FAQ DPCM 3 novembre 2020 - Asset Display Page

FAQ DPCM 3 novembre 2020

Le risposte ai dubbi e agli interrogativi delle imprese

ultimo aggiornamento:

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3 dicembre 2020

In questa pagina sono riportate, in sintesi, le risposte alle vostre domande più frequenti concernenti il DPCM del 3 novembre 2020 che ha modificato alcune norme sulla Legislazione d’Impresa e alcuni dei precedenti DPCM del 13, 18, 24 ottobre che rimangono ancora in essere. Per ogni FAQ abbiamo indicato la fonte della risposta e la data di risposta, che vi invitiamo a tenere presente, perché è nostra cura aggiornare le risposte qualora ci fossero novità.

Invitiamo le imprese che abbiano necessità di ulteriori chiarimenti a rivolgersi alla propria associazione territoriale o federazione. Cerca quella più vicina a te.

Consulta anche le FAQ relative ai DPCM 13, 18 e 24 ottobreDPCM 26 e 10 aprileDPCM 22 e 11 marzo e quelle sui Decreti "Ristoro e Ristoro bis", "Liquidità" e “Cura Italia”.

faq #: 0903 dicembre 2020
ZonA Zona rossa

Ho un’attività di toelettatori in zona rossa posso tenere aperto?

  • Per quanto riguarda le zone rosse, le attività di commercio al dettaglio consentite sono indicate nell'allegato 23 e, in base all'art. 3, comma 4, lett. h): sono sospese le attività inerenti servizi alla persona, diverse da quelle individuate nell'allegato 24.

    Le attività di toelettatura animali sono identificate, nella classificazione delle attività economiche con codice ATECO 96.09.04, Servizi di cura degli animali da compagnia quali: presa in pensione, toelettatura ...

    Questa attività è ricompresa tra le attività di servizi per la persona non altrimenti censite (nca) e, non essendo ricompresa nell'allegato 24, è quindi da ritenersi sospesa nelle zone rosse.

    Consigliamo comunque di verificare l'eventuale pubblicazione, da parte della vostra Regione, di eventuali chiarimenti sul sito istituzionale che potrebbero contenere anche indicazioni diverse.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0893 dicembre 2020
ZonA Zona giall

L’esercizio all’ingrosso misto al dettaglio è ammesso nel fine settimana?

  • , purché sia limitato l’accesso, anche mediante appositi cartelli e comunicati sul sito, ai commercianti e utilizzatori professionali e simili, e non al consumatore individuale.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0883 dicembre 2020
ZonA Zona giall

Le attività commerciali all’ingrosso sono chiuse come lo sono quelle al dettaglio? Rimangono aperte solo laddove distribuiscono beni per i quali non sono disposte chiusure (alimentari, giornali, tabacchi, farmaci)?

  • Le attività di ingrosso non sono interessate dagli obblighi di chiusura previsti per le attività al dettaglio.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0873 dicembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

 È un obbligo o una raccomandazione far entrare una persona alla volta nei negozi fino a 40 metri quadrati, (oltre a un massimo di due operatori)?

  • Secondo noi è una semplice raccomandazione, pertanto l'eventuale scelta di non uniformarvisi non dovrebbe essere sanzionata.

    Purtroppo anche le FAQ del Governo questa volta non aiutano, e quindi l'attività degli organi di controllo potrebbe essere suscettibile di una interpretazione diversa ed è pertanto necessario essere consapevoli che, fino a che non sarà corretta, la facoltà di adottare soluzioni difformi rispetto a quella indicata non possiamo escludere che potrebbe essere oggetto di contestazioni.

    Ciò che è obbligatorio, invece, è che le attività commerciali al dettaglio assicurino, oltre alla distanza interpersonale di almeno un metro, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare all’interno dei locali più del tempo necessario all'acquisto dei beni.

    Inoltre, le suddette attività devono svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida idonei adottate dalle Regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida adottate a livello nazionale. Pertanto, eccettuato il caso in cui le Regioni abbiano approvato proprie linee guida, sarà necessario attenersi alle indicazioni di cui all'allegato 9 al DPCM. Per quanto qui rileva, la scheda relativa al commercio al dettaglio stabilisce l’obbligo di "Prevedere regole di accesso, in base alle caratteristiche dei singoli esercizi, in modo da evitare assembramenti e assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti".

    Riteniamo quindi che, sebbene la scelta di attenersi alla raccomandazione di cui all'allegato 11 consenta certamente di ritenere che l'esercente abbia adempiuto al suo obbligo, dal momento che ha aderito a una declinazione dello stesso prevista direttamente dal DPCM, dovrebbe tuttavia essere garantita la possibilità di adottare soluzioni alternative nel caso in cui queste siano più adeguate alla singola attività avuto riguardo all'organizzazione interna degli spazi, alla presenza di personale, alle modalità del servizio, ecc.

    Peraltro, la seconda parte della FAQ, in cui si prevede "l’accesso regolamentato e scaglionato, in proporzione alla relativa superficie aperta al pubblico, nelle medie e grandi strutture di vendita, differenziando, ove possibile, percorsi di entrata e di uscita", non risulta nemmeno conforme a quanto indicato nell'allegato 11, in cui tale soluzione viene raccomandata per tutti i locali di dimensioni superiori a 40 metri quadri e non soltanto per le medie e grandi strutture.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0863 dicembre 2020
ZonA Zona rossa

Ho uno studio fotografico, senza attività di commercio al dettaglio. Posso fare uno shooting?

  • L'art. 3, comma 4, lett. h), del DPCM 3 novembre stabilisce che, all'interno delle "'aree rosse', sono sospese le attività inerenti servizi alla persona, diverse da quelle individuate nell'allegato 24. Si tratta delle attività di cui alla divisione ATECO 96 "altre attività di servizi per la persona". L'attività degli studi fotografici, invece, rientra tra le "attività fotografiche" di cui al codice 74.2 e, in particolare, dovrebbe collocarsi tra le "Altre attività di riprese fotografiche" individuate dal codice 74.20.19.
     
    Tali attività non risultano sospese, ma ad esse si applica la disposizione generale di cui all'art. 1, comma 9, lett. nn) che, in ordine alle attività professionali, raccomanda (e quindi non impone), in particolare e per quanto qui rileva, l'assunzione di "protocolli di sicurezza anti-contagio, fermo restando l'obbligo di utilizzare dispositivi di protezione delle vie respiratorie previsti da normativa, protocolli e linee guida vigenti" nonché di incentivare le "operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro".

    Va inoltre evidenziato che alcune limitazioni al normale svolgimento dell'attività possono derivare dalla disposizione di cui all'art. 1, comma 1, del DPCM, che stabilisce l'obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie nonché l'obbligo di "indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all'aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi". Pertanto, qualora l'attività richiedesse di fotografare soggetti privi di mascherina protettiva, si renderebbe necessario predisporre le misure più opportune al fine di assicurare il loro isolamento rispetto a qualsiasi persona non convivente, preferendo, ove possibile, operare in ambienti aperti.

    In tal senso si segnala la seguente FAQ pubblicata sul sito del Governo: "È obbligatorio utilizzare strumenti di protezione individuale per i professionisti in studio? Sì, l’obbligo sussiste nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private, e quindi anche negli studi professionali, ad eccezione dei casi in cui l’attività si svolga individualmente e sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi. Ove l’attività professionale comporti comunque un contatto diretto e ravvicinato con soggetti non conviventi o lo svolgimento in ambienti di facile accesso dall’esterno o aperti al pubblico, e non sia possibile rispettare in modo continuativo la distanza interpersonale di almeno un metro, occorre sempre utilizzare gli strumenti di protezione individuale, nel rispetto anche delle altre prescrizioni previste dai protocolli di sicurezza anti-contagio".
     
    Si ricorda inoltre che, mentre le attività dei "Servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere" di cui al codice ATECO 96.02.01 sono tra quelle consentite ai sensi dell'allegato 24 al DPCM, le attività dei "Servizi degli istituti di bellezza" di cui al codice 96.02.02, tra le quali rientrano i servizi di estetista nonché i trattamenti al viso e di bellezza, trucco eccetera, non essendo oggetto di specifica deroga, sono al momento sospese.

    Tali attività risultano quindi certamente vietate nel caso in cui siano oggetto di un'autonoma prestazione di servizi da parte di professionisti esterni allo studio, mentre potrebbero forse ritenersi consentite, in quanto operazioni indispensabili a consentire la prestazione, qualora fossero effettuate internamente come parte dell'attività preparatoria allo shooting.

    Segnaliamo infine che, all'interno delle aree rosse, è vietato ogni spostamento che non sia motivato da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero da motivi di salute.

    Di conseguenza, se i movimenti del titolare e di eventuali dipendenti dello studio possono senz'altro ritenersi giustificati da esigenze lavorative, non altrettanto potrebbe dirsi nel caso in cui un cliente privato volesse raggiungere lo studio per usufruire del servizio per ragioni diverse da quelle lavorative.
     
    Tali spostamenti dovrebbero ritenersi giustificati alla stregua di quelli necessari per recarsi nelle attività commerciali non sospese di cui all'allegato 23 del DPCM, tuttavia, al fine di prevenire eventuali contestazioni, sarebbe opportuno un preventivo confronto sul punto con la Prefettura competente. In proposito segnaliamo comunque che la Circolare del Ministero dell'Interno del 7 novembre u.s. precisa, riguardo alla possibilità degli spostamenti all'interno delle cd. "aree rosse", che "le limitazioni alla mobilità non si riflettono sull'esercizio di attività consentite in base ad altre disposizioni del provvedimento e non espressamente oggetto di restrizioni in forza di specifiche disposizioni contenute nell'art. 3".

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0853 dicembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Un’associazione musicale (Codice ATECO 949920) non iscritto alla CCIAA – ATECO dato dalla Agenzia delle entrate – può rimanere aperta ? 

  • La lettera f) del comma 9 dell'articolo 1 del DPCM del 3 novembre, le cui disposizioni si applicheranno fino al prossimo 3 dicembre, su tutto il territorio nazionale a prescindere dalla zona di appartenenza, prevede la sospensione dei “centri culturali, centri sociali e centri ricreativi”.

    L’attività svolta dall’associazione musicale a cui viene attribuito il codice ATECO 94.99.20, concernente attività di organizzazioni che perseguono fini culturali, ricreativi e la coltivazione di hobby, deve essere equiparata alle attività sopra richiamate e di conseguenza inclusa nella sospensione.

    Inoltre la lett. s) del comma 9 dell’articolo 1 dello stesso DPCM  prevede la sospensione, su tutto il territorio nazionale, di tutti i corsi di formazione pubblici e privati che possono svolgersi solo con modalità a distanza; così come la  lettera v), comma 9, dell’art 1,  prevede che le istituzioni di alta formazione artistica musicale e  coreutica,  possono continuare a svolgere la loro attività solo con modalità' a distanza.

    Pertanto riteniamo che l'attività svolta dall’associazione musicale dovrà essere sospesa e che, qualora sia possibile, questa potrà continuare a fare formazione musicale per i suoi associati con modalità a distanza.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0843 dicembre 2020
ZonA Zona rossa

Ho un negozio di calzature per adulti nel quale vendo anche scarpe sportive. Posso aprire? Quali scarpe posso vendere?

  • L'allegato 23 al DPCM 3 novembre individua, sulla base della classificazione ATECO, “le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità” che sono esentate dall’obbligo di sospensione previsto nelle “aree rosse” e, conseguentemente, i beni di “prima necessità” dei quali è consentita la vendita.

    Le attività di vendita al dettaglio di “articoli sportivi, biciclette e articoli per il tempo libero in esercizi specializzati” sono tra quelle consentite.

    Pertanto, un negozio di calzature per adulti – la cui vendita è sospesa – che venda anche calzature sportive, può aprire per vendere queste ultime nel caso in cui abbia il codice ATECO corrispondente alla vendita di articoli sportivi (anche come codice secondario), circostanza che rappresenta l'unico elemento richiesto per identificarlo formalmente quale attività di commercio al dettaglio di articoli sportivi.

    A nostro avviso la categoria degli "articoli sportivi" dovrebbe infatti essere riferita alla attrezzatura tecnica necessaria allo svolgimento di un'attività sportiva (in questo caso ad es. scarpini da calcetto, scarpe da arrampicata o scarponi da montagna).

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 08323 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Un ristorante che ha accordi/convenzioni o contratti con aziende edili o con rappresentanti di commercio può operare?

  • Non basta l'esistenza di un accordo/contratto per rendere legittima l'erogazione di un servizio di ristorazione in convenzione.

    Il punto è accertare se il ristorante possa offrirlo (a operai, rappresentanti, carabinieri, alberghi, ecc.) in mancanza dei codici ATECO corretti. In caso di controllo, infatti, eventuali sanzioni graverebbero sul ristorante.

    Sull'importanza ed il ruolo dei codici ATECO vale quanto le abbiamo rappresentato nelle FAQ precedenti.

    Occorre poi evidenziare che, nel caso di servizio mensa, potrebbe essere anche necessario procedere ad un aggiornamento della notifica sanitaria presentata al momento dell'avvio dell'attività, dal momento che il modulo approvato con l'accordo in Conferenza Unificata del 4 maggio 2017, e successivamente modificato con quello del 6 luglio 2017, contiene due specifici campi per indicare l'avvio di tali attività distinti da quelle di bar o di ristorante.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 08223 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Quando la norma cita i "commercianti che immettono in commercio ...", a chi si riferisce? È il primo commerciante che immette in commercio in Italia un prodotto che non sia passato per ISS oppure INAIL ?

  • In merito alla questione sollevata, relativa all'interpretazione della seguente dizione: “coloro che li immettono in commercio” presente all’articolo 15 del Decreto Legge 17 marzo 2020 specifichiamo.

    L’art. 103 del Codice del Consumo definisce:

    • produttore colui che appone “sul prodotto il proprio nome, il proprio marchio o un altro segno distintivo, o colui che rimette a nuovo il prodotto; il rappresentante del fabbricante se quest'ultimo non è stabilito nella Comunità o, qualora non vi sia un rappresentante stabilito nella Comunità, l'importatore del prodotto; gli altri operatori professionali della catena di commercializzazione nella misura in cui la loro attività possa incidere sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti” (lettera d)
    • distributore come “qualsiasi operatore professionale della catena di commercializzazione, la cui attività non incide sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti” (lettera e) .


    Pertanto, coloro che immettono in commercio un prodotto la cui attività incide sullo stesso rientrano nella definizione di “produttori”; mentre nel caso in cui l'attività svolta non incida, in alcun modo, sulla sicurezza dei prodotti, tali operatori rientrano nella definizione di "distributori".

    Per distributore si intende, infatti, qualsiasi operatore professionale che opera lungo la catena di commercializzazione, la cui attività non incide sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti.

    A nostro avviso per "immissione in commercio", si intende il momento in cui il prodotto viene per la prima volta immesso sul mercato da parte del produttore in base alla definizione sopra riportata.
    Alla luce di quanto sopra esposto, pertanto l'iter procedurale autorizzativo previsto dall'art. 15 del Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18), a nostro avviso, non trova applicazione per i meri distributori.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 08123 novembre 2020
ZonA Zona rossa

I negozi di biancheria possono aprire?

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 08023 novembre 2020
ZonA Zona rossa

 
Ho un negozio di biancheria per la casa, posso aprire?

  • No. L'allegato 23 del DPCM del 3 novembre non include le attività di “Commercio al dettaglio di tessuti per l'abbigliamento, l'arredamento e di biancheria per la casa” di cui al codice 47.51.1, tra le quali sono ricomprese quelle di commercio di tessuti, materiali di base per la lavorazione di tappeti, arazzi e ricami, nonché di articoli tessili per la casa quali lenzuola, tovaglie, asciugamani eccetera. 
     
    Conseguentemente, bisogna ritenere che la vendita dei suddetti prodotti sia al momento sospesa. Il commercio al dettaglio di biancheria personale è invece ammesso.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 07923 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

I negozi PET nei centri commerciali possono rimanere aperti il sabato e la domenica?

  • No. Se il negozio PET è all'interno di un centro commerciale, dovrà rimanere chiuso nei festivi e prefestivi indipendentemente dalla zona gialla/arancione/rossa perché la sua chiusura è disposta in base all'art. 1, comma 9, lett. ff), del DPCM del 3 novembre che si applica insieme alle regole più restrittive che valgono solo per le zone arancioni/rosse.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 07823 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancione

Qual è la responsabilità dei pubblici esercizi per gli assembramenti dei clienti nelle adiacenze dei locali?

  • Anche in questo caso quindi, ai sensi dell'art. 4, comma 1, del DL 19/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 35/2020, il mancato rispetto delle misure di contenimento individuate ed applicate con i DPCM , come la disposizione citata, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 1.000 euro. 

    Inoltre, ai sensi dell'art. 4, comma 2, del medesimo DL, nei casi di violazione delle limitazioni poste alle attività d'impresa o professionali, si applica anche la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 07723 novembre 2020
ZonA Zona rossa (Toscana)

Le macchine da cucire possono essere considerate "elettrodomestico"?  I negozi specializzati hanno un ATECO specifico 47.59.40. Le grandi catene di commercio di elettrodomestici le stanno vendendo. 
 

  • Gli elettrodomestici sono apparecchi o piccole macchine alimentate ad energia elettrica e destinati ad uso domestico.

    La macchina per cucire è, oggi, un'apparecchiatura che viene azionata anch'essa da un motore elettrico il cui comando di azionamento è dato da un pedale o da un pulsante o una leva.

    Le macchine da cucire di nuova generazione dovrebbero rientrare a pieno titolo nella categoria degli elettrodomestici, per cui viene consentita la vendita, anche nelle zone rosse, considerato oltretutto che sono facilmente rinvenibili nell'assortimento di prodotti di molte catene di elettronica di consumo.

    Qualche perplessità sulla possibilità di vendere macchine da cucire che non siano azionate da motori elettrici  che non rientrerebbero propriamente nella definizione di elettrodomestico e questa circostanza è probabilmente alla base della scelta di escludere dall'allegato 23 gli esercizi specializzati nella vendita di tali prodotti considerato che l'allegato 23 non contiene un elenco di prodotti ma di attività di vendita che non sono sospese nelle cd zone rosse. 

    Non esiste un pronunciamento del Ministero o nelle FAQ del Governo su questo specifico aspetto.

    Consigliamo quindi un contatto con l'autorità locale preposta ai controlli onde evitare di far incorrere gli operatori in inutili sanzioni, ma è difficile assimilare gli esercizi specializzati nella vendita di macchine per cucire al commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di  elettrodomestici.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 07623 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Anche i farmers market possono vendere soltanto prodotti alimentari nei giorni festivi? Non posso vendere anche piante e fiori?

  • Il riferimento ai "mercati" contenuto nella disposizione di cui all'art. 1, comma 9, lett. ff) del DPCM 3 novembre, circa l'obbligo di chiusura festiva e prefestiva degli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati, ad eccezione delle attività indicate in modo tassativo dalla norma, è stato interpretato dal Ministero dell'Interno, nella sua circolare del 7 novembre, come riferito ai soli "mercati coperti", in quanto nei mercati all'aperto non insisterebbero esercizi commerciali in senso stretto.

    Nelle aree gialle e arancioni, pertanto, i mercati all'aperto possono vendere, anche in tali giorni, qualsiasi tipologia di merce. Eventuali difformità possono quindi riguardare soltanto il caso dei mercati coperti o le aree rosse.
     
    Con la disposizione di cui all'art. 1, comma 9, lett. ll), stabilisce che restano garantiti, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie [...] l'attività del settore agricolo, zootecnico di trasformazione agro-alimentare comprese le filiere che ne forniscono beni e servizi.
     
    Per quanto la disposizione sia formulata in termini molto ampi e generici, sembra possibile interpretarla nel senso di un'autorizzazione alla normale prosecuzione dell'attività agricola in tutte le sue forme, quindi anche consentendo alle imprese che operano nei cosiddetti farmers' market di vendere tutti i prodotti agricoli nella loro disponibilità.
     
    Riguardo invece alla possibilità di ritenere che la vendita dei prodotti agricoli sia possibile in ogni caso, e quindi senza restrizioni anche per gli imprenditori commerciali, bisogna ricordare che, nella prima fase dell'emergenza, il problema della commercializzazione di semi, piante, fiori e fertilizzanti era stato oggetto di un parere del Mipaaf diffuso dal Ministero dell'Interno. Nel parere si riteneva consentita la vendita in tutti gli esercizi commerciali.
     
    In quel caso, tuttavia, sebbene nel DPCM 10 aprile fosse presente la medesima disposizione che ora è inserita nel DPCM 3 novembre (allora era all'art. 1, comma 1, lett. ee), il Ministero aveva fondato il suo parere sulla diversa disposizione di cui all'articolo 2, comma 5, del DPCM, che espressamente disponeva che: è sempre consentita l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonché di prodotti agricoli e alimentari. Resta altresì consentita ogni attività comunque funzionale a fronteggiare l’emergenza.
     
    Tale disposizione, a differenza dell'altra, non è presente nel DPCM 3 novembre, il che dovrebbe far ritenere che ora manchi la base giuridica per una simile estensione.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 07523 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Quali sono le sanzioni per chi viola l’obbligo di chiusura?

  • La sanzione per le violazioni delle diverse misure di contenimento contenute nei DPCM è identica.
     
    Anche in questo caso quindi, ai sensi dell'art. 4, comma 1, del DL 19/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 35/2020, il mancato rispetto delle misure di contenimento individuate ed applicate con i DPCM , come la disposizione citata, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 1.000 euro. 
     
    Inoltre, ai sensi dell'art. 4, comma 2, dello stesso DL, nei casi di violazione delle limitazioni poste alle attività d'impresa o professionali, si applica anche la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni.
     
    Andrà comunque verificato se le ordinanze in vigore emanate dagli enti locali dispongano diversamente. Vi invitiamo a contattare la propria associazione territoriale o federazione per ulteriori chiarimenti.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 07418 novembre 2020
ZonA Zona giall

Le guide turistiche possono svolgere visite guidate nel rispetto delle disposizioni vigenti sul distanziamento?

  • Sì, certo. Secondo quanto disposto dall'art. 1, comma 9, lett. ii), del DPCM del 3 novembre 2020, le attività inerenti ai servizi alla persona sono consentite a condizione che le Regioni [...] individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio [...].
     
    L'attività della guide e degli accompagnatori turistici è classificata con codice ATECO 79.90.20 tra le attività di servizi ed inoltre le richieste linee guida specifiche per le guide turistiche.
     
    Inoltre nelle aree gialle è consentito spostarsi dalle 5 alle 22.00 senza alcuna necessità di motivare lo spostamento. Pertanto, fatte salve eventuali ordinanze regionali o comunali più restrittive è possibile effettuare le visite guidate nelle zone gialle. 

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 07318 novembre 2020
ZonA Zona rossa

La vendita di elettrodomestici con ritiro "drive in" senza scendere dall'auto è uno spostamento autorizzato per il cliente?

  • No, è preferibile la vendita con consegna a domicilio del prodotto.

    Il motivo per cui la la modalità drive in non è consentita nelle zone rosse sta nel fatto che è una modalità simile all'asporto nella ristorazione, ma mentre nella ristorazione è espressamente consentita e nelle zone arancioni/rosse è l'unica modalità consentita, nel commercio al dettaglio non è contemplata.

    Far muovere i clienti da casa contrasta con la limitazione degli spostamenti e, inoltre, non costituendo causa di necessità o motivo legittimo stante quanto sopra evidenziato, non è giustificabile con il modello di autocertificazione ed espone i consumatori alla sanzione in caso di controllo.

    A ciò va aggiunto il fatto che anche nelle regioni ancora gialle come il Lazio e il Veneto, le recenti ordinanze adottate nello scorso fine settimana hanno obbligato medie e grandi strutture alla chiusura prefestiva e festiva (nel Lazio solo le grandi), hanno vietato ogni tipo di vendita nei festivi (Veneto) e consentito – e fortemente raccomandato (Veneto) – la vendita con consegna a domicilio che è la modalità opposta a quella drive in.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 07218 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Tra i “presidi sanitari” che possono restare aperti possono rientrare anche i centri ottici?

  • No, l'espressione presidi sanitari non si riferisce a prodotti ma a strutture fisiche che erogano prestazioni e/o attività sanitarie anche considerata la frase nella quale l'espressione è inserita che elenca attività e non prodotti.
     
    In ogni caso le lenti oftalmiche e le relative montature, come le lenti a contatto, sono classificate come dispositivi medici e non come presidi sanitari.
     
    Un centro ottico quindi non ha i requisiti per rientrare tra le strutture che possono rimanere aperte.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 07118 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Sono una guida turistica. I sopralluoghi per la preparazione di futuri itinerari (visite ai luoghi, fotografie, rilievi, ecc.) può essere una motivazione di lavoro legittimo?

  • Nelle zone gialle non c'è necessità di alcuna motivazione per gli spostamenti.

    Viceversa nelle zone arancioni/rosse né i sopralluoghi né le visite guidate possono costituire un motivo per legittimare lo spostamento fuori dal comune di residenza.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 07018 novembre 2020
ZonA Zona giall

Ho un carwash all’interno dello spazio aperto di un centro commerciale. Posso tenere aperto durante il fine settimana?

  • No. Per quanto riguarda le chiusure nei centri commerciali, l'espressione inserita alla fine dell'art. 1 del DPCM del 3 novembre 2020, comma 9, lett. ff), sembra a nostro avviso indicare in maniera tassativa le attività che possono rimanere aperte nel fine settimana all'interno dei centri commerciali e cioè soltanto le farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.

    Nonostante infatti che un'attività di carwash sia un'attività di servizi, ci sembra che la ratio della nuova limitazione introdotta per i centri commerciali non consenta di ampliare il numero degli esercizi che potrebbero restare aperti perché questo aumenterebbe l'attrattività dei centri medesimi e, conseguentemente, la possibilità di assembramenti.

    In assenza di chiarimenti ufficiali, dal Governo o dalla propria regione, o di un confronto con il comando della polizia locale competente per territorio, ci sembra quindi  prudente tenere una linea che, quantomeno, è aderente alla ratio della disposizione volta a minimizzare le occasioni di assembramento ed evitare che gli operatori incorrano, oltre alla sanzione, anche nella chiusura dell'attività da 5 a 30 giorni.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 06918 novembre 2020
ZonA Zona rossa

Si ritengono sospese  le attività  di ludoteca e tutti i servizi erogati quali baby parking, doposcuola e attività di laboratorio?

  • Nelle "zone rosse", le attività di commercio al dettaglio consentite sono indicate nell'allegato 23 del DPCM del 3 novembre 2020  e, in base all'art. 3, comma 4, lett. h): sono sospese le attività inerenti servizi alla persona, diverse da quelle individuate nell'allegato 24.

    L'attività di ludoteca per intrattenimento bambini è identificata, nella classificazione delle attività economiche con codice ATECO 93.29.90, Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca tra cui sono espressamente ricomprese le ludoteche per intrattenimento bambini.

    Questa attività di servizi, anche se non espressamente ricompresa tra le attività di servizi per la persona, appare comunque ad esse chiaramente assimilabile.

    Va inoltre evidenziato che lo svolgimento in presenza della scuola dell'infanzia beneficia di una deroga espressa (art. 3, comma 4, lett. f)) che non si può estendere in via analogica alle ludoteche.

    L'evoluzione della situazione impone infatti un atteggiamento prudente e pertanto, in assenza di un espresso chiarimento da parte della vostra Regione, tale attività non sembra consentita. 

    Resta comunque consigliabile un confronto con il comando della polizia locale territorialmente competente.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 06818 novembre 2020
ZonA Zona rossa

È possibile per un commercio al dettaglio di gioielli e orologi continuare l’attività limitatamente alla riparazione come consentito a marzo/aprile?

  • L'attività di riparazione di orologi e gioielli è collocata, nella classificazione ATECO, tra le Altre attività di servizi con codice 95.25.00.

    Per queste attività, al momento, stante  quanto disposto dall'art. 3, comma 4, lett. h), del DPCM del 3 novembre, non si ravvisa la possibilità di poterle considerare non sospese.

    In mancanza di un chiarimento nelle faq della PCM o in posizioni ufficiali delle diverse Regioni, riteniamo opportuno consigliare agli operatori di adottare un atteggiamento prudenziale.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 06718 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Per una attività in una zona che entra in area rossa, le scadenze Irpef e Iva, sono sempre dovute o sono posticipate?

  • Dopo che le ordinanze del Ministero della Salute entrano in vigore, anche nelle nuove Regioni in area rossa i versamenti di imposte dirette e Iva sono sospesi.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 06618 novembre 2020
ZonA Zona rossa

Le nuove zone rosse usufruiscono della sospensione degli adempimenti contributivi?

  • Non per quella prevista al comma 2 dell'articolo 11 del Ristori bis, in quanto la Circolare INPS n. 129 prevede espressamente che "agli effetti della sospensione dei termini relativi ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali in scadenza nel mese di novembre 2020, secondo la previsione dettata dall’articolo 11, comma 2, del decreto-legge n. 149/2020, gli ambiti territoriali sono individuati dall’Ordinanza del Ministro della Salute del 4 novembre e del 10 novembre 2020, come segue:

    • zona rossa: Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Bolzano."


    Aggiungendo che “l’eventuale variazione, nel corso del mese di novembre, della collocazione delle Regioni e delle Province autonome, rispetto alle c.d. zone gialle, arancione e rosse, non ha effetti per l’applicazione della sospensione contributiva di cui alla presente circolare”.

    Ovviamente, invece, spetta a tutti soggetti di cui all'allegato 1 del DL 149, ampliato rispetto all'allegato 1 del DL Ristori, purché abbiano sede nel territorio dello Stato e svolgano come attività prevalente una di quelle ivi incluse.

— Fonte Confcommercio, Settore Welfare
faq #: 06518 novembre 2020
ZonA Zona arancione

Nella voce articoli sportivi, biciclette e articoli per il tempo libero è ricompreso anche l' abbigliamento sportivo? 

  • Nella classificazione ATECO, l'abbigliamento sportivo è ricompreso nella voce:

    • 47.71.10 Commercio al dettaglio di confezioni per adulti, commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento per uomo e donna

    La vendita di articoli sportivi, invece, rientra nella voce:

    • 47.64.10 Commercio al dettaglio di articoli sportivi, biciclette e articoli per il tempo libero, commercio al dettaglio di articoli sportivi, attrezzi da pesca, articoli da campeggio e biciclette

    L'allegato 23 al DPCM del 3 novembre ha incluso, tra le attività di vendita di generi di prima necessità elencati, l'attività di vendita al dettaglio di articoli sportivi, biciclette e articoli per il tempo libero.

    Tra le Faq del Governo nella sezione "Pubblici esercizi, attività commerciali..." compare la seguente faq:

    Nelle zone rosse le attività commerciali che vendono generi alimentari o beni di prima necessità (cioè quelli previsti dall’allegato 23 del DPCM) e che quindi rimangono aperte, possono consentire ai clienti l’acquisto anche di beni non inclusi nel predetto allegato? No. Pertanto, il responsabile di ogni attività commerciale, comunque denominata (ipermercato, supermercato, discount, minimercato, altri esercizi non specializzati di alimentari vari) può esercitare esclusivamente l’attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità ed è, quindi, tenuto a organizzare gli spazi in modo da precludere ai clienti l’accesso a scaffali o corsie in cui siano riposti beni diversi da quelli alimentari e di prima necessità. Nel caso in cui ciò non sia possibile, devono essere rimossi dagli scaffali i prodotti la cui vendita non è consentita. Tale regola vale per qualunque giorno di apertura, feriale, prefestivo o festivo.

    Pertanto, secondo il Governo, chi vende beni di prima necessità non può vendere beni non inclusi nell'allegato 23.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 06418 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancione

Ho un ristorante. Dopo le 18, posso far cenare i carabinieri della caserma con cui ha una convenzione?

  • Le attività delle mense e del catering continuativo su base contrattuale sono al momento consentite anche nelle aree "arancioni" e "rosse" in forza delle disposizioni di cui, rispettivamente, all'art. 2, comma 4, lett. c) e all'art. 3, comma 4, lett. c) del DPCM 3 novembre.

    Pertanto, eccettuato il riferimento all'orario dell'attività, la risposta alla faq 24 è applicabile anche alle attività situate all'interno delle suddette aree.

    Per completezza di informazione bisogna evidenziare che, sebbene i DPCM emanati nel corso del periodo emergenziale abbiano fatto ricorso alla classificazione ATECO allo scopo di individuare le attività consentite e quelle sospese, non è il codice ATECO a determinare le attività che un'impresa può svolgere, circostanza che dipende invece dal possesso dei titoli abilitativi eventualmente prescritti dalla legge.

    Semmai è vero il contrario: il codice ATECO viene attribuito sulla base dell'attività effettivamente svolta e, nel caso in cui non la rispecchi in maniera adeguata, è necessario aggiornarlo mediante comunicazione alla Camera di commercio.

    Pertanto, a un’impresa che svolga in maniera legittima un’attività consentita, pur in mancanza del codice ATECO corretto, dovrebbe essere contestato soltanto il mancato aggiornamento dell'attività effettivamente svolta e non la violazione delle disposizioni emergenziali.

    Tuttavia, posto il rischio derivante dalla possibilità che, in sede di controllo, le autorità si limitino a verificare la sola corrispondenza formale tra attività svolta, codici ATECO attribuiti e codici ATECO consentiti (particolarmente in un caso, quale quello in oggetto, in cui le attività in questione – verosimilmente – non hanno l'apparenza di vere e proprie “mense”),  riteniamo opportuno adeguare i codici attribuiti e, conseguentemente, non operare in mancanza di quelli corretti, come già suggerito nel corso della prima fase dell'emergenza (in tal senso cfr., ad esempio, la faq n. 116 ai DPCM 26 e 10 aprile).

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 06318 novembre 2020
ZonA Zona arancione

Ho un bar con ricevitoria SISAL (con tutti i servizi erogati). Ci sono limitazioni?

  • Il già DPCM 24 ottobre ha disposto la sospensione delle attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò.

    In proposito, con la circolare n. 41/2020 l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli aveva precisato che devono, pertanto, ricomprendersi in tale previsione, esclusivamente, le sale da gioco specialistiche (sale VLT, sale Bingo e sale che raccolgono scommesse), oltre naturalmente ai casinò. Per quanto riguarda, invece, la raccolta del gioco pubblico presso pubblici esercizi c.d. “generalisti” (con codice ATECO principale diverso dal gioco, come a scopo esemplificativo bar e rivendite di tabacchi) non sono previste disposizioni specifiche e, di conseguenza, troveranno applicazione le norme del DPCM che riguardano tali locali, fatte salve le norme più restrittive adottate dalle singole Regioni.

    Il DPCM 3 novembre, poi, ha esteso l'obbligo di sospensione delle suddette attività anche al caso in cui siano svolte all'interno di locali adibiti ad attività differente (art. 1, comma 9, lett. l), come appunto bar e tabaccherie.

    Al momento l'Agenzia delle Dogane e Monopoli non ha ancora fornito nuove indicazioni. Salva diversa indicazione, sembra tuttavia di poter ritenere che l'estensione dell'obbligo di sospensione operata dal DPCM 3 novembre abbia per oggetto solo ed esclusivamente le attività già individuate dalla circolare dell'ADM. In tal senso, ad esempio, si è espressa la Federezione Italiana Tabaccai, affermando che deve ritenersi vietata la raccolta delle scommesse e l’utilizzo delle slot ma che "resta invece consentita l’attività di raccolta dei giochi numerici a quota fissa, dei giochi numerici a totalizzatore e delle lotterie nazionali, sia ad estrazione istantanea cƒpossonohe differita". Poiché la disposizione non distingue le tabaccherie dagli altri esercizi, riteniamo che le medesime indicazioni dovrebbero valere anche per un bar.

    Al riguardo, tuttavia, è opportuno evidenziare le oggettive difficoltà che sorgerebbero nel continuare a erogare i servizi di ricevitoria all'interno di locali destinati in via principale a un'attività di somministrazione che, a differenza di quella di una tabaccheria, risulta al momento sospesa nelle aree arancioni e rosse a eccezione della vendita per asporto e della consegna a domicilio, e rispetto alla quale il Governo, nelle proprie FAQ ufficiali, ha indicato di ritenere ammesso l'accesso della clientela "esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio".

    Si renderebbe quantomeno necessario prevenire lo stazionamento dei clienti all'interno dei locali, limitando la permanenza al solo tempo minimo necessario per usufruire del servizio. 

    Al contempo, inoltre, bisognerebbe avere cura di rendere evidente che, nei loro confronti, non viene effettuata alcuna attività di somministrazione, ad esempio evitando che sul bancone del bar rimangano tazze o bicchieri che possano far ritenere diversamente.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 06218 novembre 2020
ZonA Zona arancione

Ho un bar in un’area di servizio stradale. Posso far utilizzare il bagno ai clienti che fanno take away?

  • Riguardo alla possibilità di consentire l'utilizzo dei servizi igienici ai clienti che fanno take away per consumare poi a bordo dei loro mezzi durante le soste, segnaliamo che, ad esempio, il Comandante della polizia locale di Genova ha chiarito che i servizi igienici presso i pubblici esercizi possono rimanere chiusi visto che lo spirito della norma che vieta la somministrazione dopo le 18.00 consiste nella volontà di evitare all'interno dei locali qualsiasi forma di assembramento, anche minima. 

    Naturalmente, a fronte di situazioni particolari (donna in gravidanza, persona anziana, ecc.) dovrebbe essere cura del gestore mettere a disposizione del richiedente i servizi igienici.

    D'altra parte, come già evidenziato, le FAQ ufficiali del Governo (con identica FAQ presente nelle sezioni relative alle aree gialle, arancioni e rosse), ammettono la possibilità che i clienti accedano ai locali adibiti alla somministrazione, anche nel caso in cui sia sospeso il consumo di cibo al loro interno, sebbene "esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio". 

    Riteniamo quindi che il gestore possa anche consentire l'utilizzo dei servizi da parte della clientela, purché ciò non dia assolutamente luogo ad assembramenti.
     
    L’articolo 2 del D.P.C.M. del 3 novembre 2020, com’è noto, detta per la suddetta zona, regole per la mobilità più rigorose per il contenimento del contagio.

    In particolare l’articolo 2, in base alla lett. a) del comma 4 dell'articolo 2, prevede che “è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori di cui al comma 1, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute.”.

    La lettera b), dello stesso articolo prevede, inoltre, che “è vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune”.

    Pertanto, l’art.2 del suddetto D.p.c.m., in base al combinato disposto delle lettere a) e b), prevede restrizioni alla mobilità verso altri comuni della stessa o di altre regioni.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 06116 novembre 2020
ZonA Zona arancione

I clienti delle agenzie immobiliari possono spostarsi da un Comune diverso dal proprio Comune di residenza o domicilio, per visitare un immobile?

  • L’articolo 2 del DPCM del 3 novembre 2020, com’è noto, detta per la suddetta zona, regole per la mobilità più rigorose per il contenimento del contagio.

    In particolare l’articolo 2, in base alla lett. a) del comma 4 dell'articolo 2, prevede che “è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori di cui al comma 1, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”.

    La lettera b), dello stesso articolo prevede, inoltre, che “è vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune”.

    Pertanto, l’art.2 del suddetto D.p.c.m., in base al combinato disposto delle lettere a) e b), prevede restrizioni alla mobilità verso altri comuni della stessa o di altre regioni.

    La circolare del Ministero dell'Interno del 7 novembre ha, tuttavia, chiarito che per quanto riguarda  gli spostamenti, di cui alla lettera b), questi sono consentiti “non solo per le consuete cause giustificative indicate già nella norma (la quale include anche i motivi di studio), ma anche quando sia necessario svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili nel comune di residenza, domicilio o abitazione. In forza di tale previsione risulterà dunque possibile lo spostamento per recarsi, solo a titolo di esempio, presso uffici pubblici, esercizi commerciali o centri servizi (es. per assistenza fiscale, previdenziale, ecc.) quando essi non siano presenti nel proprio territorio comunale”.

    Alla luce di quanto sopra espresso riteniamo che gli Agenti Immobiliari possono tenere aperta al pubblico l'agenzia e ricevere i clienti in ufficio, in quanto lo spostamento rientra nelle “comprovate esigenze lavorative”.
     
    In attesa di chiarimenti interpretativi da parte del Governo, riteniamo che anche la possibilità da parte dei clienti di visitare gli immobili, possa rientrare nelle cause giustificate indicate dal DPCM del 3 novembre.
     
    A supporto di tale interpretazione riteniamo sia necessario prendere spunto dall'interpretazione della Fase 2 dello scorso 5 maggio, per cui il Governo è intervenuto sulla questione specificando che: “gli Agenti possono far visita agli immobili assieme al cliente, purché gli spazi siano disabitati”.
     
    Pertanto alla luce di quanto sopra riportato riteniamo che gli Agenti Immobiliari, che operano nella c.d. zona arancione, potranno  portare in visita i clienti  con l’accortezza di avere con sé l’autocertificazione e con le cautele necessarie (mascherina, distanziamento).
     
    Tuttavia posto che l’onere di dimostrare la sussistenza delle situazioni che consentono gli spostamenti incombe sull’interessato, occorre sempre far uso dell’autocertificazione riguardo alle cause giustificative dello spostamento; lo spostamento sia dell’agente e del cliente dovrà, infatti, essere giustificato attraverso il ricorso alla autocertificazione.

    Per quanto riguarda l'Agente, dovrebbe essere sufficiente la spunta su “Comprovate esigenze lavorative” nel momento in cui si allontana dall’ufficio.

    Il cliente, invece, sia che debba effettuare un sopralluogo assieme all'Agente, sia per un incontro in Agenzia, può opzionare nel modulo di autocertificazione la casella “Altri motivi ammessi” specificando con una formula del tipo: “Appuntamento/visita per valutazione/locazione/acquisto/vendita di immobile con servizio di Agenzia Immobiliare”. 

    Riteniamo che anche tale profilo debba essere chiarito dal Governo, tuttavia soprattutto per l'autocertificazione dei clienti, consigliamo un confronto con il comando di polizia locale, con la questura o agli organi competenti. Resta comunque sempre necessario verificare eventuali normative particolari insistenti sul territorio, come ordinanze comunali o regionali.

— Fonte Confcommercio, Settore Lavoro
faq #: 06013 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Dopo 21 giorni di quarantena, un dipendente ancora Covid positivo, può tornare al lavoro?

  • In base alla circolare del Ministero della Salute del 12 ottobre 2020 le persone positive a lungo termine che, pur non presentando più sintomi, continuano a risultare positive al test molecolare, in caso di assenza di sintomatologia (fatta eccezione per ageusia/disgeusia e anosmia che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione) da almeno una settimana, potranno interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi.

    Conseguentemente, qualora in presenza della predetta casistica non vi siano certificazioni dell’Autorità sanitaria prescrittive di misure di quarantena/isolamento del lavoratore positivo a lungo termine o certificazione medica rilasciata dal medico di base attestante lo stato di malattia, si ritiene che il lavoratore possa riprendere servizio.

    Occorre tuttavia coinvolgere preventivamente il medico competente, così come previsto dal Protocollo di regolamentazione delle misure di contrasto del COVID negli ambienti di lavoro del 24 aprile 2020, in base al quale alla ripresa delle attività è opportuno che sia coinvolto il medico competente per l’identificazione di soggetti con particolari fragilità e per il reinserimento lavorativo di soggetti con pregressa infezione COVID.

    Inoltre, sempre il medesimo Protocollo, prevede che per il reintegro progressivo di lavoratori dopo l’infezione da COVID19, il medico competente, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza, effettua la visita medica precedente alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi, al fine di verificare l’idoneità alla mansione (D.lgs. 81/08 e s.m.i, art. 41, c. 2 lett. e-ter), anche per valutare profili specifici di rischiosità e comunque indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia.

    Si evidenzia che le modalità per il rilascio della avvenuta negativizzazione sono da riferirsi alle più recenti indicazioni contenute nelle circolari del Ministero della salute, in particolare a quelle contenute nella circolare del 12 ottobre 2020 per quanto riguarda i positivi a lungo termine.

    Strumenti alternativi per la gestione dei lavoratori positivi a lungo termine possono essere il ricorso allo smartworking ove compatibile con le mansioni svolte e l’utilizzo dei trattamenti di integrazione salariale. Nel caso in cui il medico competente dovesse riscontrare criticità per il rientro del lavoratore sarebbe possibile valutare l’adibizione temporanea a diverse mansioni.

— Fonte Confcommercio, Settore Lavoro
faq #: 05913 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Cosa si intende per “adiacenze”?

  • Non è possibile individuare una distanza precisa, espressa in metri, per "tradurre" operativamente il termine adiacenze.

    Siamo chiaramente in uno spazio circoscritto che tuttavia comprendiamo sia importante cercare di individuare proprio perché la sua individuazione si riflette sulla duplice condizione che consente la ristorazione con asporto in tutti i territori del Paese (gialli, arancioni o rossi), costituita dal rispetto del divieto di consumazione sia sul posto che, appunto, nelle adiacenze e senza dimenticare che, nelle zone arancioni o rosse, la ristorazione con asporto è l'unico tipo di ristorazione ancora consentita (fatte salve le mense ed il catering continuativo su base contrattuale) insieme alla consegna a domicilio.

    Trattandosi di spazio circoscritto è inoltre evidente che, superate le adiacenze, cade il divieto di consumazione che incide sulla possibilità della ristorazione con asporto e che riguarda il titolare dell'esercizio poiché il divieto di consumare cibi e bevande dopo le ore 18.00 nei luoghi pubblici o aperti al pubblico resta prescritto, in via generale, dall'art. 1, comma 9, lett. gg), del DPCM del 3 novembre la cui sanzionabilità ricade sull'esercente limitatamente al proprio locale in quanto luogo aperto al pubblico.

    Il termine adiacenze è utilizzato nell'art. 703 del codice penale (accensioni ed esplosioni pericolose), che dispone che chiunque, senza la licenza dell'Autorità, in luogo abitato o nelle sue adiacenze [...] spara armi da fuoco, accende fuochi d'artificio [...] è punito con l'ammenda [...].

    In questo caso, stante il principio di stretta legalità della legge penale, il criterio interpretativo non può che essere tale da evitare che la fattispecie si dilati in maniera abnorme ed è ragionevole quindi ritenere che con l'espressione adiacenze debbano intendersi i luoghi confinanti con i luoghi abitati.
    Nel nostro caso tuttavia non siamo di fronte a fattispecie penali (contravvenzioni o reati) ma ad una possibile violazione amministrativa punita, secondo quanto disposto dall'art. 4, comma 1, del DL 19/2020, convertito dalla legge 35/2020, con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 1000 euro, cui si aggiunge la chiusura da 5 a 30 giorni, e che esclude l'applicazione delle sanzioni contravvenzionali previste dall'art. 650 del codice penale che punisce l'inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità.

    Non possiamo inoltre non considerare che un esercizio isolato può dare luogo ad interpretazioni sull'estensione del termine adiacenze diverse da quelle di un esercizio collocato lungo una via o in una piazza con a fianco altri esercizi.

    Resta comunque fermo, a nostro avviso, che il termine adiacenze, pur se non limitato strettamente al luogo confinante, non possa che essere interpretato nel senso di considerare solo lo spazio che visivamente possa essere sotto il diretto controllo dell'esercente.

    Non a caso infatti, quando il legislatore ha inteso richiamare spazi più ampi ha utilizzato, come nel caso del recente inasprimento delle misure del divieto di accesso ai locali di pubblico intrattenimento o ad esercizi pubblici, l'espressione immediate vicinanze (cfr. art. 11, DL 130/2020) che appare, diversamente dal termine adiacenze, avere un'elasticità maggiore ricomprendendo luoghi "molto vicini" ma non per questo necessariamente adiacenti, cioè confinanti, ai locali oggetto del divieto.

    In mancanza di criteri certi stabiliti dalla normativa, appare comunque necessario un confronto con il prefetto e le autorità di polizia locale per verificare la condivisione delle considerazioni sopra esposte.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 05813 novembre 2020
ZonA Zona arancione

Se nel mio comune di residenza non c'è un negozio di beni essenziali, posso andare nel comune più vicino in cui è presente? 

  • , si può ritenere che la dizione usufruire di servizi non sospesi e non disponibili nel comune di residenza, possa ricomprendere anche lo spostamento verso un negozio non presente nel territorio del proprio comune di residenza.

    L’articolo 2 del DPCM del 3 novembre 2020, detta per le aree arancioni regole per la mobilità più rigorose per il contenimento del contagio.

    In particolare il comma 4, lett. a), prevede che è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori di cui al comma 1, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute.

    La lettera b), del suddetto articolo prevede, inoltre, che è vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune.

    Pertanto, l’articolo 2 del DPCM, in base al combinato disposto delle lettere a) e b), prevede restrizioni alla mobilità verso altri comuni della stessa o di altre regioni.

    La circolare del Ministero dell'Interno del 7 novembre ha chiarito che per quanto riguarda gli spostamenti, di cui alla lettera b), questi sono consentiti non solo per le consuete cause giustificative indicate già nella norma (la quale include anche i motivi di studio), ma anche quando sia necessario svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili nel comune di residenza, domicilio o abitazione. In forza di tale previsione risulterà dunque possibile lo spostamento per recarsi, solo a titolo di esempio, presso uffici pubblici, esercizi commerciali o centri servizi (es. per assistenza fiscale, previdenziale, ecc.) quando essi non siano presenti nel proprio territorio comunale.

    Alla luce di quanto evidenziato, si può ritenere che la dizione usufruire di servizi non sospesi e non disponibili nel comune di residenza, possa ricomprendere anche lo spostamento verso un negozio non presente nel territorio del proprio comune di residenza.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 05713 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Ho un’agenzia di viaggi in zona rossa, posso rimanere aperta?

  • Sì. La disposizione di cui all’art. 3, comma 4, lett. b), del DPCM 3 novembre, applicabile nelle “aree rosse”, stabilisce che “sono sospese le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell’allegato 23 [...]”.

    Al riguardo si evidenzia che la formula “attività commerciali al dettaglio” sembra riferirsi, propriamente, alle attività di commercio al dettaglio così come definite dall’art. 4, comma 1, lett. b), del D.Lgs. 114/1998, che stabilisce che si intende “per commercio al dettaglio, l'attività svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, direttamente al consumatore finale”.

    L'attività di un’agenzia di viaggi consiste, invece, nella prestazione di un servizio che riguarda principalmente la produzione e organizzazione di viaggi e soggiorni nonché l'intermediazione in tali servizi.

    Stante la differente natura delle suddette attività, anche la classificazione ATECO, che è alla base delle distinzioni operate da tutti i DPCM che si sono susseguiti nel corso del periodo emergenziale, distingue nettamente le attività di “commercio al dettaglio” (censite alla divisione 47) dalle “attività dei servizi delle agenzie di viaggio, dei tour operator e servizi di prenotazione e attività connesse” (censite alla divisione 79).

    La diversità permane anche con riferimento al regime abilitativo, atteso che, secondo quanto indicato dalla tabella A allegata al D.Lgs. 222/2016, l'avvio di un'attività di commercio al dettaglio è regolato dalle disposizioni del D.Lgs. 59/2010 e del D.Lgs. 114/1998 (fatta salva eventuale disciplina regionale specifica) mentre l'avvio di un'agenzia di viaggi è assoggettato in via esclusiva alla disciplina regionale, solitamente distinta da quella commerciale.

    Similmente, l’attività delle agenzie di viaggio si distingue dalle attività dei servizi alla persona, che sono sospese nelle “aree rosse” ai sensi della lett. h) del medesimo art. 3, comma 4, del DPCM 3 novembre, in quanto anche queste ultime sono censite nell'ambito di una differente divisione della classificazione ATECO (divisione 96, “altre attività di servizi alla persona”) e soggette a distinti regimi abilitativi.

    Riteniamo pertanto che l'attività delle agenzie di viaggio nelle “aree rosse” non debba essere sospesa in applicazione dell’art. 3 del DPCM 3 novembre, non ricadendo né tra le attività commerciali al dettaglio, né tra le attività inerenti servizi alla persona sospese.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 05613 novembre 2020
ZonA Zona arancione

Le aziende alberghiere, gelaterie, pasticcerie, ecc. (articolo 1 Ristori bis) delle zone gialle diventate arancioni, riceveranno il ristoro con il moltiplicatore incrementato del 50%? Ci sarà un bonifico a conguaglio?

  • La maggiorazione del 50% di cui all’articolo 1 comma 2 del decreto-legge 149/2020 (Ristori bis) è concessa in conformità alla procedura definita dall’articolo 1 del DL 137/2020 (Ristori). Tale procedura prevede due differenti modalità di erogazione:

    1. per le imprese che già hanno fruito del contributo a fondo perduto di cui all’articolo 25 del DL 34/2020 (Rilancio), il contributo riconosciuto ai sensi dell’articolo 1 e dell’allegato 1 del DL 137/2020 (come modificato dall’articolo 1 del DL 149/2020), viene liquidato in automatico, tramite bonifico su conto corrente (già comunicato con l’istanza trasmessa all’Agenzia delle entrate). Considerate le attuali disposizioni normative ed attuative, si ritiene che anche la maggiorazione di cui all’articolo 1 del comma 2 del decreto-legge 149/2020 potrebbe seguire la medesima procedura, venendo dunque liquidata automaticamente dall’Agenzia delle entrate nel caso in cui una regione dovesse transitare ad un livello di elevata o massima gravità.
    2. per le imprese che non hanno fruito del contributo a fondo perduto di cui all’articolo 25 del DL 34/2020 (Rilancio), è prevista la presentazione dell’istanza sulla base delle disposizioni attuative che verranno individuate con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate (ai sensi del comma 11, art. 1 DL 137/20). Il contributo verrà calcolato sulla base delle informazioni contenute nell’istanza (differenza di fatturato tra il mese di aprile 2020 e il mese di aprile del 2019), a cui verranno applicate le percentuali stabilite dall’allegato 1 del DL 137/2020 (come modificate dall’articolo 1 del DL 149/2020). Nel caso di ubicazione delle imprese in una regione definita arancione/rossa prima della trasmissione dell’istanza, il contributo verrà maggiorato del 50% per i richiamati codici ATECO. Nel caso di passaggio di una regione ad uno scenario di elevata o massima gravità successivamente all’erogazione del contributo, si ritiene che la liquidazione possa essere effettuata in automatico, conformemente al precedente punto 1. Ulteriori e specifiche indicazioni potrebbero essere contenute nel provvedimento del Direttore dell’agenzia delle entrate in fase di predisposizione.


    Si specifica che, in caso di estensione territoriale delle misure di cui agli articoli 1, 2, 4, 5, 6, 7, 11, 13, 14 del DL 149/20, in conseguenza delle eventuali successive ordinanze del Ministero della Salute, in analogia a quanto già argomentato, si ritiene che il fondo di cui all’articolo 8 operi in automatico la copertura degli ulteriori oneri finanziari, nei limiti di 340 milioni per l'anno 2020 e 70 milioni di euro per l'anno 2021.

— Fonte Confcommercio, Settore Fisco
faq #: 0559 novembre 2020
ZonA Zona arancione

Viene consentito lo spostamento fuori comune per raggiungere il parrucchiere di fiducia anche se tale servizio è disponibile nel proprio comune?

  • No. La ratio dei provvedimenti restrittivi, oggi come nella primavera scorsa, è infatti proprio quella di indurre un cambiamento nelle abitudini di noi tutti riducendo al massimo gli spostamenti non necessari.

    L’articolo 2 del D.P.C.M. del 3 novembre 2020, detta regole precise per la mobilità più rigorose per il contenimento del contagio.

    In particolare il comma 4, lett. a), prevede che è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori di cui al comma 1, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute.

    La lettera b), del suddetto articolo prevede, inoltre, che è vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune.

    Pertanto, l’art.2 in base al combinato disposto delle lettere a) e b), prevede restrizioni alla mobilità verso altri comuni della stessa o di altre regioni.

    La circolare del Ministero dell'Interno del 7 novembre scorso ha chiarito che per quanto riguarda  gli spostamenti, di cui alla lettera b), questi sono consentiti non solo per le consuete cause giustificative indicate già nella norma (la quale include anche i motivi di studio), ma anche quando sia necessario svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili nel comune di residenza, domicilio o abitazione. In forza di tale previsione risulterà dunque possibile lo spostamento per recarsi, solo a titolo di esempio, presso uffici pubblici, esercizi commerciali o centri servizi (es. per assistenza fiscale, previdenziale, ecc.) quando essi non siano presenti nel proprio territorio comunale.

    Nel caso da lei posto, lo spostamento sarebbe determinato non dalla mancanza del servizio nel comune di residenza ma da una scelta soggettiva personale (cioè il parrucchiere di mia fiducia si trova nel territorio di un altro comune) e tale circostanza non rientra tra le cause che giustificano uno spostamento fuori comune in una regione arancione.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0549 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Con il termine “mercati” si intende anche “IPERMERCATI”?

  • Con il termine mercati si intendono solo quelli su area pubblica e non gli ipermercati che, del resto, rientrano, dal punto di vista della classificazione, tra le grandi strutture di vendita.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0539 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Cosa si intende per “comprovate esigenze lavorative”?

  • Le FAQ del Governo, nel chiarire cosa si debba intendere per “comprovate esigenze lavorative” ed in particolare come possano dimostrare le comprovate esigenza lavorative per i lavoratori autonomi, ha specificato che: 

    Comprovate” significa che si deve essere in grado di dimostrare che si sta andando (o tornando) al (dal) lavoro, anche tramite l’autodichiarazione o con ogni altro mezzo di prova, la cui non veridicità costituisce reato. In caso di controllo, si dovrà dichiarare la propria necessità lavorativa. Sarà cura poi delle Autorità verificare la veridicità della dichiarazione resa con l'adozione delle conseguenti sanzioni in caso di false dichiarazioni”.

    Come viene, anche, chiarito dal Ministero dell’Interno, l’onere di dimostrare la sussistenza delle situazioni che consentono gli spostamenti incombe sull’interessato e, pertanto, occorre sempre far uso dell’autocertificazione riguardo alle cause giustificative dello spostamento, sia che si tratti di spostamenti che avvengono in fasce orarie soggette al imitazioni (area gialla), sia che essi avvengano in territori soggetti a restrizioni (area arancione  e area rossa).

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0529 novembre 2020
ZonA Zona arancione

Un salone di parrucchiere dentro un centro commerciale può rimanere aperto?

  • Per quanto riguarda le chiusure nei centri commerciali, l'espressione inserita alla fine dell'art. 1, comma 9, lett. ff), sembra a nostro avviso indicare in maniera tassativa le attività che possono rimanere aperte nel fine settimana all'interno dei centri commerciali e cioè soltanto le farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole. 

    Nonostante infatti che un salone di parrucchiere sia un'attività artigiana di servizi per la persona che, secondo quanto disposto dall'art. 1, comma 9, lett. ii), del DPCM del 3 novembre ... è consentita, ci sembra che la ratio della nuova limitazione introdotta per i centri commerciali non consenta di ampliare il numero degli esercizi che potrebbero restare aperti perché questo aumenterebbe l'attrattività dei centri medesimi e, conseguentemente, la possibilità di assembramenti.

    È però sempre possibile che, localmente, le amministrazioni comunali o la polizia locale assumano determinazioni diverse.

    In assenza di tali determinazioni espresse, fino a nuovi chiarimenti del Governo, riteniamo prudente non consigliare l'apertura agli operatori di un salone di parrucchiere posto all'interno di un centro commerciale anche per evitare di incorrere, oltre alla sanzione pecuniaria, nella sospensione dell'attività per un minimo di 5 giorni.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0519 novembre 2020
Zone Zona arancioneZona giall

Un concessionario è tenuto ad avere un registro dei clienti come accade per i ristoranti?

  • I concessionari non sono obbligati a conservare l'elenco dei clienti che visitano la concessionaria.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0509 novembre 2020
ZonA Zona giall

Ho due hotel, molto vicini, la cucina di uno non è al momento attiva. I clienti possono cenare nell’altra struttura?

  • No, riteniamo che i clienti di un albergo non possano usufruire dei servizi di ristorazione di un altro albergo, anche se situato nelle immediate vicinanze e gestito dalla medesima società, se non mediante asporto o con la consegna a domicilio.

    Per le “zone gialle” viene esplicitamente stabilito che resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti che siano ivi alloggiati (articolo 1, comma 9, lettera gg).

    I ristoranti degli alberghi sono aperti per i clienti che vi alloggiano, anche, nelle zone arancioni e rosse ed è consentita senza limiti di orario la ristorazione solo all'interno dell'albergo o della struttura ricettiva in cui si è alloggiati.

    Nel caso in cui manchi tali servizio all'interno del proprio albergo o della propria struttura ricettiva il cliente potrà avvalersi di una ristorazione mediante asporto o mediante consegna “a domicilio”, eventualmente organizzata dall’albergo, nei limiti di orari consentiti, con consumazione in albergo.

    Da ultimo segnaliamo che, in linea con quanto affermato da Federalberghi, si debba escludere la possibilità che i clienti consumino i pasti presso ristoranti esterni convenzionati, qualora l’operatività degli stessi sia sottoposta a restrizioni.

    Alla luce di quanto sopra riportato, riteniamo che i clienti di un albergo non possano usufruire dei servizi di ristorazione di un altro albergo, anche se situato nelle immediate vicinanze e gestito dalla medesima società, se non mediante asporto o con la consegna a domicilio.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0499 novembre 2020
ZonA Zona arancione

Ho un negozio e devo andare da un mio grossista, posso spostarmi in un altro comune?

  • Lo spostamento del lavoratore autonomo, può essere giustificato da comprovate esigenze lavorative, sempre che queste siano adeguatamente motivate.

    Tuttavia resta sempre fermo il principio, enunciato dalla circolare del Ministero dell’Interno del 7 novembre che impone di limitare all'indispensabile gli spostamenti, ma anche di effettuarli, di massima, raggiungendo il luogo più vicino dove comunque sia possibile la soddisfazione della propria esigenza e si consiglia quindi di privilegiare modalità telematiche/telefoniche anche per gli ordini.
     
    L’articolo 2 del D.P.C.M. del 3 novembre 2020 detta le regole per la mobilità per il contenimento del contagio. In particolare alla lett. a) del comma 4, prevede che è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori di cui al comma 1, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. La lettera b) inoltre, che è vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune.

    Pertanto in base al combinato disposto delle lettere a) e b), prevede restrizioni alla mobilità verso altri comuni della stessa o di altre regioni.

    La circolare del Ministero dell'Interno già citata ha, tuttavia, chiarito che per quanto riguarda  gli spostamenti, di cui alla lettera b), questi sono consentiti non solo per le consuete cause giustificative indicate già nella norma (la quale include anche i motivi di studio), ma anche quando sia necessario svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili nel comune di residenza, domicilio o abitazione. In forza di tale previsione risulterà dunque possibile lo spostamento per recarsi, solo a titolo di esempio, presso uffici pubblici, esercizi commerciali o centri servizi (es. per assistenza fiscale, previdenziale, ecc.) quando essi non siano presenti nel proprio territorio comunale.

    Le FAQ del Governo, nel chiarire cosa si debba intendere per “comprovate esigenze lavorative” ed in particolare come possano dimostrare le comprovate esigenza lavorative per i lavoratori autonomi, ha specificato che: “Comprovate” significa che si deve essere in grado di dimostrare che si sta andando (o tornando) al (dal) lavoro, anche tramite l’autodichiarazione di cui alla FAQ n. 2 o con ogni altro mezzo di prova, la cui non veridicità costituisce reato. In caso di controllo, si dovrà dichiarare la propria necessità lavorativa. Sarà cura poi delle Autorità verificare la veridicità della dichiarazione resa con l'adozione delle conseguenti sanzioni in caso di false dichiarazioni”.

    Come viene, anche, chiarito dalla circolare del Ministero dell’Interno, infatti, l’onere di dimostrare la sussistenza delle situazioni che consentono gli spostamenti incombe sull’interessato e, pertanto, occorre sempre far uso dell’autocertificazione riguardo alle cause giustificative dello spostamento, sia che si tratti di spostamenti che avvengono in fasce orarie soggette al imitazioni (area gialla), sia che essi avvengano in territori soggetti a restrizioni (area arancione  e area rossa).

    Alla luce di tutto quanto sopra riportato, in mancanza di una diversa posizione sulla norma da parte del Governo, confermiamo che lo spostamento del lavoratore autonomo, può essere giustificato da comprovate esigenze lavorative, sempre che queste siano adeguatamente motivate.

    Tuttavia resta sempre fermo il principio, enunciato dalla stessa circolare del Ministero dell’interno che impone di  “limitare all'indispensabile gli spostamenti, ma anche di effettuarli, di massima, raggiungendo il luogo più vicino dove comunque sia possibile la soddisfazione della propria esigenza” e che rende valide le considerazioni che hai formulato al tuo associato rispetto all'opportunità di privilegiare modalità telematiche/telefoniche per gli ordini.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0489 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Ho un negozio di giocattoli in un centro commerciale, devo chiudere nei festivi e prefestivi?

  • Sì. Nei giorni festivi e prefestivi, un negozio di giocattoli, ubicato in un centro commerciale, nelle giornate festive e prefestive deve essere chiuso.

    Il comma 9, dell’articolo 1 del DPCM del 3 novembre 2020 prevede, infatti, che nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati, a eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.

    In attesa che intervengano chiarimenti interpretativi della norma si ritiene che, anche, alla luce dei precedenti orientamenti interpretativi, il suo negozio presente all'interno del ipermercato nelle giornate festive e prefestive, debba rimanere chiuso.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0479 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Ho una libreria, devo chiudere nei festivi e prefestivi?

  • La norma che chiude le librerie nelle giornate festive e prefestive è valida per tutte le tre aree, ma solo per quelle ubicate in un centro commerciale.

    Il comma 9, dell’articolo 1 del DPCM del 3 novembre 2020 prevede, infatti, che “...nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati, a eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole”.

    Il Ministero dell'Interno con circolare del 7 novembre ha messo in evidenza il carattere tassativo delle eccezioni riportate dall’art. 1, comma 9, lett. ff). La circolare, infatti, richiama l’attenzione sulla previsione contenuta nell'ultimo periodo della disposizione in epigrafe, che introduce la misura della chiusura, nelle giornate festive e prefestive, degli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati, ad eccezione delle attività indicate, con carattere tassativo, dalla norma, quali farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.

    Pertanto, solo le librerie presenti nei centri commerciali dovranno rimanere chiuse nelle giornate festive e prefestive.

    In quelle giornate sarà, invece, possibile l'apertura, su tutto il territorio nazionale, delle librerie, non collocate nei centri commerciali, a prescindere dalla loro dimensione, anche nelle regioni rosse, stante l'inclusione del commercio al dettaglio di libri in esercizi specializzati contenuta nell'allegato 23.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0469 novembre 2020
ZonA Zona rossa

Posso spostarmi in zona rossa per raggiungere una attività aperta?

  • Il comma 4, dell’art. 3 del DPCM del 3 novembre 2020 riguarda i territori ricompresi nell’area rossa,  in cui si precisa che è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori di cui al comma 1, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute.

    Sul punto è intervenuta la circolare del Ministero dell'Interno del 7 novembre scorso che evidenziato che in tale zona vige un regime più stringente per quanto riguarda il divieto di spostamento, che viene a corrispondere alla massima estensione possibile, in quanto relativo ad ogni forma di mobilità non solo extra ma anche interregionale e intracomunale, ricomprendendo sia gli spostamenti fra un comune e un altro, sia quelli all'interno dello stesso comune di domicilio, abitazione o residenza.

    Tuttavia nei territori dell’area rossa restano, sempre, consentiti gli spostamenti dovuti a motivi di lavoro, salute o altra necessità, nonché per le altre cause giustificative indicate dall’art.3, comma 4, lett. a).

    Si ritiene, pertanto, che in tale zona ogni spostamento, a prescindere dal luogo di destinazione dovrà essere giustificato da comprovata situazione di necessità, che dovrà essere dichiarata mediante autocertificazione.

    Pertanto, nel caso di specie, lo spostamento si ritiene possa essere giustificato dalla necessità di usufruire di un servizio qualificato dal DPCM  di prima necessità.

    Resta sempre fermo il principio, enunciato dalla circolare del Ministero dell’Interno che impone di limitare all'indispensabile gli spostamenti, ma anche di effettuarli, di massima, raggiungendo il luogo più vicino dove comunque sia possibile la soddisfazione della propria esigenza.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0459 novembre 2020
ZonA Zona rossa

Ho una cartoleria in area rossa, posso rimanere aperto?

  • L’art. 3 del DPCM del 3 novembre 2020 riguarda i territori ricompresi nell'area di massima gravità e da un livello di rischio alto, l’area rossa, per le Regioni che si collocano in uno scenario di tipo 4.

    Pertanto, in questi territori, trovano applicazione le misure più restrittive di contenimento di cui all’art. 3, comma 4, lett. b) che prevedono la sospensione delle attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell’allegato 23, sia negli esercizi di vicinato sia nelle medie e grandi strutture di vendita, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l'accesso alle sole predette attività e ferme restando le chiusure nei giorni festivi e prefestivi di cui all’articolo 1, comma 9, lett. ff).

    Pertanto, la vendita svolta dalle librerie e dalle cartolerie, in quanto attività di prima necessità riportata nell’allegato 23 del DPCM, rientra tra le attività espressamente consentite.

    Tuttavia, si ricorda che in base a quanto espressamente previsto dall’art. 1, comma 9, lett. ff), su tutto il territorio nazionale, nelle giornate festive e prefestive, le cartolerie ubicate nei centri commerciali dovranno essere chiuse (1, comma).

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0449 novembre 2020
ZonA Zona arancione

Posso vendere libri scolastici con consegna a domicilio, effettuando uno spostamento dal mio territorio?

  • , è consentita la consegna a domicilio e anche il ritiro presso un punto vendita situato in un altro Comune, ammesso che il prodotto, che si intende acquistare, non sia disponibile nel proprio territorio comunale.

    L’art. 2 del DPCM del 3 novembre 2020 detta regole per la mobilità più rigorose per il contenimento del contagio.

    In particolare l’art. 2, in base alla lett. a) del comma 4 dell'art. 2, prevede che è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori di cui al comma 1, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. Sono comunque consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita.

    La lettera b) dello stesso articolo prevede inoltre che è vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune.

    Pertanto, l’art.2, in base al combinato disposto delle lettere a) e b), prevede restrizioni alla mobilità verso altri comuni della stessa o di altre regioni.

    La circolare del Ministero dell'Interno del 7 novembre ha, tuttavia, chiarito che gli spostamenti sono consentiti non solo per le consuete cause giustificative indicate già nella norma (la quale include anche i motivi di studio), ma anche quando sia necessario svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili nel comune di residenza, domicilio o abitazione. In forza di tale previsione risulterà dunque possibile lo spostamento per recarsi, solo a titolo di esempio, presso uffici pubblici, esercizi commerciali o centri servizi (es. per assistenza fiscale, previdenziale, ecc.) quando essi non siano presenti nel proprio territorio comunale.

    Alla luce di quanto sopra espresso, riteniamo sia sempre consentita la consegna a domicilio e sia, altresì, consentito il ritiro presso un punto vendita situato in un altro Comune, sempre che il prodotto, che si intende acquistare, non sia disponibile nel territorio comunale. La circolare ministeriale precisa, inoltre, che  devono sempre valere le regole prudenziali che suggeriscono non solo di limitare all'indispensabile gli spostamenti, ma anche di effettuarli, di massima, raggiungendo il luogo più vicino dove comunque sia possibile la soddisfazione della propria esigenza.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0439 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Ho un negozio di abbigliamento in un centro commerciale, posso stare aperto nei fine settimana?

  • No, su tutto il territorio nazionale, nei giorni festivi e non festivi, sono sospese tutte le attività commerciali, ubicate all'interno del centro commerciale, eccetto quelle tassativamente indicate dal DPCM del 3 novembre 2020 all’ art. 1, comma 9, lett. ff): farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.

    La circolare del Ministero dell'Interno del 7 novembre, ha messo in evidenza il carattere tassativo delle eccezioni riportate dal DPCM. La circolare richiama l’attenzione sulla previsione contenuta nell'ultimo periodo della disposizione in epigrafe, che introduce la misura della chiusura, nelle giornate festive e prefestive, degli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati, ad eccezione delle attività indicate, con carattere tassativo, dalla norma, quali farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole. 

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0429 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Una libreria in un centro commerciale (zona rossa) deve chiudere nel fine settimana?

  • Sì, le librerie presenti nei centri commerciali dovranno rimanere chiuse nelle giornate festive e prefestive.

    L'articolo 3, comma 3, lett. b, del DPCM del 3 novembre, prevede la sospensione delle attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell’allegato 23, sia negli esercizi di vicinato sia nelle medie e grandi strutture di vendita, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l'accesso alle sole predette attività e ferme restando le chiusure nei giorni festivi e prefestivi di cui all’articolo 1, comma 9, lett. ff).

    Come si vede quindi, nelle zone rosse, ma anche in quelle arancioni stante il comma 5 dell'art. 2 del DPCM, oltre alle specifiche misure, si applica anche la chiusura nei prefestivi e festivi degli esercizi commerciali ubicati all'interno dei centri commerciali.

    Pertanto, le librerie presenti nei centri commerciali dovranno rimanere chiuse nelle giornate festive e prefestive.

    In quelle giornate sarà invece possibile l'apertura, su tutto il territorio nazionale, anche nelle regioni rosse stante l'inclusione del commercio al dettaglio di libri in esercizi specializzati contenuta nell'allegato 23, delle librerie non collocate nei centri commerciali a prescindere dalla dimensione.

— Fonte Ali
faq #: 0419 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Ho un bar in un centro commerciale, devo restare chiuso nei week end? Posso fare delivery e take away?

  • Ai sensi dell’art. 1, comma 9, lett. ff) del DPCM del 3 novembre 2020, in vigore a partire dal 6 novembre e fino al 3 dicembre, su tutto il territorio nazionale, nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli “esercizi commerciali” all’interno dei centri commerciali e dei mercati, con eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole. 

    Stando al tenore letterale della norma - salvo diversa interpretazione da parte delle Autorità Governative, già sollecitata dalla Federazione - tale elenco sembrerebbe tassativo, questa la ragione per cui deve ritenersi che gli esercizi di ristorazione non possano restare aperti. Tuttavia, è ragionevole ritenere che possano continuare ad essere assicurati, nel rispetto delle misure di sicurezza, i servizi di take away (fino alle ore 22) e delivery (senza restrizioni orarie), atteso che non si pongono in contrasto con la ratio della norma (evitare assembramenti) e che non sono inibiti neppure nelle Regioni della c.d. “Area rossa”.

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 3 Novembre 2020
faq #: 0409 novembre 2020
ZonA Zona arancione

Ho una pasticceria a Foggia. I clienti possono entrare nel locale per la scelta del prodotto e per il ritiro o devono necessariamente attendere all’esterno?

  • Occorre premettere che la Puglia, in base all’Ordinanza del 4 novembre del Ministero della Salute è stata collocata tra le Regioni con uno scenario di tipo 3 “elevata gravità”, c.d. “Area arancione”.

    Ne deriva che, ai sensi dell’art. 2, comma 4, lett. c) del DPCM del 3 novembre 2020, a partire dal 6 novembre e fino al prossimo 3 dicembre, nella sua zona territoriale sono sospese le attività dei servizi di ristorazione, restando tuttavia consentiti il delivery (senza restrizioni orarie), nel rispetto delle norme igienico sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, e il take away (fino alle ore 22.00). Con riferimento alla ristorazione con asporto, viene fatto espresso divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze, mentre non viene inibito l’accesso ai locali dei clienti per la scelta e il mero ritiro della merce. Questa la ragione per cui si ritiene che l’esercente possa consentire alla clientela di fare ingresso nel locale, a condizione che permanga il tempo strettamente necessario alla scelta, alla consegna e al pagamento della merce.

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 3 Novembre 2020
faq #: 0399 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Nel mio bar ho delle slot machine, devo disattivarle?

  • Sì, ai sensi dell’art. 1, comma 9, lett. l), del DPCM del 3 novembre 2020, su tutto il territorio nazionale sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente. In base a tale ultimo inciso, deve ritenersi che le attività sopra indicate debbano ritenersi inibite anche laddove svolte all’interno di un bar. 

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 3 Novembre 2020
faq #: 0389 novembre 2020
ZonA Zona rossa

Fino a che ora posso fare consegna a domicilio in zona rossa?

  • Non sono previste restrizioni orarie.

    Ai sensi dell’art. 3, comma 4, lett. c) del DPCM del 3 novembre 2020, a partire dal 6 novembre e fino al prossimo 3 dicembre, nelle Regioni con uno scenario di tipo 4 - “massima gravità” (c.d. “Area rossa”) sono sospese le attività dei servizi di ristorazione, restando tuttavia consentiti il delivery e il take away (quest’ultimo fino alle ore 22.00). 

    Con riferimento al delivery, si prevede la necessità di rispettare le norme igienico sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, ma non è prevista alcuna restrizione oraria e l’attività potrà dunque esser effettuata anche oltre le ore 22.00.

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 3 Novembre 2020
faq #: 0379 novembre 2020
ZonA Zona rossa

Posso effettuare le consegne anche al di fuori del mio Comune in zona rossa?

  • Sì. L’articolo 3, comma 4, lett. a), del DPCM del 3 novembre 2020 con riferimento alle predette Regioni collocate in area rossa, prescrive il divieto di ogni spostamento in entrata e in uscita nonché all’interno dei medesimi territori, prevedendo, tuttavia, la possibilità di spostarsi, tra l’altro, per comprovate esigenze lavorative, tra cui è ragionevole ritenere che rientrino anche quelli concernenti le consegne a domicilio. Si ritiene quindi che sia possibile effettuare il delivery anche nei confronti dei clienti residenti fuori dal Comune nel quale è ubicata l’attività.

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 3 Novembre 2020
faq #: 0369 novembre 2020
Zona Zona arancione

Ho una mensa a Messina (codice ATECO 56.29.1) posso proseguire la mia attività?

  • Sì. Ai sensi dell’Ordinanza del 4 novembre del Ministero della Salute, la Sicilia è stata collocata, insieme alla Puglia, tra le Regioni con uno scenario di tipo 3 “elevata gravità”, c.d. “Area arancione”.
    Per queste Regioni, il DPCM del 3 novembre 2020, in vigore dal 6 novembre e fino al 3 dicembre, ha previsto la sospensione delle attività dei servizi di ristorazione, eccezion fatta, tra le altre, per le mense e per il catering continuativo su base contrattuale, le cui attività potranno pertanto proseguire, a condizione che vengano rispettati i protocolli o le linee guida di settore.

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 3 Novembre 2020
faq #: 0359 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Permane l’obbligo di esporre un cartello per indicare l’affluenza massima del locale?

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 3 Novembre 2020
faq #: 0349 novembre 2020
ZonA Zona rossa

Ho un ristorante a Brescia, in zona rossa, cosa posso fare?

  • Ai sensi dell’Ordinanza del 4 novembre del Ministero della Salute, la Lombardia rientra tra le Regioni con uno scenario di tipo 4 “massima gravità”, c.d. “Area rossa”.

    Con riferimento a tali zone territoriali, il DPCM del 3 novembre 2020, in vigore a partire dal 6 novembre e fino al 3 dicembre., ha previsto la sospensione delle attività dei servizi di ristorazione. Restano tuttavia consentiti il delivery (senza restrizioni orarie), nel rispetto delle norme igienico sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, e il take away (quest’ultimo fino alle ore 22.00), con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 3 Novembre 2020
faq #: 0339 novembre 2020
ZonA Zona rossa

Ho una ditta di produzione di confetti e dolciumi a base di zucchero (codice ATECO 10.82.00) a Milano. Posso tenere aperto?

  • Si, può tenere aperto. La sua attività, non rientrando tra quelle del commercio al dettaglio, non è soggetta a chiusura.

    Per le Regioni collocate in uno scenario di tipo 4 “massima gravità”, c.d. “Area rossa” (Ordinanza del 4 novembre del Ministero della Salute), tra cui anche la Lombardia, il DPCM del 3 novembre 2020 (in vigore dal 6 novembre, e fino al prossimo 3 dicembre) ha previsto la sospensione delle attività commerciali al dettaglio, eccezion fatta per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell’allegato 23.

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 3 Novembre 2020
faq #: 0329 novembre 2020
ZonA Zona rossa

Ho un negozio di moda, chiuso, ma lavora online e vorrebbe fare anche consegne a domicilio. Il mio personale, con certificazione, può spostarsi per venire a lavorare?

  • Sì, le attività sospese possono continuare a vendere i propri prodotti con consegna a domicilio e che, a tal fine, il personale è autorizzato a recarsi nei locali dell'attività per il tempo strettamente necessario a gestire le operazioni che non possono essere svolte a distanza, considerata la parziale sovrapponibilità delle misure con quelle attualmente applicabili nelle "aree rosse" con quelle previste dai DPCM che hanno regolato la cd. "Fase 1" dell'emergenza.

    In tal senso appare possibile richiamare, per i soli aspetti comuni, due delle FAQ già pubblicate dal Governo (rispetto alle quali si evidenzia che le attività di gestione degli ordini sono inserite tra quelle che – ove possibile – dovrebbero essere svolte a distanza). Resta inteso, tuttavia, che sarebbe opportuno che la suddetta possibilità fosse confermata in via ufficiale e che, in attesa che ciò avvenga, appare utile condividere preventivamente tale interpretazione con le autorità localmente preposte.

    FAQ 1
    È consentito spostarsi per raggiungere un’azienda o un cantiere, anche se l’attività d’impresa è stata chiusa o sospesa? Come previsto dal DPCM 10 aprile 2020, per le attività produttive sospese è ammesso, previa comunicazione al Prefetto, l’accesso ai locali aziendali di personale dipendente o terzi delegati per lo svolgimento di attività di vigilanza, attività conservative e di manutenzione, gestione dei pagamenti nonché attività di pulizia e sanificazione. Dal 14 aprile è anche consentita, previa comunicazione al Prefetto, la spedizione verso terzi di merci giacenti in magazzino nonché la ricezione in magazzino di beni e forniture. Pertanto, gli spostamenti per e dalle sedi delle aziende la cui attività è sospesa, sono consentiti solo se funzionali alle attività consentite già specificate, nonché per eventuali urgenze, negli stretti limiti temporali necessari per far fronte alle urgenze stesse. Tali esigenze dovranno essere comprovate con autodichiarazione completa di tutte le indicazioni atte a consentire le verifiche sulla sussistenza di tali necessità e sul compimento del lavoro.

    FAQ 2
    L’attività della mia impresa è esclusa da quelle che possono proseguire, tuttavia abbiamo scorte di magazzino e vendiamo i nostri prodotti tramite e-commerce. Ci sono limitazioni per tali vendite sia in territorio nazionale che all’estero? Il mio personale preposto alla gestione del magazzino e alle spedizioni può accedere ai locali dell’impresa? Il DPCM 10 aprile 2020 consente il commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato a distanza (on line, telefonica…) con consegna a domicilio, essendo tale modalità di vendita comunque autorizzata, a condizione che rientri tra le modalità di esercizio dell’impresa. Pertanto, ferma restando la sospensione dell’attività di produzione, non sussistono limiti alle attività di e-commerce al dettaglio delle sole merci già prodotte prima di detta sospensione, fermo restando, per le attività non svolte da remoto, il necessario rispetto delle regole di sicurezza previste per il contrasto al virus COVID-19.

    Conseguentemente:

    • le attività amministrative (es. gestione degli ordini, assistenza alla clientela), ove possibile, devono essere organizzate in modalità a distanza o lavoro agile;
    • le attività di gestione magazzino e spedizione, che non possono svolgersi da remoto, sono consentite nei limiti predetti.

    È comunque consentita, previa comunicazione al Prefetto, la spedizione verso terzi di merci giacenti in magazzino nonché la ricezione in magazzino di beni e forniture.
— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0316 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Quale è la definizione giuridica di centro commerciale? 

  • In linea generale, fatte salve diverse eventuali diverse definizioni adottate da ogni regione, si ritiene applicabile l'art. 4, comma 1, lett. g), del D.Lgs. 114/1998, il quale stabilisce che si intende "per centro commerciale, una media o una grande struttura di vendita nella quale più esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente. Ai fini del presente decreto per superficie di vendita di un centro commerciale si intende quella risultante dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi al dettaglio in esso presenti" (fatta salva l'eventualità che il legislatore regionale modifichi questa norma).

    Secondo questa definizione, pertanto, ciò che rileva ai fini dell'individuazione di un "centro commerciale" (comunque una media o grande struttura), è la collocazione degli esercizi nell'ambito di una struttura "a destinazione specifica" e il fatto che gli stessi usufruiscano di "infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente", di modo, insomma, che si presentino come un complesso organico, a prescindere dalla superficie di vendita dei singoli esercizi che ne fanno parte.

    Si segnala infine che la modulistica SUAP unificata e standardizzata relativa alle attività commerciali, approvata con accordo in Conferenza Unificata del 4 maggio 2017, salvo modifiche introdotte dalle singole Regioni, prevede espressamente che all'avvio delle attività commerciali al dettaglio venga comunicato se le stesse (di vicinato, medie o grandi) sono o meno collocate all'interno di un centro commerciale.

    Ogni regione sta diffondendo chiarimenti in merito, consigliamo di tenersi costantemente aggiornati consultando i siti regionali.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0306 novembre 2020
ZonA Zona arancione

In Puglia cosa si intende per centri commerciali? 

  • Nel territorio regionale di una regione nella categoria arancione, sempre che non intervenga una variazione, nelle giornate festive e prefestive, sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati ad eccezione delle:

    • Farmacie;
    • Parafarmacie;
    • Presidi sanitari;
    • Punti vendita di generi alimentari;
    • Tabacchi ed edicole.


    La classificazione delle strutture commerciali è delegata alla normativa regionale e non è pertanto possibile fornire una risposta univoca valida per tutto il territorio nazionale.

    La Regione Puglia, con L.R. n.24 del 2015, ha classificato le strutture di vendita nelle seguenti tipologie dimensionali:

    1. esercizi di vicinato con superficie di vendita fino a 250 metri quadrati;
    2. medie strutture di vendita con superficie di vendita compresa tra 251 e 2.500 metri quadrati così articolate:
      1. M1. medie strutture di livello locale con superficie di vendita da 251 fino a 600 metri quadrati;
      2. M2. medie strutture intermedie con superficie di vendita da 601 a 1.500 metri quadrati;
      3. M3. medie strutture attrattive con superficie di vendita da 1.501 a 2.500 metri quadrati
    3. grandi strutture di vendita con superficie di vendita superiore ai 2.500 metri quadrati così articolate:
      1. G1 grandi strutture inferiori con superficie di vendita da 2.501 a 4.500 metri quadrati;
      2. G2 grandi strutture superiori con superficie di vendita maggiore di 4.500 metri quadrati fino a 15.000 metri quadrati.


    E inoltre, la suddetta legge regionale definisce il centro commerciale come: “un insieme di più esercizi commerciali inseriti in una struttura a destinazione specifica, ovvero di una struttura architettonica unitaria, che usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente la cui superficie di vendita almeno per il 20 per cento è destinata a esercizi di vicinato e/o medie strutture di vendita”.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0296 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancione

Gli alberghi possono rimanere aperti? 

  • , nelle zone rosse e arancioni gli alberghi possono rimanere aperti. Ma sembrerebbe che il DPCM del 3 novembre non dia opportunità a bar e ristoranti interni all'hotel di fornire il servizio ai propri clienti.

— Fonte Federalberghi
faq #: 0286 novembre 2020
ZonA Zona giall

Ho un salone da barba in un centro commerciale, posso tenere aperto nel fine settimana?

  • L'art. 1, comma 9, lett. ii), del DPCM del 3 novembre dispone che "le attività inerenti ai servizi alla persona sono consentite...".
     
    Ciononostante, seppur il tenore letterale della disposizione sembrerebbe consentire lo svolgimento dell'attività dei barbieri (o parrucchieri) presenti nei centri commerciali, anche nei giorni festivi e prefestivi, essendo queste attività artigianali ed inerenti ai servizi alla persona, non possiamo non considerare che l'espressione inserita in fine all'art. 1, comma 9, lett. ff), sembra al contrario indicare in via esaustiva e senza eccezioni le attività che possono rimanere aperte nel fine settimana all'interno dei centri commerciali e cioè soltanto le farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole. 

    In tale contesto, per fornire indicazioni più sicure agli operatori di queste attività ed evitare che incorrano in violazioni della norma che comporterebbero, oltre alla sanzione, la chiusura automatica da 5 a 30 giorni, appare necessario un confronto con il locale comando di polizia locale oltre a verificare l'emanazione di eventuali, ulteriori provvedimenti locali.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0276 novembre 2020
ZonA Zona giall

Nei weekend i centri commerciali sono chiusi: la chiusura riguarda anche le attività all’interno quali bar o pizzeria al taglio?

  • Sì. Nel territorio di una zona gialla ,nelle giornate festive e prefestive, sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati ad eccezione delle:

    1. Farmacie;
    2. Parafarmacie;
    3. Presidi sanitari;
    4. Punti vendita di generi alimentari;
    5. Tabacchi ed edicole.


    In attesa che intervenga un'interpretazione ufficiale sulla questione (con faq o altre modalità), riteniamo che nei giorni festivi e prefestivi le attività di somministrazione (bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) presenti all'interno dei centri commerciali sono sospese, ma resti tuttavia consentita l'attività di vendita di generi alimentari, svolta da bar, ristoranti, ecc., con consegna a domicilio o con asporto fino alle 22.00, sempre con il divieto di consumazione sul posto e nelle adiacenze.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0266 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Ho una scuola di lingua (codice ATECO 85.59.30) e faccio corsi di inglese in presenza per bambini fino alla 1° media, sia presso scuole elementari, sia in una mia aula per massimo 3 o 4 bambini. Possono continuare?

  • L’articolo 1, comma 9, lett. s), terzo periodo, del DPCM del 3 novembre, dispone che l'attività didattica ed educativa per la scuola dell'infanzia, il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l'infanzia continua a svolgersi in presenza...

    Ci sembra, quindi, che la possibilità di considerare salvi i corsi in presenza effettuati presso le scuole del primo ciclo (cioè elementari e medie) sia certamente possibile ovviamente sul presupposto che sia stata la scuola (pubblica o privata) ad aver richiesto e stipulato un contratto per l'erogazione dei corsi di lingua.

    Non riteniamo invece possibile che erogare corsi siano al di fuori dei locali della scuola (pubblica o privata).

    Si ricorda che l'applicazione delle disposizioni del DPCM del 3 novembre, è stata differita al 6 novembre.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0255 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Ho un panificio. Ci sono distinzioni tra coloro che svolgono esclusivamente la vendita di prodotti, tra quelli che producono, nonché per chi svolge anche l'attività di somministrazione non assistita?

  • Il DPCM 24 ottobre non pone restrizioni circa l'orario di apertura delle attività di produzione e vendita del pane o, in generale, delle attività commerciali al dettaglio. La disposizione di cui all'art. 1, comma 9, lett. ee), stabilisce tuttavia che “dopo le ore 18,00 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico”.

    Per quanto inserita all'interno di una lettera riferita alle attività dei servizi di ristorazione, il tenore letterale della disposizione induce a ritenere che la stessa abbia portata generale.

    Pertanto, appurato che i locali di un esercizio commerciale, alla pari di quelli di un'attività produttiva organizzata al fine di consentire il consumo immediato in loco dei prodotti oggetto di vendita, rientrano senza dubbio nella categoria dei luoghi "aperti al pubblico", e in assenza di indicazioni ufficiali che giustifichino una differente interpretazione, si ritiene che le suddette limitazioni orarie si applichino anche alla possibilità di consumo immediato dei prodotti di propria produzione nei locali dei panifici (prevista dall'art. 4, comma 2-bis, del D.L. 223/2006) e di consumo immediato dei prodotti di gastronomia presso gli esercizi di vicinato (secondo quanto stabilito dall'art. 3, comma 1, lett. f-bis) del citato D.L. 223/2006 e dall'art. 7, comma 3, del D.Lgs. 114/1998).

    Si ritiene pertanto che tali attività non potranno proseguire oltre le ore 18.00. Fatte salve eventuali disposizioni regionali più restrittive, l'attività di vendita resta invece consentita senza limiti di orario.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0245 novembre 2020
ZonA Zona giall

Ho un ristorante. Dopo le 18, posso far cenare i carabinieri della caserma con cui ha una convenzione?

  • Può proseguire il servizio oltre le 18.00 solo se è in possesso degli specifici codici per Mensa (codici ATECO 56.29.10) e Catering continuativo (56.29.20).

    La disposizione di cui all'art. 1, comma 9, lett. ee), del DPCM 24 ottobre, stabilisce che le attività dei servizi di ristorazione sono consentite dalle ore 5.00 fino alle 18.00, pertanto senza i suddetti codici non potrà effettuare il servizio al di fuori di tale fascia oraria.

    Restano sempre consentite, tuttavia, la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l'attività di confezionamento che di trasporto nonché, fino alle ore 22.00, la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.

    Restano, inoltre, consentite le attività delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. 

    Al riguardo segnaliamo tuttavia che le predette attività sono quelle identificate dai codici ATECO "56.29.10 Mense – gestione di mense (ad esempio presso fabbriche, uffici, ospedali o scuole) in concessione" e "56.29.20 Catering continuativo su base contrattuale – fornitura di pasti preparati per imprese di trasporto, ospedali, scuole, eccetera", differenti quindi dalle attività di ristorazione di cui al codice ATECO "56.10.11 Ristorazione con somministrazione".

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0235 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Quali sanzioni sono previste per mancata chiusura dei centro benessere in un hotel?

  • L'articolo 1, comma 9, lett. f), del DPCM del 24 ottobre sospende le attività di "palestre...centri benessere"  senza una espressa previsione che consenta di ritenere aperti quelli situati all'interno delle strutture ricettive.

    Ricordiamo che, ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del DL 19/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 35/2020, il mancato rispetto delle misure di contenimento individuate ed applicate con i DPCM , come la disposizione citata, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 1.000 euro. 

    Inoltre, ai sensi dell'art. 4, comma 2, del medesimo DL, nei casi di violazione delle limitazioni poste alle attività d'impresa o professionali, si applica anche la sanzione amministrativa accessoria  della chiusura  dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0225 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

I circoli privati, ai sensi del DPCM, seguono le regole dei bar?

  • La somministrazione effettuata nei circoli privati ricade tra le attività dei servizi di ristorazione di cui al codice ATECO 56.

    I circoli privati, tuttavia, rientrano nella categoria dei centri culturali, centri sociali e centri ricreativi le cui attività, al momento, sono del tutto sospese a norma dell'art. 1, comma 9, lett. f), del DPCM 24 ottobre.

    Tale disposizione risulta confermata nel testo del DPCM 3 novembre.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 0215 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Nel 'decreto ristori' le misure di sostegno sono previste anche per le aziende nate nel 2020?

  • Il Contributo a fondo perduto istituito dall’articolo 1 del decreto-legge Ristori, a favore degli operatori IVA dei settori economici interessati dalle nuove misure restrittive, riconosce un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti che alla data del 25 ottobre 2020 hanno la partita IVA attiva e dichiarano di svolgere come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO riportati nell'Allegato 1 del decreto-legge.

    Il contributo non spetta ai soggetti che hanno attivato la partita IVA successivamente al 25 ottobre 2020.

    Ai soggetti che hanno avviato l’attività economica dopo il 1° gennaio 2019, e che non possono calcolare la differenza di fatturato tra il mese di aprile 2020 e il mese di aprile del 2019, il contributo spetta nella misura minima di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. Al contributo minimo si applica la maggiorazione stabilita nell’allegato 1 al provvedimento in commento nella percentuale individuata per ciascun codice ATECO riportato nel medesimo allegato.

    Si sottolinea inoltre che il contributo di cui all’articolo 1 spetta alle aziende che hanno la partita IVA attiva al 25 ottobre 2020. Non spetta invece alle attività economiche avviate successivamente al 25 ottobre 2020.

    Inoltre, si specifica che il contributo in argomento spetta ai soggetti che hanno avviato la propria attività successivamente al 30/04/2019 – e che quindi non possono dimostrare la perdita di fatturato nei termini indicati dalla norma – nella misura minima di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche, a cui si applicano le maggiorazioni stabilite dall’allegato 1 al provvedimento differenziate per codice ATECO di appartenenza.

— Fonte Confcommercio, Settore Credito
faq #: 0205 novembre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

È possibile la consegna a domicilio per le attività diverse dalla ristorazione? 

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 01930 ottobre 2020
ZonA Zona giall

Ho un bar tabacchi dopo le 18.00 posso restare aperto solo con i tabacchi?

  • Sì, non ci sono limitazioni per la vendita di tabacchi.

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 24 ottobre 2020
faq #: 01830 ottobre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Fino a che ora si può consegnare alcol nell’asporto?

  • Per quanto riguarda la normativa nazionale, l’art. 1, comma 9 lett. ee) DPCM 24 ottobre stabilisce che la ristorazione con asporto (di cibo e bevande, anche alcoliche) è consentita fino alle 24.00, tuttavia, è bene segnalare che alcune ordinanze locali hanno adottato un regime maggiormente restrittivo relativamente alle bevande alcoliche. 

    Consigliamo di rivolgersi alle nostre sedi sul territorio più vicina che saprà fornire tutte le indicazioni in merito.

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 24 ottobre 2020
faq #: 01730 ottobre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Ho un bar (codice ATECO 56.3) posso fare la consegna a domicilio di spritz e cocktail?

  • Sì, per quanto riguarda la normativa nazionale, il DPCM 24 ottobre consente il servizio di delivery senza restrizioni di orario né tipologia di bevande. Come è stato confermato anche dall’Agenzia delle Dogane e Monopoli con nota esplicativa n. 222999/RU con la consegna di bevande alcoliche a domicilio, l’esercente continua ad esercitare la medesima attività seppure in una forma distributiva ulteriore, accessoria rispetto a quella di ordinario svolgimento e che pertanto, sotto il profilo fiscale, il ricorso a tale iniziativa non dà luogo al sorgere di nuovi obblighi di denuncia di esercizio all’Ufficio delle dogane […] né a specifici vincoli di circolazione delle bevande premiscelate trasportate. 

    Anche dal punto di vista amministrativo non sono necessari ulteriori adempimenti in quanto non è richiesto un autonomo titolo abilitativo né dalla normativa nazionale né, generalmente, dalle singole leggi regionali (pto 1.12.5 Tabella A del DLgs n.222/2016 1.12.5 “quando l'attività è accessoria […] non occorre alcun titolo di legittimazione aggiuntivo”). Tra l’altro, per ciò che concerne la notifica sanitaria ex art. 6 del Regolamento EU n. 852/2004, non sono richiesti specifici ulteriori oneri, essendo ricompreso tale servizio nell’attività di ristorazione già abilitata. 

    Consigliamo di rivolgersi alle nostre sedi sul territorio più vicina che saprà fornire tutte le indicazioni in quanto le Regioni conservano il potere di introdurre misure più restrittive oppure, d’intesa con il Ministro della Salute, anche ampliative.

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 24 ottobre 2020
faq #: 01630 ottobre 2020
ZonA Zona giall

Dopo le 18 possiamo effettuare solo asporto o delivery, ma dobbiamo vietare del tutto l'accesso ai cliente?

  • L’accesso per il SOLO ritiro della merce è consentito.

    Nel DPCM 24 ottobre, entrato in vigore il 26 ottobre 2020, con riferimento alla ristorazione con asporto (consentita fino alle ore 24.00), viene fatto espresso divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze, mentre non viene inibito l’accesso ai locali dei clienti per il mero ritiro della merce. Questa la ragione per cui si ritiene che l’esercente possa consentire alla clientela di fare ingresso nel locale, a condizione che permanga il tempo strettamente necessario alla consegna e al pagamento della merce. Ciò premesso, stante la possibilità per le Regioni di introdurre misure più restrittive in base alla curva epidemiologica, appare opportuno effettuare una verifica su eventuali ordinanze locali tramite le nostre sedi sul territorio.

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 24 ottobre 2020
 
faq #: 01530 ottobre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Fino a quando siamo esentati dal pagamento di Tosap e Cosap?

  • I pubblici esercizi sono esonerati dal pagamento della TOSAP e della COSAP dal 1° maggio 2020 fino al 31 dicembre 2020 grazie alle norme del DL Rilancio, modificato poi dal DL Agosto. 

— Fonte FIPE-Confcommercio, FAQ DPCM 24 ottobre 2020
faq #: 01430 ottobre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Ho un bar senza cucina posso rimanere aperto fino alle 24 per la sola vendita da asporto?

  • Sì. La cucina non è un requisito necessario per poter beneficiare della possibilità di rimanere aperti  fino alle 24 per la ristorazione con asporto.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 01330 ottobre 2020
ZonA Zona giall

Ho un ristorante, sono tenuto a conservare la lista dei prenotati? Per quanto tempo?

  • Sì. La scheda sulla ristorazione, allegata al DPCM del 24 ottobre, identica a quella allegata ai DPCM emanati a partire dal 17 maggio, riporta di […] mantenere l'elenco dei soggetti che hanno prenotato per un periodo di 14 giorni.

    In merito alla cogenza di queste indicazioni va evidenziato che, secondo quanto disposto dall'art. 1, comma 9, lett. ee), del DPCM del 24 ottobre, così come nei precedenti, le attività dei servizi di ristorazione restano consentite a condizione che le Regioni [...] individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio [...] detti protocolli o linee guida sono adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle regioni.

    Le linee guida allegate al DPCM sono pertanto condizione affinché l'attività di ristorazione in questione sia consentita  e devono quindi essere osservate.

    Ricordiamo infine che, ai sensi dell'art. 4, comma 1, del DL 19/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 35/2020, il mancato rispetto delle misure di contenimento individuate ed applicate con i DPCM e, quindi, come abbiamo sopra evidenziato, delle linee guida di cui all'allegato 8, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 1.000 euro. 

    Inoltre, ai sensi dell'art. 4, comma 2, del medesimo DL, nei casi di violazione delle limitazioni poste alle attività d'impresa o professionali, si applica anche la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni.

    È quindi essenziale  seguire le linee guida e conservare l'elenco delle presenze (attività di ristorazione, stabilimenti balneari, acconciatori, estetisti), di conservare l'elenco delle presenze giornaliere per 14 giorni o con un registro cartaceo o, ancora meglio, con altra modalità elettronica, nel rispetto della normativa sulla privacy (attività che avrebbe dovuto già essere fatta dal 17 maggio.)

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 01227 ottobre 2020
Zone Zona arancioneZona giall

Ho un negozio di abbigliamento, devo anche io esporre il cartello con quante persone possono entrare?

  • Il DPCM del 24 ottobre ha esteso anche agli esercizi commerciali l'obbligo di esporre, all'ingresso del locale,  un cartello riportante il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti.

    La lettera dd) dell'art. 1, comma 9, del DPCM del 24 ottobre, dispone che le attività commerciali al dettaglio devono svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle regioni [...].

    Le linee guida sul COMMERCIO AL DETTAGLIO sono contenute nell'allegato 9 al DPCM del 24 ottobre e riprendono quelle approvate dalla Conferenza delle regioni l'8 ottobre 2020.

    Tra le indicazioni contenute in queste linee guida, figura la seguente: Prevedere regole di accesso, in base alle caratteristiche dei singoli esercizi, in modo da evitare assembramenti e assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti.

    Questa indicazione è la medesima introdotta fin dalle prime linee guida di maggio ed avrebbe quindi dovuto suggerire già da tempo agli operatori l'opportunità di una riflessione sul numero massimo di persone ammissibili nei loro locali in base alle caratteristiche dei singoli esercizi, in modo da evitare assembramenti e assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti. 

    Oggi quindi, di fronte all'obbligo di indicare  il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nei propri esercizi, occorrerà ragionare in base alle caratteristiche peculiari di ogni esercizio, alla superficie a cui si riferisce la SCIA o il titolo autorizzatorio che legittima all'esercizio dell'attività di vendita ed alla necessità che sia garantito sempre il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti.

    Il numero da esporre nel cartello va riferito alla clientela ma, ovviamente, deve tenere conto degli spazi complessivi e della loro articolazione. In altre parole, la parte normalmente riservata alla cassa, se non vi siano scaffalature o espositori accessibili alla clientela, dovrà essere sottratta alla superficie da considerare per calcolare il numero massimo di clienti ammissibili proprio perché a loro non accessibile.
     
    Ove invece non ci fossero spazi di questo tipo, il numero massimo di clienti da indicare nel cartello dovrà tenere conto anche del fatto che il titolare e gli eventuali dipendenti non godono di uno spazio a loro riservato all'interno del punto vendita per mantenere il metro di separazione richiesto.

    Il numero massimo di persone da indicare nel cartello, anche se da riferire ai clienti, è comunque "condizionato" dal personale. Sotto questo profilo evidenziamo infatti che le misure di sicurezza per gli esercizi commerciali di cui all'Allegato 11 indicano, anche se solo come semplice raccomandazione quindi senza alcuna cogenza, che nei locali fino a 40 metri quadratipuò accedere una sola persona alla volta, oltre a un massimo di due operatori.

    Scarica il cartello per il tuo locale o scarica il cartello per il tuo esercizio commerciale.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 01126 ottobre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

Come si calcola il numero massimo di persone che possono stare in un negozio?

  • Il numero va calcolato in base a determinati parametri.

    L'art. 1 comma 9 lett. dd) del DPCM del 24 ottobre, per le attività commerciali al dettaglio dispone che:

    • deve essere assicurata la distanza interpersonale di almeno 1 metro;
    • gli ingressi devono avvenire in modo dilazionato;
    • non si può sostare all'interno dei locali più del tempo necessario all'acquisto dei beni.


    Viene poi raccomandata l'applicazione delle misure di cui all'Allegato 11 (Misure per gli esercizi commerciali) del DPCM che al punto 7 per quanto riguarda il regolamento e lo scaglionamento degli accessi si indica:

    • per i locali fino a 40 mq può accedere una persona alla volta con un massimo di due operatori;
    • per i locali di dimensioni superiori l'accesso è regolamentato in funzione degli spazi disponibili, differenziando, ove possibile, i percorsi di entrata e uscita.
— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 01022 ottobre 2020
Zone Zona rossaZona arancioneZona giall

È obbligatorio per gli esercenti mettere a disposizione le mascherine (oltre al gel)?

  • No, non sussiste allo stato alcun obbligo per l'esercizio commerciale di tenere a disposizione mascherine per i clienti, anche perché alla luce delle ultime disposizioni che prevedono l'utilizzo delle mascherine anche nei luoghi all'aperto, sono già obbligati a portarle con sé e ad indossarle.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 00922 ottobre 2020
ZonA Zona giall

Il numero massimo di persone presenti contemporaneamente è inteso solo all'interno del locale o anche nel dehors?

  • La disposizione di cui all'art. 1, comma 6, lett. ee) del DPCM 13 ottobre, come modificata dal DPCM del 18 ottobre, prevede l'obbligo per gli esercenti di esporre “all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo…”. Non sembra, dunque, che la stessa vada riferita anche ai posti a sedere eventualmente disponibili negli spazi esterni ai locali dell’attività.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 00822 ottobre 2020
ZonA Zona giall

Alle 18 devo terminare la somministrazione ai clienti o devo chiudere il ristorante?

  • Fatte salve eventuali disposizioni adottate a livello regionale, la disposizione di cui all’art. 1, comma 6, lett. ee), del DPCM 13 ottobre, come modificata dal DPCM del 18 ottobre, prevede che le attività dei servizi di ristorazione "sono consentite dalle ore 5.00 sino alle ore 18.00 con consumo al tavolo, e con un massimo di quattro persone per tavolo".

    Al riguardo si evidenzia che il Ministero dell'Interno, con circolare del capo di Gabinetto del 16 ottobre 2020, ha precisato che per quanto riguarda il rispetto dei limiti orari introdotti, appare opportuno sottolineare che la loro osservanza non viene meno qualora si consenta agli avventori un ragionevole, contenuto margine temporale per completare la consumazione, aggiungendo inoltre l'invito alle prefetture a voler sensibilizzare le associazioni di categoria affinché il servizio di consumazione ai tavoli, onde sia rispettato il suddetto limite orario, venga effettuato il più possibile privilegiando “l’accesso tramite prenotazione, in conformità, peraltro, a una specifica previsione del protocollo di settore, di cui all’allegato 9 al DPCM in esame. Tale orientamento è stato richiamato anche nella successiva circolare del 20 ottobre 2020.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 00722 ottobre 2020
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Ho una ferramenta devo esporre i cartelli capienza massimo del negozio?

  • No. L'obbligo per gli esercenti di esporre all'ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente all'interno del locale stesso, vige soltanto per le attività dei servizi di ristorazione (quelle contraddistinte dal codice ATECO 56).

    A conferma si allega la circolare del Ministero dell’Interno del 20 ottobre 2020 che tratta l'argomento cartelli nel paragrafo Esercizi pubblici (art. 1, comma 1, lett. d) n. 8) e 9)), i cui riferimenti normativi si riferiscono al DPCM del 18 ottobre che ha sostituito la lett. ee) dell'art. 1, comma 6, del DPCM del 13 ottobre.

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 00622 ottobre 2020
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Sono confermate le misure a sostegno dell’aumento dei plateatici?

  • Sì, fino a fine anno. 

    Con l'articolo 109 del decreto-legge 14 agosto "Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia" sono stati prorogati – dal 31 ottobre 2020 al 31 dicembre 2020 – i termini relativi alle procedure semplificate per l'occupazione di suolo pubblico da parte dei pubblici esercizi (art. 181, commi 2-3, DL 34/2020, convertito con modificazioni dalla Legge 77/2020). 

    Sono, quindi, confermate, fino a fine anno 2020, le procedure per via telematica della presentazione delle domande di nuove concessioni per l'occupazione di suolo pubblico o di ampliamento delle superfici già concesse, allegando la sola planimetria del suolo da occupare, in deroga alla normativa in materia di SUAP e con esenzione dall'imposta di bollo. Analoga estensione riguarda il periodo durante il quale l'allestimento temporaneo di strutture amovibili e di altri elementi funzionali all'attività dei pubblici esercizi (quali dehors, pedane, tavolini, sedute e ombrelloni, ecc.) non necessita dell’autorizzazione per interventi sui beni culturali e dell’autorizzazione paesaggistica, previste dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004).

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 00519 ottobre 2020 (aggiornata il 30 ottobre 2020)
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Posso organizzare una presentazione di un libro nella mia libreria?

  • No. La circolare del Ministero dell'Interno del 27 ottobre 2020, e successivi provvedimenti normativi, hanno chiarito definitivamente la questione alla luce delle disposizioni del DPCM 24 ottobre, precisando che nella categoria degli "altri eventi", sospesi ai sensi dell'art. 1, comma 9, lett. o), rientrano "una pluralità di occasioni e circostanze, che presentino caratteristiche e modalità di svolgimento tali da determinare situazioni suscettibili di favorire la diffusione del contagio (si pensi, solo a titolo esemplificativo, alle conferenze, alle presentazioni di prodotti editoriali o commerciali, ecc.)".

— Fonte Confcommercio, Settore Commercio e legislazione d’impresa
faq #: 00414 ottobre 2020 (aggiornata il 30 ottobre 2020)
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Ho una sala bingo, quali sono le novità?

  • Il DPCM del 24 ottobre 2020, e i successivi provvedimenti normativi, ha sospeso la loro attività: “sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò.

— Fonte Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
faq #: 00314 ottobre 2020 (aggiornata il 30 ottobre 2020)
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Che cosa cambia per un cinema?

  • Il DPCM del 24 ottobre 2020 e i successivi provvedimenti normativi, hanno sospeso la loro attività: “sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all'aperto”.

— Fonte Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
faq #: 00214 ottobre 2020
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Ho una discoteca, posso aprire?

  • No, il divieto è rimasto invariato. Quello relativo alle feste è nuovo, ma le attività nelle sale da ballo, discoteche e locali assimilati erano comunque già sospese.

    Il DPCM del 13 ottobre 2020, e i successivi provvedimenti normativi, infatti, prevedono che rimangano "sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all'aperto o al chiuso. Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all'aperto".

— Fonte Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
faq #: 00114 ottobre 2020
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Il nuovo DPCM cambia le regole di utilizzo delle mascherine nei negozi?

  • No, per le attività di commercio al dettaglio rimangono le stesse regole in vigore

    Il DPCM del 13 ottobre 2020 infatti prevede ulteriori casi in cui è obbligatorio l’uso della mascherina (come ad esempio all’aperto).

    Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull'intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all'aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, e con esclusione dei predetti obblighi:

    1. per i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;
    2. per i bambini di età inferiore ai sei anni;
    3. per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l'uso della mascherina, nonché per coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.
— Fonte Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri

 

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