenzie di viaggio

2.035

1.828

46,2

2016-17

2016-17

  - Intrattenimento 

15.785

16.423

314,9

 

 

  - Editoria

7.754

8.411

90,3

 

2017

  - Telecomunicazioni

24.948

17.720

81,3

 

2017

  - Servizi informatici

27.739

28.517

368,3

 

2017

  (d) Altri servizi

166.929

188.159

3.936,7

 

 

  - Attività immobiliari con input di lavoro

18.674

20.886

201,0

Stima USC dal 1995

  - Studi professionali

62.947

68.974

1.148,4

 

2017

  - Società di ricerca 

8.698

8.630

126,3

 

2017

  - Marketing

16.701

17.938

378,8

2016-17

2017

  - Agenzie per il lavoro

8.332

8.472

227,1

2016-17

2016-17

  - Altri servizi alle imprese

25.137

28.740

721,8

2016-17

2016-17

  - Istruzione e servizi sanitari (market)

26.550

34.518

1.133,3

Stima USC dal 1995

 (2) Altre attività di servizi market e non market

513.144

529.725

6.388,8

 

 

  - Attività finanziarie e assicurative

75.643

83.559

605,4

 

 

  - Ammin. Pubb. e altri servizi market

261.804

258.201

5.783,4

 

 

  - Altre attività immobil. senza input di lavoro (b)

175.543

187.965

-

Stima USC dal 1995

Totale economia

1.410.800

1.485.226

23.449,6

 

 

(a) Comprende anche il valore aggiunto generato dalle attività immobiliari senza input di lavoro (vedi (b)).
(b) Affitti effettivi per uso residenziale e non residenziale, affitti figurativi e altre transazioni immobiliari imputate.
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.

È stato così possibile ricostruire una serie storica dal 1995 al 2015 del valore aggiunto al costo dei fattori a prezzi correnti della branca L68 secondo l'indagine ISTAT sui Risultati economici delle imprese, trasformata in serie del valore aggiunto ai prezzi base a prezzi correnti coerente con la contabilità nazionale, moltiplicando quei dati al costo dei fattori per il rapporto tra valore aggiunto ai prezzi base e valore aggiunto al costo dei fattori della differenza tra i valori della sezione L e della divisione L68A (che identifica gli affitti figurativi per agli alloggi occupati dai rispettivi proprietari) desumibili dai Conti economici nazionali. Il dato così ottenuto del 2015 è stato successivamente estrapolato per il 2016 e il 2017 con la dinamica del valore aggiunto ai prezzi base a prezzi correnti della sezione L al netto della L68A degli affitti imputati. Successivamente, dopo aver generato la serie del valore aggiunto ai prezzi base della sezione L, nettizzata dagli affitti imputati, espressa ai prezzi dell'anno precedente, si è proceduto a generare, attraverso la regola del concatenamento, la serie del valore aggiunto ai prezzi base delle attività immobiliari associate ad input di lavoro, in volume, ossia in valori concatenati anno di riferimento 2010.

Per la stima della quota market di prodotto e occupazione per le attività contraddistinte dalle sezioni P e Q dell'ATECO connesse, rispettivamente, all'istruzione e alla sanità e assistenza sociale, si è partiti dal valore aggiunto ai prezzi base a prezzi correnti di S13, cioè del settore delle Amministrazioni pubbliche nel loro complesso, desumibile dal relativo Conto consolidato elaborato dall'ISTAT, per il quale risulta disponibile la serie storica dal 1995 al 2017. Da tale valore aggiunto è stato sottratto quello corrispondente alla sezione O (amministrazione pubblica e difesa, assicurazione sociale obbligatoria) – anch'esso disponibile dal 1995 al 2017 – della Contabilità Nazionale, ottenendo a residuo una stima del valore aggiunto ai prezzi base a prezzi correnti della parte non market delle attività di P e Q. Poiché nella Contabilità Nazionale la somma del valore aggiunto ai prezzi base di P e Q comprende sia la quota non market, sia la quota market, da tale somma è stata sottratta la stima della frazione non market, come precedentemente definita, di P e Q, ottenendo così una stima del valore aggiunto ai prezzi base a prezzi correnti della complementare frazione market. Il corrispondente valore aggiunto ai prezzi base, valutato ai prezzi dell'anno precedente, di tale frazione market, è stato ottenuto applicando anno per anno al totale di P e Q ai prezzi dell'anno precedente l'incidenza della frazione market sul totale di P e Q a prezzi correnti, ottenendo così la serie 1995-2017. Una volta disponibili le valutazioni a prezzi correnti e a prezzi dell'anno precedente del valore aggiunto ai prezzi base della frazione market di P e Q, si è proceduto a generare la serie storica in volume attraverso la procedura del concatenamento, ossia espressa in valori concatenati anno di riferimento 2010. Per la stima dell'input di lavoro della quota market di P e Q, misurato dalle unità di lavoro standard (Ula) totali, si è seguito lo stesso criterio utilizzato per la stima del valore aggiunto, confrontando cioè i dati 1995-2017 del Conto consolidato delle Amministrazioni pubbliche, con quelli della Contabilità nazionale relativi alle sezioni O, P e Q, seguendo la medesima sequenza delle sottrazioni come per la stima del valore aggiunto.

Tab. AM2 – Corrispondenza tra riclassificazione Confcommercio delle attività economiche e denominazioni ATECO 2007 (NACE Rev2)

Riclassificazione Confcommercio

ATECO 2007

 Agricoltura

 A: agricoltura, silvicoltura e pesca

 Industria

 BTF: industria

 Servizi (1)+(2)

 GTU: servizi

 (1) Area Confcommercio

 GHIJLMNPQR: Area Confcommercio

  (1.1) Commercio

G: commercio all'ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli

  - Auto e moto

G45: commercio all'ingrosso e al dett. e riparaz. di autoveicoli e motocicli

  - Ingrosso

G46: commercio all'ingrosso, escluso quello di autoveicoli e di motocicli

  - Dettaglio

G47: commercio al dettaglio, escluso quello di autoveicoli e di motocicli

  (1.2) Trasporti e logistica

H: trasporti, magazzinaggio e noleggio&leasing

  - Trasporto terrestre 

H49: trasporto terrestre e trasporto mediante condotte

  - Trasporto marittimo

H50: trasporti marittimi e per vie d'acqua

  - Trasporto aereo

H51: trasporto aereo

  - Logistica

H52: magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti

  - Servizi postali 

H53: servizi postali e attività di corriere

  - Noleggio

N77: attività di noleggio e leasing

  (1.3) Turismo, tempo libero e comunicazioni

IJNR: turismo, tempo libero e comunicazioni

  - Ristorazione e alloggio

I: servizi di alloggio e di ristorazione

  - Tour operator e agenzie di viaggio

N79: attività dei servizi delle agenzie di viaggio, dei tour operator e servizi di prenotazione e attività correlate

  - Intrattenimento 

R: attività artistiche, di intrattenimento e divertimento

  - Editoria

J58T60: attività editoriali, audiovisivi, attività di trasmissione

  - Telecomunicazioni

J61: telecomunicazioni

  - Servizi informatici

J62_63: programmazione, consulenza informatica e attività connesse, attività dei servizi d'informazione

  (1.4) Altri servizi

LMNPQ: altri servizi

  - Attività immobiliari con input di lavoro

L: attività immobiliari

  - Studi professionali

M69T71: attività legali e contabilità, attività di sedi centrali, consulenza gestionale, attività degli studi di architettura e d'ingegneria, collaudi e analisi tecniche

  - Società di ricerca 

M72: ricerca scientifica e sviluppo

  - Marketing

M73T75: pubblicità e ricerche di mercato, altre attività professionali, scientifiche e tecniche, servizi veterinari

  - Agenzie per il lavoro

N78: attività di ricerca, selezione, fornitura di personale

  - Altri servizi alle imprese

N80T82: servizi di investigazione e vigilanza, attività di servizi per edifici e per paesaggio, attività amministrative e di supporto per le funzioni d'ufficio e altri servizi di supporto alle imprese

  - Istruzione e servizi sanitari (market)

PTQ: istruzione e sanità e assistenza sociale 

 (2) Altre att.tà di servizi market e non market

GTU – GHIJLMNPQR: altre attività di servizi

  - Attività finanziarie e assicurative

K: attività finanziarie e assicurative

  - Amm.ni pubbliche e altri servizi market

O + GHIJLMNPQR residuo: Amministrazioni pubbliche e altre attività di servizi

  - Altre attività immobiliari senza input di lavoro

L68A: attività immobiliari, di cui: affitti imputati per gli alloggi occupati dai rispettivi proprietari 

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.

Riguardo, infine, alla stima dei dati di valore aggiunto e occupazione mancanti per il 2016 e il 2017 relativamente alle divisioni ATECO di cui alla tabella AM1, laddove è stato possibile sfruttare l'informazione ufficiale fino al 2017 della sezione a cui appartengono le diverse divisioni, come nel caso di commercio (G) e trasporti e logistica (H), il criterio seguito è stato quello di generare tassi di crescita di valore aggiunto e occupati che, tenendo conto dell'incidenza delle divisioni all'interno della sezione, restituissero in media ponderata il tasso di crescita del dato ufficiale relativo alla sezione. Per le rimanenti branche, all'interno degli aggregati di turismo, tempo libero e comunicazioni e degli altri servizi, sono state utilizzate le informazioni congiunturali dell'indagine ISTAT sul fatturato dei servizi, aggiornate al 2017, ipotizzando tassi di crescita che, sulla base di quelle dinamiche, risultassero compatibili con il sentiero di ripresa del ciclo economico, riavviatosi a partire dalla fine del 2014.

Le stime relative al comparto delle attività immobiliari con input di lavoro e alla frazione market dei servizi per istruzione e sanità e assistenza sociale, nonché il completamento delle serie storiche per le informazioni mancanti del biennio 2016-17, hanno consentito di ottenere una base dati del valore aggiunto di tutte le attività economiche secondo la disaggregazione della tabella AM1 e le ridenominazioni della tabella AM2 nelle tre valutazioni, a prezzi correnti, prezzi anno precedente e valori concatenati anno di riferimento 2010, in modo da poter generare, con il metodo del concatenamento, le serie in volume del valore aggiunto di tutte le branche all'interno dell'Area Confcommercio e dell'area stessa come aggregato di ordine superiore, nonché dell'aggregato per via residuale rispetto al totale dei servizi denominato Altre attività di servizi market e non market, non facente parte dell'Area Confcommercio.

Naturalmente, la somma per concatenamento delle branche dell'Area Confcommercio e degli altri servizi non appartenenti all'area, restituisce esattamente i valori ufficiali dell'aggregato dei servizi totali che, unitamente a quelli ufficiali di agricoltura e industria, rispettano il vincolo del totale economia così come diffuso dall'ISTAT nei conti economici nazionali.

Da ultimo, per le elaborazioni rappresentate nelle tabelle commentate nella Nota, si è scelto di esprimere, sempre attraverso il metodo del concatenamento, i dati in volume del valore aggiunto in valori concatenati anno di riferimento 2017.

07 giugno 2018