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Via della seta, il giallo che ha svelato subito il "colpevole"

In ogni libro giallo che si rispetti l'assassinio lo si scopre solo nelle ultime pagine. Nel "giallo della Via della Seta" invece il nome del possibile "colpevole" è già svelato all'inizio della storia: è il vice premier Luigi di Maio. E a togliere qualsiasi suspense ai lettori non è certo stato un "signor nessuno", magari desideroso di "colpire" in qualsiasi modo il leader del movimento 5 stelle: è bastato prendere spunto da quanto dichiarato dal capo del Governo, Giuseppe Conte, che parlando dell'accordo raggiunto con la Cina ha voluto "ringraziare tutti i ministri per questo obiettivo, ma in particolare il ministro Luigi di Maio per l'impegno profuso nella predisposizione di questa importante intesa". Il premier Conte, che ha una conoscenza diretta dei fatti, sostiene dunque che la vicenda Via della Seta è un risultato dell'azione del vice primo ministro Luigi Di Maio al quale, quindi, sono da ascrivere sia le opportunità sia i rischi. Possibili pericoli che i responsabili di Conftrasporto-Confcommercio hanno già avuto modo di sottolineare, esprimendo forti perplessità e preoccupazioni, evidenziando in particolar modo la necessità assoluta di non consegnare la proprietà delle infrastrutture strategiche, come i porti, alla Cina. Che la Via della Seta sia un'operazione politico commerciale parte di un disegno più ampio messo in atto dalla Repubblica popolare cinese non certo a nostro vantaggio è evidente: per questo occorrerà seguire con attenzione la situazione che si svilupperà dopo la sottoscrizione, cosa che, ormai è un fatto accertato, avverrà a breve. Nessuno pensa di intromettersi nelle scelte che le singole imprese possono e vogliono fare (meglio lasciarlo fare ad altri che hanno dimostrato talento e allenamento nel fare ricostruzioni fantasiose). Ne Conftrasporto ne tantomeno Confcommercio sono disponibili a farsi dettare lettere da qualcuno: i loro presidenti, Fabrizio Palenzona e Carlo Sangalli, le lettere hanno l'abitudine di scriverle da soli, di proprio pugno, senza aver bisogno di lezioni da nessuno. Ne è un esempio la missiva indirizzata al presidente del Consiglio e al ministro dei Trasporti nella quale hanno espresso le perplessità su un'operazione che potrebbe generare opportunità ma, se non gestita adeguatamente, essere molto rischiosa. Perplessità frutto di un'attentissima analisi di quanto sta accadendo, non certo di semplificazioni e facili deduzioni che sarebbe meglio evitare, magari per scoprire invece cosa ne pensano altri imprenditori importanti per ora rimasti in silenzio. Conftrasporto e Confcommercio ritengono, senza la minima ombra di dubbio, che non sia interesse dello Stato consentire il controllo delle infrastrutture strategiche a un Paese che ha firmato intese sull'inquinamento e sui diritti sociali ma che, almeno per ora, non sembra proprio aver rispettato pienamente. Un Paese il cui Pil vale il 66 per cento circa di quello americano, ma che vede diversi esperti avanzare dubbi sulla realtà della crescita economica registrata e che, da qualsiasi parte la si voglia vedere, risulta comunque essere in calo rispetto al passato. Infine, come si è domandato nei giorni scorsi Guido Santevecchi sulle pagine di economia del Corriere della Sera, occorrerebbe verificare la qualità della crescita. Pil pro capite e tenore di vita dei cinesi sono lontanissimi da quelli dei cittadini Usa e questo non sembra essere un segnale di positività. Piuttosto la Via della Seta sembra più essere un'operazione per dirottare l'eccesso della capacità produttiva, oltre a un tentativo di utilizzare quel vecchio adagio del "divide et impera" che unitamente alle infrastrutture ha consentito nei tempi passati all'impero romano di estendersi. Nessun pregiudizio da parte di Conftrasporto, che non ha mai attaccato singole imprese, ma un forte richiamo invece alla necessità assoluta di non cedere pezzi di sovranità, anche se nell'immediato fosse ricambiato con l'acquisto di una parte del debito pubblico. Un aiuto che pagheremmo caro in futuro. "Timeo Danaos et dona ferentes" dice una frase latina che, guarda caso, nell'Eneide viene attribuita a Lacoonte che aveva individuato nel cavallo di Troia l'elemento che avrebbe consentito la conquista della città da parte dei greci dopo anni di assedio. Evitiamo che la storia si ripeta.

20 marzo 2019